giovedì 8 dicembre 2016

pc 8 dicembre - Perfino la Fiom di Genova si ribella all'infame contratto metalmeccanico neocorporativo. Ma ora arriva Landini, il neo-pompiere al servizio dei padroni

Rinnovo contratto metalmeccanici, dopo la bocciatura del direttivo Fiom a Genova arriva Landini

Genova. E’ un vero e proprio caso politico quello scoppiato all’interno del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, dopo che il direttivo della Fiom di Genova ha bocciato praticamente all’unanimità (66 voti favorevoli, solo un contrario e un astenuto) l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale delle tute blu che le segreterie nazionali di Fiom,Fim e Uilm avevano firmato il 25 novembre. Su quell’accordo a Genova dalla prossima settimana si terranno assemblee in tutte le fabbriche poi ci sarà il voto dal 19 al 21 dicembre. Le principali assemblee saranno quella del 14

pc 8 dicembre - A Torino il PD capofila degli sgomberi antimmigrati - più fascista del prefetto - il movimento antirazzista si schieri contro gli sgomberi e non è male se sgomberasse invece qualche sede PD - circa il sindaco Appendino è bene stendere un velo pietoso

Ex Moi, sgombero dei profughi in tre mesi

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Ma il prefetto frena: non servono polemiche politiche
Nell'arco di tre mesi il “villaggio profughi” dell'ex Moi scomparirà e dei 1.200 rifugiati che quattro anni fa hanno trovato casa nelle palazzine di via Giordano Bruno resterà solo il ricordo. A ribadire la tabella di marcia dell'operazione di sgombero che dovrebbe essere avviata da Comune e Prefettura dopo le vacanze di Natale è la deputata del Pd, Silvia Fregolent. Lo fa dopo aver incontrato, lunedì scorso, il prefetto Renato Saccone, dal quale racconta di aver ricevuto “rassicurazioni sulla volontà di

pc 8 dicembre - FUOCO AI GHETTI DI STATO, CASA PER CHI CI VIVE! Solidarietà dallo Slai cobas e migranti di Taranto

(Da Campagne in lotta)

Nella notte fra il 6 e il 7 dicembre, un incendio ha distrutto una decina di baracche all’interno della tendopoli di San Ferdinando (RC), provocando gravi ustioni a due lavoratori immigrati e danni materiali a tutti gli altri occupanti. Ciò accade a distanza di pochi giorni da un altro incendio, l’ennesimo avvenuto nel “Gran Ghetto” alle porte di Foggia, altro esempio di ghetto di Stato dove vivono migliaia di braccianti che ogni anno lavorano per i profitti del settore agroindustriale. E purtroppo non si contano gli episodi simili, anche con esiti drammatici, che si potrebbero evitare se solo ci fosse l’interesse di tutelare i lavoratori nel nostro paese. Interesse ancora minore se la manodopera

pc 8 dicembre - La Cina di XI PING capofila dello sfruttamento capitalistico selvaggio

Un rapporto della Ong China labor Watch descrive le condizioni di alcuni degli stabilimenti che producono per grossi marchi occidentali, da Mattel a Fisher Price, da Hasbro a Disney e McDonald's. Registrati stipendi inferiori alla media e straordinari oltre ogni legge. Parziale mea culpa dell'International Council of Toy Industries: "In generale, la stragrande maggioranza delle fabbriche opera oltre i confini della legge cinese, e i limiti legali sono quasi universalmente ignorati"


di China Files per il Fatto | 8 dicembre 2016
Oltre 100 ore di straordinari al mese, circa tre volte il limite consentito dalle leggi cinesi, stipendi da fame e condizioni ambientali insalubri. E’ quanto avverrebbe nelle fabbriche cinesi di giocattoli, secondo un rapporto di China Labor Watch. Le investigazioni – condotte sotto copertura dal team dell’ong americana e corredata da prove fotografiche – hanno coinvolto quattro impianti utilizzati da

pc 8 dicembre - In Turchia condizioni bestiali e la mancanza di democrazia nelle fabbriche

Ma la Fiom si accontenta delle rassicurazione del Consolato !

