mercoledì 29 giugno 2022

pc 29 giugno - I temi al vertice G7 imperialista in Germania: ancora guerra, peggioramento delle condizioni di vita dei popoli oppressi e contrasto alla Cina. Il nostro imperialismo è per noi il nemico principale

L'imperialismo è una minaccia per i popoli. Il problema non è cambiare l'agenda dei vertici ma attaccare i loro vertici. Il governo italiano, atlantista e guerrafondaio, è per i proletari e le masse del nostro paese, il principale nemico da battere.

Mentre l’Ucraina viene dilaniata dalla guerra, i 7 rappresentanti dei governi imperialisti più ricchi del mondo si sono riuniti nella quiete, in un castello in mezzo alle montagne dell’Alta Baviera, protetto da 18 mila poliziotti e dal movimento continuo di elicotteri militari, isolato dal mondo esterno, nella massima sicurezza, così da rendere più difficili le manifestazioni di protesta che, comunque, ci sono state. Un vertice costato oltre 180 milioni di euro, espressione di una politica imperialista ormai “fuori dal mondo” e decadente.

"Il loro sistema porta guerra e crisi" e "Qui incontriamo l'imperialismo" erano alcune parole d’ordine scritte nei cartelli della manifestazione di domenica scorsa ed è l’essenza del giudizio politico che unisce le diverse correnti politiche dell’opposizione al vertice presenti nelle proteste.

Ora che l’imperialismo è entrato in una fase di guerra, obbligata dai contrasti tra i diversi paesi per uscire dalla crisi economica di sistema che la pandemia ha aggravato e per la spartizione del mondo e delle sue risorse, i problemi aumentano a ritmo accelerato sia per gli imperialisti (per quello che ci riguarda, il nostro, rappresentato dal governo Draghi) sia per i proletari e per le masse.

Si sono riuniti in questo vertice in Germania per prendere alcune decisioni su come continuare la guerra, di come fronteggiare i problemi di approvvigionamento energetico e delle risorse alimentari per i paesi più ricchi, e di come fronteggiare il socialimperialismo cinese. Salvo per la guerra, tutto il resto sono state chiacchiere a vuoto.

Come continuare la guerra contro la Russia: “Aiuti militari all’Ucraina finché sarà necessario”

Allo Stato corrotto, fascio e filoimperialista ucraino i capi dei governi imperialisti del G7 riuniti a Elmau hanno rinnovato l’impegno “a supportare il governo e il popolo ucraino nella strenua difesa della sovranità dello Stato e nella lotta per un futuro democratico e prospero" e “a fornire supporto finanziario, umanitario, militare e diplomatico all’Ucraina fino a quando sarà necessario“, e a sostenere “un piano internazionale di ricostruzione messo in atto dall’Ucraina in stretta collaborazione con partners multilaterali, che porti a una ripresa economica sostenibile, resiliente e inclusiva, e che rafforzi la democrazia, lo Stato di diritto e la lotta alla corruzione”.

Di quale rafforzamento di “democrazia”, di quale Stato di diritto e di quale lotta alla corruzione parlano gli imperialisti riguardo l’Ucraina? Il capo del governo, Zelenskj, ha messo fuorilegge i partiti della sinistra e quelli dell’opposizione, nel 2014 il Partito Comunista d’Ucraina è stato messo al bando dal Presidente Poroshenko sostenuto dagli imperialisti USA/UE, sono state varate le cosiddette “leggi di de-comunistizzazione”, mentre la repressione si è abbattuta su canali televisivi, siti web, chiese e di neonazisti è pieno il parlamento e l’esercito ucraini. E non possiamo certo non ricordare che sempre nel 2014, nella cosiddetta “rivoluzione ucraina” - in realtà la controrivoluzione fomentata dall’imperialismo USA/UE -, è stata scatenata la violenza sanguinosa di matrice neonazista che ha incendiata la Casa dei sindacati di Odessa uccidendo 42 lavoratori sotto gli occhi complici della polizia del governo filoimperialista ucraino.

Riguardo la corruzione l’UE ha fallito e lo dichiara esplicitamente: È da molto tempo che l’UE è a conoscenza delle connessioni tra oligarchi, alti funzionari, politici, sistema giudiziario e imprese statali. Tuttavia – osserva la Corte – non ha sviluppato una strategia concreta per contrastare la grande corruzione. Ad esempio, i flussi finanziari illeciti (compreso il riciclaggio di denaro) sono colpiti solo ai margini. Nondimeno, l’UE ha sostenuto molte riforme e attività anticorruzione in Ucraina. Nella maggior parte dei casi, il livello di sostegno dipende dal rispetto di una serie di condizioni. Spesso, però, la Commissione ha interpretato questi requisiti con eccessiva indulgenza, dando luogo a valutazioni troppo favorevoli. La Corte cita come esempio il sistema di esenzione dall’obbligo del visto. Il funzionamento di questo sistema non è stato rivisto, benché non fossero soddisfatte due delle tre condizioni a cui è subordinato il sostegno UE.

