giovedì 2 febbraio 2012

23 febbraio, il processo Sud Ribelle in cassazione: appello alla mobilitazione




Dal G8 del luglio 2001 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. I cambiamenti prodotti sul movimento da quel vertice sono stati epocali.
L'uccisione di Carlo in primis, la violenta repressione di piazza, gli arresti, la paura e il conseguente allontanamento da qualsiasi ambito di lotta politico-sociale di quanti hanno vissuto quelle giornate nel terrore di una carica e delle manganellate. Ma quelle giornate ci raccontano anche la resistenza di quanti invece hanno continuato indomiti e, forse, ancora più convintamente a lottare per le proprie idee.
Dai movimenti contro le discariche campane ai disoccupati pugliesi passando per i movimenti studenteschi e le lotte contro la precarietà, per il diritto all’abitare e alla cittadinanza dei migranti fino al movimento no tav, no ponte ecc. che i governi, e i suoi apparati repressivi, cercano di far passare per criminali e sovversivi con denunce e arresti atte a sfiancare e tacitare milioni di uomini e donne che non accettano più di subire la violenza del neoliberismo e delle sue leggi.
Milioni di uomini e donne che hanno fatto della democrazia partecipazione diretta anziché delega rappresentativa. Ma dietro queste lotte c’è l’idea di un mondo diverso e non teoremi sovversivi, un mondo fatto di uguaglianza e giustizia sociale. Idee che vengono processate nelle aule dei tribunali per il sol fatto che fanno tremare poltrone e privilegi del potere costituito. Oggi come ieri, a chi lotta dal basso e non accetta compromessi di sorta con le devastazioni ambientali e sociali che i signori al potere vogliono imporre alle popolazioni a favore degli interessi delle lobby, viene riservato un trattamento da criminale. Capri espiatori per tranquillizzare l’opinione pubblica che forse si sta accorgendo che quello che subiamo quotidianamente è frutto di un sistema malato, che rende sempre più ricco chi già lo è e allarga sempre di più l’oceano dei poveri.
In questi 11 anni il conflitto ha cambiato volto: da diffuso a corporativo mentre, invece, lo Stato ha affinato le proprie tecniche repressive diventando, al tempo stesso, simbolo di impunità con l'ausilio di leggi fasciste. Leggi che nel decennio precedente erano state quasi congelate ed oggi vengono abusate dagli apparati repressivi per tacitare qualsiasi forma di dissenso.
Le 11 condanne di Genova, le archiviazioni per la morte di Carlo e dei tanti altri morti di Stato che, dal 2001 ad oggi, hanno disegnato questo Stato che si autoassolve ed un movimento che, nonostante la situazione frastagliata, continua ad opporre resistenza con lotte dal basso.
Soprattutto in questo periodo di crisi. Crisi che il movimento no global aveva saputo analizzare e anticipare.
La globalizzazione era sotto casa e tutti facevano finta di non vederla. Ora sta distruggendo tutte le piccole economie salvaguardando solo gli interessi speculativi di coloro che l'hanno prodotta.
Siamo, infatti, al fallimento della politica che, dominata dall'economia, agita fantasmi insurrezionalisti, atti ad intensificare la criminalizzazione e repressione dei movimenti popolari in ogni luogo, e in ogni sigla, del Bel paese.
L’operazione no tav ne è la prova lampante. Ieri erano solo gli ambiti anarchici ed antagonisti ad essere inquisiti oggi è toccato pure a sindacalisti, iscritti al partito e rappresentanti del popolo. Questo la dice lunga sullo stato della democrazia in Italia e su quello che ci aspetta per il futuro. Il 23 e il 25 febbraio non saranno solo momenti di testimonianza e solidarietà a sostegno del Sud Ribelle e dei No Tav ma saranno momenti per rilanciare concretamente un movimento che non può e non deve più avere paura di esprimere le proprie idee.

23 febbraio 2012 ore 10.00 presidio sotto la Cassazione per il processo Sud Ribelle

25 febbraio 2012 tutti in Val Susa!