In questi giorni una delegazione della Fiom-Cgil si è recata in Turchia per un incontro con il sindacato metalmeccanico Birlesik Metal Is, nel distretto dell'industria automotive turca a Bursa. Al rientro a Istanbul, la delegazione, che ha avuto modo di fare una prima analisi delle condizioni dei lavoratori in questo settore, è stata invitata per un colloquio dalla console generale italiana in Turchia, Federica Ferrari Bravo.
Durante l'incontro la Fiom ha espresso al Consolato italiano le proprie preoccupazioni circa il

pc 8 dicembre - FORMAZIONE OPERAIA - PUBBLICHIAMO UN COMMENTO

A chiusura della Formazione Operaia su "L'imperialismo" di Lenin, pubblichiamo un commento/contributo di un compagno, che affronta la questione delle contraddizioni inter-imperialistiche attuali e la colpevole "cecità" di alcuni "rivoluzionari" nostrani.

Circa la sintesi del nono capitolo de "L'Imperialismo. Fase suprema del capitalismo" di Lenin apparsa sul blog, viene in mente come questo capitolo in particolare dia gli strumenti per smascherare le posizioni di classe della piccola borghesia e dei riformisti (e socialimperialisti) travestite da posizioni rivoluzionarie.
Da un lato ciò é importante per combattere posizioni e tendenze pericolose all'interno del MCI, dall'altro per sottoporre a critica e orientare la classe operaia e il proletariato in generale che é influenzato dalle idee della classe dominante quindi dallo sciovinismo ad esempio, ecc.

Negli ultimi 5 anni vi sono stati degli sviluppi circa gli assetti mondiali geopolitici ovvero circa gli

pc 8 dicembre - PROTESTA AL PROCESSO ILVA - UNA RASSEGNA STAMPA - Anche TV La7 ieri ne ha parlato e fatto vedere immagini

pc 8 dicembre - NO - il solido ancoraggio, nella confusione attuale, alla posizione di proletari comunisti-PCm Italia

ore 1.30

pc 5 dicembre - il NO stravince - Renzi si dimette

E' una buona cosa che l'attacco frontale e plebiscitario alla Costituzione esistente e per dare forza a Renzi e al suo governo reazionario, antioperaio e antipopolare sia stato temporaneamente respinto con il NO di massa al referendum e costretto Renzi a dimettersi e a sua battuta d'arresto personale,

La grande partecipazione di massa al referendum ha fatto seguito alle proteste che hanno accompagnato, ovunque è andato, la sfrenata campagna di Renzi fatta anche per distogliere dalla sua politica di attacco generale al lavoro, al salario, alle pensioni, alla sanità, alla scuola ecc.
Le masse popolari non si sono fatte ingannare, hanno usato il No per rispondere e colpire il governo, la sua politica, la sua arroganza, e oggi salutano come una vittoria il risultato del referendum e le dimissioni di Renzi.
Ma ora nessuno nella borghesia, nelle istituzioni, nel parlamento vuole un governo realmente differente nei fini a quello di Renzi e quindi è nell'arco delle forze esistenti che la borghesia cercherà una soluzione alla crisi per portare avanti la politica di Renzi con altri mezzi.
 Sul piano istituzionale e elettorale la caduta di Renzi, può portare a un nuovo governo dei padroni, dove le forze di destra hanno e avranno un ruolo decisivo.

Gli operai e le masse popolari che hanno votato NO, per un governo diverso possono conquistarlo solo con la lotta generale di classe e di massa, fuori dai limiti del normale conflitto sindacale e politico elettorale.
Noi comunisti è su questo che ci impegniamo a lavorare nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse.

proletari comunisti/ PCm Italia
5 dicembre 2016

pc 8 dicembre - Unire alla base tutte le forze in lotta realmente contro lo sfruttamento, le morti sul lavoro e l'inquinamento - Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio - A Taranto il 17 gennaio processo Ilva

Cominciamo a pubblicare testi e contributi

Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio - 
A Taranto il 17 gennaio - processo Ilva

*****
Sfruttamento e morti sul lavoro
In nome della produttività e del profitto, i padroni e i loro governi risparmiano anche i pochi centesimi per la sicurezza costringendo gli operai a lavorare in condizioni pericolose.

