mercoledì 18 gennaio 2023

pc 18 gennaio - 10mila metalmeccanici in meno nelle aziende in crisi che si preparano alla ristrutturazione generale dentro la concorrenza tra multinazionali


Una delle tante proteste delle operaie Whirlpool di Napoli 

Alle notizie negative per gli operai della Whirpool che cede il 75% delle attività ai turchi di Arçelik si aggiungono quelle negative per tutti gli operai metalmeccanici secondo uno studio della Fim-Cisl riportato e commentato ieri dai padroni del Sole24Ore.

Secondo il report gli operai “coinvolti in sei mesi calano da 70.867 (giugno) a 60.727 (dicembre)”. «Avere 60mila posti di lavoro a rischio,- dice il sindacato concertativo - in uno dei paesi più industrializzati è una questione sociale urgente che non ci possiamo permettere di trascurare e che va affrontata».

I 60mila posti di lavoro a rischio, dice la Cisl, sarebbero quelli dei 51 tavoli nazionali (che in tutto sarebbero ancora 206!) delle crisi storiche “Nella metalmeccanica” per cui è previsto un incontro per

oggi al MIMIT. Si tratta di aziende sopra i 200 dipendenti (Blutec, Firema, Jsw Piombino ex Lucchini, Jabil, ex-Ilva per citarne alcune) per le quali da anni stentano a decollare piani di reindustrializzazione che ridiano slancio alle produzioni e all’occupazione.”

Per il giornale dei padroni, gli operai in meno in sei mesi “Sono quindi 10.140” e sarebbero da imputare alla chiusura di alcune delle centinaia di vertenze aperte al ministero. E ciò significa che migliaia di operai sono “usciti dai tavoli” perché licenziati definitivamente, o “accompagnati alla pensione” o “incentivati” ecc.

Le cause delle crisi aziendali individuate sono legate a “questioni finanziarie, di settore o legate all’indotto, alle materie prime, allo shock energetico”. Mentre per la Fim-Cisl le crisi «segnalano alcune difficoltà strutturali che devono essere affrontate: l’aumento del numero di crisi aziendali storiche ormai croniche che non si risolvono, l’aumento dei casi di crisi nel Mezzogiorno del Paese dove si rischia il deserto industriale e occupazionale, i troppi casi di mancata reindustrializzazione nonostante gli impegni presi al MISE (MIMIT) e aumento delle difficoltà nel settore automotive».

“Nel settore – continua la giornalista - le maggiori criticità si rilevano per la carenza di materie prime e per gli aumenti del costo dell’energia che mette in difficoltà soprattutto i comparti più energivori, come siderurgia e metallurgia. A tutto questo si sommano poi le incertezze e i costi legati alle transizioni green e digitali che si fanno sentire nella siderurgia e dell’automotive, mentre il riposizionamento delle catene del valore a livello globale sta impattando soprattutto sugli elettrodomestici.”

I posti in pericolo solo per il settore legato alla componentistica auto sono 49.194 per “l’addio ai motori endotermici, entro il 2035”.

Mentre “nell’elettrodomestico gli occhi sono puntati sulle mosse future di Whirlpool ed Electrolux [e infatti la notizia è arrivata oggi, ndr] che hanno annunciato riorganizzazione su tutti i loro siti in Italia. Se la scorsa settimana Electrolux ha raggiunto con i sindacati un accordo su 222 esuberi, affinché vengano realizzati con uscite volontarie e incentivate, Whirlpool è al lavoro sulla revisione strategica del portafoglio delle attività in tutta l’area Emea [Europa, Medio Oriente e Africa, ndr].”

La riorganizzazione di cui parla il quotidiano dei padroni si chiama ristrutturazione nel quadro generale della concorrenza internazionale, all’interno di una “nuova” recessione in arrivo! Prendere atto di questa situazione significa avere gli strumenti per difendersi e poi attaccare le strategie di “rilancio” di una produzione industriale che altrimenti viene pagata pesantemente solo e sempre dalla classe operaia.

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