sabato 3 ottobre 2015

pc 3 ottobre - La Cgil tiene il Direttivo Nazionale dentro Expo e la cosiddetta opposizione interna si "indigna"? Ma basta con ipocrisia e opportunismo, avete rotto! Occorre il Sindacato di Classe e la cacciata del governo

Sergio Bellavita.
Susanna Camusso ha deciso di tenere una delle due giornate del massimo organismo dirigente Cgil dentro Expo. Il senso di questa scelta è chiaro, affermare una precisa posizione di campo rispetto al tema delle grandi opere, del rapporto con il territorio e l’ambiente ma si potrebbe dire rispetto, più in generale, alle politiche economiche e sociali. Camusso porta il direttivo Cgil  dentro un luogo ormai simbolo, laboratorio, delle nuove frontiere dello sfruttamento del lavoro. Migliaia di giovani hanno lavorato gratis, grazie all’indecente accordo sindacale che ha reso possibile, per la prima volta nella storia della Repubblica, il lavoro gratuito. Lo ha fatto utilizzando il famigerato Art.8 di Sacconi che consente di derogare alle leggi dello stato, in peius ovviamente. A breve calerà il buio totale sul futuro di quei migliaia di giovani a cui le multinazionali hanno dato una mancetta. Così come l’enorme area perderà ogni interesse per gli avvoltoi del cemento e della costruzione. Nulla di nuovo, è il paese piccolo piccolo di sempre. Il parterre di Expo ha già ospitato il partito democratico e gli industriali di Confindustria riuniti nella loro assemblea annuale. Entrambi autori e complici del saccheggio perpetrato ai danni della collettività, entrambi smaniosi di ricavare il massimo profitto dall’ipocrita esposizione internazionale governata dalle multinazionali. Forse Susanna Camusso si sente in buona compagnia, noi no. La distanza che intercorre tra i vertici della Cgil e i movimenti di popolo che difendono il territorio, l’ambiente e la salute combattendo contro la voracità e la violenza di corposi interessi, con questa scelta diventa abissale. E per questo la combatteremo. Non accetteremo mai che la Cgil diventi un padiglione di Expo.



Mentre scrivo si sente ancora l’eco del linciaggio mediatico alle lavoratrici e ai lavoratori del Colosseo  e la richiesta di Fincantieri Palermo di far sottoscrivere ai lavoratori la rinuncia al diritto di sciopero. Guardate un po’, proprio in virtù della eccezionalità della commessa  si realizza lo sgretolamento  di un diritto costituzionale.  L’eccezione, di cui EXPO è paradigma conclamato, si fa regola e asfalta tutto, compresi diritti indisponibili e di rango costituzionale. L’attacco al mondo del lavoro  è condito da invidia sociale, da conflittualità indotta che mette contro cittadini e lavoratori: era proprio necessario svolgere un Direttivo Nazionale, che si dovrebbe preoccupare di imbastire una massiccia mobilitazione contro chi su queste  restrizioni  dei diritti aumenta i propri profitti, proprio nel santuario della precarietà e dello sfruttamento? E non mi convincono affatto le giustificazioni di chi dice dobbiamo stare vicino ai lavoratori EXPO. A quanto ne so l’odg di convocazione del Direttivo non prevede alcuna forma di partecipazione dei lavoratori,  di mobilitazione o di focus su dinamiche sviluppatesi a EXPO in questi mesi. Non si sta vicino ai lavoratori legittimando con incontri a platea selezionata  il dispositivo derogatorio in cui lavorano. Lo si fa creando assemblee nei luoghi di lavoro, organizzando scioperi per il miglioramento delle condizioni materiali,  invitando i lavoratori a parlare ai Direttivi, riempiendo le piazze di contenuti, segnando anche nella scelta dei simboli   una linea distintiva tra capitale ( multinazionali) e lavoro.

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