Michele Michelino | ciptagarelli.jimdo.com
20/11/2016

Da gennaio a settembre 2016 sono 753 le morti bianche (meglio chiamarle col loro vero nome: omicidi) rilevate in Italia, di cui 549 infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro e 204 quelli accaduti in itinere. Questi dati sono stati elaborati e forniti dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail.
Anche per il 2016 lo scenario che si apre sugli infortuni mortali in Italia continua a essere tragico.
Una media di 83 vittime al mese, 20 infortuni mortali a settimana.
L'unico dato positivo è che - rispetto allo stesso periodo del 2015, quando si contavano 856 morti sul lavoro - c'è una diminuzione dei morti del 12,3 per cento.
Il settore economico che conta il maggior numero di "morti bianche" (74, pari al 13,5%

mercoledì 7 dicembre 2016

pc 7 novembre - FORMAZIONE RIVOLUZIONARIA DELLE DONNE - riprende da lunedì 12 dic

La Rivoluzione culturale proletaria e le donne

http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/2016/12/formazione-rivoluzionaria-delle-donne.html?m=1

pc 7 dicembre - A Roma come Goro, peggio che a Goro

La barbarie razzista nazional-popolare sta scrivendo un'altra pagina odiosa nel quartiere di San Basilio, dove una micro orda di abitanti razzisti ha impedito ad una famiglia marocchina con tre bimbi di 1, 4 e 7 anni di prendere possesso del loro alloggio, regolarmente assegnato. La famiglia si è trovata di fronte delle carogne che gli hanno gridato di tutto e hanno usato verso di loro la violenza, con l'osceno risultato che la famiglia ha dovuto rinunciare alla casa.
Si trattava di qualche decina di abitanti verso i quali le forze dello Stato, i vigili avrebbero dovuto procedere allo sgombero e all'arresto, come sono usi e pronti a fare verso proletari, i senza casa, senza lavoro; e invece per l'ennesima volta lo Stato borghese, il governo, le forze repressive sono forti con i deboli e agnellini servili contro le carogne grandi e piccole. 

Ed è un problema più grave di come appare, non solo per il via libera che viene dato ad iniziative razziste di questo genere, quanto perchè esse si basano sulla condivisione razzista che hanno gli apparati dello Stato, i loro uomini in divisa, di polizia e di vigili, con le istanze più becere esistenti in settori popolari dei quartieri a Roma come altrove.


Si parla di racket delle case, e così via, si parla dello sgombero di inquilini abusivi che nel quartiere c'era stato, ma chi mette in relazione le due cose sa bene o non si rende conto che anche senza questo contorno questo humus organizzato, razzista è una infezione che bisogna schiacciare con tutti i mezzi necessari. 

pc 7 dicembre - Per Giulio Regeni: continuiamo ad indignarci e non vogliamo considerare chiusa la partita

Ogni volta che sentiamo parlare di Giulio Regeni a distanza di mesi restano intatti il dolore, l'amarezza e la rabbia di fronte all'orrido crimine attuato dal regime di Al-sisi e dei suoi aguzzini.
Purtroppo noi sappiamo tutto di questo crimine, uno "speciale" realizzato da proletari comunisti nelle immediate settimane successive – di cui consigliamo ancora oggi la lettura – ha denunciato, scoperchiato, analizzato quasi tutto delle ragioni, modalità, autori, mandanti di questo assassinio. E purtroppo abbiamo visto giusto, che giustizia da questo regime e dai suoi complici del governo italiano non si avrà mai e che tutti gli appelli generosi che sono stati fatti, con impegno personale diretto, in primis dei genitori, non hanno il potere di cambiare questo stato di cose.

Siamo anche, però, rabbiosi e amari contro l'estrema sinistra antimperialista che nel nostro paese ha fatto poco su questo. Non ha mosso cielo e terra come era necessario per costruire un movimento reale che andasse oltre “verità e giustizia”, che facesse pagare un prezzo caro al regime di Al-sisi e ai suoi alleati in Italia, in particolare, come modo migliore per onorare il giovane e coraggioso ricercatore.

