lunedì 16 febbraio 2026

pc 16 febbraio - Strage di Cutro 94 morti e tante donne e bambini!- Meloni/Piantedosi/Valditara e autorità scolastiche ostruzionistiche razzisti e complici di strage -

 Bloccata la commemorazione del naufragio di Cutro in una scuola per mancanza di “contraddittorio”

 
A Crotone una scuola ferma un’iniziativa per ricordare le vittime del naufragio del 26 febbraio 2023. La motivazione è la “mancanza di contraddittorio”. Ma può la memoria di 94 morti diventare oggetto di bilanciamento formale? La risposta nel dietrofront del preside dell’Istituto: “È stato solo un equivoco”.

A Crotone il mare è una linea che non si può ignorare. È presenza quotidiana, orizzonte e lavoro. Ma è anche memoria. E la memoria, qui, ha una data che non si cancella, quella del 26 febbraio 2023. A tre anni da quella notte, in un istituto superiore della città, l'Istituto Polo Tecnico Professionale "A.M. Barlacchi – A. Lucifero", un'iniziativa dedicata al ricordo delle vittime del naufragio di Steccato di Cutro è stata fermata. Il motivo ufficiale è l'assenza di "contraddittorio", in applicazione della circolare firmata dal ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che richiama al principio del pluralismo negli eventi organizzati dentro le scuole. L'incontro, previsto per il 25 febbraio prossimo, aveva anche già un titolo: "Steccato di Cutro, una ferita aperta, Il valore dell'umanità". Non una tavola rotonda sul processo in corso, non un confronto tra accusa e difesa. Doveva essere solo un momento di ricordo, con studenti, educatori e rappresentanti sindacali. Tra gli invitati, la segretaria generale della Flc Cgil Gianna Fracassi e i dirigenti regionali del sindacato. Era prevista anche la testimonianza di alcuni superstiti. E l'annuncio di una borsa di studio destinata agli studenti che avessero elaborato il miglior lavoro sul tema del naufragio. Poi, però, è arrivato lo stop.
La notte del 26 febbraio 2023 

Ma per capire perché quella memoria pesi ancora così tanto, bisogna tornare a quella notte.
All'alba del 26 febbraio un caicco di legno partito quattro giorni prima da Izmir, in Turchia, si spezzò a poche decine di metri dalla riva, a Steccato di Cutro, frazione costiera in provincia di Crotone. A bordo c'erano almeno 170 persone: famiglie afghane, siriane, pakistane, iraniane. Molti bambini. Il mare era agitato, il vento forte. Secondo le ricostruzioni successive, l'imbarcazione era stata avvistata la sera prima da un velivolo di Frontex. Nella notte intervennero motovedette della guardia di finanza, costrette però a rientrare per le condizioni meteo. I mezzi della guardia costiera non uscirono in mare. Quando la barca urtò una secca e si spezzò sotto la spinta delle onde, non c'era alcun dispositivo di soccorso in posizione. I superstiti raccontarono di un boato improvviso, del buio, dei corpi trascinati dall'acqua. Alcuni raggiunsero la riva a nuoto. Molti altri no. Il bilancio ufficiale parla di 94 vittime accertate, di cui 34 minori, molti bambini piccolissimi. Un numero che per la città non è statistica, ma volti, bare bianche allineate nel palazzetto dello sport, famiglie spezzate. Sulla spiaggia si recò allora anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Parallelamente, si aprì un'inchiesta sui presunti ritardi nei soccorsi: un processo che oggi si svolge con telecamere vietate e audio disponibile solo dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.
La scuola e il "contraddittorio" È insomma dentro questo clima che si inserisce la decisione della dirigenza scolastica. Secondo quanto riferito dal sindacato, l'evento sarebbe stato bloccato perché privo di una controparte. Ma quale controparte dovrebbe sedersi accanto al ricordo di 94 morti? È la domanda che circola in queste ore tra docenti e attivisti. La rappresentante degli studenti dell'istituto, Adriana Podella, ha spiegato che l'adesione a iniziative di questo tipo dipende dalla dirigenza e che gli studenti non possono intervenire autonomamente, pur condividendone il valore commemorativo.

Alfonso Marcuzzo, segretario regionale della Flc Cgil Calabria, insiste sul carattere non politico dell'incontro: l'obiettivo era far conoscere agli studenti le ragioni che spingono tante persone a lasciare il proprio Paese e offrire uno spazio di ascolto ai superstiti. Anche l'avvocato Francesco Verri, che rappresenta i familiari delle vittime nel processo sui soccorsi, distingue nettamente tra le aule di giustizia, dove si accertano responsabilità, e le aule scolastiche, dove si coltiva invece  la memoria civile.

Nel frattempo il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, sui social ha scritto: "Siamo ormai al grottesco: negare un'iniziativa a scuola in ricordo del naufragio di Cutro come ha deciso un dirigente scolastico di Crotone perché manca il contraddittorio è davvero incredibile. Forse dovevano invitare uno scafista o un torturatore libico? Oppure quando in qualche scuola si vorrà affrontare il dramma degli stupri e dei femminicidi, d'ora in poi sarà obbligatorio forse invitare un assassino o uno stupratore?", per poi concludere: "Questi sono gli effetti delle ridicole assurdità di Valditara, che devono essere al più presto superate".
 

