sabato 27 agosto 2016

UN MESE FA MORIVA LA COMPAGNA SANDRA LIMA FONDATRICE E DIRIGENTE DEL MOVIMENTO FEMININO POPULAR DEL BRASILE - RINNOVIAMO IL NOSTRO RICORDO RIPORTANDO IL SUO INTERVENTO TENUTO NELL'IMPORTANTE INCONTRO TRA L'MFP E L'MFPR ITALIA TENUTOSI IN BRASILE NEL OTTOBRE 2015

Intervento della compagna Sandra


Il primo giorno del nostro processo di costruzione, il nostro Partito ha trattato la questione delle donne come fatto centrale nel suo processo di costruzione. La nostra frazione rossa nelle prime lotte di linea sviluppate, una delle questione centrali fu la questione femminile.
Il p nel 7° congresso, definiva così la questione femminile: la via dell’emancipazione delle donne è la guerra popolare. La nostra concezione di lavoro femminile è parte integrante della linea del p, vale a dire del mlm inclusivo dei contributi del Pres. Gonzalo
La scelta del nome è un omaggio alle valorose combattenti del Pcp, eroine del popolo peruviano e anche per una definizione di concezione. Noi consideriamo che MFP è più appropriato dal punto di vista filosofico e dell’origine dell’oppressione delle donne.
Femminismo rappresenta una lotta contro il maschilismo e non contro il sistema. Noi combattiamo le cause, la proprietà privata, in questo senso manteniamo la definizione femminile e non femminismo. Questo resta un tema di discussione, non vogliamo inscenare un polemica.
In funzione dell’importanza del ruolo delle donne nella rivoluzione, il partito impulsa una lotta permanente per la comprensione della linea di massa e del ruolo delle donne nella rivoluzione.
La commissione non è per il lavoro femminile, ma una commissione di compagne di diverse regione, per assistere il CC e fare delle proposte su cui il CC si pronuncia, approva e investe tutto il Partito.
Per questo le compagne non solo discutono ma principalmente fanno uno sforzo di applicazione.
E’ un percorso di lotta permanente, ma occorre considerare che il nostro Partito, tutte le organizzazioni, sindacali, contadine, studentesche, hanno interiorizzato l’importanza del ruolo delle compagne.
Non c’è mobilitazione, non c’è lotta condotta dagli altri organismi generati, in cui non ci siano gli slogan, la bandiera del Mfp.
Esiste una permanente lotta all’interno per combattere i pregiudizi tuttora esistenti sulle donne.

giovedì 25 agosto 2016

Bikini e burkini, quando il patriarcato nega la libertà


Commento da un nostro compagno che vive e lavora in Tunisia

Da settimane imperversa un dibattito indotto sul tema burkini/bikini alimentato dalla condotta delle autorità amministrative e di polizia francesi.
La giustificazione é ancora una volta la "laicità" intesa alla francese quindi un esasperato laicismo che si abbatte non su tutti i cittadini ma solo su quelli di serie B ovvero i non cristiani, i non bianchi, i non "francesi" se per francese intendiamo il cittadino bianco, cristiano e non di origine extraeuropea.
La "laica" Francia con tutto il proprio apparato ideologico e militare attacca ancora una volta e in particolare la libertà delle donne.
La borghesia imperialista francese pretende che le masse popolari di fede musulmana, che da decenni vivono in Francia, lavorano, contribuiscono al pubblico risparmio pagando le tasse, non debbano essere libere di professare la propria fede.
L'hijab (il velo che copre la testa ma non il viso) é un simbolo religioso che le donne musulmane indossano al pari di una catenina con crocifisso, una donna musulmana puo' disporre del proprio corpo e sentirsi più a proprio agio coprendosi (eccetto mani, piedi e viso).
I valori occidentali si conformano alla struttura della società capitalista in cui la tendenza é quella alla mercificazione di tutto o quasi, compreso il corpo delle donne che deve essere sempre disponibile e ad uso e consumo del maschio.
Quindi laicità fa rima con nudità.
Andare in una spiaggia nella laica Francia coprendo il proprio corpo non é quindi conforme ai valori occidentali e "laici", al contrario dubitiamo che una donna in bikini ma indossante un crocifisso sia oggetto dello zelo della polizia francese di questi giorni.

polizia francese obbliga una donna musulmana a spogliarsi del burkini. La foto gira recentemente in rete con la didascalia "Francia, 2016, non perdoneremo mai"

Una donna dovrebbe essere libera di andare in spiaggia come meglio crede, in bikini o burkini, disponendo del proprio corpo, infatti finché non interviene lo stato, che a tutte le latitudini rimane patriarcale, il dibattito attuale non si sarebbe neanche posto. Negli ultimi servizi giornalistici sulla questione, ragazze in burkini stanno tranquillamente in spiaggia accanto a ragazze in bikini senza la pretesa di dare lezioni morali ed etiche.
In Tunisia, il paese in cui vivo e lavoro, sta avvenendo qualcosa di simile che in Francia.
In alcune spiagge del paese le ragazze vanno in spiaggia come meglio credono, chi col bikini, chi col burkini, chi con pantaloncini e magliettina.

