domenica 6 novembre 2011

pc 6 novembre - LETTERA AL SINDACO DI GENOVA DA ING. M. SPEZIA RETE PER LA SICUREZZA

Al Sindaco di Genova,

ho letto la sua intervista a pagina 7 del quotidiano Il Secolo XIX del 05/11/11, in merito all’ alluvione di Genova del 4 novembre e della strage dei sei morti a seguito di tale disastro.
Quello che lei ha detto mi ha sconcertato e allibito, ma non mi ha certo meravigliato.
L’ unica sua preoccupazione nel rispondere alle domande del giornalista è stata quella di respingere qualunque sua responsabilità nella strage del 4 novembre: “E di cosa dovrei sentirmi responsabile? Di essere il primo cittadino di una città che ha subito l’ aggressione di uno tsunami”.
E nel manlevarsi da qualunque responsabilità (l’ unica sua preoccupazione, come tutti i suoi colleghi politici in queste situazioni, vedi il bell’ editoriale “La faccia tosta dei politici” di Umberto La Rocca a pagina 5 del medesimo quotidiano) arriva alla infamia, di accusare, in più punti dell’ intervista, i genovesi di essersi comportati in maniera irresponsabile e in sostanza arriva alla conclusione che se il 4 novembre sei persone sono morte, la colpa è soltanto loro, che non hanno tenuto abbastanza alla loro vita.
Il suo ragionamento è del tutto analogo a quello dei nostri politici e dei nostri imprenditori che, a seguito della continua strage di morti sul lavoro (quattro al giorno), continuano a dire che la colpa di questa strage non è la mancata prevenzione sui luoghi di lavoro da parte di politici e imprenditori, ma la colpa è dei lavoratori “che non si vogliono abbastanza bene”. E di questo, ripeto, non c’è certo da meravigliarsi.
Ovviamente invece nella sua intervista non risponde alle domande che sono sulla bocca di molti in questi giorni.
Come mai dopo oltre 40 anni dalla strage dell’ ottobre 1970, in cui proprio il Bisagno straripò, e dopo innumerevoli altri episodi simili, sostanzialmente la situazione idrogeologica di Genova è rimasta la stessa?
Come mai a Genova si continua a costruire, a cementificare, a stravolgere l’ ambiente senza nessuna logica che non sia quella di mercato (vedi il nuovo Ipercoop di Ponte Carregga?
Come mai a Genova non si fa regolare manutenzione delle opere di scolo dell’ acqua piovana e come mai la stessa è lasciata in qualche caso a carico dei privati (vedi intervista al dirigente della Ricupol a pagina 6 nel citato quotidiano)?
Come mai, dopo la strage di dieci giorni fa nello spezzino e nonostante la Protezione Civile avesse emanato un allerta meteo di livello 2, il Comune non ha disposto da subito la chiusura delle scuole e degli uffici pubblici di non immediata utilità, non ha disposto il blocco del traffico, non ha inviato la Polizia Municipale a chiedere ai cittadini di rimanere nei piani alti delle case, non ha chiesto alla Prefettura l’ aiuto per le opere di ordine pubblico, ma tutto questo è stato fatto solo dopo che la strage era già avvenuta?
Come mai nelle opere di soccorso si sono manifestati i ritardi documentati nell’ articolo di pagina 6 del citato quotidiano?
So già che non risponderà in maniera esauriente a queste domande, come non ha saputo rispondere in maniera esauriente al bisogno di prevenzione e di gestione dell’ emergenza che i cittadini di Genova si aspettavano dal proprio Sindaco.
Come so già che lei non sentirà mai il dovere etico, morale e politico (nell’ accezione positiva del termine “politico”) di dare le dimissioni.
Mi auguro che provveda la Magistratura a individuare i veri responsabili della strage del 4 novembre, che non sono certo, come afferma lei, i cittadini genovesi.

E auguro a lei e a tutta la Giunta comunale di Genova che il ricordo dei sei morti del 4 novembre vi pesi sulla coscienza per tutta la vita (ammesso che ce l’ abbiate una coscienza)!

Ing. Marco Spezia
Sarzana (SP)

della Rete per la sicurezza sui posti di lavoro

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