Il preside fa marcia indietro: "Solo un equivoco, l'iniziativa si farà il 25 febbraio"

Dopo le polemiche, però, il dirigente dell'Istituto Barlacchi-Lucifero, Arcuri, ha chiarito la propria posizione sulla commemorazione delle vittime di Cutro, parlando di un fraintendimento amministrativo che avrebbe generato confusione e spiegando  di aver inizialmente autorizzato l'evento e di essersi attivato personalmente per coinvolgere la Cgil nell'organizzazione, ma che un errore interpretativo avrebbe poi bloccato l'iniziativa. Rammaricato per quanto accaduto, Arcuri ha assicurato la piena disponibilità a collaborare per recuperare il rapporto con il sindacato e ha annunciato che la manifestazione si terrà il 25 febbraio. Ha sottolineato poi anche come la scuola abbia sempre promosso momenti di memoria dedicati alla tragedia di Cutro, evidenziando l'importanza educativa dell’iniziativa per gli studenti, che avevano già preparato elaborati e un videomessaggio destinato al presidente della Repubblica.
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Qui sotto tutte le foto recuperate: dietro a ciascuna potrete leggere un breve ritratto di ciascuno, basta passare con il mouse e la foto si gira.

Arabzadeh Mohammad Esagh

Arabzadeh Mohammad Esagh (31)

pc 16 febbraio - Via Israele e i suoi atleti complici del genocidio dalle Olimpiadi - Palestina libera! - vedi video

 

 

 


https://www.repubblica.it/sport/dossier/olimpiadi-invernali/2026/02/15/video/milano_cortina_tensioni_nello_store_olimpico_il_commesso_ai_tifosi_israeliani_palestina_libera-425160525/

Milano Cortina, tensioni nello store olimpico. Il commesso ai tifosi israeliani: "Palestina libera"

Attimi di tensione al negozio ufficiale di Milano Cortina, a Cortina d'Ampezzo: un gruppo di tifosi israeliani entra nello store con tanto di bandiere e il commesso grida "Palestina libera" più volte, facendoli allontanare.

pc 16 febbraio - Moussa Diarra - polizia bastarda polizia assassina! governo meloni/salvini/piantedosi mandanti complici e protettori

 vcedi il video 

https://www.repubblica.it/cronaca/2026/02/15/video/diarra_ucciso_a_verona_da_un_agente_cucchi_pubblica_il_video_aveva_in_mano_una_posata_da_tavola-425160690/

Diarra ucciso a Verona da un agente, Cucchi pubblica il video: "Aveva in mano una posata da tavola"

Le immagini diffuse da Ilaria Cucchi sui social mostrano gli ultimi istanti di Moussa Diarra, il cittadino maliano ucciso il 20 ottobre 2024 a Verona da un agente della Polfer: l’uomo è a terra, agonizzante, mentre si intravede l’oggetto che la senatrice definisce "una posata da tavola". Cucchi contesta la ricostruzione iniziale e richiama le parole di Matteo Salvini ("Non siamo a Minneapolis"), parlando di una crisi psichiatrica e di precarietà legata al permesso di soggiorno. La Procura ha chiesto l’archiviazione per legittima difesa, ma i familiari si sono opposti. Il giudice dell’udienza preliminare, dopo l’udienza del 12 febbraio, si è riservato di decidere.

pc 16 febbraio - la sardegna contro il genocidio e le forniture di petrolio ad israele


 

pc 16 febbraio - A Milano per la Palestina: la solidarietà non si arresta!

 


pc 16 febbraio - Dal corteo della Stellantis/Mirafiori - Report/commento - Il volantino Slai cobas sc diffuso

Il corteo dell’unità sindacale, sostanzialmente senza operai, è stata un’occasione per tutte le sigle sindacali di fare una manifestazione indisturbata, senza polemiche sulle responsabilità precedenti.

Ogni sindacato è stato interessato ad organizzare in maniera "colorata" e il più visibile possibile il proprio gruppo.

La Fiom, per alimentare l’immagine di chi si fa carico del malcontento operaio, ha fatto i fumogeni, i cori ‘dell’orgoglio Fiom’; qualche momento di polemica verso la presenza di Ugl, non molto evidente nè collettivo, ma nella sostanza sono stati, come nei giorni precedenti alla portineria 2 e nelle conferenze stampa, i più attivi a sostenere questa unità sindacale, come base di forza per chiedere all’azienda di portare produzioni e alle istituzioni di occuparsi di obbligare l'azienda ad investire, come prospettiva di Mirafiori.


Qualche manifestante ci ha provato a farla passare come una scelta tattica, ma faticava a nascondere il peso, strategico, dello scontro di classe nascosto sotto l’unità con sigle sindacali che al 80% sono di destra, o neo corporative, o aziendaliste, e contro gli scioperi.