Coordinamento Liberi tutt*

pc 2 febbraio - dare continuità allo sciopero del 27 e alla manifestazione di Roma, affrontare il problema delle fabbriche in forme adeguate

Il sindacalismo di base nella sua parte più significativa con lo sciopero e la manifestazione di roma del 27 ha rotto nel mondo del lavoro la tregua sociale nei confronti del nuovo governo Monti e offerto un punto di riferimento alla necessità di una mobilitazione proletaria e popolare generale nei confronti del governo, ma non solo, anche nei confronti dell'unità nazionale esistente in Parlamento e all'attitudine di dialogo critico sviluppato dalle confederazioni sindacali
Nel paese contro il governo Monti esiste già una diffusa protesta che vede protagonisti settori colpiti dal provvedimento detto delle liberazzazioni che è stato in grado di paralizzare strade e città sopratutto con tassisti e autotrasportatori, ma questa non è una protesta proletaria e se indebolisce il governo, non significa che nello stesso tempo rafforza il movimento proletario.
Oggi quella che è necessaria è una protesta che mobiliti operai, precari, disoccupati, che conti su una ripresa del movimento degli studenti, che si alimenti della protesta popolare di movimenti di opposizione NOTAV, NO F35, NO devastazione ambientale, che sappia fare proprie le ragioni della lotta antifascista, antirazzista, antirepressione ecc.
La parola autorganizzazzione e la denuncia di partiti e sindacati, l'inno alla rivolta non sono di per sè giuste, perchè oggi bisogna invece con forza chiarire e distinguere da parte di che versante di classe e da che versante politico esse sono fatte. E' sbagliata quindi la posizione di chi nel nostro campo questa distinzione
di classe, politica e organizzativa non la fa. Per dare un segno e un indirizzo
alla protesta e lotta serve quindi organizzazione di base e di classe sindacale, linea e organizzazione politica di classe, fronte unito sociale e politico di tutte le forze che si battono contro il governo monti, contro il parlamento dell'unità nazionale, contro le direzioni sindacali confederali, cgil compresa
Se si guardano quindi le cose da questo versante, si può valutare il ruolo e l'importanza dello sciopero del 27 e della manifestazione di roma.
La manifestazione nazionale di roma poteva avere una riuscita quantitativa e qualitativa migliore, se tutte le forze che a parole la hanno sostenuta vi avessero realmente partecipato e avessero compreso che questa volta la partita si giocava a roma e che bisogna spendersi per le scadenze che si sosstengono.
La teoria e la pratica linmitata al conflitto locale autoreferenziale è una forma arretrata e perdente di interpretare lo scontro di classe in questa fase, lungi da estendere e alimentare il conflitto contro padroni e governo, lo restringe a vertenze parziali incapaci di cambiare le cose e di raggiungere anche i risultati parziali che dicono di voler raggiungere e per il quale lottano.
La partecipazione alle manifestazioni nazionali con volantini e giornali, senza mobilitare uomini e forze è il modo arretrato e sbagliato di interpretare il proprio ruolo di avanguardia politica e non basto definisri comunisti, rivoluzionari, antagonisti per esserlo realmente.
tutto il nostro movimento ha un solo e decisivo problema che va trattato diversamente e che certo lo sciopero del 27 e la manifestazione di roma non hanno scalfito ed è la questione della mobilitazione operaia e delle fabbriche
su questo siamo ancora all'abc
senza l'analisi del fascismo padronale che dalla fiat si estende a tutte le fabbriche
senza l'autonomia ideologica e politica organizzativa dalla FIOM e la costruzione in forme nuove della guerra di classe non sono possibili fare reali passi in avanti nella ricostruzione della forza sindacale e politica della classe
su questo bisogna effettivamente ripartire dal basso, ma quando si dice dal basso non vuol dire dalla situazione così com'è sul piano dei livelli di organizzazione sindacale e di coscienza esistente
su questo tocca anche a noi in prima persona portare elementi teoria pratica ed esperienza che mostrino e rendino visibile la strada da percorrere
e questo ci accingiamo a fare nelle prossime settimane e mesi

proletari comunisti - PCm Italia
2 febbraio 2012

mercoledì 1 febbraio 2012

pc 1 febbraio - terre libere notizie antirazziste

Mineo. Un migrante denuncia la corruzione nel CARA
Enrico Montalbano, Laura Verduci - 28 gennaio 2012 - Video esclusivo / La testimonianza di un richiedente asilo - A dicembre un interprete bengalese aveva chiesto a un connazionale 440 euro. Assicurava l`esito positivo per la richiesta di rifugiato politico. Sarebbe stato `segnalato` da un poliziotto. Oggi invece la vittima ha avuto un diniego, nonostante la coraggiosa denuncia. "Adesso le nostre vite sono in pericolo", dice. "Questo somiglia alla mafia"

