venerdì 18 marzo 2016

pc 18 marzo - Mao e la Comune di Parigi

Da Mao opere
È DI ESTREMA IMPORTANZA PER IL
POPOLO RIVOLUZIONARIO AVERE IN MANO IL FUCILE

L’esperienza storica della Comune di Parigi ha provato appieno che è di estrema
importanza per la rivoluzione proletaria e la dittatura del proletariato possedere
forze armate rivoluzionarie.
Parlando dell’esperienza della Comune di Parigi, Lenin cita un’importante tesi
di Engels, ossia che in Francia, dopo ogni rivoluzione, gli operai erano armati; il
disarmo degli operai era quindi il primo comandamento per i borghesi che si
trovavano al governo dello Stato. Lenin ritiene che in questa conclusione di
Engels, “l’essenza del problema, come del resto l’essenza della questione dello
Stato (la classe oppressa dispone di armi?), è afferrata in modo ammirevole”

La Comune di Parigi nacque durante l’accanita lotta tra la rivoluzione armata e
la controrivoluzione armata. I 72 giorni di vita della Comune di Parigi furono 72
giorni di insurrezione armata, di lotta armata e di autodifesa armata. Ciò che
provocò un timor panico tra i reazionari borghesi fu proprio il fatto che il
proletariato di Parigi aveva impugnato il fucile. L’errore fatale della Comune di
Parigi risiedette precisamente nel fatto che essa si dimostrò troppo clemente verso
la controrivoluzione e non marciò immediatamente su Versailles, ciò che permise
a Thiers di riprendere fiato e di radunare le sue truppe reazionarie per gettarsi
furiosamente su Parigi rivoluzionaria. Come disse Engels: “Sarebbe la Comune di
Parigi durata un solo giorno se non si fosse servita di questa autorità del popolo
armato contro i borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene
servita abbastanza?”

Il compagno Mao Tse-tung ha ricapitolato in modo conciso l’importante
significato della lotta armata e dell’esercito popolare e ha formulato la famosa tesi
secondo la quale “il potere politico nasce dalla canna del fucile”

Egli ha sottolineato: “Secondo la teoria marxista dello Stato, l’esercito è la principale
componente del potere statale. Chiunque voglia impadronirsi del potere statale
e conservarlo, deve possedere un forte esercito”.

La rivoluzione violenta è un principio universale della rivoluzione proletaria. I
partiti marxisti-leninisti devono seguire con fermezza questo principio universale
e applicarlo alla pratica concreta dei loro paesi. L’esperienza storica dimostra che
là dove il proletariato e i popoli oppressi hanno preso il potere e conquistato la
vittoria, essi l’hanno fatto con la forza del fucile, sotto la direzione dei partiti
proletari, in conformità delle condizioni specifiche dei propri paesi, costituendo
gradualmente forze armate popolari e conducendo la guerra popolare sulla base
dell’ampia mobilitazione delle masse nella lotta e ingaggiando ripetute lotte
contro gli imperialisti e i reazionari. Ciò vale per la rivoluzione russa, per la
rivoluzione cinese e per la rivoluzione dell’Albania, del Vietnam, della Corea e di
altri paesi, senza alcuna eccezione.
Al contrario, quando i partiti proletari non cercano di creare forze armate
rivoluzionarie o vi rinunciano, essi causano rovesci alla rivoluzione; esistono serie
lezioni a questo proposito. Avendo rinunciato a impugnare il fucile, alcuni partiti
sono stati presi alla sprovvista di fronte a un attacco di sorpresa dell’imperialismo e
dei suoi lacchè e alla loro repressione controrivoluzionaria e di conseguenza milioni
di rivoluzionari sono stati massacrati; in altri casi, poiché volevano ottenere posti di
alti funzionari nei governi borghesi o sono caduti nella trappola tesa dai reazionari,
alcuni partiti hanno consegnato loro le forze armate popolari, rovinando i frutti della
rivoluzione, quando il popolo rivoluzionario aveva già impugnato le armi e le forze
armate popolari si erano già sviluppate notevolmente.
In questi cento anni, molti partiti comunisti hanno partecipato alle elezioni e
sono entrati nel parlamento, ma nessuno di essi ha potuto instaurare la dittatura
del proletariato con tale mezzo. Anche se un partito comunista ottiene la
maggioranza nel parlamento o entra nel governo, ciò non significa che il carattere
borghese del potere politico sia cambiato e ancora meno che la vecchia macchina
statale sia demolita. La classe dominante reazionaria potrà proclamare non valide
le elezioni, sciogliere il parlamento o addirittura ricorrere alla violenza per
estromettere i comunisti. Se un partito proletario, invece di svolgere il lavoro tra
le masse e di impegnarsi nella lotta armata, sostiene con zelo le elezioni
parlamentari, esso non farà altro che addormentare le masse e corrompere se
stesso. La borghesia compra i partiti comunisti attraverso le elezioni parlamentari
e li trasforma in partiti revisionisti, in partiti borghesi. La storia non ci fornisce forse
numerosi esempi di questo genere?
Il proletariato deve conquistare il potere politico con il fucile e deve anche
difenderlo con il fucile. Un esercito popolare sotto la direzione di un partito
marxista-leninista è il solido pilastro della dittatura del proletariato e il fattore
principale tra i vari fattori per prevenire la restaurazione del capitalismo. Con un
esercito popolare armato dell’ideologia marxista-leninista, si può affrontare
qualsiasi situazione, per quanto complessa possa essere, nella lotta di classe sia
all’interno che fuori del paese e difendere il potere del proletariato...

pc 18 marzo - In memoria della Comune Lenin (1910)

Pubblicato sulla Rabociaia Gazieta, n. 4-5 del 15 (28) aprile 1911 in occasione del 40° anniversario della Comune di Parigi

