domenica 5 aprile 2026

pc 5 aprile - La giornata internazionale contro l'operazione Kagaar, a sostegno della guerra popolare in India e del PCI (m) che la dirige

Il 28 marzo si sono tenute grandi, estese mobilitazioni contro l’operazione Kagaar, contro Modi e a sostegno della guerra popolare in India e del Partito comunista dell’India (maoista); si sono tenute in tutto il mondo, dall’Europa, all’America Latina, agli Usa, Asia, ecc. Il movimento proletariato internazionale ha risposto all'appello lanciato dalla Campagna d’emergenza e ha raccolto organizzazioni, progressisti, democratici, antimperialisti, studenti, per esigere la fine dell'Operazione Kagaar e del genocidio, cacciata del popolo Adivasi dalle sue terre e delle uccisioni di dirigenti e attivisti maoisti della guerra popolare.

Cortei, presidi, assedi ai consolati indiani, mobilitazioni nelle università, assemblee nelle piazze e tanti altri eventi ci sono stati ovunque nel mondo. Diamo solo un quadro ancora non completo dei paesi e delle città in cui si sono tenute queste mobilitazioni, mentre ci stanno arrivando altre notizie da altri paesi. In Bangladesh ci sono stati cortei, eventi, assemblee di piazza, nelle Filippine vari eventi, Messico, Turchia, Finlandia, Olanda dove c’è stato un corteo, poi in Irlanda, Norvegia nelle città di Oslo e Bergen, negli Usa, nel cuore dell’imperialismo di Trump, si sono tenute mobilitazioni in particolare a New York, Chicago, San Francisco un grande corteo, in Brasile in Rio de Janeiro, San Paolo e Minas Gerais, con iniziative importanti nelle università, in Germania, mobilitazioni in varie città, ancora in Spagna, Inghilterra in Londra e a Manchester con cortei; questa mobilitazione è arrivata anche in Bosnia, Nuova Zelanda in varie città, e perfino in Cina.

In Svizzera, a Zurigo, c’è stata la manifestazione più importante perché di riferimento internazionale – di essa parleremo dopo.

In tutte le mobilitazioni la presenza dei giovani è stata massiccia. In tante iniziative sono stati bruciati i ritratti di Modi. Gli slogan, gli interventi dall’Europa, all’America, all’Asia, ecc. si sono uniti con un grande filo rosso. Report con foto si possono trovare nel blog maoistroad.

Modi, con il suo ministro degli Interni, aveva detto che per fine marzo avrebbe portato a termine il

genocidio, la cacciata della popolazione adivasi e cancellato la guerra popolare e il Partito comunista dell'India (maoista) che la dirige.

La grande straordinaria giornata di lotta del 28 dimostra invece che il Partito comunista dell'India (maoista) e la guerra popolare sono più che mai nei cuori del proletari e dei popoli del mondo. Essa viene come estensione in tanti e diversi paesi solo dopo la grande mobilitazione per Gaza.

A Zurigo, vi è stata la manifestazione internazionale di riferimento e di presenza in particolare a livello europeo, Vi erano rappresentanti di partiti, organizzazioni, realtà solidali, dall’Italia, alla Svizzera, dall’Austria, alla Francia, alla Germania, alla Turchia, ecc. Essa è stata anche la continuazione della mobilitazione internazionale di fine gennaio che ha visto a Bruxelles presidi al parlamento europeo e assedio all’ambasciata indiana.

A Zurigo migliaia di persone hanno fatto un lungo e combattivo corteo che ha attraversato la città e occupato essenzialmente il suo centro.

E’ stato un corteo che ha dovuto per realizzarsi far fronte e sfidare il divieto di manifestazione della polizia, con la motivazione/scusa di una manifestazione contemporanea dei palestinesi e opponendosi ad ogni soluzione unitaria, vietando anche l’esposizione di striscioni, cartelli.

Ma il corteo unitario si è tenuto! La delegazione italiana che è arrivata per prima nella piazza di partenza, di concentramento, ha occupato tutta una parte della piazza e esposto vari striscioni, vari cartelli non accettando affatto il divieto della polizia. Quindi altro che niente striscioni o cartelli, decine e decine di striscioni, cartelli contro l’operazione Kagaar e a sostegno della guerra popolare e del Partito comunista dell’India (maoista), in ricordo dei martiri, al fianco delle combattenti maoiste e donne adivasi che mostrano la strada per la liberazione delle donne, si sono alzati e portati lungo tutto il corteo.