La discussione sulla scelta della manifestazione unitaria in piccolo ha "suscitato" un malessere che è poi sfociato negli slogan contro la Meloni che hanno zittito quelli dell'ugl che avevano iniziato a intonare l'inno di Mameli; nella discussione si è affrontato la questione dell'autonomia della classe operaia, portando l'esempio degli anni '70 quando la classe operaia ruppe gli argini e fece pesare la sua forza, dove l'unità era tra tutti gli operai del gruppo Fiat e non come oggi che si mette Mirafiori contro Melfi e viceversa. Abbiamo denunciato la repressione in senso generale, dall'Askatasuna alla Palestina, ai metalmeccanici di Bologna, ecc, che marcia verso lo Stato di polizia e la dittatura aperta. 

In piccolo all'interno di una manifestazione con pochissimi operai, queste discussioni tra alcuni delegati (appalto Iveco; componentisca navale; Mirafiori) sono state seguite con attenzione. 


Il nostro intervento è stato diretto verso lo spezzone Fiom di poco più di un centinaio di presenti, in gran parte apparato, un po di operai e lavoratori di altre fabbriche. Da Mirafiori, dopo i tre giorni di presidio alla portineria 2, alcuni delegati e attiviste più strette.


Importante la nostra diffusione del Foglio di ORE 12 Controinformazione rossoperaia sulla manifestazione di Askatasuna/le ragioni del corteo da difendere dall’inizio alla fine, distribuito insieme al volantino Slai Cobas di cui e è stata condivisa la posizione di fondo.


La manifestazione è stata breve, un’oretta tra tutto. Con qualche operaio è stato possibile parlare della crisi Stellantis e di quel corteo, del ruolo e posizioni dei sindacati, della condizione operaia, della difesa unitaria degli stabilimenti, nella prospettiva di lotta e degli strumenti dello scontro di classe.


IL VOLANTINO

A CHE SERVE LA MOBILITAZIONE STELLANTIS DI SABATO 14? E’ DAVVERO QUELLO CHE SERVE PER RIPRENDRE LA LOTTA? NOI PENSIAMO DI NO

Il 31 gennaio a Torino c’è stata ‘la grande manifestazione dei 50.000’ seguita allo sgombero di Askatasuna, una manifestazione che dobbiamo sentire nostra dall’inizio alla fine, con tutte le sue ragioni di lotta e di ribellione, di resistenza allo Stato di polizia, anche per chi quel giorno non c’era, che dobbiamo continuare a difendere dalla repressione e dalle campagne infami di attacchi e calunnie.

Chi non lo fa non ha a cuore, non può essere fino in fondo con la causa degli operai, che oggi vede al centro Mirafiori/ gruppo Stellantis.
La crisi del gruppo Stellanti è dentro la crisi generale, settore automotive compreso, di sovrapproduzione e guerre commerciali sui mercati nazionali e mondiali per il profitto. Si vede a Mirafiori, lo possiamo vedere negli altri stabilimenti del gruppo, con ristrutturazioni in corso ridimensionamenti, delocalizzazioni, precarizzazione e peggioramento continuo e 
complessivo delle condizioni di lavoro, uno stabilimento contro l’altro a chi si adatta di più a questo disegno.

Questa è stata la storia di questi anni, che parla di un campo libero lasciato ai padroni, con il peggioramento e lo svuotamento di Mirafiori che si è esteso alla città, alla provincia con il suo indotto che arriva al 30% di quello nazionale.

E’ la prospettiva che il sistema di produzione capitalista che scarica la crisi sui lavoratori, riserva alla classe sfruttata, agli operai senza forza, che non hanno alternativa che organizzarsi per difendersi, organizzarsi per rovesciarlo.
Le istituzioni, a partire dal governo, nella società divisa in classe, rappresentano gli interessi della borghesia, tutti governi sono dalla parte dei padroni e quello fascista Meloni lo è al 100%, dalle misure economiche sempre a favore delle aziende... fino ai decreti sicurezza per impedire di manifestare, per reprimere ogni dissenso.

E’ chiaro che agli operai la solidarietà e il sostegno sono importanti... ma possono arrivare a chi lotta, possono diventare un elemento di forza per gli operai che si ribellano, che scioperano. Dal conflitto in fabbrica quindi si può stringere attorno agli operai la città, i giovani... fare unità con altre fabbriche in lotta e con l’insieme dei lavoratori.

La ristrutturazione di Mirafiori, di Stellantis ci dice altro. Il conflitto di interessi tra padroni e operai è stato negato. I tavoli di incontro sono stati un simulacro di una trattativa disarmata, richieste senza una strategia per mobilitare l’insieme degli stabilimenti in lotta, la linea sindacale una gestione delle richieste padronali, con le rivendicazioni operaie messe sotto queste, e trattate separatamente mettendo in concorrenza gli stabilimenti uno con l’altro.

Oggi le segreterie sindacali hanno chiamato questo corteo allo stesso modo, perchè vogliono trarre dalla piazza una nuova legittimazione ad andare avanti come prima!
Non è un buon segno vedere sopra a tutto sbandierare l’unità sindacale degli apparati sindacali, che è una camicia di forza, serve a controllare eventuali posizioni più combattive, a tenere fuori le richieste degli operai, che non hanno avuto seguito al tavolo della Fim, Uglm, Aqcfr....