Giocatrici delle squadre di beach volley femminile egiziana e italiana alle ultime olimpiadi brasiliane

Nelle ultime settimane è successo che in alcuni hotel di Hammamet sia stato vietato il burkini, per non offendere il sentimento di "laicità" del turista occidentale, contemporaneamente in alcune spiagge di Nabeul la polizia ha intimidito delle ragazze tunisine perché indossavano il bikini che a detta loro non era rispettoso nei confronti delle famiglie frequentanti la spiaggia.
In tutti questi casi, dalla Francia alla Tunisia, dalla spiaggia pubblica in entrambi i paesi all'hotel turistico, é lo stato patriarcale e maschilista che dice alle donne come devono vestirsi conformemente alla morale dell'uomo-padrone.
Il patriarcato a certe latitudini prende la forma del laicismo esasperato in altre del fondamentalismo religioso: in entrambi i casi sono dinamiche subite dalle donne.
Il braccio armato dello stato é ugualmente odioso sia se intima a scoprirsi che se fa il contrario nel nome di una "moralità" imposta alle donne.
Ugualmente odiose le "femministe" borghesi occidentali al servizio dell'Occidente che in nome di questa "laicità" esultano di fronte alla violenza poliziesca in Francia contro le donne musulmane inneggiando alla "libertà".
Queste donne "libere" pensano che una donna musulmana sia direttamente costretta ad indossare un hijab, al contrario di una ragazza occidentale che invece é "totalmente libera", nonostante sia  cresciuta in un contesto di incitamento alla mercificazione del proprio corpo, e mostra sempre piu le proprie grazie rispettosa della "laicità".
I comportamenti sociali sono sempre socialmente determinati, in una società non libera dallo sfruttamento e in cui la donna e ancor più assoggettata dal patriarcato, sia in Francia che in Tunisia come anche in Italia ecc., la  libera scelta "individuale"é sempre relativa e mai assoluta.
É sicuro pero' che la supposta libertà individuale tanto propugnata dagli esegeti della società attuale è incompatibile con l'imposizione poliziesca.
Queste finte femministe dovrebbero preoccuparsi di più del fatto che nella società di cui difendono i valori, cresce sempre più il fenomeno del femminicidio e della violenza contro le donne: proprio qualche giorno fa nell'Italia cattolica, una ragazza é stata gambizzata dal fratello per aver indossato una minigonna e non aver obbedito al divieto di farlo da parte di quest'ultimo.
Questo sistema discriminante che attacca tutto cio' che non rientra nei canoni occidentali di "libertà" e "democrazia" semina vento e raccoglie tempesta.
Ad ogni azione (leggi repressione di stato) corrispondono periodicamente rivolte popolari da Parigi a Londra, da Stoccolma alle metropoli americane.
Noi come sempre tifiamo rivolta, sperando che il sistema oppressivo venga colpito dagli oppressi e dagli sfruttati che non si facciano deviare e confondere da finte e facili "soluzioni" come potrebbe essere l'islam politico nella sua versione salafita rappresentata ultimamente da Daech.



CON PROFONDO DOLORE ESPRIMIAMO FORTE SOLIDARIETA' ALLE POPOLAZIONI TERREMOTATE

CON PROFONDO DOLORE  ESPRIMIAMO FORTE SOLIDARIETA' ALLE
POPOLAZIONI DELLE REGIONI DEL CENTRO-ITALIA COLPITE DAL
GRAVISSIMO TERREMOTO...

MA NON POSSIAMO ESIMERCI DAL DENUNCIARE ANCORA CHE LA
GRAN PARTE DELLE MORTI E DELLE DISTRUZIONI PER LE MASSE
POPOLARI SONO CAUSATE DALLE POLITICHE DEI GOVERNI CHE
TAGLIANO SEMPRE SULLE SPESE PER LA SICUREZZA E SALUTE
DELLE POPOLAZIONI, SUI MEZZI DI SOCCORSO CHE ARRIVANO
SEMPRE IN RITARDO...

MENTRE QUANDO ACCADONO QUESTE DISGRAZIE PADRONI E LORO RAPPRESENTANTI NEL GOVERNO SI "SFREGANO LE MANI" SUL
SANGUE DEI MORTI AL PENSIERO DEI PROFITTI E RUBERIE SULLA "RICOSTRUZIONE".