Quarant'anni sono passati dalla proclamazione della Comune di Parigi. Con comizi e manifestazioni il proletariato francese ha commemorato, come d'uso, gli artefici della rivoluzione del 18 marzo 1871. Negli ultimi giorni di maggio, esso andrà nuovamente a deporre corone sulle tombe dei comunardi fucilati, vittime dell'orribile «settimana di maggio» e a giurare ancora una volta di combattere senza tregua fino al trionfo completo delle loro idee, fino alla completa realizzazione dell'opera che ci hanno affidata.
Perché il proletariato, e non solo il proletariato francese, ma di tutto il mondo, onora negli artefici della Comune di Parigi i suoi precursori? Qual è l'eredità della Comune?
La Comune nacque spontaneamente. Nessuno l'aveva preparata coscientemente e metodicamente. Una guerra disgraziata con la Germania, le sofferenze dell'assedio, la disoccupazione del proletariato, la rovina della piccola borghesia, l'indignazione delle masse contro le classi superiori e contro le autorità, che avevano dato prova di assoluta inettitudine, un fermento confuso nella classe operaia che malcontenta della propria situazione, aspirava a. un nuovo regime sociale, la composizione reazionaria dell'Assemblea nazionale, che suscitava timori per la sorte della Repubblica: tutti questi fattori e molti altri concorsero a spingere il popolo di Parigi alla rivoluzione del 18 marzo. Questa rivoluzione fece passare improvvisamente il potere nelle mani della guardia nazionale, della classe operaia e della piccola borghesia che si era unita agli operai.
Fu un avvenimento senza precedenti nella storia. Fino allora, il potere era stato sempre generalmente nelle mani dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti, cioè dei loro uomini di fiducia formanti il cosiddetto governo. Dopo la rivoluzione del 18 marzo, dopo la fuga da Parigi del governo del signor Thiers, delle sue truppe, della sua polizia e dei suoi funzionari, il popolo rimase padrone della situazione e il potere passò al proletariato. Ma, nella società attuale, il proletariato è economicamente asservito al capitale, non può dominare politicamente senza spezzare le catene che lo avvincono al capitale. Ecco perché il movimento della Comune doveva inevitabilmente assumere un colore socialista, tendere cioè all'abbattimento del dominio della borghesia, del dominio del capitale, e alla demolizione delle basi stesse del regime sociale dell'epoca.
All'inizio, il movimento, fu estremamente eterogeneo e confuso. Vi aderirono anche i patrioti con la speranza che la Comune avrebbe ripreso la guerra contro i tedeschi e l'avrebbe condotta a buon fine. Il movimento era anche sostenuto dai piccoli commercianti minacciati da rovina se il pagamento delle cambiali e degli affitti non fosse stato prorogato (ciò che il governo aveva rifiutato di fare e che invece la Comune accordò). Infine, nei primi tempi, il movimento ebbe, in parte, la simpatia dei repubblicani borghesi i quali temevano che l'Assemblea nazionale reazionaria (i «rurali», i rozzi e brutali grandi proprietari fondiari) restaurasse la monarchia. Ma la funzione principale fu evidentemente assolta dagli operai (soprattutto dagli artigiani di Parigi), fra i quali, durante gli ultimi anni del secondo Impero, era stata svolta un'attiva propaganda socialista, e molti appartenevano anche all'Internazionale.
Gli operai furono i soli a restare fino alla fine fedeli alla Comune. I repubblicani borghesi e i piccoli borghesi se ne staccarono presto; gli uni furono spaventati dal carattere proletario, rivoluzionario e socialista del movimento, gli altri si ritirarono quando videro il movimento destinato a una sicura disfatta. Soltanto i proletari francesi sostennero senza paura e senza stanchezza il loro governo Combatterono e morirono per la sua difesa, cioè per la causa dell'emancipazione della classe operaia, per un avvenire migliore di tutti i lavoratori.
Abbandonata dai suoi alleati della vigilia e priva di qualsiasi appoggio, la Comune era destinata alla disfatta. Tutta la borghesia francese, tutti i grandi proprietari fondiari, tutti gli uomini della Borsa, tutti i fabbricanti, tutti i ladri grandi e piccoli, tutti gli sfruttatori, si unirono contro di essa. Questa coalizione borghese, sostenuta da Bismarck (che liberò 100.000 prigionieri di guerra francesi per sottomettere Parigi rivoluzionaria), riuscì a sollevare i contadini ignoranti e la piccola borghesia provinciale contro il proletariato di Parigi e a chiuderne la metà in un cerchio di ferro (l'altra metà era bloccata dall'armata tedesca). In qualche grande città della Francia (Marsiglia, Lione, Saint-Etienne, Digione, ecc.) gli operai tentarono anch'essi di prendere il potere, di proclamare la Comune e di correre in aiuto di Parigi, ma i loro tentativi fallirono rapidamente. E Parigi che, prima, aveva levato lo stendardo dell'insurrezione proletaria, ridotta alle sole sue forze, si trovò votata alla catastrofe inevitabile.
Due condizioni, almeno, sono necessarie perché una rivoluzione sociale possa trionfare: il livello elevato delle forze produttive e la preparazione del proletariato. Nel 1871, queste due condizioni mancavano. Il capitalismo francese era ancora poco sviluppato, e la Francia era ancora un paese prevalentemente piccolo-borghese (di artigiani, contadini, piccoli commercianti, ecc.). D'altra parte, non esisteva un partito operaio, la classe operaia non era né preparata né lungamente addestrata e, nella sua massa, non aveva un'idea chiara dei suoi compiti e dei mezzi per assolverli. Non esistevano né una buona organizzazione politica del proletariato, né grandi sindacati, né associazioni cooperative...
Ma, soprattutto, la Comune non ebbe il tempo, la libertà di orientarsi, e di dar principio alla realizzazione del suo programma. Non aveva ancora potuto mettersi all'opera, e già il governo che sedeva a Versailles, appoggiato da tutta la borghesia, apriva le ostilità contro Parigi. La Comune dovette, prima di tutto, pensare a difendersi. E fino ai suoi ultimi giorni, che vanno dal 21 al 28 maggio, essa non ebbe il tempo di pensare seriamente ad altro.