Per questo non crediamo possa essere questo il modo per riprendere la lotta.

Per questo crediamo e lavoriamo nella prospettiva della vera ‘rivolta sociale’, della ribellione operaia che riconquisti le assemblee operaie, per l’autonomia operaia, di pensiero e di azione da padroni, governo e dagli apparati sindacali. Che veda come un esempio lo sciopero spontaneo del 3 febbraio della zona montaggio porte ‘perché i ritmi sono troppo alti’. Che lavori per riorganizzare le fila operaie, ma su di una piattaforma operaia di gruppo, fondata sugli interessi operai, sugli scioperi come indispensabile metodo di lotta, sulla difesa del salario, delle condizioni e dei posti di lavoro, degli stabilimenti, nell'unità degli stabilimenti, contro la riconversione industria militare, e cammini nella prospettiva del rovesciamento del sistema capitalista di sfruttamento oppressione e guerre.

SLAI COBAS per il sindacato di classe 

slaicobasta@gmail.com -  WA 3519575628 - WA 3407226074 

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domenica 15 febbraio 2026

pc 15 febbraio - Campagna prolungata per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi - per Anan Melfi 21 febbraio - info Soccorso rosso proletario

pc 15 febbraio - Repressione a Ravenna: 32 denunce per i blocchi a sostegno della Palestina e un reparto dell’ospedale perquisito e sei medici indagati per "avere impedito il trasferimento di migranti nei Cpr"

Il governo nega il diritto alla salute per i migranti

A Ravenna per i blocchi al Porto a sostegno del popolo palestinese del 28 novembre scorso ci sono 32 denunce, l’ultima è stata notificata oggi al coordinatore dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna.

Non basta la sola difesa legale, l’attacco repressivo della questura è in sintonia con il clima politico nazionale del governo Meloni, dei decreti sicurezza contro le lotte, dell'attacco repressivo al sostegno del popolo palestinese, della repressione antimmigrati, dell’attacco ai magistrati e ai giornalisti scomodi per avere indagato sul governo e i suoi ministri e onorevoli.

Ora la repressione a Ravenna ha preso di mira alcuni medici dell’Ospedale per i certificati di inidoneità per il rimpatrio dei migranti. La repressione antimmigrati da parte del governo Meloni/Salvini/Piantedosi non solo ha creato galere fuori dei confini nazionali (vedi centri in Albania), non solo ha appaltato i respingimenti a Libia, Tunisia, non solo sta accelerando le procedure per i rimpatri, non solo ha colpito le ong che si occupano di soccorsi, non solo è responsabile delle disumane condizioni dei migranti dentro i lager di Stato, i Cpr, ora a Ravenna ha colpito i medici che si sono occupati della salute dei migranti mentre questo governo li vuole trasformare in poliziotti al servizio delle sue politiche razziste.

Riportiamo alcune notizie mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà al personale sanitario

pc 15 febbraio – “Registi e artisti” devono “alzarsi in piedi” e denunciare il genocidio in Palestina! Arundhati Roy protesta contro Wim Wenders e diserta il Festival del cinema di Berlino

La scrittrice indiana di fama mondiale, Arundhati Roy, che nel proprio Paese viene minacciata costantemente per aver preso posizione in tante occasioni contro la deriva fascista del governo hindutva di Narendra Modi, ha rinunciato a partecipare al Festival del cinema di Berlino per le posizioni espresse dal celebre regista Wim Wenders, presidente della giuria della Berlinale 2026, sul genocidio in corso a Gaza, dicendo che i registi dovrebbero "stare fuori dalla politica".

Ecco la dichiarazione della scrittrice:

«Questa mattina, come milioni di persone in tutto il mondo ho ascoltato le dichiarazioni inaccettabili dei membri della giuria del Festival del cinema di Berlino quando è stato chiesto loro di commentare il genocidio a Gaza. Sentirli dire che l’arte non dovrebbe essere politica è sbalorditivo. È un modo per chiudere ogni discussione su un crimine contro l’umanità che si sta consumando sotto i nostri occhi in tempo reale, mentre artisti, scrittori e registi dovrebbero fare tutto il possibile per fermarlo. Lo dico chiaramente: ciò che è successo a Gaza, e che continua a succedere, è il genocidio del popolo palestinese da parte dello Stato di Israele sostenuto e finanziato dai governi degli Stati Uniti e della Germania, così come da diversi altri paesi europei, che si rendono complici del crimine. Se i più grandi registi e artisti del nostro tempo non sono in grado di alzarsi in piedi e dirlo, sappiano che la storia li giudicherà. Sono scioccata e disgustata. Con profondo rammarico, devo dire che non parteciperò alla Berlinale». Sono le parole di Arundhati Roy, rese pubbliche ieri in un lungo comunicato. (tratto da il manifesto) 

pc 15 febbraio - DDL BONGIORNO: MOBILITAZIONI TERRITORIALI OGGI IN TANTE CITTA' - Taranto un esempio di ingiustizia e doppia violenza sulle donne - Dal blog femminismorivoluzionario

Violenza sessuale: devi urlare NO altrimenti è sempre SI

L'emendamento apportato dalla Bongiorno della Lega per eliminare dal testo la parola “consenso” all’atto sessuale e configurare il reato solo quando vi sia un dissenso manifestato chiaro e forte, rappresenta una violazione gravissima dei diritti delle donne e soprattutto alimenta la cultura dello stupro e della sopraffazione nei confronti della donna e vuole scoraggiare le denunce.