Ma naturalmente, noi per primi non dobbiamo considerare chiusa la partita. Dobbiamo continuare ad indignarci di fronte al teatrino che prosegue tra autorità egiziane e magistrati italiani.
Noi consideriamo un'ignobile ipocrisia il fatto che il procuratore generale egiziano, Sadek, abbia incontrato i genitori di Giulio, abbia fatto le condoglianze e dichiarato: “Vostro figlio era portatore di pace”.
Certo, pensiamo che nessuno si debba accontentare delle micro verità, a pezzi a pezzi che i magistrati egiziani, al servizio della dittatura di Al-sisi, forniscono come “osso per cani”, dove i cani in questo caso sono i magistrati italiani, i familiari, e perfino la cosiddetta “dignità nazionale” che qui viene irrisa e calpestata.

Insomma questo teatro è una vergogna! Insomma gli affari tra padroni italiani e padroni egiziani, sotto i buoni auspici dell'ignobile trojka Renzi-Gentiloni-Pinotti (di questo parleremo in un altro articolo) sono ripresi a gonfie vele e anche in questo caso non è retorica dire che sono sporchi di sangue innocente. 

pc 7 dicembre - Almaviva - Padroni e governo tornano all'attacco di lavoro e salario

Padroni e governo conoscono solo il linguaggio della lotta dura e la loro azione è la testimonianza principale di questa verità. La lotta sindacale è una delle forme della guerra di classe, si può condurre e vincere se se ne conoscono le leggi e i lavoratori siano guidati e organizzati per usarle.

Di fronte all'ondata di iniziative rispetto ai licenziamenti, Almaviva e il governo, con il suo braccio preferito nelle vertenze sindacali, la Bellanova, sembrava che ci stessero ripensando, o almeno riducendo il loro piano secondo una proposta di intesa.
Ma sarà come sarà, dopo il fatidico 4 dicembre in cui tutti i padroni hanno sostenuto il Sì, quello che aleggia nelle loro fila sembra uno spirito di vendetta. Ma anche la considerazione che questo governo e la Bellanova non servono a niente o non servono più.
Tutte le vertenze sindacali passeranno attraverso questa esperienza nei prossimi giorni.

Per tornare ad Almaviva, il 18 dicembre sembra ora che partiranno davvero i 2511 (1666 a Roma, 845 a Napoli) licenziamenti con la chiusura delle sedi di Roma e Napoli.
Almaviva vuole sì gli ammortizzatori sociali, ma vuole soprattutto i tagli salariali “attraverso la perdita di un livello professionale (chi è al 4° passerebbe al 3°), l'azzeramento degli scatti, ecc.
La Bellanova dichiara che il governo ha mantenuto gli impegni stanziando 30 milioni di euro destinati al settore dei call center, ma ai padroni non bastano. Ad Almaviva questo governo e i sindacati ad esso legati non bastano più.
Certo, il 12 dicembre c'è ancora un incontro. Noi pensiamo che governo e sindacati, di fronte alla faccia feroce di Almaviva, proporranno ulteriori cedimenti su tutto.

L'incognita qui non è ciò che faranno padroni, governo e sindacati, ma cosa sono in grado a questo punto di fare, autonomamente, i lavoratori di Roma e Napoli, stressati dalle trattative e indeboliti come compattezza e livelli di organizzazione.

Alla trattativa ad oltranza, di cui parla la Bellanova, lo Slai cobas per il sindacato di classe invita a rispondere con lo sciopero ad oltranza e l'uso di tutte le forme di lotta necessarie per resistere e fermare gli effetti più disastrosi del piano. 

pc 7 dicembre - La grande alleanza antiterrorismo dei colossi del web al servizio dell'imperialismo

I comunisti rivoluzionari coerenti hanno sempre fatto una distinzione tra il mezzo, internet, e l'organizzazione del web e chi lo controlla, considerando il primo uno strumento ormai indispensabile, i secondi nemici di classe dei proletari e dei popoli.
In questo senso i grandi social fanno parte del campo del nemico.

L'ultima novità che conferma questa posizione è la notizia che i colossi del web si sono alleati contro il cosiddetto “terrorismo”. Facebook, Microsoft, Twitter e You tube hanno deciso di creare un “data base” condiviso, per contrastare sul web i cosiddetti “contenuti terroristici”. Viene creato, così, un contenitore unico nel quale verranno condivisi immagini o video violenti di propaganda o volti al proselitismo. Con questo “data base” sarà possibile la rimozione di questi contenuti.