`Cara Mineo`... Video inchiesta
Enrico Montalbano, Laura Verduci - Esclusivo / Dentro il centro per rifugiati più grande d`Europa Il 18 dicembre 2011, durante la manifestazione regionale antirazzista, siamo entrati al Centro d`accoglienza di Mineo, il più grande d`Europa. Qui gravitano forti interessi economici e politici del calatino e non solo. Nel video le interviste a Ianni Maccarrone, presidente del CARA, Antonio Mazzeo, Alfonso Di Stefano e le opinioni di alcuni migranti.

Rosarno. Le lacrime di Ibrahim
20 gennaio 2012 - Due poesie scritte da un lavoratore africano a Rosarno Ibrahim Diabate viene dalla Costa d`Avorio. D`inverno lavora a Rosarno nella raccolta delle arance. Ha scritto due poesie, in francese. Il gruppo di Africalabria le ha tradotte in italiano. Si definisce `combattant de la Justice`. Racconta di sopraffazioni, dignità calpestata, lotte. E dedica i suoi versi ai caduti sotto i colpi delle organizzazioni criminali di Rosarno.
Appello ai giornalisti. Chiedete l`accesso nei CIE, ecco come fare
Raffaella Cosentino - campagne - Abolita la circolare di Maroni, ora è possibile raccontare le violazioni Appello per tutti i giornalisti. La circolare di Maroni che vietava l`ingresso nei Centri di identificazione ed espulsione è stata cancellata. Ora è possibile entrare e raccontare quello che succede. Costano milioni di euro, servono veramente per l`espulsione dei cittadini stranieri? Al loro interno sono rispettati i diritti umani e i diritti civili? Chi gestisce questi centri?
Caso Tizian. Mafia e sfruttamento
Peggio la mafia o i giornali sfruttatori?
Antonello Mangano - 26 gennaio 2012 - commenti - Il caso di Giovanni Tizian e il grave sfruttamento sul lavoro Il caso di Giovanni Tizian mette in evidenza un problema che denunciamo da anni. Troppi giornalisti aggiungono alle situazioni di rischio il grave sfruttamento sul posto di lavoro. Una condizione che non può essere definita genericamente di "precariato". L’Italia sta per perdere decine di Giovanni Tizian stanchi di fare giornalismo sociale senza reddito.
Reggio Calabria, il boss dell`Aspromonte soffre di `depressione maggiore`
Giovanni Tizian - 01 febbraio 2012 - notizie - `Ndrangheta, false depressioni per uscire dal carcere Sei provvedimenti di custodia cautelare a Reggio Calabria, destinatari presunti boss e medici. Secondo la tesi della DDA, i boss, per sfuggire ai rigori della detenzione carceraria, avrebbero denunciato gravi patologie. “Depressione maggiore”, “Agorafobia”, “Claustrofobia”, sono alcune delle malattie più in voga tra gli ‘ndranghetisti che, secondo le indagini, sarebbero frutto di false certificazioni.

Confische alla mafia, tutelare i lavoratori delle aziende
27 gennaio 2012 - appelli - La FILLEA CGIL lancia una raccolta di firme per assicurare il futuro alle imprese Cosa accade quando una impresa viene sequestrata alle mafie? Spesso non riapre più i battenti e a pagarne il prezzo più alto sono i dipendenti che restano senza lavoro. Le poche imprese confiscate definitivamente hanno enormi difficoltà a essere restituite al territorio. Per questo la Fillea Cgil lancia una raccolta di firme per il recupero produttivo delle imprese sottratte alle mafie e la tutela dei lavoratori.

