domenica 5 aprile 2026

pc 5 aprile - Un rapporto svela il ruolo dell'Italia nel genocidio perpetrato da Israele a Gaza

Ana Vračar | peoplesdispatch.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

27/03/2026

Il rapporto di People's Embargo for Palestine illustra in dettaglio come enti statali e aziende italiane abbiano continuato a effettuare forniture di armi a Israele durante tutto il genocidio a Gaza.

Beit Lahia, in the Gaza strip, destroyed by Israeli bombardment

Nonostante le affermazioni contrarie, il governo italiano ha agevolato le spedizioni militari verso Israele durante tutto il periodo del genocidio nella Striscia di Gaza. Da ottobre 2023, «l'Italia ha mantenuto un flusso strategico e continuativo di equipaggiamenti militari e risorse energetiche verso Israele, favorendo direttamente l'infrastruttura tecnica dell'aggressione», afferma un nuovo rapporto del People's Embargo for Palestine.

Il rapporto ha documentato 416 spedizioni di natura militare, oltre a più di 200 chilotonnellate di carburante trasferiti dall'Italia a Israele in questo periodo. Questi risultati sono in netto contrasto con gli obblighi dell'Italia ai sensi del diritto nazionale e internazionale - con «implicazioni a cascata, che suggeriscono anche un ruolo italiano nell'attuale guerra contro l'Iran - e illustrano fino a che punto il governo di Giorgia Meloni si sia spinto per fuorviare l'opinione pubblica sul suo reale sostegno a Israele.

Una delle conclusioni chiave del rapporto è che lo Stato è stato direttamente coinvolto in tali trasferimenti non solo attraverso la distribuzione di materiali militari tramite le proprie forze di difesa e aziende come Leonardo, di cui è azionista di maggioranza, o fornendo componenti per equipaggiamenti militari assemblati in paesi terzi e inviati a Israele, ma anche mantenendo legami commerciali e di investimento con le potenze occupanti nel campo delle tecnologie militari e correlate.

«I dati di questo dossier dimostrano in modo inconfutabile che il complesso militare-industriale italiano è parte integrante del genocidio in corso a Gaza», afferma lo studio. Tra i prodotti consegnati a Israele vi sono componenti aeronautici - compresi quelli utilizzati nei caccia F-15 impiegati nel bombardamento di Gaza - container, antenne, giubbotti antiproiettile e armi. Alcuni di questi sono stati forniti direttamente da istituzioni quali le forze di polizia e le forze armate.
Oltre a queste forniture letali, le autorità italiane hanno consentito a Israele di ricevere carburante per alimentare i veicoli blindati a Gaza e fornire energia agli insediamenti illegali, aggiungendo un'ulteriore dimensione al loro sostegno all'entità occupante.

In particolare, le infrastrutture civili, compresi i principali aeroporti di Milano e Roma e i porti di Genova e Ravenna, sono state ripetutamente utilizzate per sostenere direttamente o indirettamente l'offensiva israeliana - proprio mentre milioni di italiani scioperavano in solidarietà con Gaza. Il rapporto descrive inoltre i tentativi di occultare il vero contenuto o la destinazione delle spedizioni, rendendo ancora più difficile seguire il loro itinerario già oscuro.

Un'altra forma di complicità governativa è emersa attraverso le crescenti importazioni e le relazioni commerciali tra Italia e Israele. Secondo il rapporto, le importazioni militari da Israele verso l'Italia nel 2024 hanno rappresentato oltre il 20% del totale (per un valore di quasi 155 milioni di euro), rispetto al 2,5% dell'anno precedente. «Il rapporto è circolare: componenti, manutenzione e altri input italiani alimentano le linee di produzione israeliane; dunque i sistemi israeliani vengono testati sul campo a Gaza, aumentando il loro valore di esportazione e consentendo economie di scala; e infine i profitti, i contratti e i legami commerciali generati da questo commercio tornano a finanziare l'espansione delle stesse industrie militari con cui l'Italia continua a intrattenere rapporti commerciali».

«Senza investimenti e sostegno stranieri, Israele non potrebbe portare avanti la sua campagna di genocidio, espansione e guerra», sottolinea il rapporto. «l'Italia non è estranea all'industria genocidaria di Israele. Imprese italiane, enti legati allo Stato, porti, aeroporti, vettori logistici e infrastrutture energetiche hanno contribuito a sostenerla»

Continuare questi traffici significa rimanere complici nell'eliminazione sistematica del popolo palestinese e negli attacchi aggressivi di Israele in Cisgiordania, in Iran e in tutta la regione», conclude People's Embargo for Palestine. «Ciò che è ora necessario è un'azione strategica sostenuta, capace di imporre costi politici e materiali reali alla macchina bellica, nonché cambiamenti concreti al governo italiano».

Mentre i sindacati e i movimenti progressisti in Italia rimangono vigili e impegnati in diverse iniziative di solidarietà internazionale, il rapporto li esorta a mobilitarsi e a chiedere al governo, tra le altre cose, di imporre un embargo sulle armi significativo nei confronti di Israele, di annullare gli accordi di assistenza tecnica in atto e le licenze di esportazione, e di interrompere le forniture di carburante alle autorità di occupazione. «L'Italia deve assumersi la responsabilità diretta della catena logistica degli armamenti operante sul proprio territorio», afferma il rapporto.

