domenica 2 settembre 2012

pc 2 settembre - proletari comunisti ILVA: LANDINI HA SCARSA MEMORIA...

Maurizio Landini si ricorda un po' troppo tardi dell'Ilva di Taranto.
Nell'intervista su Il Manifesto di ieri, 1 settembre, Landini, rivendicando la non partecipazione della Fiom agli ultimi scioperi filoaziendali di 2 ore di Cisl e Uil – mentre nulla dice sulla partecipazione della Fiom al presidio delle OO.SS. del 26 marzo in cui fu consegnato al prefetto di Taranto un comunicato che esaltava l'Ilva per i risultati già raggiunti e investimenti già fatti sulla sicurezza e l'ambiente – afferma che “per vincere questa battaglia è essenziale un'autonomia forte dei lavoratori e dei sindacati”.
L'attore comico pugliese Mudu direbbe: “Non me lo dire...!”.
Un po' troppo tardi si rivendica questa autonomia, visto che la Fiom di Taranto si è caratterizzata da anni, e anche negli anni della direzione Landini, per un appiattimento sulle posizione di Fim e Uilm, come pochi a livello nazionale. La Fiom all'Ilva ha firmato ad occhi chiusi ogni accordo svendita degli interessi degli operai, da quelli su aumenti di produzione e produttività (che chiaramente portando al massimo l'uso degli impianti, ha contribuito all'inquinamento ambientale), a quello ultimo truffa su cambio-tuta che affossa un diritto per legge dei lavoratori; durante tutta la battaglia Fiat, Palombella, prima segr. Uilm a Taranto e ora segr. nazionale diceva che gli attacchi del piano Marchionne all'Ilva erano già in atto da anni – peggioramenti su straordinari, turni, riposi, ecc. che la segreteria Fiom aveva sempre firmato (pur se ogni tanto ha fatto grandi “dure” parole ma niente fatti), e Landini non può dire che non sapeva...
Landini parla di autonomia, ma quantomeno dovrebbe come Fiom farsi una autocritica consistente per il fatto che quando pochissimi delegati (solo 4 in tutta la storia della Fiom dalla gestione Riva), hanno cercato di prendere decisioni autonome dall'andazzo in Ilva su questioni di sicurezza, sono stati scaricati dalla direzione Fiom (e solo lo slai cobas lo ha denunciato prendendosi la denuncia dell'allora segretario Fiom), permettendo all'azienda di minacciare licenziamenti e poi di tenerli ma alle sue condizioni (vedi il mobbing dell'allora delegato Fiom Battista).
Ma su questo facciamo parlare l'altro ex delegato Fiom, Aldo Ranieri oggi portavoce del Comitato cittadini liberi e pensanti, che quando questo inverno era iscritto allo Slai cobas e stava riprendendo dopo anni un ruolo di 'combattente' in fabbrica (per poi passare alla Fim per “avere il supporto di un'organizzazione che è già presente in fabbrica”, come scrisse allo slai cobas, e ora nel Comitato, dove parla più da cittadino che da lavoratore), aveva mandato una lettera di dimissioni alla Fiom, denunciando il merito e i metodi antidemcratici della segreteria Fiom (e stiamo parlando di marzo scorso in piena vicenda Ilva, non di tanti anni fa).
Metodi antidemocratici che purtroppo lo stesso Landini ha praticato a Taranto il 2 agosto quando ha negato la parola agli operai dell'Ape car, a prescindere se condividesse o meno quanto avrebbero detto.
Landini, infine, parla di fare a Taranto un'assemblea nazionale sulla siderurgia. A buon rendere!
E' una vita che gli operai dell'Ilva chiedono di riavere il contratto dei siderurgici, per riavere una serie di diritti legati ad una condizione lavorativa più pesante! E la stessa Fiom, come Fim e Uilm, ha sempre risposto che non poteva essere, perchè i sindacati confederali a livello nazionale avevano anni fa già deciso di toglierlo. Come mai se ne ricorda solo ora Landini? Si tirano fuori demagogicamente obiettivi, per riprendere una presenza all'Ilva, fortemente in discesa quest'anno?
Noi siamo d'accordo, con Landini, che non bisogna rinunciare a priori alla battaglia all'Ilva dicendo semplicemente “chiudiamo l'Ilva”, ma la segreteria Fiom su questa battaglia è bruciata.
L'autonomia degli operai passa dalla ripresa nelle mani dei lavoratori, compresi iscritti Fiom, e non solo, della costruzione del sindacato di classe.