Giovanni Tizian. Un lavoro coraggioso
La testimonianza del cronista sotto scorta Un giorno come tanti, caffè, rassegna stampa e la solita corsa per chiudere il pezzo e guadagnarmi la giornata. Ma poi arriva una telefonata, ero fuori città. «Abbiamo deciso di tutelarti», il giorno dopo avevo già la scorta assegnata. È diventata fissa pochi giorni fa. Stai tranquillo, mi hanno detto, fai quello che ti dicono e segui le nostre direttive.

Impresa globale
Gioia Tauro. Un portuale su due rischia di andare a casa
Antonello Mangano - 23 gennaio 2012 - notizie - La crisi tra Marocco e `ndrangheta. Reportage dalla Calabria - Metà dei portuali di Gioia Tauro rischia di andare a casa. La tensione è altissima. La società monopolista avrebbe già deciso di spostare tutto in Africa: il salario è un terzo e non si pagano tasse. E non c`è la ‘ndrangheta, che a metà dicembre ha sparato contro un operaio, impone il pizzo e fa arrivare fiumi di cocaina. Ma nel sistema globale dei porti il costo della criminalità appare come una delle tante “variabili ambientali”.

Nestlé sotto processo. Avrebbe spiato gli attivisti di Attac
Redazione terrelibere.org - 29 gennaio 2012 - notizie - Il procedimento è in corso a Losanna. Udienze pubbliche La multinazionale svizzera avrebbe incaricato una società privata di spiare gli attivisti che stavano preparando un libro denuncia. Almeno due agenti sarebbero stati infiltrati nel gruppo, fornendo rapporti riservati. Il processo ricomincia a Losanna, le udienze sono aperte al pubblico. Un`irrepetibile occasione per conoscere il modus operandi di Nestlé.
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pc 1 febbraio - l'india il paese dove gli operai uccidono i padroni

Nelle regioni urbane dell'India le lotte operaie stanno aumentando. Il PCI (maoista) sta aumentando la sua influenza nelle città e per il 28 febbraio c'è un appello a uno sciopero generale di massa in tutto il paese. Alla base di molte delle organizzazioni di massa e delle lotte economiche c'è il lavoro dei maoisti e anche i maggiori mezzi di informazione, quali Forbes, iniziano ora a darne conto.
I lavoratori in rivolta hanno massacrato a colpi di tubi di piombo il massimo responsabile della Regency Ceramics. a mesi i dipendenti rivendicavano aumenti salariali. Dopo un negoziato infruttuoso, i lavoratori della fabbrica indiana Regency Ceramics hanno ucciso il loro capo con un brutale pestaggio con tubi di piombo.
Forbes riferisce che la situazione è esplosa dopo che i poliziotti antisommossa avevano assassinato a colpi di bastone il dirigente sindacale Murali Mohan, che manifestava insieme agli altri lavoratori per richiedere aumenti salariali e la riassunzione dei licenziati nell'ottobre 2011.
Dopo la morte di Murali, 600 lavoratori, anche delle fabbriche vicine, hanno saccheggiato lo stabilimento per poi raggiungere la casa del padrone. Come riferisce il quotidiano inglese Daily Mail, hanno assaltato la casa di K.C. Chandrashekhar e lo hanno ucciso. A quanto sembra, già nel 2008 avevano fatto lo stesso con l'allora direttore L. K. Chaudhary. L'azienda impiega 1200 lavoratori, di cui 800 nell'appalto, dai quali esige alta produttività e orari prolungati.