pc 18 marzo - VIVA LE EROICHE DONNE DELLA COMUNE DI PARIGI! DA MFPR

La Comune di Parigi è stata la prima sfida contro il potere delle classi e Stati oppressori, un assalto al cielo quasi impossibile.
Purtroppo la Comune di Parigi fu rovesciata e durò poco, ma rimarrà per l'insieme del movimento proletario mondiale la prima sfida e tentativo di realizzazione di uno Stato proletario.
Durante la Comune di Parigi ci fu un grandissimo ruolo delle donne.
Già durante l'assedio di Parigi, l'anno precedente, i giornali avevano parlato delle "Amazzoni della Senna", ma è durante la Comune che fiorirono innumerevoli comitati, club, società di donne che sostenevano la causa della rivoluzione.
Scrisse Louise Michel: "Fra i più ardenti combattenti, che si opposero all'invasione e difesero la repubblica come l'aurora della libertà, le donne sono in buon numero... certo è che le donne amano la rivolta. Noi non valiamo più degli uomini, ma il potere non ci ha ancora corrotte".
Durante la Comune la più rilevante rivoluzione culturale e il maggiore impulso all'autorganizzazione sociale vennero proprio dalle donne: operaie, maestre, casalinghe e prostitute si scoprirono così soggetti attivi di una rivolta dentro una rivolta.
 Il 22 gennaio 1871 Luoise Michel partecipò all'incendio dell'Hôtel de Ville, e combattè nei mesi successivi quando le truppe governative attaccarono Parigi. Quando i versagliesi di Thiers ebbero il sopravvento e cominciarono i massacri, Louise riuscì a sfuggire alle loro ricerche ma, quando sua madre venne arrestata al suo posto, Louise Michel si consegnò prigioniera. La stampa la chiamava allora “La lupa assetata di sangue” oppure, al contrario, “La buona Louise”; nel processo, l'accusa la dipinse come «ambiziosa di elevarsi al livello dell'uomo, superandolo nei vizi».

Da "Guerra civile in Francia" di Marx:
"... al posto delle cocottes che avevano seguito le orme dei loro protettori, gli scomparsi campioni della famiglia, della religione e soprattutto della proprietà; al loro posto ricomparvero dalla superficie le vere donne di Parigi, eroiche, nobili e devote come le donne dell'antichità. Parigi lavoratrice, pensatruce, combattente insanguinata, raggiante nell'entusiasmo della sua iniziativa storica, quasi dimentica, nella incubazione di una bnuova società, dei cannibali che erano alle sue porte..."

MFPR

pc 18 marzo - Gloria eterna alla Comune di Parigi - da 'L’"Indirizzo" di Carlo Marx sull’epica impresa dei "comunardi"

LA COMUNE DI PARIGI 1871
riportiamo il 3º e il 4º capitolo dell’indirizzo di Marx tracciato alla luce dell’esperienza della Comune di Parigi, che segna una tappa nell’elaborazione del pensiero politico marxista e della concezione dello Stato. L'Indirizzo è preceduto dalla celebre lettera di Marx a Weydemeyer del 5/3/1852 in cui l’autore specifica ciò che è proprio delle sue scoperte politiche.


Lettera di Marx a Weydemeyer
... Al tuo posto osserverei, a proposito dei signori democratici en général, che costoro farebbero meglio a prendere conoscenza della letteratura borghese, prima di pretendere di abbaiare contro chi ne è l’antagonista. Questi signori per esempio dovrebbero studiare le opere storiche di Thierry, Guizot, John Wade ecc., per informarsi sulla passata "storia delle classi". Dovrebbero prendere conoscenza degli elementi primi dell’economia politica, prima di mettersi a criticare la critica dell’economia politica. Per esempio basta aprire la grande opera di Ricardo per trovare in prima pagina le parole con cui egli apre la prefazione.
"Il prodotto della terra, tutto quanto viene ottenuto dalla sua superficie con l’applicazione unita di lavoro, macchine e capitale, si distribuisce tra tre classi della comunità; cioè il proprietario della terra, il proprietario del capitale necessario a coltivarla, e gli operai con il cui lavoro la terra viene coltivata".
Ora, quanto poco la società borghese sia maturata negli Stati Uniti per rendere evidente e comprensibile la lotta delle classi, di ciò fornisce la dimostrazione più brillante C. H. Garey (di Philadelphia), l’unico importante economista nordamericano. Egli attacca Ricardo, il rappresentante più classico della borghesia e l’avversario più stoico del proletariato, come un uomo la cui opera sarebbe l’arsenale per gli anarchici, i socialisti, insomma per tutti i nemici dell’ordinamento borghese. Egli rimprovera non solo a lui ma anche a Malthus, MilI, Say, Torrens, Wakefield, MacCulloch, Senior, Whaiely, R. Jones ecc., questi capifila dell’economia in Europa, di dilaniare la società e di preparare la guerra civile, quando dimostrano che i fondamenti economici delle varie classi debbono provocare tra loro un antagonismo necessario e sempre crescente. Egli cerca di confutarli, non certo come lo sciocco Heinzen collegando l’esistenza delle classi all’esistenza di privilegi e monopoli politici, bensì cercando di dimostrare che le condizioni economiche: rendita (proprietà fondiaria), profitto (capitale) e salario (lavoro salariato), invece di essere condizioni della lotta e dell’antagonismo, sono piuttosto condizioni di associazione ed armonia. Naturalmente egli non fa che dimostrare che le condizioni "non sviluppate" degli Stati Uniti sono per lui le "condizioni normali".
Per quanto mi riguarda, non a me compete il merito di aver scoperto l’esistenza delle classi nella società moderna e la loro lotta reciproca. Molto tempo prima di me, storiografi borghesi hanno descritto lo sviluppo storico di questa lotta delle classi ed economisti borghesi la loro anatomia economica. Ciò che io ho fatto di nuovo è stato: 1) dimostrare che l’esistenza delle classi è legata puramente a determinate fasi storiche di sviluppo della produzione; 2) che la lotta delle classi conduce necessariamente alla dittatura del proletariato; 3) che questa dittatura medesima non costituisce se non il passaggio all’abolizione di tutte le classi e a una società senza classi. Mascalzoni ignoranti come Heinzen, i quali non solo negano la lotta, ma persino l’esistenza delle classi, dimostrano soltanto, nonostante i loro latrati sanguinari e le loro pose umanistiche, di ritenere le condizioni sociali nelle quali la borghesia domina come il prodotto ultimo, come il non plus ultra della storia, di non essere che servi della borghesia, una servitù che è tanto più ripugnante, quanto meno questi straccioni riescono a capire anche solo la grandezza e la necessità transitoria del regime borghese stesso. ...


Indirizzo del consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei lavoratori

  CAP. III

All’alba del 18 marzo, Parigi fu svegliata da un fragore di tuono: " Vive le Commune! ". Che cos’è dunque la Comune, questa sfinge che tormenta così seriamente lo spirito dei borghesi?

" I proletari di Parigi - diceva il Comitato centrale nel suo manifesto del 18 marzo - in mezzo alle disfatte e ai tradimenti delle classi dominanti hanno compreso che è suonata l’ora per essi di salvare la situazione prendendo nelle loro mani la direzione degli affari pubblici... Il proletariato... ha capito che era suo dovere imperioso e suo diritto assoluto prendere nelle sue mani il proprio destino, e di assicurarsene il trionfo impadronendosi del potere ".

