Non solo: la decisione del Tribunale del Riesame di Genova di escluderle "appare condivisibile”. Lo sostiene la Procura Generale della Corte di Cassazione, nella requisitoria in vista dell’udienza dell’8 aprile: quel giorno la Corte dovrà decidere sul ricorso della Procura di Genova contro due delle tre scarcerazioni decise dal Tribunale del Riesame, nei confronti di alcuni degli indagati arrestati a fine dicembre.

Pur escludendo gli atti israeliani i pg di Cassazione, nella memoria depositata in vista dell’udienza di mercoledì 8 aprile, ritengono che su Raed Al Sahalat, 48 anni, esponente della comunità islamica fiorentina, ci siano comunque gravi elementi indiziari e chiedono ai giudici di rinviare il provvedimento al Riesame. Gli avvocati degli indagati chiedono a loro volta alla Cassazione la scarcerazione di chi è ancora detenuto.

Il punto dell’inchiesta

A febbraio i pm Luca Monteverde e Marco Zocco si sono infatti opposti alla scarcerazione di Khalil Abu Deiah, 62enne residente a Milano e custode dell'associazione La Cupola D'Oro e contro quella di Raed Al Sahalat.

I documenti israeliani sono stati utilizzati nella maxi inchiesta genovese per provare che le numerose associazioni destinatarie dei soldi inviati dall’Italia dall’Abspp di Mohammad Hannoun erano in realtà collegate ad Hamas. Il Tribunale del Riesame di Genova ha escluso l'utilizzabilità dei file in quanto anonimi per due ragioni: anzitutto perché trasmessi da fonte anonima dell’intelligence israeliana, un funzionario dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interno di Israele) identificato solo con la sigla Avi; in secondo luogo perché i documenti, come scrive lo stesso Avi nelle ottanta pagine della nota di accompagnamento, sono stati sequestrati sul campo di battaglia. “Rinvenimento - aveva sottolineato il Riesame - non comprovato da nessun verbale di sequestro”.