L'articolo di Forbes
India, operai di fabbrica in rivolta uccidono il presidente della compagnia.
Gli operai della Regency Ceramics in India hanno attaccato la casa del padrone e lo hanno picchiato selvaggiamente con tubi di piombo dopo una disputa salariale fini male.
Gli operai erano tanto infuriati da uccidere il presidente della Regency, K. C. Chandrashekhar, dopo che giovedì il dirigente del loro sindacato, M. Murali Mohan, era stato uscciso dai bastoni della polizia antisommossa.
Le violenze sono avvenute a Yanam, piccola citta dell'Andra Pradesh, stato sulla costa orientale dell'India. La polizia era stata chiamata in fabbrica per sedare una lotta sindacale. I lavoratori reclamavano salari più alti e la riassunzione dei lavoratori licenziati in ottobre. Alcune ore dopo che la polizia aveva lasciato la fabbrica contro Murali erano stati sparati colpi di arma da fuoco.
Alle 6 del mattino successivo, Murali è tornato in fabbrica con altri lavoratori tentando di bloccare il primo turno, riferiscono i media locali. La polizia ha usato i lunghi bastoni in dotazione, noti in India come lathi, per caricare i lavoratori, ferendo almeno venti di loro, tra cui Murali che, secondo l'India Times, è morto durante il trasporto in ospedale. Centinaia di operai si sono raccolti allora fuori della stazione di polizia, richiedendo l'arresto dei responsabili e la loro incriminazione per omicidio.
In seguito alla rivolta culminata con l'assassinio del presidente della Regency, a Yanam è stato imposto il coprifuoco e altre restrizioni dei diritti civili. La polizia ha riferito che i rivoltosi hanno anche incendiato i veicoli fuori della stazione di polizia. Otto operai della Regency Ceramics sono rimasti feriti dai seguenti spari della polizia, le condizioni di due di loro sono critiche. Oltre cento manifestanti sono stati arrestati.
Gli operai di fabbrica in India sono i peggio pagati tra i quattro maggiori mercati emergenti. In India il reddito pro capite è meno di 4000 dollari l'anno, il che ne fa il più povero paese del BRIC, nonostante la sua economia sia in rapida espansione.
Alla Regency Ceramics gli operai sono scesi in sciopero dal primo gennaio. La dirigenza dello stabilimento ha deciso allora provvedimenti restrittivi contro cinque lavoratori e ha ottenuto dal tribunale un'ordinanza che vietava ai lavoratori in sciopero di avvicinarsi a meno di 200 metri (più di due campi di calcio) dalla fabbrica.
Quando si è diffusa la notizia della morte di Murali i lavoratori hanno distrutto, appiccando il fuoco, 50 tra auto, bus e camion dell'azienda e hanno saccheggiato la fabbrica. Abitanti della città si sono uniti a circa 600 operai mentre altri erano già sulla via della casa di Chandrashekhar.