Ma la classe operaia non può accontentarsi semplicemente di prendere nelle proprie mani la macchina statale bella e pronta, e di farla funzionare per i propri fini.
Il potere centralizzato dello Stato, con i suoi organi dappertutto presenti: esercito permanente, polizia, burocrazia, clero e magistratura - organi prodotti secondo un piano di divisione sistematica e gerarchica, del lavoro - trae la sua origine dall’epoca della monarchia assoluta, quando servì alla nascente società borghese come un’arma formidabile nelle sue lotte contro il feudalismo. Il suo sviluppo fu però intralciato da ogni sorta di residui medievali: prerogative di nobili e signori, privilegi locali, monopoli municipali e corporativi, Costituzioni provinciali. Il gigantesco colpo di scena della Rivoluzione francese del XVIII secolo spazzò via tutti questi resti di tempi passati, sbarazzando così in un solo colpo il sostrato sociale degli ultimi ostacoli che si frapponevano alla sovrastruttura dell’edificio dello Stato moderno. Questo fu edificato sotto il primo Impero, il quale a sua volta fu il prodotto delle guerre di coalizione della vecchia Europa semifeudale contro la Francia moderna. Durante i successivi régimes, il governo posto sotto il controllo parlamentare, cioè, sotto il diretto controllo delle classi possidenti, non diventò solamente l’incubatrice di enormi debiti nazionali e di imposte schiaccianti; con le sue irresistibili attrattive di posti, guadagni, protezioni, divenne da una parte il pomo della discordia tra le frazioni rivali e gli avventurieri delle classi dirigenti; dall’altra anche il suo carattere politico cambiò di pari passo con le trasformazioni economiche della società. Via via che il progresso della industria moderna sviluppava, allargava, accentuava, l’antagonismo di classe tra capitale e lavoro, il potere dello Stato assumeva sempre più il carattere di una forza pubblica organizzata ai fini dell’asservimento della classe operaia, di un apparato di dominazione di classe.
Dopo ogni rivoluzione, che segna un progresso nella lotta di classe, il carattere puramente repressivo del potere dello Stato risulta in modo sempre più evidente.

pc 18 marzo - Lula e Dilma parlano di 'golpe' ma sono loro che lo stanno facendo per salvare il 'velho Estado — em franca decomposição moral e já desinteressado em esconder sob véu seu caráter abertamente antipovo e pró-imperialista' AND

LEI "ANTITERROR": A INSTITUCIONALIZAÇÃO DO FASCISMO
Foi aprovada pela Câmara, em 24 de fevereiro de 2016, a famigerada lei “antiterrorismo” de autoria da gerência Dilma/PT, agora a um passo para entrar em vigor. Já denunciada nas páginas de AND, essa lei é parte integrante da escalada fascista do —, que mostra sua verdadeira face e comprova que, ao fundo e ao cabo, ele é terrorista quando o assunto é impedir a justa rebelião das massas.

pc 18 marzo - Dal blog di Red block - Bologna - Cariche della polizia per sgomberare lo sportello casa di Social Log.

 All'emergenza abitativa lo stato risponde con i manganelli, se ne infischia di chi non può permettersi una casa o subisce uno sfratto.


giovedì 17 marzo 2016

pc 17 marzo: RENZI-POLETTI SBUGIARDATI DALL'INPS - MA ERA SCONTATO, SIGNORI...!

"I contratti a tempo indeterminato calano del 39% rispetto a gennaio 2015.... 
I dati dell’Osservatorio sul precariato dell'INPS alzano il velo sul Jobs Act di Renzi: la bolla occupazionale creata dal governo con 12 miliardi di euro in tre anni inizia a sgonfiarsi... Fuori dal perimetro del lavoro dipendente continua il boom dei voucher.

Ridotti gli incentivi, crollano le assunzioni... del 23% rispetto all’anno precedente (120 mila unità) e del 18% (94 mila unità) rispetto al gennaio 2014... Rispetto al gennaio 2014 risultano 50 mila contratti in meno (-32%)".
E' finito "l’effetto dopante degli incentivi alle imprese che il governo ha rovesciato sul mercato del lavoro e ha usato politicamente per dimostrare l’esistenza di una crescita provocata dalle norme contenute nel Jobs Act....

«L’esonero contributivo triennale, introdotto dalla legge di stabilità 2015, risulta avere avuto un effetto determinante sull’incremento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato – conferma l’Inps – Su 2,5 milioni di attivazioni di posizioni di lavoro a tempo indeterminato, oltre 1,5 milioni, pari al 62% del totale, risultano beneficiarie degli sgravi triennali».... l’aumento dei contratti stabili a dicembre 2015 pari a 380 mila rapporti di lavoro – la maggior parte dei quali trasformazioni dei vecchi contratti già esistenti – è stato provocato da una «coda» degli incentivi del 2015...
«Finché il tempo indeterminato aveva un costo pari a zero in termini di contributi, le aziende hanno assunto. Oggi che il costo è risalito, si assiste alla frenata» ha commentato il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy..."

Per quanto riguarda i voucher, invece, andiamo alla grande! "nuovo lavoro precario e istituzionalizzazione del lavoro nero". "La crescita è continuata anche a gennaio dove sono risultati venduti 9,2 milioni di buoni del valore nominale di 10 euro per pagare prestazioni di lavoro accessorio. L’incremento medio nazionale, rispetto al gennaio 2015, è stato del 36%...
QUESTO USO IPER ALLARGATO DEI VOUCHER, CHE TRASFORMA LAVORI DIPENDENTI IN PRESTAZIONI "OCCASIONALI" fa addirittura a qualcuno rimpiangere il vecchio Biagi. Come ricorda lo stesso Damiano:
"Nello spirito e nella lettera della legge Biagi si tratta di "prestazioni accessorie, meramente occasionali:piccoli lavori domestici, giardinaggio o lavori di emergenza. Nel 2008 quando furono introdotti, si utilizzarono 500mila voucher. L'anno scorso 115 milioni, ben 230 volte...".
E aggiunge la Camusso: "La strada dell'esplosione dei voucher è anche una strada di sommersione del lavoro"- (Da Il Manifesto).