QUANTO RISULTANO IPOCRITE LE PAROLE DI CORDOGLIO DI
RENZI E COMPAGNIA CHE FINO A IERI CON LA MERKEL DELLA
GERMANIA E CON HOLLANDE DELLA FRANCIA DISCUTEVANO DI POTENZIARE INVECE LE POLITICHE PER LA GUERRA
IMPERIALISTA/DIFESA DELL'EUROPA, PER LA "CRESCITA ECONOMICA",

CIOE' PIU' SOLDI PER I PADRONI INVECE CHE PER LAVORO E
SPESE SOCIALI, E LEGGI SEMPRE PIU' ANTIOPERAIE E ANTIPOPOLARI,
CON ATTACCHI SEMPRE PIU' PESANTI AI DIRITTI SOCIALI, DI
IMMIGRATI, PER CONTINUARE CON LE LORO POLITICHE RAZZISTE
E MODERNO FASCISTE, RIBANDENDO SU QUESTO LA
"COLLABORAZIONE" COL REGIME FASCISTA GENOCIDA
ERDOGAN/TURCHIA...

MA SOLO LA DENUNCIA NON PUO' BASTARE...
OCCORRE LOTTARE E ORGANIZZARSI DI CONSEGUENZA E IN OGNI
BATTAGLIA SPECIFICA CHE SI PORTA AVANTI, GUARDARE ALLA
LOTTA PIU' GENERALE CONTRO IL GOVERNO DEI PADRONI E DEI
PROFITTI DEL CAPITALE PER CUI LA VITA DELLE MASSE POPOLARI
NON CONTA PROPRIO NULLA.

SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE PALERMO
SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE - COORDINAMENTO NAZIONALE

24 AGOSTO 2016

mercoledì 24 agosto 2016

come sempre nell'ultima settimana di agosto proletari comunisti si riunisce per programmare la nuova stagione politica

a fine a gosto con la ripresa di proletaricomunisti quotidiano on-line aricoli e risoluzione della riunione di agosto

per il rilancio e sviluppo in Italia del comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India - riunione a bergamo il 18 settembre - info per partecipare csgpindia@gmail.com

da fine agosto RITORNO DI PROLETARI COMUNISTI - QUOTIDIANO ON LINE



Da fine agosto torna il blog quotidiano di proletari comunisti, voce della costruzione del Partito Comunista maoista in Italia, voce dell'internazionalismo marxista, leninista, maoista nel mondo,
strumento per la guerra di classe, arma critica e lotta per rovesciare il governo Renzi,
per combattere l'imperialismo e la guerra,
per trasformare le lotte quotidiane in lotte rivoluzionarie. 

martedì 23 agosto 2016

RENZI IL BUGIARDO DICE "ANCHE SE PERDO IL REFERENDUM, ELEZIONI NEL '18"

Diciamo a tutti i sostenitori del NO: non sarà un referendum che lo seppellirà...

RENZI SU 'REPUBBLICA': "ORA LA RIFORMA DEI CONTRATTI"

Finalmente, diciamo noi. Perchè è tempo che la lotta contrattuale e la lotta sindacale più generale si trasformi in lotta politica reale, con buona pace del sindacalismo collaborazionista.

1° settembre sul quotidiano comunista on line la posizione e la proposta dello Slai cobas per il sindacato di classe - "che le scintille accendino la prateria!"

LA FESTA DELL'UNITA' E' LA FESTA DEL REGIME DELL'AVVENTURIERO MODERNO FASCISTA RENZI - PARTIGIANI CACCIATI

Sulla natura moderno fascista di Renzi mentre tra le masse spesso la cosa è chiarissima, non lo è per la confusa e arretrata sinistra falso comunista e opportunista parlamentare.
E' un tema di fondo della denuncia politica di questo autunno sul quotidiano comunista on line.

FASCISTI CAROGNE TORNATE NELLE FOGNE!

Oggi questa fogna a cielo aperto è Chianciano - raduno Casapound autorizzato dal sindaco bastardo!

REGENI - AL SISI/RENZI: IL GIOCO SCOPERTO DI COMPLICI E ASSASSINI AL SERVIZIO DEI PADRONI, AL SERVIZIO DELL'IMPERIALISMO

Cerca e riprendi nelle mani lo speciale "Giulio Regeni" contenuto nel penultimo numero di proletari comunisti stampato, i cui contenuti torneranno ad essere approfonditi nella ripresa del quotidiano comunista on line.

LA NOSTRA IMMENSA RABBIA E DOLORE PER CIO' CHE AVVIENE NELLA TURCHIA DELL'ORRORE DI ERDOGAN. AMORE E SOLIDARIETA' PER LE MASSE CURDE COLPITE E PER TUTTE LE VITTIME DEI FEROCI ASSASSINI

Il crocevia turco, una battaglia internazionale e internazionalista. Con i rivoluzionari turchi e curdi, in Turchia, in Europa, nel nostro paese.

SI SFALDA IL GOVERNO FANTOCCIO IN LIBIA, GLI IMPERIALISTI INVASORI, AGGRESSORI, ASSASSINI, CON L'ITALIA DI RENZI IN PRIMA FILA DEVONO AFFONDARE NEL PANTANO CHE LORO STESSI HANNO CREATO

Sul quotidiano comunista on line da fine agosto: ...e venne il tempo di "guerra alla guerra" nel nostro paese.

