martedì 7 aprile 2026

pc 7 aprile - basta con il regime fascista di Orban, sostenuto per diversi motivi dalle potenze imperialiste in contesa collusione USA/Russia/Cina

Orban è sostenuto dai fascio/imperialisti nostrani Meloni/Salvini

Ci sono tre convitati di pietra nella cruciale partita politica che si gioca in Ungheria, dove si vota domenica prossima e, per la prima volta in sedici anni, Viktor Orbán vede materializzarsi lo scenario di una sconfitta. Tutto può ancora succedere naturalmente. Troppi, infatti sono gli ostacoli dell’«autocrazia elettorale» messa a punto dal tribuno magiaro, perché il largo vantaggio nei sondaggi dell’opposizione guidata da Peter Magyar si traduca in una maggioranza nell’Országház, il Parlamento di Budapest.

Come documentato dal Financial Times, Vladimir Putin ha lanciato una sofisticata campagna di disinformazione, affidandola alla Social Design Agency, una società di consulenza mediatica legata al Cremlino e sotto sanzioni. Sono decine di migliaia di messaggi concepiti in Russia e postati sui social network da ungheresi influenti, che accreditano Orbán come l’unico candidato in grado di mantenere l’Ungheria sovrana, «un leader forte con amici globali», mentre il suo rivale Magyar viene descritto come «un pupazzo di Bruxelles senza appoggi nel mondo». La Social Design Agency risponde direttamente a Sergej Kirienko, il potente capo dello staff di Putin, che ha già diretto altre campagne coperte in Paesi come Polonia, Slovacchia e Moldova.

Donald Trump, da parte sua, deve molto a Orbán, alle cui idee e ricette per una «democrazia illiberale» ha attinto a piene mani il movimento Maga per redigere il famigerato Project 2025, autentica piattaforma programmatica del secondo mandato alla Casa Bianca. Dopo l’endorsement ufficiale, reso in occasione della firma del Board of Peace - «Viktor Orbán ha il mio totale appoggio per le elezioni e va bene così anche se questo non piace a tutti in Europa» – il presidente americano prima ha mandato a Budapest il segretario di Stato Marco Rubio, per ribadire il concetto: «Il tuo successo sarà il nostro successo». Ora si appresta a inviare il vicepresidente JD Vance, per un sostegno di alto profilo in chiusura di campagna.

Ultimo ma non ultimo, a tifare Orbán è il leader cinese Xi Jinping, che ha elogiato il premier ungherese come «amico di lunga data». Ancora in febbraio il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha visitato Budapest definendo strategica la cooperazione tra i due Paesi: l’Ungheria è il principale hub degli investimenti del Dragone in Europa, soprattutto batterie per veicoli elettrici e infrastrutture ferroviarie nel quadro della Belt and Road Initiative.

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