MA NON ERA GIA' TUTTO QUESTO SCONTATO, SIGNORI!?

pc 17 marzo - Ancora su Lenin/Stalin - L'imperialismo per la formazione operaia e militante



pc 17 marzo - La fine ignomignosa del socialfascista LULA - tentativo disperato di salvare il suo regime corrotto e antipopolare

                           

pc 17 marzo - MIGRANTI LONTANI DAI RESORT! IL PRESIDENTE DELLA FIAVET NON LI VUOLE - LA RICCHEZZA I RESORT DA 500 EURO LA PORTANO SOLO AI PADRONI, I MIGRANTI INVECE QUANDO RACCOLGONO POMODORI 12 ORE AL GIORNO PER POCHI EURO VANNO BENE

Migranti in Puglia, gli operatori turistici: "Stiano lontano dai resort da 500 euro o perdiamo i clienti.

E IL SINDACO DI TARANTO, STEFANO, HA GIA' RISPOSTO INDIRETTAMENTE: NON VI PREOCCUPATE, "L'HOTSPOT E' STATO COSTRUITO DISTANTE DALLA CITTA" 



Le dichiarazioni del presidente della Fiavet Puglia, Piero Innocenti, durante un workshop all'aeroporto di Palese con tour operator e compagnie aeree. "Questo non significa che non li accoglieremo"
La Puglia si mobilita per l'emergenza migranti e il presidente della Federazione italiana associazioni e imprese viaggi e turismo (Fiavet), Piero Innocenti, lancia un grido d'allarme destinato a far discutere. Occorre fare in modo che le strutture di accoglienza dei migranti che potrebbero arrivare dai Balcani, è il suo ragionamento, "non siano molto vicine alle strutture dove la gente paga 500 euro al giorno. Altrimenti lo fa una volta ma poi non torna più, né lui né i suoi amici".
Innocenti ne ha parlato all'aeroporto di Bari durante il workshop, promosso da Aeroporti di Puglia, 'Tour operatori e Vettori incontrano il trade', al quale partecipano 54 tour operatori, 31 compagnie aeree ed enti del turismo anche della Repubblica Ceca, Valencia, Tunisia e Malesia.

"Sono passati credo vent'anni dallo sbarco della nave che portò migliaia di albanesi in Puglia - ha aggiunto Innocenti - siamo abituati ad avere queste occupazioni. Purtroppo la realtà è che la Puglia in questi vent'anni è passata da essere una regione molto marginale nel turismo balneare italiano, ai vertici di questo tipo di turismo. Quindi oggi abbiamo necessità e bisogno di mantenere anche una tipologia di clientela, che non significa assolutamente non volere dare accoglienza".
E ancora: Siamo stati in grado di realizzare tante di queste belle e valide strutture che portano ricchezza e soldi alla nostra regione, alle persone che ci lavorano". "Quindi - ha concluso Innocenti - va bene l'accoglienza, che sappiamo tutti è anche un business per chi la fa, però vediamo di creare un danno di impatto inferiore".
(La Repubblica)

pc 17 marzo - Uno speciale Libia all'interno del nuovo numero di proletari comunisti in uscita a marzo!




pc 17 marzo - Tunisia - una corrispondenza dalla zona calda - leggi l'opuscolo: "La Tunisia brucia ancora!" richiedilo a pcrored@gmail.com

L'attacco di Daech

La stampa ha raccontato così la cosa. Il 7 marzo all’alba il Daech ha sferrato un attacco alla città frontaliera di Ben Guardane in Tunisia entrando dal confine libico e attaccando simultaneamente tre caserme (una dell’esercito, una della guardia nazionale e una della polizia).Un attacco “a sorpresa” ( respinto dalle forze armate e di polizia tunisine.La settimana precedente un piccolo gruppo di miliziani del Daech a bordo di 3 pick-up era penetrato a Ben Guardane e subito intercettato e sterminato dalle forze di sicurezza tunisine.
Il primo giorno la battaglia si è conclusa con circa 30 morti tra i jihadisti, 13 tra le forze di sicurezza tunisine (militari, membri della guardia nazionale, poliziotti e agenti della dogana) e dieci civili.
I giorni successivi (le forze di sicurezza tunisine hanno incominciato a rastrellare tutto il governatorato di Madenine (dove si trova la provincia di Ben Guardane), quello limitrofo di Tataouine, hanno chiuso l’accesso all’isola di Djerba e quello alla città di Medenine oltre la quale si prosegue verso Gabès a nord. Tutt’ora vi è il coprifuoco a Ben Guardane dalle 19:00 all’alba. In questi giorni altri 20 jihadisti sono stati uccisi in ricoveri di fortuna rappresentati spesso da case di campagna, circa 8 arrestati
Ma perchè parlare di infiltrati in Tunisia, quando tutti i 22 jihadisti caduti identificati ad oggi sono di nazionalità tunisina, compresi gli arrestati ed è bene ricordare che il Daech in Libia è formato principalmente da tunisini?
Quando i guerriglieri sono entrati in città si sono fatti annunciare da un megafono lanciando un messaggio a chi si stava recando nelle moschee per la prima preghiera del mattino: “Non temete, siamo dello Stato Islamico, aiutateci!”, e hanno anche tentato di distribuire armi alla popolazione che avesse voluto aiutarli.
IS ha una base di massa proprio a Ben Guardane grazie ad alcune condizioni specifiche della regione e della città.Dal primo bilancio di morti e di arresti nelle fila jihadiste si può stimare che l’attacco è stato sferrato da non meno di 100 uomini.
L’apparato armato dello stato ha retto l’urto e respinto l’attacco per il momento, ciò ha determinato alcune dichiarazioni trionfali da parte del governo, in particolare il primo ministro Essid ha detto che l’obiettivo del Daech era quello di instaurare un emirato islamico a Ben Guardane ma ha fallito e fallirà se riproverà in futuro. 

Il regime tunisino ha cercato dopo la battaglia di creare un clima da unità nazionale

con l’obiettivo di “sostenere lo sforzo delle nostre forze armate”, su internet girano decine di immagini propagandistiche della polizia e dell’esercito inneggiando all’unità del popolo con esse. In tutte le scuole e università si sono tenute commemorazioni per i “martiri” caduti in battaglia a seguito di una direttiva calata dall’alto dei ministeri dell’insegnamento e dell’insegnamento superiore. Questa 'unità nnazionale' serve al regime tunisino per colpire ogni opposizione che non ne faccia parte.
A Sfax un insegnante che si è rifiutato di partecipare alla commemorazione e di onorare la bandiera nazionale, perché a suo dire è contro l’Islam, è stato arrestato.
In questo clima alcuni militari si siano scattati dei selfies accanto ai cadaveri di alcuni jihadisti uccisi. Il ministro dell’istruzione ha difeso a spada tratta il macabro gesto.

