sabato 26 novembre 2011

pc 26 novembre - RIPUBBLICHIAMO LA CRITICA PUNTO PER PUNTO DELL'ACCORDO DI POMIGLIANO

Marchionne ha detto di voler estendere l'accordo di Pomigliano in tutte le fabbriche Fiat. Questa purtroppo non è una novità. La questione vera, come da noi denunciata dal primo momento è che quest'accordo viene preso a riferimento dall'inisieme del padronato e oggi dal governo Monti.
Per questo riteniamo utile ripubblicare la critica che facemmo all'epoca punto per punto dell'accordo di pomigliano - contenuta nel primo opuscolo "speciale Fiat - le armi della critica contro il fascismo padronale", che si può scaricare da questo blog.


A PREMESSA DELL’ACCORDO
la Fiat si riserva di... non rispettare l’accordo:
“L’adesione effettiva dei soggetti interessati” all’accordo viene posta a condizione della realizzazione del piano. Di conseguenza, il ricatto è permanente e l’accordo può essere disdetto unilateralmente dall’azienda quando essa ritenga che manchi “l’adesione effettiva”.
La Fiat dice inoltre che gli impegni possono essere elusi come e quando vuole, rispetto a generici quanto incontrollabili eventi nella fase di crisi, sempre possibili oggi. Quindi, l’azienda pretende la schiavitù dei lavoratori ma si riserva la libertà del bluff.

I PUNTI DELL’ACCORDO:
“L’accordo introduce i 18 turni, su 3 turni, il riposo individuale settimanale sarà a scorrimento. Il 18° turno sarà coperto con la retribuzione di Par, festività, e con cumulo della mezz’ora accantonata per turno. Nella manutenzione i turni sono 21”. Passare a 18 e addirittura 21 turni vuol dire aumento della fatica, stress, sconvolgimento della vita individuale e familiare. Qui poi vi è anche la beffa, il 18° turno se lo devono pagare i lavoratori, utilizzando permessi, festività, ecc. O come vedremo dopo potrà essere lavorato. In deroga alla L. 66/03 sui riposi.
Con questa turnazione la pausa mensa viene spostata a fine turno, con mezz’ora retribuita e con orari per mangiare assurdi, per es. dalle 21,30 alle 22 e dalle 5,30 alle 6. Questo spostamento ha lo scopo di un utilizzo pieno del turno per l’azienda; per gli operai, significa lavorare di continuo per 7,50 ore, a rischio salute e sicurezza.

Il lavoro straordinario: “80 ore annue pro capite, senza preventivo accordo sindacale, da effettuare a turni interi. Il lavoro straordinario potrà essere effettuato nel 18° turno già coperto da retribuzione o nelle giornate di riposo. L’azienda terrà conto di esigenze personali entro il 20% con sostituzione con volontari...
Con accordo individuale tra azienda e lavoratore, l’attività lavorativa sul 18° turno potrà essere svolta a regime ordinario con la sola maggiorazione del lavoro notturno... Il lavoro straordinario nell’ambito delle 200 ore pro capite potrà essere richiesto anche durante la mezz’ora di mensa”.
Le ore di straordinario complessive aumentano da 40 a 120. L’azienda con accordo/ricatto col singolo operaio non pagherà neanche la maggiorazione dello straordinario. Con lo straordinario nella pausa mensa (contro la direttiva europea su orari e alla L. 66/03) si toglie anche il diritto di mangiare, ogni minuto dell’operaio, anche quelli per campare siano per il profitto padronale.
Per di più l’uso di personale “volontario” vuole dire per chi lo fa doppi turni, con una violazione della pausa di riposo tra un turno e l’altro, in deroga alla legge che obbliga 11 ore di riposo giornaliero.

Sulle mansioni: “a fronte di particolari fabbisogni potrà essere richiesto ai lavoratori la successiva assegnazione ad altre postazioni di lavoro, e viene stabilita la possibilità di “mobilità” dei lavoratori da area ad area nella 1° ora del turno in relazione agli eventuali operai mancanti o nell’arco del turno per fronteggiare perdite per eventuali fermate tecnico-produttive”.
Un punto che dà mano libera a direzione, capi nell’utilizzo degli operai con una mobilità selvaggia, flessibilità di mansioni, con inevitabile aumento del rischio infortuni.

Sull’organizzazione del lavoro e pause: “miglioramento dei livelli di prestazione lavorative con il sistema WCM e Ergo-Uas... che costituisce parte integrante del presente accordo. Con il sistema Ergo-Uas si permette sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna al posto delle 2 pause di 20 minuti ciascuna.
Questo punto dell’accordo è quello più grave rispetto alle condizioni di lavoro degli operai; insieme ai 18 turni porta ad una intensificazione dei ritmi, un aumento del 20% della velocità di linea, che insieme allo spostamento mensa a fine turno, riduzione delle pause, vorrà dire massima intensificazione dello sfruttamento.
I Sistemi WCM e Ergo-UAS, servono al controllo minuto per minuto dei movimenti e dei tempi degli operai, per la vivisezione del corpo degli operai per un perverso uso scientifico dei movimenti di braccia, gambe, ecc., allo scopo della massima riduzione dei tempi e massimo sfruttamento dei movimenti. Un sistema che porta serie patologie invalidanti alle braccia, mani, ai muscoli, insieme ad uno stress per i ritmi e il controllo a cui si viene sottoposti. Un sistema considerato illegale dalla stessa Magistratura.
Ma questa volta avviene anche qualcosa in più: questi sistemi mai contrattati, vengono considerati da ora parte dell’accordo e quindi chi accetta l’accordo accetta anche il WCM e Ergo-Uas.