A FOGGIA SI LOTTA CONTRO LO SCHIAVISMO E IL RAZZISMO, CONTRO LO SFRUTTAMENTO DI PADRONI E GOVERNO - MASSIMA SOLIDARIETA' ALLA LOTTA! BRAVA VERONICA

A fine agosto resoconti, inchiesta, interviste sul quotidiano comunista on line

L'EUROPA DI RENZI, MERKEL, HOLLANDE E' L'EUROPA IMPERIALISTA, E' L'EUROPA ANTIOPERAIA, ANTIPOPOLARE, ANTIMMIGRATI, E' L'EUROPA DELLO STATO DI POLIZIA, DELLA REPRESSIONE

Si riuniscono sulla 'Garibaldi' una nave da guerra perchè hanno paura delle manifestazioni e perchè è la guerra la natura della loro politica!

Da fine agosto analisi-critica e battaglia su tutti i fronti nel quotidiano comunista on line.

VERSO IL RITORNO DI PROLETARI COMUNISTI - QUOTIDIANO ON LINE

Da fine agosto torna il blog quotidiano di proletari comunisti, voce della costruzione del Partito Comunista maoista in Italia, voce dell'internazionalismo marxista, leninista, maoista nel mondo,
strumento per la guerra di classe, arma critica e lotta per rovesciare il governo Renzi,
per combattere l'imperialismo e la guerra,
per trasformare le lotte quotidiane in lotte rivoluzionarie.

martedì 16 agosto 2016

La storia di un comandante fellega tunisino: un racconto di "ieri" importante per l'oggi

Abbiamo avuto l'occasione di ascoltare un racconto particolare da una giovane studentessa universitaria tunisina. Jihen proviene da Madenine, una città rurale dell'estremo sud tunisino e capoluogo dell'omonimo governatorato; attingendo dalle memorie di vari membri familiari ci racconta la storia di suo nonno: Mohamed Ben Ali Bin Abdel Latif, un guerrigliero della Resistenza tunisina, il movimento noto come quello dei fellega.
Il racconto di Jihen per noi é solo l'inizio di una più ampia e necessaria ricerca per riscoprire una storia in parte dimenticata e in parte stravolta dalla storiogrqfia ufficiale in cui il protagonista é stato il popolo tunisino in lotta per la propria libertà.

Mohamed Ben Ali Bin Abdel Latif nacque intorno al 1903 e visse a Oued Essedr, governatorato di Medenine nel sud della Tunisia.
Intorno all'età di 20 anni si unisce insieme ai suoi figli alla Resistenza anti-coloniale fellega contro l'occupazione francese in quella regione.

La vulgata ufficiale parla dell'esistenza del movimento di Resistenza guerrigliero Fellega in Tunisia nel biennio 1952-1954, in realtà si sono verificati episodi di resistenza armata nelle aree più sottosviluppate del paese e in particolare nelle regioni di Kasserine, Gafsa, Kef, Douz e Gabes sin dalla firma del Trattato del Bardo che sancisce l'occupazione francese nel paese nel 1881.

A più riprese ci saranno rivolte armate in queste regioni durante il primo decennio del secolo scorso, durante la prima guerra mondiale, e negli anni '40 contro le truppe alleate anglo-francesi che liberarono il paese dall'occupazione nazi-fascista ma che a loro volta vessarono le popolazioni locali in quelle aree e cercarono di arruolare forzatamente gli abitanti nelle truppe alleate.

In questo quadro storico combatté Mohamed, uno dei tanti patrioti tunisini "dimenticati"; essere venuti a conoscenza della sua storia é un primo piccolo passo importante per conoscere meglio l'esperienza della Resistenza tunisina, molto utile e al servizio del futuro di questo paese più di quanto si possa pensare, soprattutto in tempi di "rivoluzione" tradita in cui si ergono statue che guardano al passato per affermare lo status quo contrapponendosi al cambiamento sociale che cova sotto la cenere.

Come tutte le forze di resistenza che devono fronteggiare un nemico meglio organizzato ed equipaggiato, Mohamed organizza con ingegno il proprio gruppo.
Ad esempio per ricevere e nascondere le munizioni delle armi utilizzava i cammelli ai quali veniva somministrato il cibo con dentro le munizioni che venivano quindi trasportate al sicuro nelle loro pance.
Il gruppo era composto in media da 50 guerriglieri, l'età media dei combattenti era compresa tra i 20 e i 30 anni, le armi provenivano principalmente dai gruppi di resistenza libici precedentemente legati all'ormai defunto Omar Mokhtar, il capo della Resistenza anti-italiana e anti-fascista in Libia.
In base al numero dei guerriglieri disponibili si sceglieva l'obiettivo, tra cui vi erano principalmente caserme (vicino Ben Guardane o la caserma di Medenine) e posti di blocco.