Non è accettabile sostituire il principio del consenso libero, esplicito e revocabile con l’obbligo di esprimere un dissenso, per di più destinato a essere valutato “in base al contesto”.

Questo significa alimentare la cultura dello stupro e costruire un immaginario colpevolizzante, che scoraggia le richieste di aiuto e rafforza una domanda già tristemente nota: “perché non hai detto

sabato 14 febbraio 2026

pc 14 febbraio - Dopo Torino - Ora più che mai nessun passo indietro! Comunicato dello Spazio Sociale Ex51Roma

Roma: Comunicato dello Spazio Sociale Ex51 sulla campagna diffamatoria del governo Meloni sui centri sociali

Dopo la grande manifestazione del 31 gennaio a Torino abbiamo assistito a una forte reazione del governo in due direzioni: una stretta securitaria e autoritaria, già parte del suo programma da destra radicale, e un importante sforzo mediatico per attaccare l’opposizione reale, quella sociale e di piazza.

La prima è uno strumento completamente nelle loro mani che ha preso la forma di un nuovo decreto sicurezza e di un disegno di legge; a essi è necessario contrapporsi ancora in maniera decisa, riprendendosi metro dopo metro gli spazi di libertà negata. Non è certo sufficiente osteggiare simili provvedimenti timidamente e con qualche frase ad effetto, come magistralmente fa la sinistra istituzionale, per beceri motivi elettorali e che, qualora al governo, avrebbe reagito in modo analogo.
Il secondo, cioè la propaganda mediatica, àmbito nel quale l’apparato statale è egemone, sembrerebbe non aver funzionato a dovere fin da subito. Forse perché preso dalla foga, forse perché screditare una piazza da 50.000 persone non era semplice; forse perché parzialmente controbilanciato da una stampa più vicina alla sinistra partitica e pallidamente scettica su vari aspetti (esclusivamente per i suddetti motivi elettorali, non ci si illuda: un identico attacco al corteo è comunque arrivato anche da loro); forse perché, nonostante gli

pc 14 febbraio - India/Bruxelles - Importanti Dossier e Opuscolo presenti e consegnati al presidio al Parlamento europeo/Commissione Diritti Umani e Ambasciata India

Si possono anche richiedere a csgpindia@gmail.com 
o WA 3519575628

 

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pc 14 febbraio - Come in Gran Bretagna - lotta su tutti i piani per mettere fine alle persecuzioni contro il movimento di solidarietà con la Palestina

 L’Alta Corte britannica ha dichiarato illegali i divieti contro Palestine Action

La giustizia britannica sta mettendo un freno all’accanimento che il governo ha riservato negli ultimi mesi al movimento solidale con la Palestina. L’Alta Corte del Regno Unito ha infatti dichiarato illegale la messa al bando di Palestine Action, la sigla che nel giugno 2025 era stata inserita tra le organizzazioni terroristiche dalla ministra dell’Interno Yvette Cooper. La sentenza ribalta la linea dettata dal governo. Quest’ultimo aveva deciso di criminalizzare le proteste politiche che denunciavano le complicità di Londra verso la condotta genocidiaria di Israele. Con la messa al bando, i membri o i semplici sostenitori di Palestine Action rischiavano fino a 14 anni di carcere, il che ha comportato migliaia di arresti e processi negli ultimi mesi. Il governo ha già dichiarato che farà appello alla sentenza dell’Alta Corte.

Sembrerebbe a un punto di svolta la battaglia legale tra Palestine Action e il governo britannico. L’Alta Corte del Regno Unito ha dichiarato l’illegalità di una stretta che sin dall’inizio era apparsa sproporzionata alle tutele dei diritti umani, reprimendo la sigla nata nel 2020 con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa i crimini israeliani in Palestina. Palestine Action si è rafforzata negli ultimi due anni, organizzando nel Regno Unito dibattiti, sit-in, cortei e boicottaggi. Nel giugno 2025, ha fatto parlare di sé per un’azione di sabotaggio condotta all’interno della base

pc 14 febbraio - Pagliacci della storia...

