giovedì 9 agosto 2012

pc 8 agosto - Sempre più tasse, sempre più selezione, sempre più sfigati: un breve commento sull'estate calda dell'università - cau napoli

“Tasse! Tasse! Bellissime, adorabili tasse!”
“Sire, voi siete bravissimo a convincere i poveri a farvi omaggio dei loro risparmi!”
“Per coniare una frase, mio caro consigliere, ruba al povero per sfamare il ricco”.
(da Robin Hood)

Non è per ridere che iniziamo citando un cartone animato, ma perché questo spezzone di Robin Hood non può non ricordarci l’ultimo maxi-emendamento al decreto legge sulla spendig review, in particolare la parte sull’università, che di simpatico ha davvero poco.
Nel cartone, infatti, è proprio il principe Giovanni a centrare il punto: questa è l’ennesima operazione per cui a pagare dovranno essere quelli che pagano già da una vita! E dov’è il tentativo di inganno, il modo in cui il Sire prova a convincerci? E’ il responsabile Università del PD –guarda caso- a venirci in aiuto:
Marco Meloni, responsabile Università della segreteria Pd, benedice l’iniziativa. «L’emendamento cancella la norma del decreto legge che avrebbe consentito quasi il raddoppio delle tasse agli studenti in corso e un aumento senza limite né criterio orientativo per i fuoricorso. Inoltre, tutte le risorse derivanti dagli incrementi delle tasse ai fuoricorso sono destinate a diritto allo studio e welfare studentesco».
Quindi dovremmo ringraziarli?! Quella che a Marco Meloni sembra una fantastica novità o un motivo per cui elogiare questo emendamento, a noi sembra solo una presa per il culo. Paghiamo da sempre tasse di qualunque tipo e in perenne aumento per non avere un servizio mensa, per non avere alloggi, per non ricevere borse di studio, per seguire corsi seduti a terra, per pagare libri di testo sempre più costosi, e la lista potrebbe continuare all’infinito.

Qual è l’elemento di novità, quindi? Pagheremo per dei nostri diritti, diritti che poi nemmeno per sbaglio vengono rispettati, ma semplicemente un po’ di più di prima!
E qui calza a pennello una notizia vecchia di qualche giorno che, invece, qualcosa di simpatico ce l’ha, forse nelle sue sembianze di ossimoro: in Campania la tassa regionale per il diritto allo studio aumenterà del 126%.

Riepilogando, quindi, aggiornandoci in base a ciò che è stato votato al Senato e che lunedì verrà votato alla Camera:
-in Campania la tassa regionale per il DSU passa, per tutti, da 62 a 140 euro;
-le tasse universitarie aumentano per tutti, anno prima-anno dopo. L’aumento verrà calcolato in base al reddito;
-per i fuori corso le tasse diventano dal 25% al 100% più alte delle tasse 0(aumentate!) degli studenti in corso.
(Per fasce di reddito, percentuali e anni precisi, guarda la tabella del Sole24Ore)
Ci agganciamo a quest’ultimo punto per toccare un altro nodo sostanziale: ci stanno dicendo che questi diritti non dobbiamo solo comprarli a caro prezzo, ma che ce li dobbiamo anche meritare.
Se per qualunque motivo non riusciamo ad essere nei tempi giusti, per loro non siamo all’altezza dei nostri diritti, insomma!
E se proprio dobbiamo essere precisi, ce lo stanno solo ribadendo: ormai sono anni che ci tocca ascoltare  nenie sulla meritocrazia, ed è solo un mese fa che è sopraggiunta la loro codificazione: la Riforma Profumo a.k.a. Pacchetto Merito. Una riforma a costo zero per motivi ben precisi: rispondeva alla necessità di costruire una cornice ideologica nella quale far rientrare i provvedimenti successivi; corrispondeva ad un vero e proprio manifesto di questo Governo che fa della competizione, della produttività, dell’arrivismo la propria bandiera e che parte, ovviamente, dalla scuola e dall’università per toccare qualunque aspetto delle nostre vite, come abbiamo già scritto nel nostro commento alla riforma.

Sembra di capire, quindi, che gli studenti fuori corso, risultando poco produttivi, non si meritino il diritto allo studio, tanto da dover pagare non solo più tasse in quanto studenti, ma “qualcosina” in più, essendo fuori i ritmi imposti.
A proposito di questo Michael Martone, dopo le dichiarazioni di febbraio, che si sono confermate “dichiarazioni d’intenti” del Governo Monti,  non s’è fatto scappare quest’altra occasione:
"In difesa del provvedimento si schiera Michel Martone, viceministro del Lavoro, celebre per avere definito “sfigati” proprio i fuoricorso, «ma lo direi ancora» — commenta — è stato un incentivo a spronare i giovani".


E l’ultimo commento lo riserviamo alla postilla che riguarda gli studenti-lavoratori i quali dovrebbero avere un trattamento particolare e agevolato.  Postilla pensata, probabilmente, in risposta a quelli che si sono permessi di dire che talvolta si è studenti fuori corso proprio per la necessità di doversi barcamenare tra studio e lavoro per potersi permettere l’università. Saremmo curiosi di sapere in che modo verrà certificato lo “status” di studente-lavoratore dal momento che molti di quelli che si trovano in questa situazione lavorano a nero.

Non dimenticate che siamo “solo” studenti, certo, ma che i genitori che ci “mantengono” e per cui siamo stati chiamati (tra le tante) “bamboccioni”, magari sono in cassa integrazione, o sono stati licenziati, o sono “esodati”. Siamo “solo” studenti, ma quando troveremo un lavoro “in regola” avremo sempre meno diritti e chissà se e quando avremo una pensione.

Siamo studenti, quelli che negli anni scorsi sono scesi in piazza contro la Riforma Gelmini, ma anche il giorno del voto di fiducia del Governo Berlusconi. E siamo anche quelli che hanno manifestato contro la TAV, contro il piano Marchionne, contro il Governo Monti e contro l’attacco al mondo del lavoro.
Dobbiamo continuare su questa strada, anzi, dobbiamo cominciare a lavorare per mettere in moto una forte mobilitazione di cui quest’anno si è sentita la mancanza e di cui sono stati partecipi i lavoratori, isolati più che mai e impegnati in lotte per la sopravvivenza.

L’Italia è uno dei paesi con una ricchezza privata tra le più alte in Europa, addirittura più alta di quella francese, tedesca o inglese. Non smetterebbero mai di “rubare ai poveri per sfamare i ricchi”, sarebbe stupido aspettarsi il contrario, ma dobbiamo essere coscienti del fatto che questa non è l’unica soluzione e quindi dobbiamo lottare affinché cambi lo stato di cose presente!


I diritti non si meritano, si conquistano!
EAT THE RICH!

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