Dopo le prime azioni di guerriglia nella zona, che avvenivano principalmente la notte, i francesi iniziano ad indagare sull'identità di Mohamed.
La ricerca non é facile, durante il giorno Mohamed si finge invalido, i francesi sono invece alla ricerca di un baldanzoso capo guerrigliero...
Infine i francesi riescono a individuarlo tramite un infiltrato che ha il compito di eliminarlo avvelenandone il cibo. Ma Mohamed era solito fare mangiare prima il proprio cibo ai suoi cani, per precauzione. Il tentativo di assassinio quindi fallisce.
La potenza occupante organizza allora dei rastrellamenti a cui sfugge spesso sconfinando in Libia unendosi ai gruppi armati libici e partecipando con i suoi uomini ad azioni contro i militari nazi-fascisti che stazionavano nei pressi del confine tunisino-libico.
Tra la Resistenza anti-coloniale libica e quella tunisina vi era quindi una stretta collaborazione.
Una volta che le truppe francesi scoprirono la sua identità, diedero fuoco alla sua casa ma lui riusci a fuggire. I francesi trovano solo la moglie e il figlio che dopo qualche intimidazione vengono comunque lasciati in pace.

Mohamed combatte la sua ultima battaglia a Mareth il 27 Ottobre 1956, in campo aperto infiggendo gravi perdite al nemico ma in cui perdono la vita molti patrioti tra cui il fratello.
La battaglia é stata combattuta pochi mesi dopo l'indipendenza formale, e altre simili vi sono state negli anni successivi fino al 1961 in seguito al rifiuto del governo francese di abbandonare alcune basi militari strategiche.
Tornando alla battaglia di Mareth, in quest'ultima presero parte diversi gruppi fellega, non solo quello locale di Mohamed e corpi di fanteria del neonato esercito tunisino formato principalmente da membri tunisini dell'esercito francese a cui Bourguiba aveva ordinato da  di disertare al fine di formare il nuovo esercito nazionale.

Mohamed muore 5 anni dopo l'indipendenza dopo essersi ritirato a vita privata non partecipando attivamente alla politica del nuovo partito al potere il Neo-Destour.

Dal racconto emergono alcuni dati interessanti, due in particolare:

- Il ruolo attivo delle donne nella Resistenza anti-coloniale tunisina.

Le donne in alcune occasioni hanno combattuto armi in pugno per difendere i propri quartieri e villaggi in occasione dei rastrellamenti quando erano assenti gli uomini. In combattimento si travestivano da uomini per non subire ritorsioni durante i successivi rastrellamenti e le rappresaglie facendo credere alla potenza coloniale che solo gli uomini erano attivi nella guerriglia.
Anche la moglie di Mohamed, Dhawya, partecipo' attivamente alla Resistenza.
Questo elemento é molto importante e necessita di essere approfondito soprattutto alla luce dei recenti rigurgiti reazionari e conservatori, di cui si fanno interpreti militanti di gruppi salafiti e membri della polizia, che vorrebbero relegare la donna tunisina in casa o incatenarla a dubbi "principi morali" di natura patriarcale.

- Il disarmo dei fellega ottenuta l'indipendenza (formale) dalla Francia.

Dopo l'indipendenza il nuovo esercito tunisino repubblicano fondato da Bourguiba requisisce le armi ai fellega la cui maggioranza non diventerà parte integrante del nuovo esercito.
Cio' è legato alla visione politica strategica di Bourguiba di collocare la Tunisia nel campo occidentale subordinando gli interessi popolari e nazionali a quello delle potenze imperialiste in particolare Francia (una volta risolte le scaramucce inerenti alla "sovranità territoriale" conclusasi nel 1963 con l'evacuazione dei francesi da Bizerte) e USA.
Esclusi questi episodi, l'indipendenza tunisina é avvenuta per via "pacifica" grazie anche alle vicende internazionali che investivano la Francia e in particolare l'accanita resistenza delle colonie nella vicina Algeria e nella lontana Indocina francese (attuale Vietnam, Laos e Cambogia).
La Francia preferi concentrarsi su due colonie più importanti ancor più avendo delle "rassicurazioni" da parte di Bourguiba circa la futura collocazione internazionale della Tunisia.
Il popolo tunisino in ultima analisi é stato aiutato molto dal popolo algerino e dai popoli dell'allora Indocina francese.
Al contrario il nuovo stato tunisino "indipendente" non ricambierà il favore al popolo algerino, arrivando anche ad osteggiare l'FLN algerino mobilitando il proprio esercito al confine algerino per non inimicarsi l'ex madrepatria francese.
Con i dovuti distinguo storici e contestuali, impossibile non pensare al parallelismo con la Resistenza Antifascista italiana, disarmata dal nuovo governo italiano post-bellico e dallo stesso PCI che da li a poco cambierà natura.

Ma qui vale sempre, in ogni tempo e in ogni luogo, la famosa massima di Mao-Tse-Tung: "senza esercito popolare il popolo non avrebbe niente".

sabato 13 agosto 2016

GUERRA IN LIBIA: 41 BOMBARDAMENTI AEREI DEGLI STATI UNITI DAL 1° DI AGOSTO - SI INTENSIFICA L'INTERVENTO DELL'IMPERIALISMO ITALIANO



Contro l'intervento Usa, contro imperialismo italiano.

Solidarietà con le masse libiche attaccate.


