domenica 30 marzo 2014

pc 30 marzo - COME E PERCHE' STUDIARE OGGI "PRINCIPI DEL LENINISMO DI STALIN

Il Circolo proletari comunisti di Taranto, dopo aver studiato lo scorso anno il testo di Stalin "Principi del leninismo", ora sta studiando e discutendo l'applicazione ad oggi dei principi del leninismo, per farne "arma" di combattimento, teorica prima di tutto, nella fase attuale di costruzione del Partito, in cui c'è un aspetto di definizione unito strettamente all'aspetto di delimitazione.
Questo lavoro teorico i compagni del circolo lo stanno facendo, mettendo al centro la lettura dell'opuscolo di "Formazione teorica - Note di studio su Principi del Leninismo"; utilizzando e rileggendo il testo di Stalin, ma in cui ora l'aspetto centrale non è tanto lo studio di questo testo ma la sua "guida" alla comprensione dei problemi teorici, politici, strategici, tattici dei comunisti maoisti oggi.


Riportiamo alcuni stralci dei primi due paragrafi dell'opuscolo "Note di studio" su cui vi è stata maggiore discussione e approfondimento nel circolo.


Sulle radici storiche del leninismo - "...Il maoismo si muove sempre ancora nell'epoca di Lenin, cioè dell'imperialismo e della rivoluzione proletaria. Quindi, lo sviluppo di Mao è nello sviluppo della teoria e della tattica della rivoluzione proletaria definita da Lenin. E in particolare la teoria e la tattica della dittatura del proletariato di Lenin.
Mao ha vissuto nel periodo della crisi dell'imperialismo. Nel periodo dell'estensione delle condizioni della rivoluzione proletaria prodotte dall'espansione dei movimenti di liberazione nei paesi oppressi dall'imperialismo; Mao trionfa quando la rivoluzione proletaria attraversa nel primo Stato socialista una crisi e una sconfitta e, quindi, questi sono i due elementi su cui si innesca il maoismo come sviluppo del marxismo leninismo; il maoismo è cresciuto e si è rafforzato nella lotta contro il moderno revisionismo sopraggiunto alla fine della III Internazionale. Mao si afferma nel periodo di dominio del revisionismo nel mci, dominio divenuto completo dopo la morte di Stalin, e contro questo dominio si afferma il contributo più importante di Mao...

Oggi siamo sempre nella fase dell'imperialismo come capitalismo morente; però va distinto nell'epoca dell'imperialismo una fase di ascesa e di affermazione di esso da una fase di crisi...
La prima contraddizione della fase del leninismo definita da Stalin ("quella che esiste tra lavoro e capitale") è tuttora la principale, non in senso di fase ma in senso epocale. Questo spiega anche perchè non si può considerare il maoismo come operante in un epoca diversa, né tanto meno confondere il contributo di Mao nell'analisi delle contraddizioni, nel far emergere il carattere principale della contraddizione tra imperialismo e popoli oppressi, come qualcosa di alternativo alla definizione di qual'è la prima contraddizione permanente. E questo non solo dal lato dell'analisi della definizione dell'imperialismo ma anche dal lato del carattere della lotta di classe del proletariato.
Vanno, quindi, combattute due forme di revisionismo, quella che nega la natura della prima contraddizione e le sue conseguenze: ("L'imperialismo porta la classe operaia alla rivoluzione") e quella che interpreta il maoismo come fondato sulla sostituzione della contraddizione principale di fase: imperialismo/popoli oppressi con la prima contraddizione tra capitale e lavoro...
Anche la descrizione della seconda contraddizione è perfettamente attuale ("quella che esiste tra i diversi gruppi finanziari e le potenze imperialiste nella lotta per le fonti di materie prime e per i territori altrui"). Questa descrizione introduce il concetto di crisi dell'imperialismo e combatte un'interpretazione evoluzionista, molto presente nel movimento operaio nell'epoca della socialdemocrazia e del revisionismo, ma anche oggi, come le teorie del crollo. Questo concetto di crisi ravvicina l'ora della rivoluzione proletaria e la necessità pratica di questa rivoluzione.
La terza contraddizione ("quella che esiste tra un pugno di nazioni "civili" dominanti e centinaia di milioni di uomini che appartengono ai paesi coloniali e dipendenti del mondo") è quella su cui si sviluppa l'epoca di Mao, ed è a questa che Mao apporta importanti contributi, non nell'analisi di essa già definita correttamente da Lenin, ma nella teoria e nella tattica che permette ai popoli oppressi di vincere, e di trasformare effettivamente le colonie e i paesi dipendenti in riserve della rivoluzione proletaria.
In generale i cultori del leninismo ortodosso, in un processo speculare coi secondi revisionisti, utilizzano questa citazione per negare l'importanza strategica della terza contraddizione, e quindi il valore del maoismo come incarnazione e sviluppo teorico di essa...

