venerdì 22 aprile 2011

pc 21-22 aprile - sbirri assassini..richiesti solo 12 anni

*Picchiarono a morte un clochard, chiesti 12 anni per i due agenti
Polfer
Il pm ha derubricato il reato da omicidio volontario a
preterintenzionale. Non convince la ricostruzione. I fatti in stazione
centrale il 6 settembre 2008*
MILANO - Non omicidio volontario, ma preterintenzionale. Insomma, quando
l'hanno picchiato non volevano ucciderlo, ma soltanto «dargli una
lezione». Quindi, 12 anni di reclusione. Questa, a sorpresa, la
richiesta del pm di Milano Isidoro Palma al termine della sua
requisitoria al processo ai due agenti della Polfer accusati di aver
pestato a morte un clochard il 6 settembre del 2008. Secondo l'accusa, i
due poliziotti avrebbero picchiato con violenza, fino a ucciderlo, il
senzatetto Giuseppe Turrisi di 58 anni, all'interno degli uffici della
Polfer alla Stazione Centrale di Milano. Stando alle indagini i due
agenti, per alcuni diverbi avuti in precedenza con l'uomo, quella sera
avrebbero portato il senzatetto negli uffici e lo avrebbero pestato
provocandogli la rottura della milza. Poi l'uomo, a seguito di un
versamento di sangue nell'addome, è morto.

REATO DERUBRICATO - I due giovani poliziotti, Domenico Romitaggio, e
Emiliano D'Aguanno, erano stati arrestati il primo aprile 2009, con
l'accusa di omicidio volontario, un'accusa che è rimasta a carico dei
due giovani per tutto il dibattimento, ma oggi il pm, concludendo la
requisitoria, ha derubricato il reato in omicidio preterintenzionale. Lo
stesso avevano fatto, due anni fa, _i giudici del Tribunale della
Libertà_
,
affermando che il quadro indiziario non consente di sostenere che ci sia
stata un'effettiva previsione, da parte degli indagati, della morte come
possibile conseguenza dei colpi sferrati. I due avevano così ottenuto
gli arresti domiciliari.

LA RICOSTRUZIONE - I due agenti si sono sempre difesi sostenendo di non
aver mai aggredito il senzatetto. Hanno detto di averlo accompagnato
perché ubriaco al commissariato, dopo aver ricevuto una segnalazione da
parte di alcuni viaggiatori su una discussione animata vicino a piazza
IV Novembre. Poi hanno ammesso solo una breve colluttazione con il
58enne, perché avrebbe estratto un taglierino che poi è stato
effettivamente sequestrato, ma che alla procura non risulta aver
impugnato in quella occasione. Oggi il pm ha definito la versione degli
imputati un'«alterazione della verità». Falsi sarebbero i rapporti stesi
sull'intervento, sull'orario e sul coltello di Turrisi. L'accusa ha
sottolineato che i filmati della telecamera comunale puntata sulla
piazza quella sera mostrano un gruppo di persone accanto a delle
bottiglie. Tra loro lo stesso Turrisi, noto per trascorrere le sue
giornate alla stazione Centrale e le notti al dormitorio di viale
Ortles. Sempre i filmati mostrano i due poliziotti avvicinarsi e
indicare le bottiglie durante una discussione. Quindi uno dei due fa un
cenno al senzatetto che si allontana con gli agenti. Tre minuti dopo il
terzetto riappare nei filmati di un'altra telecamera puntata
sull'ingresso del commissariato, mentre entra nell'edificio. La stessa
telecamera 35 minuti dopo mostra Turrisi uscire dalla stessa porta su
una barella. Nella notazione di servizio gli agenti hanno poi scritto di
aver chiamato il 118 perché il 58enne, dopo la colluttazione, avrebbe
lamentato dei dolori al cuore. Ma l'esame autoptico ha rilevato che
aveva la milza spappolata.

L'AUTOPSIA - «Se non fosse stata disposta l'autopsia dal pm di turno,
oggi non saremo qui a processo - ha spiegato il pm nella requisitoria -,
perché nell'annotazione redatta dai due agenti su quella sera si dava
notizia solo di un barbone che si era sentito male e poi era morto». Il
pm ha chiesto che i giudici della prima Corte d'Assise non concedano le
attenuanti generiche ai due imputati, accusati anche di falso e
calunnia. Il magistrato ha riportato anche una frase che, stando ad una
testimonianza, uno dei due poliziotti avrebbe detto riferendosi al
clochard, che da 3 anni circa passava le sue giornate alla Stazione
Centrale: «Questo coglione mi ha rotto le palle». Il prossimo 29 aprile
parlerà il legale delle parti civili (il figlio, la sorella e lo zio del
clochard) e del responsabile civile (il Ministero dell'Interno). Il 17
maggio la parola alle difese e il 17 giugno potrebbe arrivare la sentenza.

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