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Made in Italy per l'industria del genocidio: esportazioni militari ed energetiche per Israele


People's Embargo for Palestine | embargoforpalestine.com

25/03/2026

Indice

Punti Chiave
Sommario
Meccanismi del commercio militare tra Italia e Israele
Fornitori Italiani per Regione e Carico Spedito
Liguria
Lombardia
Piemonte
Campania
Abruzzo
Lazio
Puglia
Emilia-Romagna
Toscana
Umbria
Veneto
Trasferimenti di Carburante dall'Italia ad Israele
Spedizioni Clandestine di Petrolio Greggio
Spedizione di Diesel (Gasolio)
Importanza del Commercio Militare ed Energetico
Oltre le Spedizioni Dirette
Rotte di Trasporto, Nodi e Attori
Aeroporti e Compagnie Aeree
Porti e Compagnie di Navigazione Mercantile
Quadro Giuridico: Obblighi e Violazioni dell'Italia
Conclusioni
Dalle Prove all'Azione
Appendice: profili degli enti italiani che esportano merci
militari

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Punti chiave

1. Almeno 416 spedizioni legate a materiale militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante originati in Italia sono stati consegnati a Israele dall'ottobre 2023.
2. Questi trasferimenti sono proseguiti nonostante le ripetute dichiarazioni pubbliche del Governo Italiano secondo cui le esportazioni di armi verso Israele sarebbero state sospese o limitate.
3. Le spedizioni includono armi, componenti per caccia, avionica, attrezzature legate ai droni e altri beni militari essenziali per l'offensiva israeliana su Gaza e
nella regione.
4. Le forniture di carburante dall'Italia sono state effettuate in modo occulto, con navi che utilizzano manovre di spegnimento dell'AIS e cambi di destinazione per nascondere le consegne verso Israele.
5. Invitiamo lavoratori, tutte e tutti, e le istituzioni in tutta Italia ad adottare tutte le misure necessarie affinché nessuna arma, componente militare o carburante lasci
il territorio italiano verso Israele.

Sommario

Dall'inizio del genocidio in corso a Gaza nell'ottobre 2023, l'Italia ha mantenuto un flusso strategico e continuativo di equipaggiamenti militari e risorse energetiche verso Israele, favorendo direttamente l'infrastruttura tecnica dell'aggressione. Nonostante le ripetute rassicurazioni pubbliche del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui l'Italia avrebbe limitato le esportazioni di armamenti verso Israele, questa ricerca rivela una realtà sostanzialmente diversa. Una fitta rete di aziende italiane, enti collegati allo Stato e infrastrutture logistiche ha consegnato a Israele almeno 416 spedizioni di carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante provenienti dall'Italia - quantitativi confermati attraverso registri di spedizione che rappresentano probabilmente solo una frazione della reale portata dei trasferimenti.

In qualità di firmataria delle Convenzioni di Ginevra, del Trattato sul Commercio di Armi (ATT) e della Convenzione sul Genocidio, l'Italia è vincolata legalmente e moralmente a garantire che le proprie esportazioni industriali e statali non favoriscano gravi violazioni del diritto internazionale. Le prove presentate in questa ricerca indicano che tali obblighi sono stati pesantemente violati, attraverso catene di approvvigionamento che hanno eluso il controllo pubblico e contribuito a sostenere l'industria del genocidio; da ciò derivano implicazioni a cascata, che suggeriscono anche un ruolo italiano nell'attuale guerra contro l'Iran.

Oltre ai produttori e fornitori, le spedizioni analizzate coinvolgono i principali aeroporti e porti marittimi italiani, inclusi Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Genova e Ravenna. Sono inoltre coinvolti i terminal carburanti di Taranto e della Baia di Santa Panagia, vettori marittimi quali Mediterranean Shipping Company (MSC) e ZIM, e compagnie aeree tra cui EL AL, ITA Airways e Challenge Air Cargo.

Tra i principali risultati emersi dal dossier figurano:


- Esportazioni militari nonostante le dichiarazioni del Governo: Mentre il Governo italiano ha dichiarato pubblicamente una politica di restrizioni sulle esportazioni di armamenti verso Israele dopo il 7 ottobre 2023, questa ricerca individua un totale di 416 spedizioni a carattere militare dall'Italia a Israele consegnate da quella data. Le spedizioni provengono e transitano dalle regioni di Liguria, Abruzzo, Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna. Sono compresi oltre 150 carichi di componenti aerospaziali e avionici da Leonardo S.p.A., incluse spedizioni alle linee di produzione di componenti per F-15 di Elbit Systems, a supporto di una delle principali piattaforme d'attacco utilizzata nei bombardamenti di Gaza.

- Coinvolgimento diretto dello Stato: Nei registri di spedizione figurano un trasferimento a novembre 2024 da parte del 17º Stormo Incursori (Forze Speciali) esplicitamente descritto come "armamenti", molteplici spedizioni di parti di aeromobili dalla Base Aerea di Amendola alla Base Aerea Israeliana di Nevatim, e l'esportazione di 44 giubbotti antiproiettile dalla Polizia di Stato alla Source Vagabond Systems in Israele.

- Filiera aerospaziale, droni e guerra elettronica: Le spedizioni individuate includono Air Data Test Set di D. Marchiori per la divisione Unmanned Aircraft Systems (UAS) di Elbit, fondamentali per la calibrazione dei sistemi di volo e la precisione di navigazione delle flotte di droni Hermes e Skylark, utilizzati per sorveglianza e attacchi mirati, nonché hardware per cabine di pilotaggio, sistemi di trasmissione, parti radar, cavi, componenti strutturali per aeromobili, materiali elettronici, attrezzature relative a sistemi di disturbo elettronico (jamming) e altra avionica recapitate da strutture italiane a Elbit Systems, Rafael e Israel Aerospace Industries (IAI).

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