venerdì 29 marzo 2024

pc 29 marzo - Università in lotta contro l'asservimento a Israele e alla guerra imperialista

20 atenei in lotta per smilitarizzare l'università

Vincenzo Bisbiglia | ilfattoquotidiano.it

27/03/2024

Da Roma a Bari e Bologna - Non solo Gaza. Studenti e prof. vogliono lo stop alla cooperazione scientifica con Israele e i rettori fuori da Med-Or. E intanto Bernini chiama la polizia...

L'Università di Torino si è sfilata il 7 marzo scorso dall'Accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra Italia e Israele. E ad aver avanzato la stessa proposta di congelamento - previa verifica "caso per caso" dei relativi bandi di ricerca con Tel Aviv - è stato il rettore di Bari, Stefano Bronzini, che ha confermato ieri al Fatto di essersi anche dimesso dal Consiglio scientifico della Fondazione Med-Or, la creatura di Leonardo nata per promuovere ricerca e sicurezza, e che è finita al centro delle proteste in questi giorni. Sono solo i primi risultati della lotta dei gruppi studenteschi di tutta Italia, tornati a protestare da Roma a Genova, passando per Bologna e Bari. Sono almeno 20 gli atenei in protesta - tra cui Roma Tre e Tor Vergata, Trento, Firenze, Pisa, Milano e Milano-Bicocca, Napoli e Bologna - e vedono per la prima volta una saldatura tra studenti e docenti e ricercatori per la "smilitarizzazione" e l'autonomia delle università.

Ieri il collettivo "Cambiare Rotta", dopo aver occupato lunedì sera il Rettorato della Sapienza, ha provato a fare irruzione - respinta dalla polizia - durante la riunione del Senato Accademico, con la rettrice Antonella Polimeni - anche lei nel Consiglio scientifico di med-Or - che ha rifiutato le richieste d'incontro. Stesso blitz, respinto, a Genova.

Tre i punti su cui gli studenti cercano il dialogo con rettori e docenti. Al centro, il bando scientifico pubblicato il 21 novembre e promosso dal Maeci per un "accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele": rivolto alle università italiane, il bando scade 10 aprile. Il 29 febbraio quasi duemila tra docenti e ricercatori italiani hanno firmato una lettera inviata al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dove si afferma che "il finanziamento potrebbe essere utilizzato per sviluppare tecnologia dual use, ovvero a impiego sia civile che militare, e che la terza linea di finanziamento delle tecnologie ottiche potrebbe essere utilizzata per sviluppare device di sorveglianza di ultima generazione, anche a uso bellico". La richiesta è: sospendere gli accordi fino al cessate il fuoco di Israele. Il tema del dual use è centrale. La lotta dei collettivi è concreta e nasce dall'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, che si ispira al lavoro del prof. Michele Lancione, docente del Politecnico di Torino. Nel suo libro Università e militarizzazione (Eris, 2023), Lancione delinea il fitto rapporto tra il Politecnico e Leonardo. Interessi etici o civili? Cambiare Rotta, in un dettagliato dossier, fa notare come "nell'ultimo bilancio del 2022 (Leonardo, ndr) dichiara che realizza l'83% del fatturato nel settore difesa, avendo quasi solo clienti governativi (88%)". La stessa Leonardo che "nel luglio 2022 ha acquistato la società israeliana Rada Electronic Industries, specializzata in radar per la difesa a corto raggio e antidroni".
Qui entra in gioco la terza questione: la partecipazione degli atenei al comitato scientifico della Fondazione Med-Or (che sta per Medio-Oriente), che nasce da una costola di Leonardo ed è presieduta dall'ex ministro dell'Interno Marco Minniti. Gli studenti ne parlano come di "un think tank (…) che ha lo scopo di sostenere attraverso studi e analisi le politiche imperialistiche". Secondo i collettivi, il progetto tende "a sfruttare le giovani menti degli studenti al servizio degli interessi militari". Nel comitato scientifico siedono 16 rettori italiani e altri accademici. Tra questi Franco Anelli della Cattolica, Giorgio Barba Navaretti della Statale di Milano, Massimiliano Fiorucci di RomaTre, Tiziana Lippiello della Ca' Foscari e Alessandra Petrucci dell'UniFi. Ma qualcuno ha già scelto di fare un passo indietro: è il rettore di UniBa, Stefano Bronzini, che ha accolto l'invito di uscire dal board scientifico di Med-Or. L'obiettivo è congelare i progetti di ricerca in partnership con Israele "come facemmo con la Russia nel 2022, a patto che a rimetterci non siano gli studenti", sottolinea Bronzini. Che ha comunicato la decisione anche a Giovanna Iannantuoni, presidente del Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) "a cui ho detto che sono ancora in vita - dice sarcastico - ho avuto un confronto con gli studenti, non ero circondato dai Sioux".

Non è un caso che i risultati ottenuti dai collettivi abbiano allarmato il governo. Dove ora si arriva a parlare di "pericolo brigatista". Come raccontato dal Fatto l'entourage del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha già evocato le Br in una "nota informativa a uso interno". Mentre ieri il presidente del Senato, Ignazio La Russa a La Verità ha azzardato: "Gli Anni di piombo iniziarono così". Insomma, il fermento studentesco non piace alla destra di governo. Quale freno mettere al fermento giovanile? Ieri la ministra dell'Università Anna Maria Bernini ha sentito il capo della polizia Vittorio Pisani, e il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, con il quale si confronterà nei prossimi giorni. L'obiettivo è sempre lo stesso: reprimere il dissenso, anche quando argomentato.

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