Sul metodo del leninismo (questa parte, in particolare, è stata dibattuta non solo in termini critici ma anche autocritici) - Questo metodo porta in primo luogo alla verifica della teoria nel crogiolo della lotta rivoluzionaria delle masse, della pratica viva; l'unità teoria e pratica, l'eliminazione della loro separazione, questo si rifà la nostra concezione del partito: “nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse”, Questo contrappone oggi il PCm alle correnti o dogmatico ml o ai cybermaoisti, in particolare nel movimento comunista internazionale.
In secondo luogo, questo metodo porta alla verifica di gruppi e partiti non sulla base delle loro parole d'ordini e risoluzioni, ma sulla base delle loro opere, dei loro atti, quello che noi chiamiamo maoismo verificato sulla cui base valutiamo le posizioni nel movimento comunista internazionale e nazionale, contro l'opportunismo di destra e di “sinistra”.
In terzo luogo porta alla riorganizzazione ("di tutto il lavoro del partito su un modello nuovo, rivoluzionario"). Su questo il nostro lavoro appare del tutto insufficiente, volenteroso ma artigianale, non in grado finora di costruire il partito sul modello nuovo, nel senso dell'educazione della preparazione dei militanti e delle masse alla lotta rivoluzionaria. Questo punto, quindi, va considerato come principale nell'attuale fase della ricostruzione.
In quarto luogo porta all'autocritica dei partiti proletari. Sul piano teorico questo punto è saldamente padroneggiato dal nostro partito e dal suo gruppo dirigente in formazione. Ma si è fatto fatica a realizzarlo sul piano pratico.

Nella critica agli opportunisti Stalin mette sotto le lenti alcuni dogmi teorici. 
Sul primo dogma ("il proletariato non può nè deve prendere il potere se non costituisce la maggioranza nel paese"), esso va applicato nella polemica contro gli opportunisti che ritengono che senza le “masse” non si possa condurre un'autentica attività rivoluzionaria. E qui, nella maggiorparte dei casi non intendono il legame con le masse, ma la coscienza delle masse che si esprime nelle lotte sindacali, ecc. Così questo dogma funziona da barriera dell'opportunismo in relazione al giudizio che si dà e alla posizione che si ha rispetto alla fase dell'inizio, o a quello che noi diciamo nuovo inizio. 
Sul secondo dogma ("Il proletariato non può conservare il potere se non dispone, in quantità sufficiente, di quadri già pronti, di persone colte e di amministratori capaci di organizzare la gestione del paese"), la critica de I Principi del Leninismo deve essere usata sui due aspetti che in generale quadri, avanguardie e masse non comprendono: il problema della rivoluzione come primo obiettivo, primo passo per la trasformazione effettiva della coscienza delle masse, e il potere proletario come soluzione realmente concreta dei problemi delle masse e della società.
Sul terzo dogma ("Il metodo dello sciopero politico è inaccettabile dal proletariato"), quello che dobbiamo trarre come utile per rafforzare la nostra posizione che su questo è sufficientemente corretta, sono alcuni aspetti citati. La critica agli anarchici e al sindacalismo anche di base che predicano lo sciopero generale economico in sostituzione della lotta politica del proletariato e, di conseguenza, dell'organizzazione politica del proletariato; la critica a chi considera la forma parlamentare la forma inevitabile della lotta politica del proletariato - questo è da noi spesso applicato nel dimostrare che attraverso la lotta si raggiunge un peso politico più alto e più influente che la partecipazione parlamentare.

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