Cosa considerano “contenuti terroristici” i gestori del web? Quello che l'imperialismo, i governi e i padroni del mondo considerano terrorismo, vale a dire tutte le forze proletarie, popolari, rivoluzionarie che ad essi si oppongono in armi per fronteggiare le aggressioni e il dominio armato dell'imperialismo e per costruire il necessario armamento e guerra di massa per rovesciare l'imperialismo.

Anche se nella vulgata si dice che questa alleanza è contro l'Isis e i jihadisti, è chiaro che con questi criteri siamo tutti “terroristi”, siamo tutti “jihadisti”, e il grado di censura e di rimozione sarà dimensionato alla percezione del grado di incisività, di forza e di pericolo che per l'imperialismo le forze che ad esso si oppongono in forma armata e/o rivoluzionaria costituiscono.

Per questo è necessario che non ci sia soltanto una denuncia generale sul ruolo che i padroni del web assumono nel dominio di internet, ma occorre organizzare campagne contro tutto questo, dentro e fuori il web. Il dominio e il sabotaggio, appunto.
Ma questo è possibile se le forze comuniste, rivoluzionarie, antimperialiste hanno chiaro sul piano ideologico, teorico, politico e pratico cosa sono realmente i social e non ne siano avviluppati in termini obiettivamente acritici, con qualche distinguo di pura circostanza.
Certo, una parte di questa battaglia va svolta nel web, ma avendo ben chiaro che chi domina il web non è la “democrazia della rete” ma la dittatura dell'imperialismo.

Quindi, l'alleanza antiterrorismo dei social è una questione da denunciare e fa il paio con l'uso già poliziesco dei social che viene fatto dagli apparati repressivi quotidianamente.
L'uso e soprattutto l'abuso dei social serve molto di più alla borghesia che al proletariato, alle masse popolari e ai movimenti di opposizione in generale.
E perfino questo uso dipende dalla borghesia e dagli spazi che essa ritiene accettabili, e trova i padroni dei social ben disponibili a cancellarli con un clic.
Non servono su questo anatemi o “regole assolute” che metterebbero al riparo dall'azione della borghesia. Fondamentale è l'ideologia e l'intelligenza teorico politica che guidi la pratica.


Detto questo, noi siamo per una vasta campagna nel web che esprima in tutte le forme l'opposizione alla “santa allenaza” della moderna inquisizione.

pc 7 dicembre - LA CONDIZIONE LAVORATIVA DELLE DONNE VA SEMPRE PEGGIO - BASTA CON LE STATISTICHE PRETENDIAMO LAVORO, SALARIO, NO DISCRIMINAZIONI!

Le donne proletarie, il Movimento femminista proletario rivoluzionario il 25 novembre in piazza Montecitorio ha gridato: "anche questa è violenza!".
Ma ha anche indicato la strada di lotta: un nuovo più vasto sciopero delle donne. 

Si conferma in pieno l'analisi che noi abbiamo fatto nell'opuscolo "S/Catenate: lavoro - non/lavoro delle donne". 

Da allora, la situazione è peggiorata in tutti i sensi, come dimostra questa inchiesta pubblicata il 4 dicembre dal giornale 'La Stampa' - di cui riportiamo le parti principali:

"...Un’italiana su due non lavora. In Europa solo Malta sta peggio dell’Italia nella classifica dell’occupazione femminile: una perdita di prodotto interno lordo del 15% valutata dal Fondo monetario internazionale. Il 30% delle donne dopo la nascita del figlio lascia il lavoro. E nel Mezzogiorno il dato negativo è doppio rispetto al Nord.

Tra i 38 Paesi analizzati nell’ultimo rapporto Ocse, l’Italia è uno dei pochissimi Stati in cui la quota di occupazione delle madri diminuisce invece di aumentare quando il figlio supera i tre anni.  
Secondo gli ultimi dati Eurostat, il tasso di inattività delle donne è di 20 punti superiore a quello degli uomini (45,9% contro 25,9%). Un «gender gap» che solo a Malta è maggiore (27 punti di differenza)...
Dal punto di vista dell’occupazione femminile, dunque, l’Italia è in fondo alla classifica europea. Eppure le donne si laureano di più, prima e con voti migliori. In Italia il 60,3% dei laureati è donna. In media il loro voto di laurea è di due punti superiore a quello degli uomini, eppure guadagnano mediamente 200 euro al mese in meno...

