sabato 4 agosto 2012

pc 4 agosto -NELLA “GUERRA” IN CORSO ALL’ILVA, PER GLI OPERAI CENTRALE E’ L’ORGANIZZAZIONE DI CLASSE.


Oggi all’Ilva vi è una guerra iniziata da padron Riva, già nel mese di marzo, quando tramite i suoi capi e settori di lavoratori privilegiati ha mobilitato la fabbrica al suo fianco a difesa dei suoi interessi di continuare a fare profitti sulla pelle e la salute degli operai e della città.
Questa “guerra” vede da un lato un fronte formato da Riva, tutta la direzione Ilva, Stato e governo sempre difensori degli interessi capitalistici, nonché Istituzioni, a cominciare dalla Regione di Vendola, che non hanno voluto risolvere prima i problemi e continuano anche ora a fare prevalentemente parole; a questo fronte antioperaio hanno dato negli anni e danno sostegno con linee, e soprattutto azioni, accordi svendita, i sindacati confederali, tutti, facendosi così corresponsabili dello sfruttamento, dell’attacco ai diritti in Ilva e dell’”inferno dell’Ilva” che ha portato a morti in fabbrica e fuori – senza questa azione complice di collaborazione attiva e continua non saremmo arrivati a questa situazione.
Dall’altro lato di questa guerra vi sono gli operai.
Questa in corso, quindi, è un lotta di classe, con nemici del lavoro e della salute degli operai e degli abitanti di Taranto; in questa lotta di classe gli operai non hanno amici nel primo fronte.
La vera devastazione è quella portata avanti da Riva, e prima dai padroni “pubblici”, fatta di massima intensificazione del lavoro, massimo utilizzo degli impianti, taglio dei costi “inutili” quelli per la sicurezza e la difesa dell’ambiente, livelli record di produzione, realizzati con super sfruttamento, mancanza di diritti, morti per infortuni e malattie e attacco alla salute della popolazione e all’ambiente.
QUESTA DEVASTAZIONE CAPITALISTA, PER IL PROFITTO E' ALLA BASE DELLA DEVASTAZIONE AMBIENTALE.

Quindi è la fabbrica il cuore della partita di questa guerra, se non si lotta contro la vera ragione della devastazione ambientale: il profitto capitalista e là dove si produce, si perde la rotta, i nemici possono sembrare “amici” e nello stesso tempo non c’è un barometro di classe per capire chi sono i veri amici degli operai in questa lotta.
Gli operai devono costruirsi il loro fronte prima di tutto all’interno dell’Ilva, contro aziendalisti e sindacati confederali.
All’esterno della fabbrica, con gli abitanti dei quartieri proletari più devastati, con i giovani, gli studenti, con forze di movimento e settori ambientalisti, così come singoli magistrati, giornalisti, intellettuali, ecc., che però non mettano, per salvaguardare solo i loro interessi e la loro visione del mondo di matrice borghese, medio borghese e piccolo borghese, la difesa dell’ambiente prima e in contraddizione o contrasto con la battaglia per la difesa di tutti i posti di lavoro in Ilva, perché l’Ilva non deve chiudere, per la salvaguardia di Taranto come importante città industriale, che poi significa difesa di una consistente classe operaia - altrimenti facciamo la fine di Bagnoli.

Ma mentre il fronte padronal/statale è organizzato sia pur con qualche contraddizione interna seria in questo momento; il fronte operaio non lo è.
Questo ora è il vero problema che abbiamo in questa lotta. LA QUESTIONE CENTRALE, DECISIVA E’ L’ORGANIZZAZIONE DI CLASSE DEGLI OPERAI ALL’ILVA.
Questa organizzazione è prima di tutto l’organizzazione sindacale di classe.
Perché il sindacato degli operai, nelle mani degli operai è storicamente e attualmente una condizione sine qua no della possibilità di lottare e strappare risultati; è l’unica organizzazione che può essere di massa degli operai.
Oggi questa organizzazione sindacale di classe passa per lo sviluppo dello Slai cobas in Ilva.
Non c‘è un’altra organizzazione che possa oggi avere questa funzione, che possa rivolgersi in maniera trasversale a tutti gli operai, e organizzare stabilmente quelli che vogliono pensare con la propria testa, come rappresentanti collettivi della classe.
Senza questa organizzazione alternativa gli operai possono certo incidere in un momento di lotta (la contestazione di un sindacalista in assemblea in fabbrica, ecc.), ma non riescono assolutamente a pesare in modo continuo, sia nella lotta che nei tavoli di trattativa – che sono altrettanto importanti e parte della lotta perchè permettono di ottenere i risultati di quella lotta, senza i quali gli operai non continuano a lottare né prendono fiducia nelle loro forze -; sia in una singola lotta in fabbrica (vedi cambio-tuta) sia in una battaglia così generale, come questa sulla “chiusura dell'Ilva”, sia in prospettiva nello scontro generale con i padroni e governo.