Opportunisti: falsi amici del popolo arruolati dallo stato reazionario

Il sindacato UGTT invece di essere coerente nel difendere gli interessi dei lavoratori e delle masse contro i loro veri nemioci e affamatori, ha ritirato alcuni scioperi per onorare questo clima di unità nazionale ed è arrivata all'ignomina di lanciare la proposta di devolvere la paga di un giorno lavorativo alle forze armate e di polizia (sic!), Gannouchi il segretario dell’ormai primo partito di governo (l’islamista Ennahdha) ha indetto ipocritamente una “marcia contro il terrorismo” ed è stato criticato da destra da un parlamentare del Fronte Popolare in quanto “in questo momento bisogna sostenere le nostre forze armate non distoglierle per mettere in sicurezza questa marcia”(sic!)
Tornando a Ben Guardane, la cittadina di circa 60.000 abitanti si è sempre trovata ai margini del paese, tutti i governi succedutisi finora a partire dall’indipendenza non hanno mai avuto molta popolarità a Ben Guardane per questo motivo.
La principale attività economica è rappresentata dal commercio transfrontaliero e ultimamente sempre più dal contrabbando.
Il governo nella sua retorica securitaria identifica spesso i contrabbandieri con i “terroristi”, giusto qualche settimana fa un contrabbandiere è stato ucciso nella sua auto mentre attraversava il confine con della mercanzia (abiti di produzione cinese che i commercianti comprano a bassissimo prezzo in Libia e rivendono in Tunisia), era un padre di famiglia. Questa scollatura tra masse e stato a Ben Guardane spiega anche la presenza e l'azione di Daech.

Lo Stato tunisino facendo vivere nella miseria la popolazione di Ben Guardane e criminalizzandola

crea le condizioni per una giusta opposizione e ribellione, che in assenza di una forza rivoluzionaria proletaria e popolare che la organizzi e guidi, viene indirizzata dal Daech
Allargando il raggio geografico la maggior parte della popolazione del sud della Tunisia è sempre stata antigovernativa per costituzione, sin dai tempi del colonialismo francese.
Intanto la propaganda sull’unità nazionale prosegue… in una delle innumerevoli commemorazioni delle vittime del 7 marzo, in un’università del sud gli interventi principali sono stati alquanto scontati (da copione ministeriale) e di basso livello: il preside della facoltà ha esortato gli studenti a sostenere le “nostre” forze armate e di polizia in questo momento difficile (nessuna parola per i caduti civili), identico leitmotiv nei due successivi interventi da parte di un docente e di una rappresentante degli studenti. Infine ha parlato uno studente proprio originario di Ben Guardane, ha ricordato alcuni suoi amici morti due giorni prima ma ha lanciato un messaggio di speranza: “non dobbiamo arrenderci e continuare a lottare contro chi vorrebbe far cadere il nostro paese nell’oscurità: viva il popolo tunisino!”. A margine di esso vi è stato un interessante dibattito con alcune studentesse, alcune molto scosse e in lacrime durante il minuto di silenzio e il canto dell’inno nazionale, vi sono state diverse opinioni ma tutte hanno detto nei loro interventi che il governo (tutti i governi fino a quello attuale) hanno una grossa responsabilità perché non sostengono la popolazione del sud del paese. Quasi tutte sono contrarie ad un intervento straniero in Tunisia perché “le potenze straniere vogliono sempre qualcosa in cambio e ogni volta che sono intervenute in altri paesi come in Iraq e Libia la situazione è peggiorata,
Si cerca di raccogliere un consenso unanime intorno alle forze armate, chi obietta che la polizia è la stessa che ha attaccato il popolo durante le rivolte si vuole imporre l'affermazione “in questa situazione la polizia insieme all’esercito sta combattendo i terroristi, è diverso da quanto successo a Kasserine”, nello stesso tempo è evidente che 

si vuole innanzitutto impedire che le masse prendano in proprio le armi per rivolgerle verso i loro reali nemici.

Sostengono che “molte persone nel sud hanno delle armi nascoste nelle campagne, adesso è facile procurarsele dalla Libia a poco prezzo, hanno paura di un eventuale ritorno dei francesi o nel caso di una presenza del Daech, ma ora non si possono usare, bisogna collaborare con le forze armate, la polizia potrebbe scambiare la popolazione armata per terroristi, se ci sarà bisogno in futuro le prenderanno ma bisogna essere organizzati…”. qualcuno fa notare che sempre rimanendo in ambito di lotta contro il Daech, l’esercito siriano pur essendo più forte di quello tunisino non ha potuto niente contro di esso, i kurdi invece armatisi e senza un fine economico(il salario) ma principalmente per difendere la propria terra hanno fatto arretrare gli uomini del califfato quando li hanno attaccati. Molte non sopportano che l’Isis si definisca “islamico”, ai loro occhi sono un gruppo di blasfemi che infanga l’Islam.
Qualcuno chiede alle ragazze perché questa commemorazione non si è fatta spontaneamente il giorno dopo l’attentato ma si è dovuti aspettare che calasse dall’alto dal ministero? E perché in queste commemorazioni si tende a ricordare solo i caduti in uniforme? Perchè si tacciono le responsabilità è dello stato a Kasserine e a Sidi Bouzid dove è la polizia che sparava sui giovani! La stessa polizia con cui adesso si chiede di fraternizzare…
Così come successo in Francia dopo gli attentati di Parigi dello scorso autunno, si fa appello all’unità nazionale. Una manna dal cielo per il governo tunisino in piena crisi interna dopo la scissione dell’ex partito di maggioranza di governo e la dialettica con l’alleato/eterno rivale Ennahdha. Un governo messo continuamente in crisi dalle rivolte e da continui scioperi adesso coglie la palla al balzo per avanzare nell’opera di restaurazione colpendo la libertà di parola, di sciopero e di dissenso, inasprendo le misure securitarie, contemporaneamente all’operazione di rastrellamento verso gli ultimi miliziani datisi alla fuga negli ultimi 4 giorni sono stati eseguiti circa 500 arresti di persone ricercate o accusate dei casi più disparati (non solo per questioni di estremismo religioso) e ciò viene annunciato in pompa magna alla stregua dell’ultimo terrorista arrestato o del “cinquantesimo terrorista abbattuto”.

