domenica 4 giugno 2023

pc 4 giugno - In Germania il movimento antifascista risponde alla criminalizzazione, allo Stato di polizia che appoggia e copre i neonazi e reprime gli antifa

Il fascismo è sempre più la risposta degli Stati della borghesia imperialista. Contro chi si oppone a guerra e al fascismo/nazismo la risposta dello Stato è una sola: repressione, carcere. Questa repressione si è vista anche nelle ultime settimane contro gli eco-attivisti.

Massima solidarietà agli antifascisti scesi in piazza!

Libertà per Lina e per tutti gli antifascisti!


La scintilla che innesca la repressione politico-giudiziaria è stato il processo Antifa Ost che ha condannato Lina E., compagna di 28 anni condannata questa settimana dal tribunale di Lipsia a 5 anni

e tre mesi di carcere per lesioni personali e appartenenza a un’organizzazione criminale. Gli altri tre imputati, Lennart, Jannis e Jonathan, sono stati condannati a 3 anni, 2 anni e 5 mesi e 3 anni e 3 mesi. Tutti e quattro sono stati condannati sulla base del comma 129 - costituzione di un'organizzazione criminale, perché antifascisti. 

Soprattutto – scrivono i giudici – incarna la «dimostrazione di fino a che punto possono spingersi gli antifascisti».

Da Radio Onda d'urto: GERMANIA: CARICHE E SCONTRI A LIPSIA NEL CORSO DI UNA MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

Il processo Antifa Ost è il più grande processo contro la sinistra radicale che è stato portato avanti negli ultimi anni in Germania E viene descritto dalla sinistra tedesca come un processo politico. L’obiettivo della magistratura è attaccare frontalmente l’organizzazione antifascista per consentire al governo di mettere in atto normative con lo scopo di reprimere le ampie proteste sociali innescate dalla crisi economica, sociale ed ecologica.

Mercoledì sera, subito dopo la sentenza, c’è stata una manifestazione per Lina E., nella quale ci sono stati ripetuti scontri con la polizia. Venerdì sera, dopo che è stata presentata una causa contro il divieto (poi respinta dal Tribunale di Lipsia), si sono riunite più di un migliaio di persone a Wiedebachplatz per il diritto a manifestare. La polizia è intervenuta immediatamente con diverse cariche e i manifestanti hanno risposto con barricate. Gli scontri sono durati diverse ore e, al momento, si registrano tre arresti.

Aggiornamento domenica 4 giugno: 5000 antifascisti si sono concentrati alle 16.30. Per due volte c’è stato il tentativo di partire in corteo verso il centro della citta’ , ma sono stati respinti dalla polizia che ha messo in campo un ingente apparato repressivo con centinaia di uomini, otto mezzi adibiti a cannoni spara acqua e due mezzi adibiti alla distruzione-rimozione di barricate. Dopo 11 ore alcuni gruppi di compagni e compagne sono riusciti a muoversi in corteo dalla piazza.

La prima ad applaudire il «verdetto esemplare» è stata la ministra Faeser, soddisfatta per l’interpretazione più che allargata del reato commesso dalla compagna antifascista.. «NON POSSIAMO permettere questa spirale di radicalizzazione. D’ora in poi terremo d’occhio l’intera scena dell’estremismo di sinistra mettendo in campo azioni decisive, proprio come facciamo contro l’ultra-destra e il terrorismo islamico» scandisce Faeser. Tutti uguali, dunque, in punta di diritto. Però solo in teoria.

SPICCA PER DIFFERENZA il morbido trattamento recentemente riservato al neonazi André Eminger, complice di una decina di omicidi, condannato a 2 anni e mezzo in meno dei tre compagni di Lina, come sottolinea la Taz. Ma la mano pesante contro gli Antifa stride pure con la sentenza sulla coppia di neonazi che hanno pestato due giornalisti in Turingia: un anno di libertà vigilata e qualche ora ai servizi sociali. Tra le attenuanti riconosciute dal giudice, lo sbaglio di persona, incredibilmente riassunto così: «Non sapevano di avere di fronte due cronisti. Credevano fossero antifascisti».

Tanto basta alla condanna mite, mentre Afd è tornata a essere il primo partito della Germania-Est sotto la guida del deputato Björn Höcke, celebre per i famigerati slogan sul calco del Terzo Reich. Solo una delle tante innocue macchiette nere del Paese? Mica tanto: l’anno prossimo rischia di diventare governatore della Turingia al posto del comunista Bodo Ramelow.

NON SONO BASTATE le cariche di venerdì sera contro il presidio Antifa, il veto del tribunale alla demo di solidarietà a Lina, né lo schieramento di un esercito di agenti in numero triplo rispetto ai manifestanti. Neppure l’allarmistico titolo della Bild («Ecco la calata dei teppisti per vendicare l’amica») ieri è riuscito a bloccare il corteo di 1.200 persone lungo Karl-Liebknecht Strasse.

Secondo la polizia, insieme a Berlino e Amburgo, la città sassone è uno dei «punti caldi del radicalismo di sinistra» in Germania. Ma anche una delle «aree di ribellione» coincidenti con le zone dove insiste l’altra protesta nel mirino del governo Scholz. Non a caso il controspionaggio denuncia i «tentativi di infiltrazione degli Antifa nel movimento Ultima Generazione». Anche se sono tutti ancora da provare e per adesso l’unica equivalenza fra «teppisti rossi» ed «eco-vandali» rimane l’identica repressione.



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