"Pagliaccio serio" che non prende più la storia per una commedia, ma la propria commedia per storia universale" 

(Marx: "18 Brumaio")

pc 14 febbraio - Dal blog femminismorivoluzionario gli articoli principali da inizio anno ad oggi

 

pc 14 febbraio - GENITORI CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE: DUE ESEMPI DA GENERALIZZARE CHE CONDIVIDIAMO-DIFFONDIAMO

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Train to be cool…il progetto della PolFer e del MIM per diffondere la cultura della sicurezza: denuncia dei genitori

In quanto genitori «Non si ha però nessuna informazione sul merito del suddetto progetto, né è riportato nella comunicazione del calendario, né il docente coordinatore ci ha saputo dare ragguagli. In particolare non sono comunicate le finalità, le modalità dell’incontro e da quali figure professionali ed esperienziali sono svolte».
E poi: 
«Il tema della sicurezza ferroviaria, che a nostro avviso attiene molto di più a questioni di organizzazione dei trasporti, della manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, alle condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore»E, quindi, perché viene affidato alle forze di polizia? La scuola ha risposto semplicemente rinviando al link della Polizia di Stato. Insomma, l’ennesima delega di questioni educative da parte della scuola e del corpo docente. Che non è sfuggita alla famiglia, la quale infatti risponde come segue. Gentile docente coordinatore, gentile Dirigente scolastico, Vi ringrazio per la risposta, che però ci (Vi scrivo a nome di tutta la famiglia) lascia insoddisfatti sotto vari aspetti. Da una parte siamo piuttosto amareggiati poiché, la scuola, che come primo compito ha quello di sviluppare spirito critico e far conoscere il mondo reale, si presti alla derubricazione della sicurezza ferroviaria ad un problema comportamentale dei giovani (o degli utenti in genere) quando, questa, come già scritto in precedenza, è caso mai ascrivibile ad altre questioni fondamentali in ambito ferroviario come la gestione della logistica, la manutenzione delle infrastrutture e dei convogli e, non ultimo, le condizioni di lavoro e contrattuali degli operatori del settore. Purtroppo sono fin troppo frequenti gli incidenti e i disastri ferroviari dovuti ad una sottovalutazione colposa, dettata da un sistema aziendalizzato teso esclusivamente al profitto. È questa piuttosto la realtà di questo settore su cui si dovrebbe affrontare una riflessione educante. Per altro verso, come genitori e quindi educatori, riteniamo svilente che la questione comportamentale, che dovrebbe essere appannaggio degli educatori, genitori ed insegnanti (e quando necessario di analisti e/o terapeuti), sia affidata ad altre professionalità a cui non appartiene questo ruolo. In ultima analisi, riteniamo che affidare l’educazione civica alle iniziative delle forze armate e alle forze di polizia che protocollo dopo protocollo entrano sempre più nelle scuole italiane sia un problema democratico. Le dichiarazione di ministri e sottosegretari coinvolti rendono evidente che lo scopo è funzionale sia a diffondere un’immagine positiva delle Forze Armate e delle forze di Polizia, ma anche a consolidare un vero e proprio ecosistema comunicativo, in cui media, accademia e industria convergono nel rafforzare la narrazione strategica del governo. Queste istituzioni che, finché rimangono nel solco della Costituzione , dovrebbero servire a difendere in extrema ratio la società dalla violenza e dall’arbitrio, avvalendosi esse stesse di violenza, repressione e arbitrio, si reggono sull’obbedienza, sulla capacità di eseguire ordini senza discuterli. Al contrario, la scuola se non è libera viene meno alla sua ragione di essere: la promozione dello spirito critico, la comprensione e l’accoglienza, anche nel tentativo di includere comportamenti devianti. La Costituzione riconosce questo principio all’articolo 33; inoltre la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza al preambolo afferma: «In considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà»; e all’art. 29: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite». Concludiamo citando Hannah Arendt«Nessuno ha il diritto di Obbedire», e Lorenzo Milani«L’obbedienza non è più una virtù», parole che sembravano un tempo recepite e che oggi non dobbiamo dimenticare.

Monza, Istituto comprensivo Salvo d’Acquisto, progetto legalità o progetto Forze Armate?

Abbiamo ricevuto il calendario del “Progetto Legalità” dell’Istituto Comprensivo Salvo d’Acquisto che comprende alcuni plessi scolastici di scuola  primaria e scuola secondaria di primo grado tra Monza e Vedano al Lambro. Il calendario si articola su 13 incontri su vari temi che vanno dalla sicurezza e benessere digitale, al bullismo, al ricordo delle vittime  di mafia fino addirittura alla simulazione di un processo. A leggere bene però i nomi dei relatori  ci si accorge che la quasi totalità di essi afferisce alle forze di polizia, con addirittura tre momenti autocelebrativi denominati Open Day delle forza dell’ordine. Temi importanti come i rischi della “dipendenza da schermo” e L'”uso consapevole degli schermi” vengono trattati da una tenente dei Carabinieri piuttosto che da educatori o esperti del settore. Non un cenno all’utilizzo della rete e delle tecnologie in senso positivo e stimolante, non un tentativo di formare utenti liberi in quanto consapevoli delle tecnologie, non una critica alla struttura della rete ma un semplice parallelismo securitario dove la nostra relazione con la rete è protetta e mediata dalle forze dell’ordine. Chissà se anche in questo caso assisteremo a raccapriccianti  siparietti in cui militari o poliziotti insegnano ai bambini a usare armi o a disperdere  i manifestanti come tante volte abbiamo visto succedere in tutta Italia e di cui si trova ampia documentazione sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Come genitori e insegnanti crediamo che  soprattutto in un momento di grave crisi sociale e politica sia nazionale che  internazionale ridurre il concetto di legalità al solo aspetto repressivo non  faccia che creare paura e distacco rispetto ai temi della coesione e della  giustizia sociale, della pace e della solidarietà che dovrebbero essere invece promossi e trasmessi. Crediamo che un così grande sforzo nell’organizzazione di attività extracurriculari sia uno spreco rispetto a un impegno su tematiche dal più alto valore educativo e ci aspettiamo un maggior coinvolgimento nelle programmazioni future. Alcun* genitori e insegnanti di Monza e Brianza


