«Hai scelto la città sbagliata per provocare», recita la scritta nera con la bomboletta spray davanti al Cap di via Albertazzi. «Chi semina odio, divide i lavoratori in base al colore della pelle, parla di bruciare i campi nomadi e di affondare i barconi dei profughi in quel posto non dovrebbe neppure entrare. Perché le sue idee e quelle dei suoi sodali sono l'antitesi di tutta la storia del movimento operaio e democratico genovese», è la posizione del. E così ci saranno due eventi: uno dentro la sala (con Salvini, anche Giovanni Toti ed Edoardo Rixi) e un altro fuori, con partiti e movimenti della sinistra-sinistra a protestare per l'invasione di campo. «Non possiamo sopportare una simile vergogna e chiediamo ai gestori del Cap, a cui continuiamo a volere bene e il cui lavoro rispettiamo, di ripensarci. Per quel che ci riguarda la casa in cui Salvini può vomitare il suo odio razzista non potrà più essere la nostra», è la chiosa del Collettivo.
«Nei nostri spazi ospitiamo gratuitamente partiti, sindacati, associazioni, migranti: ho contato 75 realtà diverse che sono transitate dai nostri spazi in questi anni. L'unico paletto che ci siamo dati è il no a chi si richiama al fascismo», aggiunge Oliva, ex comunista poi Pds e Ds.
«Se non è fascista chi semina odio e si nutre di insulti chi altri lo sarebbe? Auspichiamo che i responsabili del Cap ci ripensino, attingendo la forza di dire no dalla propria storia e dalle proprie radici, nonché dal sostegno di tutti noi, convinti che ancora oggi l'antifascismo sia un valore da difendere ogni giorno con le nostre stesse scelte».
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