Così come in Francia, i rivoluzionari devono affermare che bisogna attaccare e rompere questa retorica dell’unità nazionale che si vuole servire del popolo per renderlo mansueto, farlo restare chiuso nelle case impaurito per non disturbare le operazioni militari e al massimo accettarne la passiva collaborazione. Lo stesso popolo che è continuamente vessato da uno stato corrotto a al servizio dell’imperialismo.
Se è vero quanto affermato circa un processo embrionale di armamento spontaneo delle masse ciò potrebbe rappresentare un contesto oggettivamente positivo per l’azione dei rivoluzionari che si collocano sulla via della guerra popolare di lunga durata. Ma perché questo processo si consolidi e abbia uno sbocco concreto
è necessario che i partiti e le organizzazioni maoiste tunisine intraprendano un processo di lotta tra le due linee al fine di raggiungere l’unità necessaria per fondare il partito maoista in Tunisia e dar vita ad una guerra di popolo che spazi via i reazionari islamisti così come la borghesia compradora ed il suo Stato asservito all’imperialismo.

pc 17 marzo - FORMAZIONE OPERAIA - "DIPENDENZA" DEL CAPITALISTA INDUSTRIALE DAL DOMINIO DELLE BANCHE






Proseguendo nell'approfondimento del ruolo e della funzione che le banche vanno assumendo nella fase dello sviluppo del capitalismo in imperialismo, che Lenin chiama anche “nuovo capitalismo” e che definisce “un fenomeno di transizione, una miscela di libera concorrenza e di monopolio”, nel secondo capitolo del libro "L'imperialismo" Lenin spiega come in questa evoluzione la banche stanno alla testa e sostanzialmente finiscono per “soppiantare” i proprietari delle stesse industrie.
Le banche stesse subiscono un processo di concentrazione che le fa sempre più potenti e da loro una funzione dominante.
La banca accumula capitale enormi, conosce completamente la situazione dei suoi clienti, e ne risulta, dice Lenin, “una sempre più completa dipendenza del capitalista industriale dalla banca”.
Questa dipendenza si trasforma in una vera e propria fusione, con direttori di banche nei consigli di amministrazione delle imprese, nei diversi campi delle attività; e a loro volta, con le entrate dei grandi industriali nei consigli di amministrazione delle banche maggiori.
Si realizza, cioè, una “unione personale”delle banche con l'industria che ben presto è completata dall'”unione personale” di entrambe col governo, attraverso le entrate nei consigli di amministrazione di politici del governo e membri del parlamento.

Lenin dice “i grandi monopoli capitalistici si producono e si sviluppano a tutto vapore... si forma sistematicamente una certa divisione del lavoro tra poche centinaia di finanzieri, veri re della moderna società capitalistica”.
La fusione tra banche e industria, quindi, che Bukharin chiama “simbiosi tra capitale bancario e capitale industriale” trasforma le banche in istituzioni, “veramente - dice Lenin - di carattere universale”.
Questo porta ad ulteriori sviluppi, per esempio esso dà la stura alle lamentele sul dominio delle banche - Lenin parla di frequenti lagnanze sul “terrorismo” delle banche. Per cui non è più il piccolo capitale che si lamenta contro l'oppressione del grande capitale, ma qui è il grande capitale industriale, principalmente, che si lamenta dell'oppressione del dominio delle banche.
Ma la verità è che le banche sono in grado, disponendo di miliardi, di favorire e promuovere il progresso tecnico, di fornire al grande capitale studi tecnici, ricerche tecnico scientifiche, specializzazione nell'affrontare i problemi dei diversi settori; che, in sostanza, ne favorisce lo sviluppo.
E' uno sviluppo chiaramente contraddittorio, perchè il dominio delle banche, che si trasforma in dominio del capitale finanziario, incrementa e sviluppa nello stesso tempo il parassitismo del sistema nel suo insieme. Questo Lenin lo preannuncia, e serve a sottolineare quanto siano fuori luogo gli inni alle bellezze del capitalismo organizzato da parte dei suoi apologeti.

Comunque, con l'inizio del secolo XX si passa dal dominio del capitale in generale al dominio del capitale finanziario.

Nei tempi che si sono succeduti, dal secolo XX fino ai giorni nostri, vediamo che questo sistema si è sempre più piramizzato su scala mondiale e che questo è la fonte e il terminale dello sviluppo e crisi dell'imperialismo, ben visibile soprattutto con l'esplosione della crisi anche dei giorni nostri.

pc 17 marzo - IL QUESTIONARIO SULLA FORMAZIONE OPERAIA PER MIGLIORARLA E RENDERLA SEMPRE PIU' "ARMA" DEI PROLETARI

Il questionario, con brevi domande, sulla Formazione operaia, compilabile on line, che avevamo annunciato il 2 febbraio scorso, è pronto è disponibile al link:


Si tratta di una breve inchiesta sulla Formazione Operaia on line che dopo il primi 4 cicli su Marx e in particolare su Il Capitale, sta portando avanti quest'anno il nuovo ciclo su "L'Imperialismo" di Lenin.

Con questo questionario chiediamo a chi segue questa FO (anche a coloro che la seguono ogni tanto) e in particolare ai lavoratori, alle donne, ai giovani, a cui essa è esplicitamente rivolta, cosa ne pensa, se vi sono suggerimenti, ecc.; questo al fine di migliorarla, integrarla, fare dei cambiamenti, ecc. per renderla sempre più non un "arido" studio ma un'arma, di parte/di classe, di analisi, comprensione della realtà, di combattimento di idee e di prassi antiproletarie e anti rivoluzionarie.

Il questionario comprende semplici domande, a cui per rispondere basta solo mettere una X in una delle casella. 
Ma, chiaramente, saremo felici se qualcuno vorrà anche scrivere pareri, commenti (sia positivi che negativi), consigli, ecc. 

