martedì 1 novembre 2022

pc 1 novembre - L'azione proletaria e comunista alle fabbriche - Fincantieri e Acciaierie d'Italia

Sta continuando il giro delle fabbriche. Lo scopo è alimentare il conflitto, prendere contatti, costruire organizzazione operaia e proletaria, costruire assemblee proletarie anticapitaliste territoriali, verso nuovi appuntamenti nazionali da metà gennaio, seguendo passo dopo passo i "100 giorni" del governo Meloni.

Brevi note sugli interventi ad Acciaierie d'Italia Taranto e alla Fincantieri di Palermo.

Fincantieri Palermo


Volantinaggio bene accolto e capannelli con gli operai in pausa-mensa.
Sul governo i commenti erano: "Chi sta al potere non cambia natura anche se cambia il governo", 
Sulla Meloni nessuna fiducia da più operai. Forte denuncia della "sinistra" e in particolare del PD: "ma a sinistra che hanno fatto? Ci hanno massacrato e diviso"
D'accordo tutti sulla necessità di mobilitarsi contro caro-bollette e carovita che sta diventando impossibile da gestire...
La discussione ha affrontato anche il problema della guerra: "stiamo lavorando su due navi da guerra che saranno inviate alla Turchia - hanno denunciato alcuni operai - ma queste navi serviranno per fare altri morti. Lavoro con il magone ma che devo fare licenziarmi? Mi auguro che appena si varano affondino...". La produzione delle navi da guerra è parte della produzione del sistema dei padroni ma il problema è il sistema dei padroni.
La discussione poi si è allargata alla questione della necessità del partito dei proletari che gli operai in passato hanno avuto ma che oggi va ricostruito.

Acciaierie d'Italia/Appalto Taranto
Anche qui volantino molto richiesto e molti capannelli con operai, in particolare alle Ditte dell’appalto, dove in generale è più vivace il clima. 
Vari operai hanno detto di non aver votato, altri di aver votato a sinistra o M5S di Conte. Nessuno di quelli con cui si è parlato ha detto di aver a destra.

Condivisione della situazione di continuità/peggioramento del nuovo governo Meloni – con alcuni operai abbiamo potuto parlare del carattere fascista del governo. Solo un operaio ha detto la solita frase: "ma ancora non è in carica, vediamo cosa fa". Ma qui è stato facile dire: che sia Salvini che Berlusconi li abbiamo conosciuti bene all’opera e la Meloni è una vita che sta in parlamento e non si può dire che non dica le cose che vuole fare.

Alcuni operai hanno posto chiaramente che non basta la lotta sindacale. Altri che bisogna passare alle maniere dure, prendere i “bastoni”, che bisogna distruggere per costruire.
A un operaio che diceva che per cambiare realmente servirebbe un colpo di Stato, è stato spiegato cosa portano i “colpi di Stato”, più militarizzazione, più dittatura di poche persone che comandano, sempre al servizio della classe dominante, e oggi più intervento nella guerra. Argomenti convincenti.

Lo stesso ha riguardato la denuncia, rispetto al nuovo governo, della linea dei sindacati confederali, in primis Landini, verso cui le nostre parole di denuncia sfondavano una porta aperta.
Alcuni operai, che nelle precedenti elezioni avevano anche votato PD, ma che ora se ne vergognano, erano inferociti, fortemente indignati contro il PD, principale responsabile della vittoria della destra. Oggi il PD viene odiato dagli operai, questo via via trova conferma, da Acciaierie d'Italia alla Stellantis.

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