pc 14 febbraio - Conferenza stampa per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi in Italia – Caso Hannoun

COMUNICATO STAMPA

IL Comitato Nazionale per Mohammed Hannoun, segretario dell’Associazione Palestinesi in Italia, arrestato a Genova e detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni, indice una conferenza stampa a ROMA, Piazza Capranica, lunedì 16 febbraio, alle 12.00, alla quale sono invitati gli organi di informazione.

Per la liberazione di Hannoun e di altri palestinesi arrestati e per la fine della persecuzione dei sostenitori dei diritti palestinesi, si è costituito un Comitato Nazionale. Nei primi giorni della diffusione di un comunicato-appello, sono già state raggiunte centinaia di firme e adesioni, aperte da quelle del Prof. Angelo D’Orsi e di Moni Ovadia, oltre che di numerosi esponenti della professione giuridica, della cultura, del giornalismo, della politica.

Mohammed Hannoun, architetto, da decenni residente in Italia. Si è adoperato in questi anni dell’occupazione dei territori palestinesi e poi della guerra israeliana a Gaza per raccogliere e consegnare ai sopravvissuti palestinesi soccorsi umanitari.

Questo viene interpretato in Israele come “azione di sostegno al terrorismo”. Indicazioni in tal senso

venerdì 13 febbraio 2026

pc 13 febbraio - Il governo delle mani sulla magistratura. Al referendum votiamo NO!

da ORE12 /Controinformazione rossoperaia  del 12.02.26

La riforma sulla giustizia fortemente evoluta dal governo Meloni è un'iniziativa che sta tutta dentro la marcia del moderno fascismo. Mettere le mani sulla magistratura, averne il controllo per non essere intralciati quando si fanno leggi liberticide o sempre più repressive o si agisce direttamente contro le leggi esistenti, non incappare nella giustizia (sia pur borghese) sono i veri obiettivi del governo Meloni e per questo bisogna votare NO al prossimo referendum.

Il tentativo del governo non è nemmeno tanto nascosto, visto che Nordio lo ha detto più volte in più occasioni: limitare l'eccessiva autonomia dei giudici. Così anche la Meloni, che vuole, così come ha detto, liberare la magistratura da tutti i possibili condizionamenti politici, perché di fatto l'unico condizionamento politico deve essere quello suo e quello del suo governo, e limitare le ingerenze della magistratura nella politica.

Gli attacchi quotidiani alla magistratura da parte di tutti i membri di questo governo, dalla Meloni a Nordio a Salvini, ai loro più luridi scagnozzi vanno, di fatto in questa direzione. Non si tratta quindi di una riforma costituzionale come blatera Nordio o la Meloni per cercare di ingannare la cosiddetta opinione pubblica, ma si tratta di un vero e proprio stravolgimento della Costituzione, attraverso cui ci si vuole vendicare di fatto di quei giudici che non sono allineati al governo e si mira a volere trasformare questa società capitalista di cui il governo Meloni oggi è al servizio, rappresentando l'ala più reazionaria della borghesia al potere, trasformare questa società in una società dove i potenti, i padroni, i politici devono praticamente farla sempre franca e quindi anche per questo bisogna votare NO al prossimo referendum.

Le ragioni del NO sono abbastanza chiare, mentre sarebbe davvero una perdita di tempo quella di cercare di smascherare i vuoti e ingannevoli argomenti del si, però qualcosa bisogna pur dirla.

Innanzitutto non c'entrano niente le chiacchiere che ci sono a destra e manca, dalla Meloni a Nordio a

pc 13 febbraio - Giù le mani da Francesca Albanese!

Respingiamo subito la campagna avviata dalla Francia, e appoggiata da vari paesi imperialisti, in prima fila l'Italia col governo Meloni, che non vedono l'ora di zittire la sua voce, la sua attività di denuncia del genocidio di Israele in Palestina e delle complicità dei governi imperialisti.

Nessuno tocchi Francesca Albanese!


Il discorso sotto accusa di Albanese

"Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l'abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida". 

Questo uno dei passaggi dell'intervento della relatrice speciale dell'Onu sui territori palestinesi al Forum di Al-Jazeera del 7 febbraio scorso. "Il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e pro-genocidio è una sfida - prosegue il discorso - Allo stesso tempo qui risiede anche l'opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d'ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune".  

Albanese, poi, in un post su X del 9 febbraio, ha chiarito il suo pensiero, spiegando che "il nemico comune dell'umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile". 