Le attività formative “saranno fortemente collegate alle logiche WCM... La frequenza dei corsi è obbligatoria, il rifiuto di partecipazione o la mancata presenza sarà disciplinarmente perseguibile. Le OO.SS. e le Rsu confermano che non sarà richiesta a carico dell’azienda alcuna integrazione o sostegno al reddito”.

I corsi di formazione avranno una precisa funzione, come già avvenuto a Pomigliano nel 2008, di “lavaggio del cervello” e di selezione tra operai buoni e cattivi. L’accettazione, poi, da parte sindacale di nessuna integrazione da parte dell’azienda è in contrasto con la L. 102 che prevede il pagamento della differenza di trattamento tra cig e salario, in caso di obbligo di presenza di lavoratori in cigs.

Recuperi produttivi: “Le perdite produttive per cause di forza maggiore o per interruzione delle forniture vengono recuperate collettivamente a regime ordinario, entro sei mesi, sia nella mezz’ora di mensa, sia nel 18° turno, sia nei giorni di riposo individuale”.
In questo modo la Fiat non perde nulla mentre l’operaio perde mensa, giorni di riposo; e, benchè si tratti di perdite per cause aziendali, la Fiat non pagherà neanche la maggiorazione per le ore di straordinario, e di sottrazione di ore vita - in contrasto con l’art. 4 del CCNL e la legge 66/03 e con la Direttiva europea.

Sull’assenteismo. “Per contrastare forme anomali di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche... le parti, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, individuano quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell’azienda dei periodi di malattia”.
Si tratta di un colpo di mano su un diritto sancito dalla legge. E anche qualcosa di più e di inedito: parlando di “percentuale superiore alla media” c’è una forma di pressione/ricatto verso tutti gli operai a farsi controllori dei propri compagni di lavoro, applicando una logica fascista per cui per alcuni lavoratori che si assentano pagano tutti. Quanti operai si autocostringeranno o saranno costretti per non essere malvisti dagli altri lavoratori, a scendere al lavoro anche con la febbre? Sull’assenteismo si fa poi demagogia, da anni la situazione è cambiata; e in ogni caso può essere un “diritto” dell’azienda perseguire i malati falsi, ma non di cambiare la legge per tutti a comodo suo!

Sulla CIGS: nell’accordo vengono confermati i 2 anni di cassintegrazione straordinaria senza “rotazione tra gli operai”. Altro che accordo che salvaguarda l’occupazione!

Clausole di responsabilità per sindacati e operai = la repressione:
“Il mancato rispetto degli impegni (anche di una sola clausola dell’accordo)da parte della O.S. o della Rsu, anche a livello di singoli componenti, ovvero comportamenti inidonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano e i conseguenti diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti all’Azienda libera l’Azienda dagli obblighi del presente accordo nonchè da quelli derivanti dal CCNL... e quindi non pagherà contributi sindacali e non concederà permessi sindacali”.
Ma Marchionne ha pensato anche a punire i comportamenti degli operai: “le parti si danno atto altresì che comportamenti individuali e/o collettivi dei lavoratori idonei a violare in tutto o in parte le clausole del presente accordo o a rendere inesigibili i diritti e i poteri dell’Azienda”, verranno puniti con provvedimenti disciplinari fino al licenziamento.

Siamo alla dittatura padronale, anche il linguaggio ha un sapore fascista e il sistema è fascista: basta un comportamento di un solo delegato (anche sulla sicurezza), il mancato rispetto di uno solo degli impegni, o addirittura comportamenti (non meglio specificati) che l’azienda ritenesse lesivi dei suoi “poteri”, e la Fiat può fare carta straccia dello Statuto dei Lavoratori e del CCNL, della Costituzione, può cancellare il sindacato e portare la condizione degli operai indietro di più di 50 anni o a livello di un laboratorio cinese fuorilegge! Idelegati sono incatenati, messi in condizione dalle stesse OO.SS firmatarie dell’accordo di non fare niente se non i controllori di sè stessi e soprattutto dei comportamenti operai.
Con questo accordo viene reso esplicito il ruolo delle OO.SS. come cinghia di trasmissione del padronato verso gli operai.
Dopo questo accordo ogni azienda potrà violare leggi, Costituzione (e in questo senso va evidentemente la modifica dell’art. 41 della Costituzione), farsi le leggi proprie.

Nessun commento:

Posta un commento