Il governo Renzi ci trascina in guerra. Ci fa pagare la guerra. Alimenta il problema dei migranti in fuga e il problema Isis.


Basta col governo della guerra, della repressione, della disoccupazione e precarietà.


Mobilitazione proletaria e antimperialista.

***

Riportiamo la parte finale dell'opuscolo 
"VERTICE NATO - IMPERIALISMO E GUERRA"

L'imperialismo italiano al Vertice Nato


L'Italia è stata rappresentata da Renzi e dai suoi impresentabili ministri, Gentiloni e Pinotti. Ma in qualche misura essi hanno riflesso in maniera quasi fisica l'attuale peso dell'Italia nella Nato: pulci sulle spalle dell'elefante, personaggi che si agitano per darsi aria di contare, quando non hanno altra prospettiva che allinearsi e servire gli interessi generali dell'imperialismo e in primis degli Usa, e fare la loro parte di socio minore nella UE.
Ma la situazione mondiale e nelle aree di interesse Nato portano anche le comparse o i comprimari a dover giocare un ruolo importante che gli è dato non certo dalle loro capacità o peso specifico ma quanto dal posto oggettivo che occupano nella contesa mondiale e la postazione negli scenari più caldi del mondo.
Quindi pulci ma in qualche misura indispensabili, servi sì ma necessari al buon andamento e all'efficienza della 'casa comune'.

Ripercorrendo le decisioni del Vertice Nato vediamo, quindi, l'imperialismo italiano, attraverso Renzi e i suoi Ministri, prendere decisioni assai vincolanti per il nostro paese e in una certa misura strategiche e che ipotecano il presente e il futuro sul piano militare e strategico del nostro paese.
E' inutile dire che nessuno ha dato il consenso a questa decisione, non il parlamento ormai ridotto a
cassa di risonanza delle decisioni del governo e delle trame di condominio dei suoi ministri e dei suoi partiti e allo spettacolo deprimente dei 5stelle, patetici neofiti della democrazia borghese, che strillano, denunciano, ma che sui grandi interessi economici, politici e strategici dell'imperialismo contano nulla e altrettanto nulla conterebbero se andassero al governo.
Certo si può dire: “Non in nostro nome”, parola d'ordine del movimento pacifista nel mondo e anche in Italia, ma è una parola d'ordine che non salva l'anima. Purtroppo l'alternativa alla guerra imperialista e all'azione di coinvolgimento crescente dell'imperialismo italiano non è la pace, perché senza giustizia non c'è pace, e senza rovesciare con le armi i governi della armi e della guerra nessuna aspirazione di pace è realizzabile.
L'esperienza di tutti questi anni, dal G8 2001 in poi, non dovrebbe aver insegnato qualcosa? Quali decisioni dell'imperialismo italiano non hanno avuto realizzazione sulla base dell'opposizione del movimento pacifista, anche quando è riuscito a coinvolgere diverse decine di migliaia di persone? nessuna o quasi. E figuriamoci adesso, in cui il “gioco si fa duro” e la frase, molto cinematografica: “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare” non ha mai avuto concretezza nel movimento di opposizione alla guerra imperialista in Italia. Ma ora ne dovrà avere se davvero vogliamo evitare che le decisioni dell'imperialismo italiano al Vertice Nato si possano definire “non in nostro nome” e si possano con serietà contrastare.

martedì 9 agosto 2016

Boicottare il Social Forum Mondiale - Canada 9-14 agosto 2016 - Un appello del Fronte Democratico Rivoluzionario India



Boicottare il (World) Social Forum, valvola di sicurezza dell'imperialismo
Unirsi alle lotte democratiche guidate e sostenute dalle forze rivoluzionarie
Appello al popolo e ai sinceri democratici

dal
Fronte Democratico Rivoluzionario (FDR)

Il Fronte Democratico Rivoluzionario fa appello al popolo e ai sinceri democratici a boicottare il Social Forum Mondiale, che si terrà in Canada nel mese di agosto 2016, e tutti i relativi forum e riunioni preparatorie, ecc. che si terranno in diverse parti del paese, tra cui Hyderabad.

Il Forum Sociale Mondiale o Social Forum Asia non è altro che una valvola di sicurezza per proteggere il campo imperialista in piena crisi. Si tratta esattamente di un processo di fabbricazione del dissenso in modo particolare, al fine di confinare le lotte di tutti i popoli all'interno della maglia tollerabile della rete imperialista.