Riportiamo stralci della lettera del 30.3.12 alla Fiom di Ranieri:
Cara FIOM, io sono nato sindacalmente con te nel 2001 come R.S.U. eletto dai lavoratori. Sono l’ultimo dei tre moschettieri dell’ILVA di Taranto, che all’inizio della sua storia, con la sua lucente croce sul petto e tanto, tanto entusiasmo, voleva cambiare le cose, lo desiderava con ogni muscolo del corpo...
Il mio cammino sindacale si è interrotto alla fine del 2007, quando osai ribellarmi ad un sistema costituito e consolidato...
...Mi ha turbato oltremodo sapere dei provvedimenti ricevuti da Rizzo Francesco e Battista Massimo, perché io so chi sono Battista e Rizzo, cosa rappresentavano quando militavano nella FIOM. Erano gli stessi con i quali, da componenti dell’Esecutivo, si manteneva in piedi la FIOM di Taranto, gli stessi che vivevano e affrontavano realmente i problemi dei lavoratori, quelli che quando le cose andavano bene, quando ancora non avevano “osato”, sono stati usati e manipolati a proprio uso e consumo da chi avrebbe dovuto insegnare altri valori.
... A quel tempo, sapevamo di essere un problema per l’azienda e per gli altri sindacati, ma non immaginavamo che, presto, lo saremmo diventati anche per la nostra Federazione. Si perché i tre moschettieri avevano un seguito importante, proveniente dalla fiducia ritrovata da parte di tanti lavoratori... tutto ciò, non è servito purtroppo a sensibilizzare la coscienza di chi doveva alimentare l’entusiasmo e far crescere la FIOM senza badare ad altri interessi...
Cominciavamo con l’esperienza a comprendere a nostre spese, che la foga da spadaccini utilizzata dai moschettieri per ottenere qualsiasi conquista, si definiva in una riunione dei soliti noti con l’azienda, una riunione dove, chissà perché, si doveva rimanere soli, da quella stanza “privata”, quasi mai ci ha restituito i risultati auspicati...
...Non può il sindacato che mi rappresenta, considerare una conquista la vertenza sul cambio tuta, siglata senza consumare nemmeno un’ora di sciopero per convincere l’azienda a ritoccare una cifra vergognosa...
...Non è il mio sindacato quello che non programma nemmeno un’ora di assemblea per tornare dai lavoratori dopo aver siglato la suddetta contesa col fine di spiegare quanto proposto dall’accordo e di giustificare il proprio fallimento, e che invece ne consuma ben 4 di quelle ore (il 26.3.12 – ndr)... Nella mia poca, ma intensa esperienza sindacale, ottenere un’ora di assemblea dall’azienda ILVA di Taranto è stata sempre un’impresa, concedimi cara FIOM, di fare i miei complimenti a chi è riuscito ad ottenerne così tante, ben 4 e di proprietà dei lavoratori, nei tempi giusti e con tutti i mezzi di informazione e di trasporto a disposizione...
Non mi rappresenta un sindacato che oggi 30/03/12, con un comunicato sostiene che i lavoratori sono ricattati dai responsabili aziendali e costretti alla partecipazione della manifestazione programmata (da chi?) pare da “i lavoratori”, lo stesso sindacato che si limita come sempre a comunicare, ma non è presente nei reparti a denunciare chi ha abusato del suo potere, li è meglio stare alla larga, meglio che si dica che oltre 7000 lavoratori erano in piazza a manifestare “liberamente”, ammettendo l’ennesima sconfitta...”.

MC

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