Basterebbe
citare un operaio che a pelle dice: se questo governo dice di votare
sì, io per principio voto no, a prescindere se non ancora
approfondito.
Questo
da un certo punto di vista è quello che serve, perché è quello che
subito bisogna mettere in chiaro. Il sì vuol dire dar via libera al
governo fascista.
C'è
una guerra che ogni giorno sta facendo questo governo antioperaio e
antipopolare, che attacca le condizioni di vita e di lavoro, fa
sempre leggi a favore di chi ci sfrutta ogni giorno, e deve sempre
più dare mano libera a padroni e borghesia; e questo avviene in un
contesto internazionale di guerra, di genocidi.
Il
mio no, il nostro no di operai deve essere molto chiaro ed esplicito.
Non vogliamo stare a guardare mentre avanza passo dopo passo un
regime fascista, che vuol dire dittatura aperta dei padroni e dei
loro interessi.
Questa
è la posta in gioco in questa questione del referendum.
Quindi
votare no al referendum significa schierarsi, prendere parte attiva,
ma nella prospettiva di riprendere l'unica strada e la fiducia;
l'unica strada è la lotta e gli scioperi nei posti di lavoro contro
padroni e governo, contro un governo che odia praticamente gli
operai, i proletari e marcia verso un regime fascista. I fascisti
parlano alla pancia del popolo, usano la demagogia populista, usano
le balle,