Anche quando la donna è occupata, svolge la gran parte dei lavori domestici. E rispetto agli altri paesi sviluppati, in Italia si pulisce casa più spesso, si preparano più pasti, si stira di più...

Contratti svantaggiosi
In Italia la percentuale delle donne che non hanno un impiego tra i 25 e i 54 anni (cioè il periodo in cui si dovrebbe essere più attive sul mercato, come occupate o in cerca di impiego) è del 34,1%, a poca distanza da Malta con il 34,2%, a fronte dell’11,4% in Slovenia e dell’11,6% in Svezia. «Accanto alle aspettative rispetto alla famiglia, persiste una cultura aziendale largamente maschilista, che ritiene le donne inaffidabili, o meno competenti degli uomini e che considera la necessità di conciliare lavoro e responsabilità famigliari un’interferenza fastidiosa o non accettabile», analizza Chiara Saraceno. Dati di Almalaurea mostrano che la discriminazione, a parità di titolo di studio, inizia già prima che i giovani laureati maschi e femmine creino una famiglia, incidendo sia sui tassi di occupazione, sia sui tipi di contratto, sia sui livelli di remunerazione. Queste differenze diventano ancora maggiori a cinque anni dalla laurea.

Quando si rinuncia a cercare lavoro è perché paradossalmente un’occupazione può trasformarsi in una perdita economica. E’ il caso di Ilenia Cardinale Franco, 34 anni. «In vita mia ho sempre lavorato, ma ora con rette dell’asilo da 450 euro al mese mi conviene restare a casa»... I posti disponibili sono pochissimi, se lavoro anch’io saliamo di fascia di reddito e siamo tagliati fuori dagli istituti pubblici. Quelli privati sono così costosi che diventa più conveniente occuparmi a tempo pieno della bimba finché non andrà alle elementari»...
Al Sud le donne in età da lavoro ma inattive sono il 60,7%, quasi il doppio rispetto al Nord (37,3%) ...

Maternità come ostacolo
...«A fronte di un incremento della retribuzione, derivante da una tassazione minore, le donne tendono a lavorare più degli uomini - evidenzia De Romanis -. Ciò darebbe luogo ad una migliore distribuzione tra l’uomo e la donna delle mansioni da svolgere in ambito familiare. Oggi, l’80% del lavoro familiare è a carico delle donne»...
In gravissimo ritardo in Italia è anche la comunicazione sulla maternità. «In base ai dati Ocse, l’Italia registra il tasso di occupazione minore tra le donne con almeno due figli»...
Intanto il «gender gap» è in crescita: su 144 paesi analizzati, l’Italia è al 50°posto in classifica, in calo di 9 posizioni rispetto al 41° posto del 2015. Nelle opportunità economiche e nella partecipazione, il divario è passato dal 60% del 2015 al 57% del 2016. Sulla differenza di salario l’Italia è scesa dal 109° posto al 127°. Rispetto allo scorso anno, calano anche i ruoli manageriali e tecnici ricoperti dalle donne (dall’85° all’87° posto)...

pc 7 dicembre - Firenze antifascista: la centralità della solidarietà

Sulle sentenze del processo contro il Movimento fiorentino

Il 18 novembre scorso il tribunale di Firenze ha emesso le sentenze per il processo contro il Movimento fiorentino, condannando 67 compagni/e a pene variabili tra 6 mesi e 2 anni, per un totale di 66 anni e 8 mesi di carcere.

Il teorema accusatorio, centrato sull’accusa di associazione a delinquere, è stato smentito dai giudici, che però hanno condannato i reati specifici superando quasi sempre le richieste del PM. Gli episodi condannati riguardano tutto lo spettro delle mobilitazioni cittadine negli anni tra il 2009 e il 2011, confermando nel tempo l’obiettivo iniziale su cui questa azione repressiva si è sviluppata, ovvero colpire l’intero movimento fiorentino. Tra gli episodi colpiti rientrano in particolare alcune mobilitazioni antifasciste e antirazziste, come la contestazione contro la presenza della Santanchè a Novoli organizzata dai collettivi studenteschi nel novembre del 2010, le manifestazioni contro l'apertura della sede di Casapound in via Lorenzo il Magnifico nel giugno del 2010 e il corteo organizzato da Firenze Antifascista contro la annuale parata cittadina dei fascisti in occasione del cosiddetto giorno del ricordo del febbraio 2011.

