mercoledì 15 febbraio 2023

pc 15 febbraio: Finora Stellantis/Melfi ha potuto fare ciò che voleva con i sindacati compiacenti... E ORA...


LE LAMENTELE DELLA CGIL che si rivolge alle Istituzioni

«In Basilicata a rischio 11mila posti di lavoro, tra Stellantis e indotto. E' questa la dimensione che la crisi di Stellantis potrebbe avere sulle famiglie lucane. Un numero imponente che potrebbe avere ripercussioni sull’intero tessuto produttivo e sociale della terra lucana. Per questo oggi tutti gli occhi saranno puntati su Roma al Mimit. Su quel tavolo richiesto, atteso e visto come una occasione per chiarire lo scenario e provare a trovare soluzioni.

Non tutti i sindacati, però, saranno seduti di fronte al ministro. La Fiom Cgil non ci sara', ha scelto di convocare un’assemblea pubblica con la partecipazione delle delegate e dei delegati di tutta Italia sotto il Ministero. Un’assemblea nata per ribadire che «l’uso massiccio di ammortizzatori sociali con perdita di salario e in alcuni casi una distribuzione non equa delle giornate lavorative insieme alle continue fermate produttive non solo vede peggiorare la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici ma getta un’ombra su quelli che sono gli investimenti annunciati»... l’indotto alle prese con la crisi imposta dal taglio delle commesse e dall’incertezza sui nuovi ordini. Una condizione che ha già portato ad un aumento della cassa integrazione e che potrebbe condurre ad una rapida riduzione degli ammortizzatori a disposizione...

«Chiediamo che la Regione porti la discussione sullo stabilimento di Melfi ai tavoli nazionali avviando una fase interlocutoria direttamente con i vertici della multinazionale prima che sia troppo tardi - continuano ancora gli esponenti della Cgil - È necessario che Stellantis utilizzi tutta la capacità produttiva installata e garantisca investimenti per la transizione industriale e per il rilancio dell’occupazione, ma allo stesso tempo serve un grande piano per la produzione di mobilità di cui la Basilicata deve essere protagonista e senza il quale rischiamo di perdere un settore fondamentale per l’economia».

LA DENUNCIA DEGLI OPERAI 

“Quando ho iniziato a lavorare sulla linea, tanti anni fa, questa di Melfi era una realtà produttiva,

dinamica – spiega un lavoratore – Dalla linea sono passato alla Qualità, ai Laboratori”. Alcuni lavoratori, sono quindi entrati nel cuore “della Ricerca, dell’Ergonomia. della Tecnologia”. “All’improvviso – racconta un altro lavoratore – l’eccellenza, il fiore all’occhiello non esistevano più. L’Ente di Formazione, la Tecnologia, i laboratori di Qualità, evidentemente non avevano più lo stesso valore. Oggi arrivano i pezzi e si montano. Punto”.

“C’è un mio collega impiegato che è rimasto quasi 2 anni a casa perché la sua mansione non esisteva più... Qualcun altro si è trovato “dal Laboratorio a fare il tradottista”. Sempre la stessa motivazione. Un improvviso livellamento di valori e competenze acquisite. “Non per tutti è andata allo stesso modo parenti e amici di capi e sindacalisti sono rimasti al loro posto. Sono i pochi intoccabili”. Per gli altri, invece, la mansione non esisteva più e bisognava accettare di tutto. Per molti c’è stato un ritorno sulla linea. Un peregrinare tra postazioni. Ed ecco cosa hanno ritrovato. “Oggi si lavora su un’unica linea, la più vecchia, mentre Stellantis ha voluto smantellare la più nuova con il placet dei sindacati, è assurdo”.

E ancora: “Tutti attaccati l’uno all’altro. Si montano le batterie a mano, una per una, senza neanche l’ausilio dei carrelli, con fatica fisica e rischio per la sicurezza. Siamo tornati indietro di oltre 30 anni, come se le battaglie per i diritti non ci fossero mai state”. In sintesi, quindi, risparmio “anche sulla Qualità” e condizioni di lavoro “precipitate qualche decennio indietro”. “Stellantis ha voluto creare una guerra tra poveri, vuole metterci uno contro l’altro, per i suoi scopi. E se era questo l’obiettivo, ci sta anche riuscendo. Esasperarci, dividerci e portarci al licenziamento. Perché siamo in esubero”.

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