Intanto segnaliamo i 4 dossier già usciti dei primi 4 cicli - che si possono richiedere sia cartacei, sia in pdf on line a: pcro.red@gmail.com o a 3475301704


pc 17 marzo - L'"ANOMALIA" - SEMPRE PIU' NORMALITA' - ITALIANA DELLE TORTURE E UCCISIONI DELLE FORZE DELL'ORDINE

(Da Il Manifesto) - Ieri i famigliari di Cucchi, Magherini, Uva, Bianzino, ecc. sono stati a Bruxelles accompagnati da Acad, l’Associazione contro gli abusi in divisa per presentare il lavoro per un "libro bianco sulla repressione", individuando tre categorie di abusi: quelli che avvengono nelle carceri, quelli compiuti durante le operazioni di arresto e quelli relativi all’uso illegittimo delle armi.
La delegazione dei parenti delle vittime al parlamento europeo ha consegnato ieri un dossier sull’«Anomalia Italia»...
...Tra gli elementi fondanti di questa «anomalia italiana», il dossier enuclea il paradosso di «un paese che, a fronte di una diminuzione generalizzata dei reati di microcriminalità, ha dovuto registrare la costruzione mediatica e politica dell’”emergenza sicurezza” funzionale alla costruzione della guerra dei penultimi contro gli ultimi».

pc 17 marzo - Taranto 18 marzo sotto la prefettura - Lavoro non guerra!


pc 17 marzo - La lotta dei migranti a Taranto organizzata dallo Slai cobas per il sindacato di classe prende di mira anche le cosiddette 'associazioni'


pc 17 marzo - CONTRATTO METALMECCANICI: "SALARIO MINIMO" NON PER DARE MA PER TOGLIERE

Nella trattativa che si trascina da tempo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, la Federmeccanica ha proposto di istituire un salario minimo di garanzia da rivalutare ogni anno ex post: per i lavoratori sotto questo livello minimo scatterebbe l’adeguamento retributivo. Questo vuol dire in sostanza "non riconosce - come ammettono gli stessi sindacati confederali - al 95% dei lavoratori nessun aumento, rendendo inutile e residuale il contratto nazionale».
Rocco Palombella (Uilm) - uno dei più vicini ai "sentimenti" e alle tasche dei padroni - ha sottolineato che «sul salario la proposta di Federmeccanica prevede aumenti in busta paga dal 2017 e solo per quei salari non allineati alla soglia del minimo di garanzia per 37,31 euro mese, escludendo il 95% dei metalmeccanici che hanno voci retributive derivanti da contratto aziendale o da superminimi individuali».
Quindi, non solo gli industriali non vogliono dare un centesimo alla stragrande maggioranza degli operai, ma di fatto, se passasse questo tipo di contratto, la stragrande maggioranza degli operai si vedrebbe cancellare delle voci salariali. Quindi un contratto a perdere!

I padroni vogliono al massimo dare elemosine a livello aziendale ma legate alla produttività, che tradotto per gli operai vuol dire legate ai livelli di sfruttamento, di intensificazione del lavoro, allungamento dell'orario di lavoro (con vari sistemi: straordinari, peggioramento dei turni, riduzioni pause, ecc.). Questo porta alla cancellazione di fatto del contratto nazionale, come da tempo chiede la Confindustria, dell'unità di condizioni degli operai, al ripristino di una sorta di "gabbie salariali", questa volta azienda per azienda e all'interno dell'azienda tra gli stessi lavoratori, per delle misere centinaia di euro (la proposta è una ridistribuzione di 260 euro); per cui sarebbero comunque le aziende a decidere che qui si può contrattare questa miseria, qui no, ecc.

E' da tempo che i padroni hanno maturato questa linea. Fim, Fiom, Uilm - che hanno ritrovato una unità (inevitabile, visto che la Fiom aveva presentato una piattaforma che di differente aveva poco e visto la posizione di ultradisponibilità di Landini) - non se ne possono ora meravigliare, dato che gli hanno aperto autostrade in tutti questi anni perchè dalle intenzioni i padroni passassero ai fatti.

Con il "salario minimo" il capitale realizza il suo costante impegno di andare anche sotto il pagamento del "lavoro necessario" dell'operaio.
Rimettiamo le cose in chiaro. Il salario è il prezzo dei mezzi di sostentamento necessari a riprodurre la forza-lavoro dell'operaio, in questo per il capitalista la forza-lavoro è come una qualsiasi altra merce il cui prezzo è stabilito sulla base del tempo medio/sociale necessario alla sua produzione; ma l'operaio è una merce speciale che dopo aver lavorato per un tempo x per riprodursi (lavoro necessario) continua a lavorare gratis per il padrone e quindi a produrre plusvalore.
Quindi il salario non è un "compenso" - come tanti economisti da strapazzo lo chiamano - dato dal capitalista per il "lavoro fatto dall'operaio", ma il pagamento del tempo che serve all'operaio per riprodursi come merce forza-lavoro. Quindi stando alle loro stesse leggi capitalistiche, le aziende dovrebbero "almeno" pagare il salario corrispondente al tempo necessario per la produzione dei beni, in condizioni sociali date, che servono all'operaio per tornare il giorno dopo, il mese dopo a lavorare per il capitale. 
Invece, i capitalisti vogliono pagare un "salario minimo", fuori dalle stesse loro leggi. 
I padroni, e i loro economisti, non hanno limite alla rapina sul salario. E in generale solo la lotta degli operai in varie fasi ha messo un argine alla ricerca del "massimo ribasso".

Ora, sfruttando la debolezza del movimento operaio, frutto delle politiche di peggioramento, dello scarico della crisi sui lavoratori che fanno i padroni e il governo (in questo, il jobs act di Renzi con la cancellazione di fatto dell'art.18 è una mannaia della forza degli operai), uniti alla micidiale politica di accettazione dei sindacati confederali, il padronato punta ad un'altra sua vittoria.

Fiom, Fim, Uilm promettono mobilitazione, sciopero su questa questione del salario.
Ma nello stesso tempo hanno "redatto un documento su regole, comportamenti, democrazia e rappresentanza, decidendo di creare un gruppo di lavoro per disciplinare i rinvii del Testo unico del 10 gennaio 2014 alla contrattazione di categoria". Vale a dire, stanno mettendo a punto quelle regole fasciste (vere e propri bavagli e catene per gli operai) che impediranno ad operai, delegati, Rsu di mettere in discussione il contratto e gli accordi che loro andranno a firmare.
Come ha detto Marco Bentivogli (Fim): "Le aziende sono riuscite nel capolavoro di ricompattare il sindacato dopo 8 anni, da soli non ci saremmo mai riusciti».

Spetta ora agli operai di rompere questa catena che si stringe sempre più al loro collo.

pc 17 marzo - fronteggiamento donne immigrate e polizia nella lotta di Brignano Bergamo - noi non abbiamo paura! MFPR Italy


pc 17 marzo - Senza tregua la lotta delle donne proletarie - dopo lo sciopero delle donne dell'8 marzo !