CRONACA DI UN PROCESSO NO TAV
Risultano due poliziotti colpiti alla spalla con ben sette giorni di prognosi che dicono di non ricordare nulla tantomeno chi e come li ha colpiti. Uno dei due, Bernardini, non si ricorda neppure dov’era posizionato e non ha visto nulla perchè aveva la visiera del casco appannato. E’ sicuro di essere stato colpito alla spalla destra ma sul certificato medico, redatto tra l’altro il giorno successivo allo scontro, è indicata la spalla sinistra. Anch’egli è sicuro degli inesistenti lanci di oggetti prima della carica. In sostanza lo scontro è ricostruito dall’accusa in base a presupposti e non a fatti concreti ed è chiaro che gli imputati sono ritenuti presunti colpevoli fino a prova contraria e non viceversa. L’arringa del Pubblico Ministero è una degna conclusione: ammette che i fatti di violenza successi sono “poco gravi” e sono durati pochi secondi: però sono avvenuti nel contesto di una manifestazione non autorizzata, che sembra essere il “reato” più grave commesso quel giorno: peccato che non c’entri nulla con capi d’accusa degli imputati e soprattutto non sia un reato. In ogni caso il PM sottolinea che la manifestazione non autorizzata “ha frontalmente sfidato l’autorità in modo programmato” e parla più volte di uso legittimo delle ARMI da parte delle forze dell’ordine. “Chi partecipa ad una manifestazione non autorizzata deve mettere in conto che può prendersi delle manganellate: lo Stato è legittimato a colpire ma i manifestanti non sono legittimati a difendersi”. Possono solo legittimamente prendersele. In sostanza il PM cerca di giustificare comportamento della polizia più che avvallare i reati degli imputati. Il PM parla poi di persone travisate ed armate di bastoni che costituivano una minaccia. Il corteo era assolutamente pacifico. Molte persone nel corteo avevano in mano bastoni per la battitura ed avevano sciarpe e cappelli in quanto era inverno e nevicava. Degli otto imputati invece solo uno aveva una sciarpa che copriva parzialmente il volto mentre tutti gli altri erano a volto scoperto e la metà degli imputati erano a mani nude. In base a cosa allora sono stati SCELTI – perchè sono stati scelti – gli imputati, visto che i tafferugli hanno coinvolto ben più di otto manifestanti? Per la loro posizione nel corteo? Per la loro posizione ideologica? Alla fine Ferrando propone per sette imputati una pena che va dai dieci mesi di reclusione per Massimo Aghemo, Marco Bailone e Fabrizio Berardinelli, un anno per Luca Abbà e Andrea Bonadonna, un anno e un mese per Paolo Patanè, un anno e tre mesi per Maurizio Mura. Per l’ottavo, Stefano Milanesi, non se la sente neppure di formulare un’accusa perchè dal filmato si vede che sta tranquillamente fumando al momento dello scontro. Le arringhe degli avvocati sono puntuali nello smontare le tesi dell’accusa. Gli avvocati della difesa paventano che si possa tirare in ballo il concorso morale per accusare anche Stefano Milanesi; in questo caso allora tutte le trecento persone del corteo sarebbero colpevoli di concorso morale allo stesso modo, per il semplice fatto di esserci. Ma la mera presenza e addirittura la consapevolezza che altri stiano per compiere reato non costituisce concorso. E il non impedire un reato non costituisce reato. Il concorso deve essere provato: va dimostrato che l’ imputato contribuisce alla finalità del reato, ci deve essere rapporto di causalità fra le azioni dell’ imputato e finalità del reato commesso . Resta da capire perché il cordone di polizia si è spostato quando l’unica via per raggiungere la trivella è quella bloccata dal primo schieramento delle forze dell’ordine. Perché viene bloccata la manifestazione su un percorso già effettuato senza problemi altre volte? L’ordinanza della questura parla di controllo e protezione della trivella e dice esattamente dove si devono posizionare le forze dell’ordine, cosa che era in atto con il primo schieramento. Se veramente si temeva che il corteo potesse arrivare alla trivella dal percorso che stava effettuando perché è stato lasciato passare? L’ordinanza del questore non crea allarmismi né clima di tensione e non fa riferimento a pregressi scontri. Il questore dice che ci sono state manifestazioni precedenti ed invita le forze dell’ordine a dialogare e consentire la libertà di espressione, evitando lo scontro. Prevede che ci sarà una manifestazione ed è a conoscenza del fatto che non è stata comunicata perché l’ordinanza stessa è del giorno precedente ai fatti.
La manifestazione è un diritto sancito dalla costituzione, non c’è bisogno di autorizzazione ma solamente di una comunicazione alle autorità, ed è obbligatoria solo in caso di interruzione di pubblico servizio. In ogni caso la mancanza di preavviso non significa che è illegittima e che si commette un reato. Gli avvocati sottolineano che l’ordine di respingere i manifestanti è arrivato dopo lo scontro. Non c’è stato un ordine di carica né un’intimazione di arretrare ai manifestanti; c’è stato invece un comportamento arbitrario di alcuni poliziotti che hanno dato il via ad un attacco improvviso con scudi e manganelli: in questo caso è legittimo che i manifestanti resistano e si difendano. Un’ultima “chicca”: l’aggravante del reato è che è stato commesso da più di dieci persone. Gli imputati sono otto: che fine hanno fatto gli altri tre?? Aspettiamo la sentenza, il 3 maggio prossimo. Sono sicura che tutti gli imputati verranno assolti per non aver commesso il fatto e potremo festeggiare un’altra vittoria del movimento NO TAV.
Cristina Abba
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