In queste occasioni, centinaia di persone erano scese in piazza per contestare la presenza dei fascisti in città e l’agibilità concessa a esponenti dichiaratamente fascisti dal Pd e dalle istituzioni cittadine come l’università e il comune di Firenze, che non hanno mancato di presenziare a queste iniziative con propri esponenti. Quelle mobilitazioni non venivano certo fuori dal nulla: erano il frutto di un dibattito e di una iniziativa politica che è continuata a livello cittadino negli anni fino ad oggi, senza passi indietro, contro il revisionismo e la falsificazione della Storia promossa dai fascisti e avvallata dalla politica istituzionale, per la memoria della Resistenza al di fuori e in contrapposizione alla vuota retorica delle istituzioni, contro la propaganda razzista con cui leghisti e fascisti cercano di crearsi spazi di consenso nei settori popolari, contro le politiche di aggressione militare che vanno inevitabilmente a legittimare con il loro odio, e quotidianamente contro la presenza di questi tristi personaggi nelle strade della nostra città. Una pratica di antifascismo militante che ha portato peraltro a condanne pesanti in altri processi già definiti o in via di definizione in questi mesi.

La repressione non è la somma di singole iniziative slegate, che colpiscono qualche gruppo o realtà in particolare in qualche particolare momento. Per capire questo basta considerare la continuità e sistematicità con cui anche negli anni più recenti digos e giudici hanno attaccato i momenti di lotta che si sono sviluppati in città, spesso ricorrendo a misure cautelari, firme e limitazioni di ogni genere, secondo quella che è diventata la prassi degli ultimi anni.

Proprio in questi giorni si stanno aprendo 4 nuovi procedimenti che colpiscono nell'insieme oltre 40 compagni.In particolare, il 30 novembre si è aperto il processo contro 11 antifascisti in relazione ai fatti del 6 dicembre 2014, quando alle Piagge fu impedito il presidio che i fascisti di Forza Nuova avevano convocato “contro il degrado”. Il prossimo 6 dicembre si aprirà invece il processo contro 16 manifestanti accusati di travisamento, e di accensione o lancio di oggetti, in relazione al corteo del 16 novembre 2013 organizzato in risposta all'aggressione di Casapound ai danni di due compagni in piazza della repubblica. Gli altri due processi riguardano altrettante manifestazioni di piazza contro il Pd e le sue politiche, la prima avvenuta il 21 dicembre 2013 e la seconda il 3 dicembre 2014 in coincidenza con l'approvazione del job act. Nel primo caso le accuse rivolte a 29 manifestanti sono di resistenza, oltraggio, accensione e lancio di fumogeni, travisamento. Nel secondo a 3 manifestanti viene contestata l'accensione di fumogeni.

Quello che pensiamo sia importante ribadire in questo momento, rispetto ai processi che si aprono ora così come a quelli in corso, è la centralità della solidarietà come patrimonio per tutte le realtà e i singoli compagni che si battono per i valori dell’antifascismo e per una società libera dallo sfruttamento e dalla guerra. Un patrimonio che è essenziale rafforzare e sviluppare per costruire relazioni, oltre le appartenenze e le differenze, che siano basate sul rispetto reciproco e sul riconoscimento di essere dalla stessa parte nello scontro di classe. Per questo vogliamo esprimere piena solidarietà nei confronti dei 67 condannati così come nei confronti degli imputati dei nuovi processi e di tutti i compagni colpiti quotidianamente dalla repressione a Firenze, così come nel resto d’Italia. Per questo riteniamo fondamentale informare e discutere di repressione, come continueremo a fare nei prossimi mesi, e vogliamo rilanciare a tutti la necessità di mobilitarsi concretamente a supporto dei compagni, affinché nessuno sia lasciato solo nelle mani di sbirri e giudici.