Un corteo unico, perché come vi è un legame nero sempre più stretto tra l’India di Modi e Israele di Netanyahu, tra il genocidio dei palestinesi e il genocidio degli adivasi; così, e ancora più forte, c’è il legame rosso tra i proletari e il popolo indiano che portano avanti la guerra popolare e le masse palestinesi che resistono.

Il corteo della solidarietà con il popolo indiano, quindi, non solo si è tenuto ma è andato anche oltre. Arrivato alla piazza finale della manifestazione unitaria, con i giovani che si sono spostati tutti alla testa del nostro corteo, non si è fermato. Ha proseguito almeno per un’altra mezzora, attraversando altre strade, concludendosi con interventi, slogan, in un clima di forza, di combattività e soprattutto di impegno a proseguire nel prossimo futuro la campagna, con nuove iniziative.

La situazione in India è molto difficile e drammatica, le masse adivasi vengono massacrate, la caccia all’uomo dei quadri del Partito, dei suoi membri viene portata avanti in maniera spietata, i maoisti vengono posti di fronte alla condizione o arrendersi o morire. Ma il Partito resiste, resiste, nulla e nessuno potrà cancellare la grandiosa epopea del naxalismo. La guerra popolare in India è l’unica speranza dei senza speranza non solo in India ma in tutto il mondo; è la speranza per fermare la guerra imperialista, lo sfruttamento e oppressione dei popoli. Si tratta della guerra popolare nel paese più grande mondo; per questo il sostegno alla guerra popolare e al Partito comunista dell’India (maoista9 è un dovere internazionalista di tutti i proletari, dei rivoluzionari, dei comunisti nel mondo.

L'abbiamo detto altre volte in altri interventi di Controinformazione: guardate che se la guerra popolare in India vince è una vittoria per tutti i popoli, è una vittoria per i palestinesi, è una vittoria per i popoli arabi, oggi il popolo dell'Iran e per i proletari, i popoli e le masse popolari dei paesi imperialisti. Se invece momentaneamente dovesse perdere è una perdita che peggiora la situazione delle lotte, delle lotte di liberazione di tutti i popoli.

Dal gennaio 2024, lo Stato indiano sotto il regime fascista Hindutva di Modi conduce questa operazione chiamata “Kagaar”, si tratta di un'operazione militare il cui obiettivo dichiarato è la completa distruzione del movimento rivoluzionario in India entro marzo 2026. Intere regioni vengono occupate dai militari, i villaggi sono bombardati e incendiati, i civili cacciati o massacrati, i prigionieri, tanti prigionieri, anche donne, bambini, torturati, stuprati e giustiziati o uccisi in cosiddetti "scontri simulati". Vengono impiegati fino a 70.000 unità tra forze paramilitari, forze aeree, droni e veicoli blindati con l'obiettivo di cacciare le popolazioni adivasi ed eliminare il partito comunista dell'India Maoista. Qual’è lo scopo? Lo scopo è liberare le terre degli adivasi in modo che possano essere insediate delle multinazionali, in particolare delle compagnie minerarie.

Ma ciò che vediamo oggi è che il maoismo è più vivo che mai, nonostante la repressione, i tradimenti, nonostante le pesanti perdite, il movimento rivoluzionario in India rimane saldo sul suo cammino. In diversi documenti pubblici, il PCI (maoista) ha chiarito che non ci saranno né l’abbandono della lotta armata né la resa allo Stato. Il partito analizza apertamente i propri limiti, errori, trae insegnamento dalle proprie perdite e si riorganizza sulla base delle mutate condizioni.

La guerra popolare di lunga durata resta l'unica via per porre fine all'oppressione nazionale, al sistema delle caste, al patriarcato, alla penetrazione imperialista.

Sotto il regime hindutva di Modi, che ha molte similitudini con il sionismo israeliano, perché anche qui le altre espressioni religiose sono perseguitate, l'oppressione nazionale si intensifica e quindi ogni protesta viene affrontata con la forza militare. Allo stesso tempo, l'India funge da pilastro strategico dell'imperialismo americano nell'Asia meridionale e stretto alleato di Israele.