“Nonostante le varie forme di sostegno offerte dall’UE all’Ucraina, in questo paese gli oligarchi e gli interessi costituiti continuano a minare lo Stato di diritto e a compromettere lo sviluppo”, ha dichiarato Juhan Parts, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “L’Ucraina ha bisogno di una strategia mirata ed efficiente per contrastare il potere degli oligarchi e ridurre la cattura dello Stato. L’UE può svolgere un ruolo ben più incisivo di quanto non abbia fatto finora.”

Il richiamo al blocco navale russo sulle materie prime agricole ucraine non è certo garantire il diritto al cibo a tre quarti dell’umanità ma solo un motivo per dare ulteriore alimento alla guerra contro la Russia in Ucraina. "Ribadiamo il nostro appello alla Russia affinché ponga fine incondizionatamente al blocco navale dei porti ucraini del Mar Nero, alla distruzione di infrastrutture portuali e di trasporto cruciali e silos di cereali, all'appropriazione illegale di materie prime agricole e attrezzature e ad ogni altra attività che impedisca ulteriormente la produzione e l'esportazione di cibo ucraino", si legge nella dichiarazione finale. "Sosteniamo fortemente l'Ucraina - continua la nota - nel riprendere le sue esportazioni agricole mercati mondiali, nonché gli sforzi delle Nazioni Unite per sbloccare un corridoio marittimo sicuro attraverso il Mar Nero.

Sulla sicurezza alimentare globale i governi imperialisti del G7, loro che sono i principali responsabili della miseria e delle guerre in Africa, in Medio Oriente e in Asia, fanno solo promesse “interessate”, interessate perché questi paesi rappresentano l’alternativa al gas russo, comunque solo promesse che non hanno mai mantenuto, e di ben poca cosa rispetto a quanto investono nella guerra: parlano di stanziare 4,5 miliardi di dollari per quest’anno contro fame e malnutrizione che gli imperialisti stessi hanno creato con la rapina delle risorse e che porta a migrazioni di massa verso un futuro diverso, ma una speranza contro cui i governi UE e, soprattutto  l’Italia con questo governo, oppongono un muro fatto di respingimenti, di lager di Stato in Libia e Tunisia, di finanziamenti per l’addestramento e il sostegno alla guardia costiera libica. Abbiamo visto anche a Melilla, città nel Marocco sottomessa alla Spagna, il sangue, 37 morti e la repressione poliziesca contro i migranti, maltrattamenti e violenze che sono quotidiane nei confini della Fortezza Europa in Grecia, Turchia e nella Rotta Balcanica.

Price-cap

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L’embargo contro la Russia è stato un fallimento. L’Italia, con il governo Draghi, ha proposto il tetto al prezzo del petrolio russo. In Italia, su questo il governo italiano non è mai intervenuto, ha lasciato che i prezzi del carburante e dell’energia domestica gonfiassero il carobollette scaricato sui lavoratori. Una proposta demagogica, quindi, che richiederà molti negoziati da parte dei ministri delle finanze del G7, società private e governi di paesi in America Latina, Africa e altrove che acquistano petrolio russo. 

Draghi: “La crisi energetica va disinnescata anche per evitare un ritorno in forze del populismo”: ma è delle rivolte proletarie e popolari che è preoccupato, a nome di tutti i paesi imperialisti.

Contro la Cina al G7 imperialista Biden ha presentato il piano Partenariato per le infrastrutture e gli investimenti globali ('Partnership for Global Infrastructure and Investment') che dovrebbe mobilitare risorse per 600 miliardi di dollari e così “permettere ai Paesi di vedere i benefici concreti dell’alleanza con le democrazie”. Un piano aleatorio che dovrà passare dal voto parlamentare e che, anche questo, servirà a gonfiare il debito dei paesi oppressi dall’imperialismo, la cui eliminazione gli imperialisti non affronteranno mai. Un piano che è una risposta alla Via della seta, l’iniziativa promossa dalla Cina di Xi Jinping sin dal 2013, con investimenti previsti in una settantina di Paesi.

 

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