giovedì 8 giugno 2023

pc 8 giugno - Meloni/Piantedosi firmano un nuovo Memorandum con la Libia per bloccare le partenze dei migranti

con più repressione, lager, torture. Con i profitti dell'ENI sempre al centro.

Dopo il crimine di Cutro - strage di Stato rivendicata dal governo e su cui è in corso un'inchiesta della magistratura -, dopo avere umiliato persino i famigliari dei superstiti, dopo il Decreto razzista e xenofobo che inasprisce le espulsioni dei migranti, oggi la firma dell'ennesimo Memorandum con il diretto rappresentante libico, il capo delle milizie oggi ministro degli Interni, Emad Trabelsi, «uno dei peggiori violatori dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale in Libia»

Meloni “ha espresso apprezzamento per gli sforzi compiuti dalle autorità libiche nelle operazioni di salvataggio in mare e nel contenimento delle partenze irregolari”.


Il Ministro dell’interno Piantedosi ha sottoscritto oggi a Palazzo Chigi con il suo omologo libico Trabelsi una “Dichiarazione d’Intenti”.

Da specialelibia.it: “Emad Trabelsi capo delle milizie di Zintan, nominato dal Primo Ministro Abdel Hamid Dabaiba nel novembre 2022, ministro dell’Interno nel suo governo di Unità Nazionale, ha annunciato il varo di un piano di sicurezza per mettere in sicurezza i confini, i porti e il deserto per combattere il contrabbando e preservare le capacità della Nazione.

....Il curriculum di Trabelsi è noto agli addetti ai lavori. Con la sua storia, è uno di quei personaggi che

può decidere quando aprire e quando socchiudere le rotte dei barconi e quelle di altri traffici illeciti.

Il suo è il dicastero chiave per il controllo delle milizie e degli affari che tengono insieme i traffici di petrolio, migranti, armi, controllo del territorio e rapporti con i salotti europei. Il ministero inoltre dispone di una sua “guardia costiera” e di milizie affiliate, travestite da polizia territoriale, che a loro volta controllano i campi di prigionia dei migranti e decidono quando chiudere un occhio davanti alle coste e quando ostacolare i trafficanti concorrenti.

Già nel 2018 il dipartimento di Stato Usa (presidenza Trump) nel rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani nel mondo confermava una ricostruzione del gruppo di esperti Onu sulla Libia. Tra i nomi c’era quello dell’ambizioso Trabelsi, indicato come «comandante della Forza per le operazioni speciali di Zintan, nel frattempo nominato a capo della Direzione generale della sicurezza». Secondo le accuse, Trabelsi è stato «beneficiario di fondi ottenuti illegalmente».

Gli esperti Onu spiegavano che il capo milizia aveva imposto un tariffario per i transiti sul suo territorio: «5.000 dinari libici (3.600 dollari) per ogni autocisterna contenente prodotti petroliferi contrabbandati attraverso i posti di blocco sotto il suo controllo nel nord-ovest della Libia». Dopo aver pagato il “pedaggio” in contanti agli uomini di Trabelsi, ha rivelato Sergio Scandura per Radio Radicale pochi giorni fa, gli idrocarburi potevano entrare illegalmente in Tunisia. Un giro d’affari da decine e decine di milioni di euro all’anno.

Quando Emad Trabelsi ebbe il suo primo incarico di governo, passando da sceriffo di confine a sottosegretario agli Interni, il capo della Commissione nazionale per i diritti umani in Libia (Nchrl), Ahmed Hamza, protestò con il premier Dbeibah affermando che l’uomo dei clan di Zintan «è uno dei peggiori violatori dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale in Libia».

da agenzianova
Riguardo alla questione migratoria, secondo una bozza di protocollo d’intesa tra il Viminale e il ministero dell’Interno libico pervenuta ad “Agenzia Nova” da fonti libiche prevede, prevede al suo primo articolo lo “scambio di informazioni e competenze sul contrasto al traffico di esseri umani”, nonché la “prosecuzione della formazione” degli ufficiali della Guardia costiera libica, secondo un “meccanismo da concordare successivamente”. La bozza del memorandum, che è ancora in fase di trattativa e revisione, include inoltre la “prosecuzione della consegna di navi e attrezzature marittime alla Libia”, oltre allo “svolgimento di esercitazioni congiunte in mare e la fornitura di sostegno tecnico e logistico al Comando delle Guardie costiere della Libia”, inclusi “droni, apparecchiature di comunicazione wireless, telecamere e dispositivi di tracciamento”. La bozza dell’intesa prevede anche la “revisione di speciali misure di sicurezza per proteggere i confini meridionali della Libia e monitorare le rotte del deserto che portano i migranti illegali nelle città costiere”.

Nel suo secondo articolo, la bozza del memorandum d’intesa sulla sicurezza tra Italia e Libia che dovrebbe essere firmato a Roma “impegna le due parti ad avviare iniziative di cooperazione, in accordo con le intese raggiunte tra i due Paesi, (…) per ridurre l’afflusso di migranti irregolari, oltre a fornire i mezzi necessari per le operazione di salvataggio in mare, il rimpatrio delle salme e il sostegno alle istituzioni che operano in questo campo”. Al terzo articolo della bozza, la parte italiana si “impegna a continuare a fornire supporto tecnico e tecnologico alle forze di sicurezza libiche responsabili della lotta all’immigrazione clandestina”.

Da parte loro, i libici si impegnano al quarto articolo dell’intesa “a utilizzare le attrezzature e i materiali forniti dagli italiani esclusivamente da parte degli enti per il contrasto alle migrazioni irregolari, secondo quanto convenuto”. Il quinto articolo afferma che entrambe le parti si impegnano a realizzare un “programma di formazione per combattere la criminalità in tutte le sue forme”. Il sesto articolo prevede che un gruppo di lavoro congiunto segua tutte le questioni concordate, tenendo riunioni a rotazione ogni sei mesi. Entrambe le parti si impegnano poi, al settimo articolo, a risolvere eventuali future controversie attraverso le vie ufficiali. L’articolo otto della bozza stabilisce che “il presente protocollo è applicabile in conformità alle leggi italiane, libiche e internazionali”. L’articolo nove, infine, prevede che il protocollo “entri in vigore alla data della sua firma e abbia una durata di tre anni, e che possa essere automaticamente prorogato per lo stesso periodo (3 anni) in assenza di obiezione di una delle parti”.

La violazione dei diritti umani in Libia non è certo un problema per i profitti dell'ENI: 
La Libia firmerà un accordo da 1,2 miliardi di dollari con ENI. Probabilmente include finanziamenti per giacimenti offshore occidentali che la società ha annunciato sarebbero stati sviluppati all'inizio di quest'anno.

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