mercoledì 26 aprile 2023

pc 26 aprile - BERGAMO 25 APRILE. LA LOTTA ANTIFASCISTA HA BISOGNO DELLO SPIRITO RIBELLE DEI GIOVANI MA SERVE CHIAREZZA E MOBILITAZIONE CONTRO IL MODERNO FASCISMO DEL GOVERNO MELONI

Registrata anche nelle cronache dai mass media, come in tante piazze del paese, il 25 aprile a Bergamo ha visto una partecipazione molto più alta rispetto al 2022 al corteo, anche quest’anno aperto dalle istituzioni e a seguire uno spezzone che ha raccolto il movimento.

In questo contesto, abbiamo legato la Resistenza antifascista e l’esempio di tanti partigiani, alla necessità oggi di lottare contro il governo Meloni del moderno fascismo, della guerra; alla necessità di costruire il sindacato di classe, il fronte unitario di lotta, il partito comunista rivoluzionario di tipo nuovo, nel solco dell’esperienza del Pci di Gramsci che è stata fondamentale per lo sviluppo della Resistenza stessa.

Una presenza piccola ma riconosciuta e condivisa, con lo striscione portato dalla delegazione di lavoratori dello Slai Cobas, il pupazzo-topo della Meloni con cartello “fascisti carogne tornate nelle fogne” (per altro molto ripreso). Con gli interventi al megafono per condividere la denuncia dell’azione del governo nero della Meloni che avanza verso il moderno fascismo, che sta portando attacchi su tutti i fronti, con la partecipazione alla guerra imperialista, il razzismo, il sessismo, la repressione, il revisionismo storico di stampo fascista, fin dentro le scuole, e di quanto sia indispensabile lottare contro il governo oggi, in continuità per altro agli slogan molto gridati nella

 manifestazione ‘il 25 aprile non è una ricorrenza, ora e sempre resistenza’, ‘le nostre idee non moriranno mai’, ‘siamo tutti partigiani’, e con il sacrificio di Ferruccio Dell’Orto, che viene sempre commemorato in maniera sentita e militante alla lapide lungo il percorso, Ferruccio dell’Orto catturato durane una azione e ucciso dalle camice nere perché si rifiutava di fare la spia contro i suoi compagni partigiani.
 https://drive.google.com/file/d/1mrZnYNU1eW7P3V2yLCUF05LsoKdMVZ9y/view?usp=sharing

Dentro la manifestazione una massa ha ingrossato il corteo in ordine sparso, l’antifascismo ribelle dei molti giovani che con la loro mobilitazione tengono vivi il ricordo dei partigiani, soprattutto il giovanissimo Ferruccio dell’Orto e oggi Adriana Locatelli. Giovani presenti in gran parte al seguito del progetto Adriana, della cultura antifascista e contro la toponomastica che intitola vie e luoghi ai criminali del fascismo.

Adriana Locatelli, partigiana organizzatrice e attiva con la sua banda attorno alla città, per la cancellazione e la sostituzione con il suo nome, di tutte le vie e luoghi intitolati al fascista criminale e aviatore Antonio Locatelli, responsabile oltre al resto, dei massacri mussoliniani con il gas in Etiopia. Un obiettivo, la toponomastica, che descrivono co-progettato con il comune e che in modo evidente ha caratterizzato e condizionato la presenza in piazza di questa parte antagonista del corteo, numerosa rumorosa e visibile, con la prevalenza di queste parole d’ordine, con la condivisione dello schema della manifestazione istituzionale, fino ad un intervento formalmente concordato dal palco ufficiale, in scaletta dopo quello schifoso del sindaco Gori, pronunciato prima che una buona metà del corteo arrivasse alla piazza.

Una dinamica che non libera la ribellione, l’antifascismo, ma frena e non fa avanzare elementi di coscienza di classe per una lotta politica generale necessaria per le stesse rivendicazioni portate avanti.

Un gruppo di lavoratori della logistica con Usb, protagonisti di una forte ribellione al magazzino Italtrans, davanti alla Prefettura ha contestato la repressione dei padroni, rilanciando per il corteo del Primo maggio la resistenza operaia che continua.
Poco presente nei cartelli e negli striscioni la guerra, a parte quello di Potere al Popolo per la giustizia sociale, climatica e contro la guerra.

Nella vicina Seriate, il sindaco leghista, al pari della destra del paese dentro e fuori il governo, ha provato a portare il suo attacco alla Resistenza, negando la parola alla cerimonia ufficiale ai rappresentanti dell’Anpi e vietando il canto di Bella Ciao. Anpi che per protesta ha disertato la cerimonia, invece giustamente contestato da una trentina di antifascisti di Antifa Seriat, che hanno colto l’attacco e risposto ‘l’antifascismo non ha bisogno di autorizzazioni’, cantando Bella Ciao alla lugubre sfilata istituzionale del sindaco.


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