La “rivolta degli scogli”, l’hanno chiamata. E come ogni lotta, ha trovato il suo canto di protesta: un coro dal ritmo incalzante, che pare nato in fabbrica, con un titolo che è un manifesto.
Anche i migranti di Ventimiglia, da oggi, avranno un loro inno in musica: si chiama“We are not going back” (“noi non torniamo indietro”), l’ha scritto nelle scorse settimane “uno di noi migranti africani” (“in inglese, lingua di tutto il mondo”), presto diventerà una ballata folk e ieri sera è stato musicato e suonato per la prima volta direttamente sui massi di Ponte San Ludovico, tra la scogliera dei Balzi Rossi e il confine con Mentone. Con la band romana dei Têtes de Bois ad accompagnare le voci e gli strumenti improvvisati (sassi, pentole, transenne, bastoni) dei 60 migranti che ancora – dopo un mese e mezzo – resistono accampati in questo angolino di Europa diventato il simbolo dell’emergenza profughi.
Pensata “in un primo momento come una semplice suonata di voce e fisarmonica, da tenere sugli scogli per accompagnare la nuova spedizione di derrate alimentari della Comunità di San Benedetto al Porto qui al confine” – spiega Andrea Satta, voce del gruppo, promotore dell’iniziativa insieme al tastierista Angelo Pelini e Vauro – la prima volta in musica di questo cantico del migrante, ancora prima che concerto improvvisato al tramonto del Mar Ligure, è diventata “lo strumento migliore per riportare la luce dei riflettori sulla lotta di questi ragazzi”, e una nuova manifestazione spontanea dei “resistenti di Ventimiglia”. “Un presidio cui partecipano tutti i migranti che scelgono di passare o rimanere qui – spiegano gli attivisti di No Borders, il collettivo che assiste i profughi sul posto – solo e soltanto perché si continui a parlare del problema, e non perda di forza la loro lotta”.
E cioè un’azione di protesta cominciata in 50, lo scorso 9 giugno (per la maggior parte sudanesi ed eritrei, i primi a occupare la scogliera), proseguita in 200 (una volta che i massi sul mare dei Balzi Rossi sono diventati rifugio dove scappare dallo sgombero delle forze dell’ordine), “che continua con un grande ricambio e flusso di migranti: tanti ne arrivano, tanti se ne vanno – spiegano ancora i militanti di No Borders – e per cui diventa fondamentale organizzare iniziative come quella di oggi: eventi che rimarchino l’identità e il significato della lotta, e facciano capire al resto del mondo che l’emergenza potrà sembrare passata perché i media ne parlano meno, ma il problema rimane”.
L’orrore rimane: – attaccano in inglese gli ultimi arrivati tra i “resistenti”– siamo in Europa, il nostro cellulare dice che siamo già in Francia, ma siamo come prigionieri, e non ci è permesso di andare oltre”. A raggiungere famiglie, amici, lavori, sogni e futuro.
E allora ecco che per i ragazzi di Ventimiglia diventa importante continuare la lotta pacifica di questo mese e mezzo, al di là delle difficoltà delle giornate che scorrono lentissime e della “felicità per chi in qualche modo riesce a passare in Francia, e trova la possibilità di farsi un futuro”. “Tra i 60 che sono oggi accampati qui, forse solo 2 o 3 c’erano anche un mese fa – rivelano i volontari dei centri sociali del territorio, che stanno passando l’estate sugli scogli – e il fatto che lo slogan dei primi giorni sia diventato un simbolo della protesta anche per chi è arrivato dopo, è una cosa troppo importante. Aiuterà a dare identità e continuità al loro, nostro messaggio”.
Un messaggio diventato uno slogan, “We are not going back”, ideato da Ibrahim, somalo, 16 anni e poco più, che da qualche giorno è arrivato a Nizza, dove spera di trovare un lavoro regolare, e non essere ricacciato indietro. “Un messaggio di speranza e battaglia che abbiamo voluto riprendere – continuano i Têtes de Bois – perché come artisti abbiamo il dovere di farlo conoscere e portarlo in giro per il mondo”. “Oggi l’abbiamo musicata e cantata insieme a questi ragazzi arrivati da lontano: – è la promessa di Satta e Pelini – ora ne faremo una canzone, una storia da raccontare, una work song che quest’estate porterà Ventimiglia in tournée”.
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