pc 1 febbraio - ECCO PERCHE' MI DIMETTO DA COMUNISTI SINISTRA POPOLARE

ECCO PERCHE' MI DIMETTO DA COMUNISTI SINISTRA POPOLARE
Il giorno 21 gennaio u.s si è svolto il Comitato Centrale di Comunisti Sinistra Popolare e proprio in questa occasione ho comunicato le mie dimissioni dal CC e la mia decisione di lasciare CSP. Dopo un’accusa di frazionismo, assolutamente immotivata, rivolta a me e ad altri compagni, la sezione Tiburtina, di cui ero segretario, è stata sciolta e la federazione romana commissariata.
Le attività della sezione sono terminate e i compagni della sezione ‘abbandonati’. Ci tengo a ricordare che la sezione Tiburtina si è contraddistinta per impegno e soprattutto per la composizione di classe di iscritti e simpatizzanti.
Il tutto è iniziato quando alcuni iscritti hanno scoperto che un DIRIGENTE NAZIONALE di CSP aveva, sul suo profilo facebook, alcune foto in cui era ritratto durante esercitazioni militari con l’esercito israeliano ed esponeva apertamente opinioni sprezzanti contro i palestinesi.
Lo stesso dirigente era amico di Alessandro Mustillo, membro della direzione nazionale e responsabile dei giovani di CSP. (Lui sapeva tutto, anche perché, quanto predetto, è stato esposto su facebook per oltre un anno). Mustillo è un giovane della borghesia romana di Piazza Bologna e un ‘intoccabile’ in CSP. Non c’è nessun motivo reale per cui io e la mia sezione di appartenenza abbiamo meritato questa sorte, ma nessuno si è mai degnato di spiegarci nulla.
Ad altri compagni è stato imputato il fatto di aver reagito ‘male’ (a torto o a ragione) all’accusa di frazionismo; a me (e alla mia sezione) non può essere imputato in alcun modo neanche questo.
Ciò dimostra una forte volontà discriminatoria che spiega chiaramente come l’insieme di questi avvenimenti non sia altro che una manovra predeterminata.
In compenso è stata inscenata una finta espulsione del dirigente filoisraeliano per indorare la pillola ai compagni. Di certo in CSP ho sempre avvertito un clima falso ed ambiguo e anche una certa predisposizione alla discriminazione di classe. CSP è un’organizzazione dove i borghesi devono avere sempre un ruolo di predominio rispetto ai proletari, che sono considerati solo come ‘manovali’ e sfruttati secondo le necessità. Ci tengo a sottolineare che tutto quello che ho scritto sono pronto a dimostrarlo in qualsiasi momento e in ogni sede!
Nel Comitato Centrale ho lamentato parte di queste argomentazioni e ho fatto appello alla necessità di vigilanza politica, scatenando una vergognosa reazione di Mustillo, che ha preso la palla al balzo per dirmi cose offensive e minacciose come ‘ti conosciamo bene… sappiamo chi sei’ nella totale indifferenza (complicità?) della presidenza (in realtà sembrava che la vera presidenza fosse soltanto lui).
Tutto questo non mi ha certo sorpreso, ma ha soltanto rafforzato le mie convinzioni su CSP. La provocazione è poi continuata in strada, anche davanti ad altri compagni, dove Mustillo si è avvicinato a me con fare minaccioso (fingendo di chiedermi chiarimenti) e pretendeva di cacciarmi dal marciapiede antistante il luogo dove è si è svolto il C.C.
Insomma:
- Il lavoro fatto con tanto sforzo e sacrificio da parte dei compagni, per le strade e tra i proletari,
è stato snobbato e gettato in un cestino.
- Alcuni compagni sono stati accusati ingiustamente e tendenziosamente di frazionismo, senza
neanche sapere perché (e poi espulsi) mentre altri, complici di fatti reali e riscontrabili, sono stati
sempre difesi oltre ogni ragionevole motivazione!
- Nel C.C. di CSP un intervento di carattere prettamente politico, che richiederebbe risposte e chiarimenti da parte dei dirigenti nazionali ha trovato, come risposta, solo un attacco personale nei miei confronti!
A parole, in CSP, siamo vicini alla rivoluzione, tanto che il nuovo nome del partito è già ‘CSP partito comunista’; nei fatti siamo alle solite, un altro partito civetta che non serve ad altro che a mantenere invariato l’attuale stato (comatoso) della sinistra italiana!
Cosa vieta di pensare, a questo punto, se si continuerà a non dare risposte, che CSP sia un partito diretto da borghesi eterodiretti da forze filoisraeliane???
In CSP ho conosciuto tanti bravi ed onesti compagni (la maggioranza) con i quali continuerò ad avere un rapporto di stima reciproca; voglio comunque ringraziare pubblicamente tutti quelli che al C.C. hanno ascoltato quel che avevo da dire e talvolta anche applaudito.
Evidentemente, a molti, non è sembrato così assurdo quanto da me denunciato!

pc 1 febbraio - lottare per rovesciare il governo Monti, un governo ancora peggiore del governo Berlusconi.

Via via che si delinea il cammino del governo Monti, si fa più chiara la sua natura
in tutti campi.
In economia scarica la crisi in maniera mirata e al tempo stesso selvaggia sui proletari e masse popolari per conto dei padroni europei e italiani e il loro sistema finanziario - attacca a fondo i residui diritti dei lavoratori e della classe operaia in particolare.
Fa lentamente crescere la repressione verso ogni settore della protesta popolare.
Intensifica il suo ruolo internazionale imperialista e guerrafondaio, all'interno come all'esterno.
La sua azione tende a fare ancor più del parlamento una semplice sede di approvazione dei provvedimenti del governo e delle organizzazioni sindacali confederali dei consiglieri consulenti del governo.
Questo governo, sul piano politico, appare anche alle masse come essenzialmente sostenuto dal PD-UDC favorendo la demagogia di 'governo e opposizione' di destra e la riconquista del consenso popolare da parte del blocco berlusconiano-leghista in termini ancor più apertamente
reazionario e fascista.
Per questo il governo Monti è in continuità e peggio del governo Berlusconi.