Gli ideologi di TINA (There Is No Alternative – Non c’è alternativa) e della fine della storia hanno messo su questa idea del social forum per ingannare i popoli che in tutto il mondo si avvicinano sempre più alle lotte democratiche e rivoluzionarie guidate dalle forze rivoluzionarie. Si tratta di un programma di ONG [Organizzazione non Governativa] appoggiato dalle forze imperialiste. In questo contesto si ricorda alle masse e alle forze veramente democratiche che simili tentativi, dall’Asia Social Forum di Hyderabad, al Forum sociale mondiale di Mumbai, e al seminario internazionale di quattro giorni presso l’hotel Katriya di Hyderabad, sono stati boicottati e smascherati da parte delle forze veramente democratiche e rivoluzionarie in precedenza in India. MR-2004 (Mumbai Resistance Forum - 2004) si è svolto a Mumbai esattamente di fronte la sede del Forum Sociale Mondiale per smascherarlo come manipolazione imperialista. Più di 300 organizzazioni costituite da adivasi, dalit, musulmani, donne, contadini, classe operaia, studenti, giovani, scrittori, artisti, intellettuali in coordinamento con organizzazioni anti-feudali, anti-imperialiste, anti-Hindutva e rivoluzionarie hanno partecipato e fatto sì che divenisse un grande successo.

Il Fronte Democratico Rivoluzionario si è formato nel 2007 a livello di tutta l'India per propagandare la democrazia che solo il movimento rivoluzionario può ottenere attraverso lo sforzo Unitario delle forze rivoluzionarie e veramente democratiche.

Fiducia in se stessi, diversità e democrazia sono le caratteristiche di autogoverno, che vediamo oggi nella Janathana Sarkar [Governo popolare] in Dandakarnya.

La globalizzazione, liberalizzazione e privatizzazione imperialiste hanno raggiunto la fase del fascismo in 25 anni. Le cosiddette migliori democrazie del mondo, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti puzzano di pratiche comunitariste e razziste, in particolare contro i musulmani, i neri e i non bianchi.
Approfittando di questa crisi nel campo imperialista lo Stato islamico si sta diffondendo come una falsa speranza per i giovani musulmani - con un programma di capitalismo fallito e di comunismo non riuscito, quindi, l'Islam è l'unica speranza.

Non è perché non c'è alternativa, ma perché ci sono lotte rivoluzionarie armate organizzate in tutto il mondo; è questo il vero motivo di questi tentativi imperialisti controrivoluzionari. Le lotte di liberazione nazionale, come quella della Palestina e del Kashmir, le lotte rivoluzionarie e i loro avanzamenti come nell’India centrale e orientale, Filippine e Turchia e le varie lotte democratiche per proteggere la ricchezza naturale e il lavoro sono in aumento in tutto il mondo dato che la globalizzazione imperialista a livello mondiale e in India stanno entrando in una fase fascista.

La teoria dello sviluppo intrecciata con la politica di genocidio in Gujarat nel 2002 ha raggiunto la sua peggiore forma a livello centrale nel 2014 con la combinazione di Narendra Modi e Amit Shah e quella tra l’RSS imperialista e il BJP. I programmi come Fare in India, Digitalizzazione, [Acche Din Ayega – Giorni buoni arrivano] insieme ai programmi Hindutva di Ghar Wapsi, il Codice Civile Comune e l’embargo sulla carne bovina hanno introdotto l’agenda feudale Brahmanica Hindutva al carro della banda della globalizzazione imperialista.

La terza fase dell’Operazione Greenhunt che ha l’ardire di farla finita con il movimento maoista in Dandakarnya entro la fine del 2016, con il programma Missione 2016, si è trasformata in un genocidio di Adivasi in India centrale e orientale. Resistere oggi a tutto questo è l’aspirazione democratica per salvare il Bastar e sostenere il governo autosufficiente e sovrano del popolo [Janathana Sarkar].

Le aspirazioni degli Azadi in Kashmir, Manipur e Nagaland, e in diverse parti del Nord Est sono spietatamente schiacciate usando la legge sui Poteri Speciali delle Forze Armate. Nei giorni scorsi più di 50 giovani del Kashmir sono stati spietatamente uccisi dalle Forze Armate e migliaia sono stati feriti e mutilati solo perché in centinaia e migliaia hanno protestato contro il falso scontro che ha portato all’uccisione di Burhan Wali.

I Dalit in tutto il paese, soprattutto nel Gujarat e UP [Uttar Pradesh] vengono attaccati e uccisi con il pretesto che mangiano carne di manzo o fanno lavori con la pelle del bestiame.

Varie lotte democratiche nelle diverse parti del paese tra cui Telangana e Andhra Pradesh contro lo spostamento forzato delle caste e delle classi oppresse e l’accaparramento delle terre dei contadini in nome dello sviluppo si scontrano con una dura repressione.

La privatizzazione della difesa, delle ferrovie e altri settori importanti e l'ingresso delle università straniere e la chiusura del settore pubblico non sta causando solo l’aumento di un numero enorme di giovani disoccupati, ma è diventata una minaccia per la sovranità del popolo stesso.

Per questo il FDR fa appello al popolo e ai sinceri democratici a condurre una lotta implacabile contro queste forze imperialiste e Hindutva, fermamente in solidarietà con le lotte rivoluzionarie e democratiche, boicottando il Social Forum, che altro non è se non il “volto umano” della globalizzazione imperialista.