Nel corso del suo discorso la relatrice Onu ha inoltre affermato che negli ultimi due anni tutti hanno potuto vedere "la pianificazione e la realizzazione di un genocidio, e il genocidio non è finito", ma è anzi "ora pienamente evidente". Oggi "il rispetto delle libertà fondamentali è l'ultima via pacifica, l'ultimo strumento pacifico che abbiamo per riconquistare la nostra libertà", ha proseguito ancora, lanciando un appello alle più varie categorie della società a "cambiare le nostre abitudini: da ciò che scegliamo di comprare, consumare, leggere, a come ci poniamo di fronte al potere". Albanese ha quindi concluso dicendo di credere "fermamente che la Palestina sarà libera. Ma dobbiamo agire e il momento è adesso" in un "2026 di pieno impegno verso la responsabilità e la giustizia". 

pc 13 febbraio - La resistenza non è reato, la solidarietà è un'arma, non un reato. Presidi a Melfi e a Terni in solidarietà ad Anan, Hannoun e a tutti i prigionieri palestinesi

 

LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA - MOHAMMAD HANNOUN LIBERO!

DOMENICA 1 MARZO ORE 14,30 PRESIDIO NAZIONALE AL CARCERE DI TERNI

La detenzione di Mohammad Hannoun, il presidente dell'API l'associazione Palestinesi d'Italia nel carcere a Terni dopo l'arresto avvenuto a fine dicembre con

pc 13 febbraio - Oggi ORE 12 Controinformazione Rossoperaia non esce e lascia spazio alle immagine del gigantesco sciopero generale in India - Speciale lunedì 16

Speciale ORE 12 lunedì 16 con informazioni valutazioni testi provenienti direttamente dai compagni indiani



pc 13 febbraio - India 250 milioni di lavoratori in sciopero nel gigantesco Bharat Bandh del 12 febbraio - Massima info Lunedi speciale a ORE 12 Controinformazione Rossoperaia


 


pc 13 febbraio - I fascisti di CasaPound condannati giustamente a Bari sono protetti dal governo Meloni/da Fratelli d'Italia, dal Ministro Piantedosi

Ieri il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista. Pene fino a 2 anni e 6 mesi, più la privazione dei diritti politici per 5 anni.

È la PRIMA VOLTA in Italia che viene riconosciuto questo reato per attivisti di CasaPound. 

I fatti risalgono al settembre 2018: un'aggressione squadrista con sfollagente, manganelli telescopici e manubri da palestra contro manifestanti antifascisti che tornavano da un corteo. Tra le vittime l'europarlamentare Eleonora Forenza.

Sette anni per arrivare a questa sentenza. Ma oggi si ribadisce un fatto chiaro: il fascismo NON è un'opinione. È un crimine. E oggi la giustizia lo conferma.

Per fortuna che c'è la Costituzione, che all'articolo XII delle disposizioni transitorie vieta la riorganizzazione del partito fascista "sotto qualsiasi forma". Una norma antifascista nata dalla Resistenza che ancora oggi ci difende.

pc 13 febbraio - Dichiarazioni di Khaled Mashaal Hamas - proletari comunisti appoggia queste dichiarazioni nel contesto tattico e strategico in cui si trova la Resistenza palestinere ora

“Nel contesto in cui il nostro popolo è ancora sotto occupazione, parlare di disarmo è un tentativo di trasformare il nostro popolo in una vittima facile da eliminare e facilmente sterminata da Israele, che è armato con tutto l’armamento internazionale”, ha dichiarato il leader politico di Hamas all’estero, Khaled Mashaal, al Forum della rete televisiva qatariota Al Jazeera a Doha.

“Mashal ha anche sottolineato che il movimento della Resistenza palestinese ha offerto una tregua a lungo termine, di 7 o 10 anni, con i paesi mediatori come garanti che queste armi non saranno usate, ma “Israele” l’ha rifiutata.

“Il funzionario palestinese ha affermato che il problema è l’occupazione israeliana, non le armi della

pc 13 febbraio - A che serve la mobilitazione Stellantis a Torino di sabato 14? E' davvero quello che serve per riprendere la lotta? Noi pensiamo di no

Stellantis, il presidio Fiom davanti ai cancelli di Mirafiori: sabato la manifestazione in centro

Tre giorni di presidio davanti al cancello 2, sabato la mobilitazione nel centro di Torino

Stellantis, il presidio Fiom davanti ai cancelli di Mirafiori: sabato la manifestazione in centro

È iniziato questa mattina davanti alla porta 2 dello stabilimento di Mirafiori il presidio della Fiom, che proseguirà per tre giorni in vista della manifestazione cittadina in programma sabato 14 febbraio nel centro di Torino. L’iniziativa coinvolge le sigle Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, che hanno scelto di organizzare un momento unitario in una fase particolarmente delicata per il comparto automotive. Il presidio ai cancelli dello storico impianto torinese rappresenta un primo passaggio di mobilitazione, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla situazione produttiva e sulle prospettive industriali del gruppo Stellantis in Italia.