Lo sciopero e la manifestazione nazionale del 27 gennaio hanno dato un primo segnale e aperto la lotta, ma essa ha necessità di continuare, acquisire ritmo e rotta.
E' necessario innanzitutto continuare con gli scioperi e le manifestazioni di piazza contro il governo Monti sul piano locale e nazionale.
E' necessario trasformare le vertenze e lotte operaie e proletarie sul territorio in anelli della mobilitazione nazionale prolungata.
Bisogna rispondere in maniera unitaria e generale alla repressione facendo di alcuni fatti repressivi una battaglia nazionale, in questo senso assume importanza la manifestazione del 25 febbraio in val susa
Bisogna sviluppare intorno alla vicenda degli F 35 una mobilitazione nazionale contro la politica imperialista e di guerra del governo.

Proletari comunisti è e deve essere sempre più dentro a tutto questo movimento, con ruolo attivo e crescente, sviluppando unità e rete per il sindacato di classe in fabbrica e sui posti di lavoro, coordinamenti precari-disoccupati nelle città del sud, comitati contro la repressione, fronte unito proletario e popolare sul territorio in particolare no tav e no F35 ecc.
Avanzando su questo terreno, si creano condizioni migliori, per avanzare nella costruzione del partito comunista di tipo nuovo, nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse.

Proletari comunisti -PcmItalia
1 febbraio 2012

martedì 31 gennaio 2012

pc 30-31 gennaio - orti di guerra

Orti di guerra
( no al governo Monti, Bersani, Casini, Berlusconi)

Scenderemo, a patti. Per raccogliere, cadaveri. Avremo orti di guerra. Da concimare. Con sterco di paure. Reciproche. Scenderemo a patti. Raccoglieremo merda. Per bocche, da sfamare. Reciproche. Cadaveri impalati. Cadaveri bruciati. Marzabotto ritorna. Resteremo chiusi. Nei nostri orti. In attesa, di morti migliori. Reciproche. Altro non avremo. Che merda. Dalle vostre bocche. Dai vostri ministri. Per bocche da spaccare. Nostre bocche. Per vostri decreti. Scenderemo a patti. Per evitare. Ancora morti. Ci affacceremo, ai nostri orti. Sguardi impiccati. Alle vigne recise. Ai canneti spezzati. Teste di cuoio, appese. Stivali di sangue. Concimeranno. Segreti servizi. Ministri impiccati. Bandiere tagliate. Arti di Stato. Esplodono, orti di guerra. Scenderemo a patti. Raccoglierete, vasi di sangue. Filari di oppio. Urino, sui vostri filari. Guantanamo per voi. Libero cani. Dal mio orto. Cani sciolti. Non scendo a patti. Ora è tuo, il sangue. Scendo da croci. Scendo dal cielo. Reciproco. Occhi riversi, al cielo. Tuoi occhi. Tua bocca, spalancata. Al cielo. Reciproco. Noi si esce. Dai nostri orti. Merda ovunque. Poi il tuo corpo. Non fa differenza. Con filari appuntiti. Avanzo, sui tuoi muri. Confini di orti. Decreti e leggi, tra merda e sorpruso. Ora avanzo. Altri cadaveri. Fuggono a ritroso. Tra canneti spezzati. Non scenderemo a patti. A un passo della vittoria. Corpo di Stato. In fossa comune. Orto comune. Orto di guerra. Corpo di Stati. Voi, siete Stati. In fossa comune. Scivola merda. Pozzo nero. Camice nere. Di escrementi essicati. Noi siamo fuori. Da nostri orti, di guerra. Combattiamo e muoriamo. Figli ci piangono. Mogli ci seppelliscono. Mai, in fosse comuni. Non scendiamo a patti. Cimiteri di guerra le piazze. Ricordatevi. I vostri decreti. Dichiarazioni di guerra. Non ci sottraiamo. Ci moltiplichiamo. Per combattere, fuori. Da orti di guerra. Non scendiamo a patti. Lasciamo a voi. Fosse di merda. Fosse di Stato. In questo paese. Anche i confini. Aspettano, i vostri liquami.

30 gennaio 2012
Giuliano Bugani
operaio, giornalista, poeta