 Varavara Rao Raj Kishore
Presidente Segretario Generale
Fronte Democratico Rivoluzionario (FDR)
Hyderabad, 30 Luglio 2016
G N Saibaba - Asst. Professor  - Dipartimento di Inglese Ram Lal Anand college - Università di Delhi

domenica 7 agosto 2016

BRASILE: LA PROTESTA CONTRO LE OLIMPIADI CHE I MEDIA BORGHESI NON RACCONTANO



RIO DE JANEIRO: Proteste delle masse contro il massacro olimpico

Durante il passaggio della famigerata "torcia olimpica" e tutta la sua demagogica simbologia di "pace", "festa" e "armonia", le popolazioni di Niterói, São Gonçalo, Duque de Caxias, Belford Roxo e Nova Iguaçu hanno manifestato con massicce e significative proteste, la giusta insoddisfazione e indignazione contro tutto questo circo montato sul sudore e il sangue del popolo brasiliano e Carioca in particolare. Le proteste hanno avuto luogo il 2 e 3 agosto.

A São Gonçalo, il giorno 2, la popolazione locale ha protestato e ha impedito il passaggio festoso del simbolo della strage olimpica nella regione. Durante la protesta, due persone sono state arrestate dalla polizia.
Nel pomeriggio del 3, anche a Duque de Caxias ci sono state proteste dei residenti che hanno impedito che la marcia della torcia proseguisse, con un bilancio finale di un bambino di 10 anni ferito da un proiettile di gomma.
In un'intervista al quotidiano Extra, una residente e docente di Caxias ha spiegato: "Stiamo mettendo in discussione il perché la città deve spendere soldi per la torcia mentre affermano di non avere i soldi per pagare i nostri stipendi. Da tre mesi riceviamo uno stipendio a rate".
Di notte, ancora il giorno 3, si sono svolte altre proteste. A Belford Roxo, acqua e calce sono stati scagliati contro la torcia olimpica e il convoglio militare di sicurezza, mostrando i segni di insoddisfazione dei residenti. Per rendere ancora più chiaro il rifiuto totale dell’odioso clima festoso, sono state sentite diverse esplosioni di bombe. A Nova Iguaçu, anche di notte, sono stati gettati rifiuti per esprimere l'odio per il massacro.
Tuttavia, la protesta più significativa delle masse si è verificata a Niterói, anche questa il giorno 2. La popolazione locale, insieme a studenti e altri attivisti, si è espressa contro il massacro olimpico con una grande protesta, nella regione delle chiatte. L’esigenza della popolazione per la salute, l'istruzione e i diritti più elementari si è sommata ad una nuova parola d’ordine, scritta su uno striscione che diceva: "Abbasso il massacro olimpico! Ribellarsi è giusto!". La repressione è stata applicata contro le masse in protesta, senza alcuna ragione, attaccando la popolazione con spray al pepe e arrestando tre persone. Nonostante la repressione, alla torcia è stato impedito di seguire il percorso previsto.
Repressione
                                                                Giovane bloccato con stretta al collo da un agente della repressione, São Gonçalo
Confermando ciò che è stato denunciato dal giornale A Nova Democracia a proposito della militarizzazione concentrata senza precedenti negli ultimi anni, gli eventi recenti dimostrano che il suo scopo è quello di prevenire e fermare con attacchi l’inevitabile protesta popolare, data l'indignazione del popolo per la situazione spiacevole che si vive nelle città, nello stato e in tutto il paese.
Con l’assurda scusa di "prevenire il terrorismo", ciò che stanno cercando di fare è di aumentare al massimo lo stato di polizia, conquistare a sé l’opinione pubblica con l'obiettivo di applicare la repressione contro la protesta popolare.

Protesta popolare
Anche se con proteste sparse, le masse dimostrano che la repressione e la militarizzazione, nonostante l'alto livello raggiunto attualmente, sono incapaci di fermare la protesta. Lo dimostrano con le azioni: impedendo il passaggio, spegnendo e impadronendosi della torcia. La protesta popolare, anche se polverizzata, continua a spazzare via le diverse posizioni degli opportunisti all'interno del movimento popolare e tende ad unificarsi.
Nonostante il monopolio
Facendo passare come irrilevante, quando non nascondendo spudoratamente, la protesta popolare, il monopolio della stampa continua a fare il possibile e l'impossibile per non dare notizia delle azioni delle masse, attraverso l'immagine della passività e di festeggiamento "olimpico".
Poi succede che la stampa popolare e democratica, oltre che denunciare il massacro quotidiano (e il suo aggravamento "olimpico") contro il popolo in tutti gli aspetti (economici, polizieschi, politici, ideologici, culturali, ecc), sottolinea anche gli esempi della pratica più avanzata delle masse e li propagandano, mostrando che, nonostante tutto l'apparato ideologico del monopolio, le masse hanno lottato. Assumendoci tutta la nostra responsabilità, informiamo i nostri lettori che continueremo a seguire e a dare notizie, come è nostro dovere, sui crimini del vecchio Stato contro il popolo perpetrati nel corso di questo mega evento e sulla protesta popolare che si impone come risposta.