sabato 10 settembre 2022

pc 10 settembre - Acciaierie Sicilia ferma la produzione per due settimane e 500 operai rischiano il licenziamento

 

Acciaierie di Sicilia, società del gruppo Alfa Acciai di Brescia, ha deciso di fermare l'attività per due settimane nello stabilimento di Catania che produce tondini per il cemento armato. L'azienda aveva riaperto i battenti da una settimana, dopo la chiusura d'agosto e la sospensione attuata a giugno e luglio, sospensione che gli operai avevano subito con i contratti di solidarietà perdendo salario. Tra diretto e indotto l'attività occupa 500 persone.

Il caro energia e il blocco della produzione, se da un lato sono fattori oggettivi, dall’altro diventano strumento per i padroni, dopo aver fatto negli anni il pieno di profitti, per ristrutturare e provare a svuotare i magazzini pieni.

Racconta infatti La Repubblica Palermo di ieri: “Acciaierie di Sicilia produce tondini d’acciaio per l’edilizia e fino ad oggi è riuscita ad attraversare intatta la crisi del 2008 e quella del Covid”. Ciò

significa aver fatto tanti profitti sulla pelle degli operai!

Il direttore generale racconta meglio l’evoluzione di questa situazione negli ultimi anni: “Siamo nati quando la Sicilia consumava 500mila tonnellate di acciaio l’anno e noi ne producevamo 300mila … adesso noi ne produciamo 400mila ma la Sicilia ne assorbe 120mila.” Ciò significa che nemmeno l’edilizia, spinta dagli incentivi del governo 110% riesce ad assorbire la crisi.

Certo con le “grandi opere”, ferrovie ecc. tutto potrebbe ripartire: “… tutta la nostra produzione verrebbe assorbita ma il caro materiali sta ancora di più rallentando queste opere già in ritardo di anni”

 E “Se i costi aumentano – continua il direttore - dobbiamo rinunciare a esportare e produrre solo per il mercato regionale, che vale il 40% del totale. È quello che stiamo facendo adesso ma con i sacrifici dei lavoratori, la cassa integrazione che però ad aprile finirà”.

I sacrifici un operaio li racconta in questo modo: “A giugno ho lavorato solo 4 giorni, con la cassa integrazione al 50% significa 800 euro di stipendio in meno. Mentre tutto aumenta, ho dovuto scegliere se pagare il mutuo o fare la spesa”… questi sacrifici si chiamano sfruttamento e significano sempre profitti per i padroni!

I sindacati confederali dal canto loro continuano a fare eco alle parole dei padroni, lamentandosi dei governi che non li aiutano abbastanza con altri tagli di costi, incentivi ecc. ecc.

È per questo che agli operai non rimane che prendere nelle proprie mani la battaglia! e unirsi alle tante altre vertenze, il cui numero si allunga ogni giorno di più per trasformarle tutte in un’unica grande lotta.

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