Per questo che la lotta del popolo indiano ha importanza internazionale. La Rivoluzione di Nuova Democrazia in India rappresenta uno dei fronti più importanti della lotta antimperialista mondiale. La sua sconfitta o vittoria avrà un impatto diretto sui rapporti di forza tra imperialismo e rivoluzione proletaria, lotta dei popoli a livello mondiale.

La solidarietà con la guerra popolare in India significa quindi anche solidarietà con tutti i popoli oppressi e i prigionieri politici in tutto il mondo e lotta contro l'imperialismo, contro le guerre imperialiste, contro i regimi che sono sottomessi all'imperialismo e che fanno gli interessi dell'imperialismo e delle multinazionali.

In particolare, in questo periodo in cui l'imperialismo, principalmente quello americano, agisce aggressivamente cercando di imporre con le guerre la sua agenda reazionaria e controrivoluzionaria, nel contesto dell'aggressione imperialista in Iran e Libano, dopo il genocidio che continua a Gaza con altri mezzi ma con tanti, tanti morti ancora, e l'aggressione in Cisgiordania, e in cui le contraddizioni si intensificano anche i proletari e le masse popolari nei paesi imperialisti iniziano a soffrire le conseguenze economiche della guerra, la guerra popolare in India si erge come una guida per la creazione di un mondo nuovo.

L'India di Modi oggi è ancora più aggressiva nel mondo anche nel cercare relazioni, legami con i paesi imperialisti. Quando c'è stata la manifestazione, il presidio a Bruxelles, nello stesso giorno in India l'Unione Europea e l'India hanno rafforzato la loro collaborazione con un nuovo accordo strategico, si chiama Accordo di Libero Scambio, che punta a intensificare i rapporti economici, commerciali e politici tra le due parti, ma non è altro che uno strumento imperialista per rafforzare la morsa imperialista sull'India e sul suo popolo, per il saccheggio sfrenato delle risorse indiane, lo sfruttamento del lavoro del popolo indiano e il prosciugamento del suo mercato, inondandolo di beni realizzati con le risorse. del popolo indiano

Modi ha rafforzato i suoi legami anche con Israele, e con Trump. E’ andato in Israele e ha fatto un discorso alla Knesset – dicendo, ricordando il 7 ottobre: “sentiamo il vostro dolore, condividiamo la vostra sofferenza”. Aggiungendo poi: «Di fronte all'islam estremo creeremo un'alleanza di ferro”, per lanciare oltre l'India la minaccia e la guerra interna contro l'Islam perché l'unica ideologia deve essere quella hindutva fascista.

Certamente, ora le condizioni sono terribili, certamente la repressione è pesante ma non è la prima volta che un movimento rivoluzionario nel mondo si trova ad affrontare tale situazione, altre volte si sono subito gravi perdite, subite gravi defezioni, si è stati costretti ad abbandonare aree in cui ci si era stabiliti da lungo tempo; tutte queste cose non sono nuove. Ma ancora una volta, questo non diventa affatto un motivo per la resa. Il PCI (maoista), nonostante le gravi perdite di tanti suoi dirigenti ha detto che non ci sarà alcuna resa, alcuna fine della guerra popolare.

Quindi noi dobbiamo sostenere la guerra popolare in India, dobbiamo sostenere il partito comunista dell'India maoista che la guida. Perché il futuro non riguarda solo l'India, il paese con la popolazione più numerosa del mondo, ma influenza sia nell'azione dell'imperialismo ma soprattutto nell'azione e nella via che indica a tutti i proletari e alle masse popolari del mondo.

Noi insieme al popolo indiano vogliamo una nuova società senza ricchi né poveri, una nuova società dicono in India senza l'oppressione delle donne, una nuova società senza caste. Il presente e il futuro sono nostri anche in questa fase in cui sembra quasi difficile, quasi senza speranza, ma il futuro è nostro, la ribellione è giusta e necessaria e non può essere sconfitta, così come non può essere sconfitta una guerra di popolo, non può essere sconfitto un partito comunista che da tanti anni conduce la guerra di popolo.

Ma occorre la solidarietà, occorre il sostegno!

In questo senso il 28 è stata una grande, importantissima giornata internazionale, che non si fermerà. Il 28 proprio per quello che ha espresso, per l'estensione in tanti paesi della mobilitazione, deve continuare. Questa campagna d'emergenza continuerà.

Avanti con la solidarietà internazionalista!

Stop Operazione Kagaar – Modi terrorista!

Viva la guerra popolare in India!

Viva il Partito comunista dell’India (maoista)

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