Firenze Antifascista

pc 7 dicembre - il finto NO della CGIL/CAMUSSO, per un governo Renzi senza Renzi alla cui ombra accucciarsi - Via questi servi dalle fabbriche e dai posti di lavoro!

Camusso: “No alle elezioni subito”

La leader della Cgil all’assemblea dei quadri e delegati della Camera del Lavoro di Cuneo


Susanna Camusso




06/12/2016
cuneo
«Ci sono molte scadenze, a partire dalla legge di bilancio, che vanno rispettate. Non si può avere un atteggiamento di ritorsione, è necessario non precipitare le scelte. No alle elezioni subito». Lo ha detto Susanna Camusso, leader della Cgil, all’assemblea dei quadri e delegati della Camera del Lavoro di Cuneo che si è svolta questa mattina (6 dicembre) nel Centro incontri della Provincia.
«Ci vogliono le condizioni per votare, bisogna prendersi il tempo utile per fare una legge elettorale che dia risposta alla domanda di partecipazione che dal Paese è venuta», ha aggiunto.
Camusso ha parlato anche dei referendum proposti dalla Cgil: «noi chiederemo, una volta approvata la legge di bilancio, che la commissione cominci a discutere sulla nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulla carta dei diritti e interloquiremo con i gruppi parlamentari. In questi giorni la Corte di Cassazione dovrebbe dare il via libera alla validazione delle nostre firme e quindi ci auguriamo che venga definito il periodo in cui si voterà per il referendum. Per me è già iniziata la campagna sia sulla carta sia sui referendum».

pc 7 dicembre - Taranto 12 dicembre - Fo/anni70/ fascismo e moderno fascismo di stato

12 dicembre 1969/2016 anniversario 
strage di 
piazza 
fontana

Taranto
libreria 
Gilgamesh 
via oberdan 45 
ore 18.00



Ricordando 
Dario Fo  
e il 
suo 
straordinario 
teatro degli 
anni 70

una breve 
selezione 
dai suoi spettacoli


dalla strage 
di stato di 
ieri al 
moderno fascismo di stato di oggi 


intervento cura di  

pc 7 dicembre - Dietro i Tycoon dei colossi della Silicon Valley si nasconde un mondo sommerso e invisibile di lavoratori sfruttati

di Alba Vastano
26/11/16
Quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra cose è soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi” (Karl Marx, sul feticismo della merce).
Secondo Manuel Castells, illustre sociologo e attualmente docente di comunicazione presso l’University of Southern California “Le reti internet costituiscono la nuova morfologia sociale delle nostre società, e la diffusione della logica della messa in rete determina ampiamente il processo di produzione, d’esperienza, di potere e di cultura”.
Castells afferma che le organizzazioni che hanno dominato, negli ultimi decenni, le moderne società industriali, hanno lasciato il passo alla rivoluzione digitale che ha creato un nuovo sistema di produzione basato sull’informazionalismo. In questo nuovo modello svolgono infatti un ruolo dominante tre aspetti legati all’informazione automatizzata: elaborazione, memorizzazione e trasmissione dei dati ricevuti.
Nasce così nella rete una repubblica indipendente e anarchica formata da tecnici informatici, scienziati e hackers. A partire dagli anni ottanta la rete si popola con le prime comunità virtuali. Solo negli anni novanta, con un possibile maggior accesso nel world wide web, il mondo internettiano inizia a vivere la rete come una seconda vita. Quella della

pc 7 dicembre - Una storia di sfruttamento verso i lavoratori immigrati

Da La Bottega del Barbieri
La vicenda di un giovane lavoratore afgano: espulso dal suo Paese e oggi dalla fabbrica italiana.
E’ come vedere l’ultimo film di Ken Loach, senza pagare il biglietto (*).
di Vito Totire (**)
In Italia e in Europa gli appelli all’inserimento socio-lavorativo degli immigrati sono all’ordine del giorno, ma ci vogliono fatti e procedure efficienti per realizzare questo obiettivo.
Ecco una vicenda significativa. Un giovane profugo proveniente dall’Afghanistan, via Pakistan, approda in Italia. Lavora per alcuni anni. Poi sviluppa una sensibilizzazione allergica riconosciuta dall’INAIL in