giovedì 10 marzo 2011

pc quotidiano 10 marzo - napoli .. senza donne non c'è rivoluzione ...ma compagni quella delle donne o è una 'rivoluzione nella rivoluzione' o non è

Questa mattina, 8 Marzo, Napoli si è svegliata con un monito, scritto sulla pelle: "Senza donne non c'è rivoluzione". La scritta è apparsa a via Girolamo Santacroce, su un muretto oltre il quale si gode la vista della nostra bellissima città.

Riprendiamo e ripubblichiamo queste foto [1] [2] con piecere, per ricordare che la lotta per la liberazione dall'oppressione, dallo sfruttamento sul lavoro, dalla discrimninazione in nome del profitto, non è una lotta di genere, è una lotta dei generi che riconoscono il proprio ruolo nella società e imparano, insieme, a modificarlo, a stravolgerlo, a riconoscersi come la stessa parte.
Come i/le compagni/e che hanno lasciato questa scritta, riportiamo uno stralcio da "L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato" di Friedrich Engels, e un volantino, scritto per l'8 Marzo, dagli studenti del coordimento Studienti Autorganizzati Campani.

“Quello che noi oggi possiamo dunque presumere circa l’ordinamento dei rapporti sessuali, dopo che sarà spazzata via la produzione capitalistica, il che accadrà fra non molto, è principalmente di carattere negativo, e si limita per lo piú a quel che viene soppresso. Ma che cosa si aggiungerà? Questo si deciderà quando una nuova generazione sarà maturata. Una generazione d’uomini i quali, durante la loro vita, non si saranno mai trovati nella circostanza di comperarsi la concessione di una donna col danaro o mediante altra forza sociale; e una generazione di donne che non si saranno mai trovate nella circostanza né di concedersi a un uomo per qualsiasi motivo che non sia vero amore, né di rifiutare di concedersi all’uomo che amano per timore delle conseguenze economiche. E quando ci saranno questi uomini, non importerà loro un corno di ciò che secondo l’opinione d’oggi dovrebbero fare; essi si creeranno la loro prassi e la corrispondente opinione pubblica sulla prassi di ogni individuo.”

F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato

La lotta per la liberazione delle dobbe dovrebbe svilupparsi senza mai perdere di vista questo scopo preciso: le energie rese libere devono essere incanalate in un movimento di liberazine degli uomini e delle donne insieme e non trasformarsi in una specie di culto borghese...

Black PAnther Party



Riprendiamoci l’8 marzo, basta violenza sul corpo delle donne.

La data dell’8 marzo non significa solo mimose e regali, dietro c’è molto di più. La giornata internazionale della donna è, infatti, memoria delle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, e di lotta sia contro le discriminazioni che le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto.

La storia di questa giornata è lunga e complessa e fonda le sue radici nel 1908 quando, nel VII congresso della II internazionale socialista, si iniziò a trattare della questione femminile e della rivendicazione al voto, impegnandosi a lottare per l’introduzione delle donne ai seggi elettorali.

Il 28 febbraio 1909, negli Stati Uniti, si svolse per la prima volta la giornata della donna che, in seguito, si diffuse un po’ in tutte le altre parti del mondo.

Le celebrazioni di questa giornata, però, si interruppero nel corso della prima Guerra Mondiale fino a quando, le donne di San Pietroburgo, l’8 marzo del 1917, organizzarono una grande manifestazione per rivendicare la morte di oltre 2 milioni di soldati, caduti in guerra, e per chiedere la fine di questo massacro.
Una ricorrenza quella dell’8 marzo che non è nata in seguito alla morte delle 129 operaie nella fabbrica di Cotton, fabbrica probabilmente mai esistita, ma frutto solo di una storia romanzata di un gravissimo incidente realmente avvenuto ovvero l’incendio che nel 1911 colpì la Triangle Shirtwaist Company di New York.

L’8 marzo è una di quelle date che segnano la storia del mondo e quella dei diritti umani che, la retorica dell’apparato ideologico dominante, l’abitudine e l’usura, realizzata attraverso un uso smodato ed ipocrita di mimose da parte di capo uffici maschilisti e boriosi o di mariti, padri e fidanzati che portano la propria “donna” – considerata di loro proprietà – a cena solo perché è 8 marzo, quando magari già il giorno dopo tornano a picchiarla, a segregarla in casa, ad insultarla e sminuirla, hanno ridotto a semplice giornata di festa, rendendo di fatto questa data ridicola. Quella dell’8 marzo, invece, è una ricorrenza seria, un giorno di riflessione, un giorno che dovrebbe far pensare al cammino di lotta percorso: lo studio, il ’68, “le streghe son tornate”, i collettivi, il femminismo e, più indietro, George Sand, le suffragette, il diritto al voto, gli scioperi per il lavoro, i soprusi e le umiliazioni subiti.

Questo giorno dovrebbe, quindi, portare a riflettere sulla condizione della donna oggi che, ancora, è soggetta a violenze sessuali, come accaduto pochi giorni fa in un ospedale, dove una paziente è stata stuprata da un’infermiere, o come accaduto in una caserma dei carabinieri, dove una donna è stata stuprata, privata ancora una volta della sua libertà, imprigionata e violentata da tre uomini delle forze dell’ordine. Parimenti grave è la storia di una donna che, in preda al panico, si è inventata di essere stata stuprata solamente per avere la pillola del giorno dopo che, altrimenti, difficilmente avrebbe potuto ottenere. In Italia, infatti, qualche anno fa fu votata una legge secondo la quale è diritto, di ogni medico o farmacista di turno, scegliere se prescrivere o meno la pillola, in base alla loro coscienza (ossia se il soggetto in questione riterrebbe la somministrazione della pillola del giorno dopo causa della morte e, quindi, omicidio del feto oppure no!). La donna, quindi, come si può ben notare, non è nemmeno libera di decidere della propria vita e di tutto ciò che riguarda il proprio corpo ed allora ci sorge spontanea unaa domanda: la donna è realmente emancipata? La strada intrapresa fin’ora è di enorme rilevanza storica e ricca di rivendicazioni, ma di certo non è arrivata al suo termine; le donne dovranno ancora lottare, rendere prova del loro spirito e rendersi indipendenti e rispettate.

Ma la questione antisessista non è una questione che riguarda solamente le donne; è una lotta da affrontare uomini e donne gli uni al fianco degli altri; è una lotta che va al di là del sesso, è una lotta sociale e politica, che accomuna tutte le fasce disagiate della popolazione.

Per questo noi studenti, che sentiamo ancora viva la protesta di tutte quelle donne che negli anni si sono battute per cancellare i rapporti di potere tra sessi, vogliamo ricordare cosa vuol dire l’8 marzo, un giorno dedicato alla dignità ed alle vittorie passate e future delle donne.

Studenti Autorganizati Campani

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