Rispetto a questo, tutti gli operai più coscienti devono assumersi la responsabilità. E’ ORA E’ PIU’ CHE MAI L’ORA!
Si possono dire le cose più giuste, ma senza organizzazione in fabbrica che punti a conquistare la massa operaia, non si può avere realmente peso e autonomia, se non episodicamente.
Su questo vi sono tra operai ed ex delegati in Ilva atteggiamenti e scelte che non vanno bene e che, lo vogliano o no, finiscono per frenare questo necessario processo di organizzazione di centinaia di operai nello slai cobas.
L’atteggiamento di chi parla bene, e si avvicina o si organizza perfino con noi, ma poi di fronte alle pressioni dell'azienda, è passato alla Cisl (primaRizzo e poi lo stesso Ranieri). Questi operai possono dire le cose più giuste, possono essere, come Ranieri nella manifestazione del 2/8, combattivi e punti di riferimento di tanti operai, ma che proposta organizzativa mandano di fatto agli operai? Andate nella cisl, per ottenere copertura sindacale? – sindacato chiaramente super responsabile della politica dell’azienda.
Nè si può coltivare tra gli operai la impotente ed eterna illusione che avevano già nella Fiom e che oggi portano nella Cisl: 'facciamo ciò che vogliamo': puoi farlo per una volta anche due ma poi decidono loro, e tu o copri o te ne vai.
Giustificare questo passaggio ai sindacati più filo Riva con i problemi personali e familiari, non va bene. Tutti hanno problemi, tutti sono “ricattabili” da Riva, ma così si propone di restare sotto ricatto tutta la vita! Poi si porta in piazza lo striscione “Si ai diritti, No ai ricatti”, ma Ranieri non ha difeso il suo e nostro diritto di essere come Slai cobas in fabbrica, ci lascia soli di fronte al ricatto del padrone. Lui lo voglia o no questo ricatto lo sta accettando.
Poi il ricatto viene anche esagerato. Finora nelle volte che siamo stati in fabbriche – dalla Belleli, alla Nuova Siet, oggi alla Effer - nessun lavoratore dello slai cobas è stato licenziato, pur avendo avuto chiaramente pressioni, discriminazioni, ecc., né finora all'Ilva è stato licenziato alcun lavoratore che allo slai cobas è rimasto iscritto. Anche recentemente alla Effer, fabbrica metalmeccanica gru, l’azienda, dopo un compatta fermata indetta dallo slai cobas, ha minacciato il licenziamento dei due responsabili operai del cobas, ma ha dovuto rimangiarselo e, i due operai sono al lavoro, non solo, i lavoratori in cigs prima che ci fosse il cobas oggi sono tutti rientrati in fabbrica.

Altro atteggiamento che non aiuta è quello di quegli operai, anche incazzati/ribelli, che sono contro i sindacati confederali, contro fim, fiom, uilm, e arrivano a dire: basta con i sindacati, nessuna “bandiera”, facciamo da noi, ecc.. Questo atteggiamento è inconcludente e controproducente nella lotta di classe contro padroni e governo, il sindacato in fabbrica è una necessità per gli operai. Altrimenti che lo si voglia o no di fatto si delega agli altri (ai sindacati confederali o ai capi aziendalisti), e agli operai disorganizzati e arrabbiati resta il cerino della contestazione.
Anche fuori dalla fabbrica, senza la loro autonoma organizzazione di classe, gli operai non è vero che “fanno da loro”, perchè confluiscono in aggregazioni ibride e a volte perfino equivoche con altre realtà non classiste, su cui non riescono a pesare realmente su linee, decisioni e pratiche.

Oggi l'unica strada che può cambiare le cose in fabbrica, nella massa operaia, e può dare nuovo peso agli operai come massa in città, passa attraverso il rafforzamento e lo sviluppo del nucleo iniziale del Cobas in Ilva che riesca a iscrivere un 300 operai e ne attivizzi una cinquantina.
E, allora, tutti potranno vedere realmente come le cose non siano più come prima.
Sappiamo tutti che questa strada è difficile, ma non è affatto vero che perseguendo altre “più facili”, “più aggregabili” si arriva a cambiare i rapporti di forza.


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