sabato 25 novembre 2023

pc 25 novembre - NO alla precettazione dello sciopero del 27 novembre e all'attacco fascista al diritto di sciopero - infosolidale

il 27 novembre c'è l'ennesimo tentativo - riuscito già in una prima volta - del ministro Salvini, per conto di tutto il governo Meloni, di attaccare il diritto di sciopero, imponendo, a fronte di un altro sciopero indetto dal sindacalismo confederale, forme di precettazioni che sono un'intimidazione e un effettivo freno alla libertà democratiche e sindacali.

Landini e i sindacati confederali protestano rispetto a questo, ma la loro protesta non va al di là delle parole, non cambia l'agenda, non impone l'urgenza di difendere il diritto di sciopero e quindi di violare i divieti e le precettazioni, perché si risponde all'attacco al diritto di sciopero, scioperando, si risponde ai divieti e alle precettazioni, rifiutandole.

Finché questo non avverrà, ogni sciopero attaccato sarà una tappa in avanti, non della lotta dei lavoratori, ma dell'attacco fascista alla libertà di sciopero.

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... al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un incontro tra le organizzazioni promotrici dello sciopero del Trasporto Pubblico Locale previsto per il 27 novembre, tra cui l’Unione Sindacale di Base Lavoro Privato, ed il ministro Salvini con la presenza anche delle associazioni datoriali.

In questa sede è stato ribadito dalle organizzazioni promotrici come lo sciopero del 27 novembre rispetti tutti i crismi di legge, nel quadro di una legislazione antisciopero che, lo ricordiamo è quella più restrittiva d’Europa e limita fortemente la possibilità di scioperare.

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato la lettera di precettazione per ridurre lo sciopero convocato per lunedì 27 novembre dai sindacati di base. Secondo il provvedimento dalle annunciate 24 ore lo sciopero deve passare a quattro ore, dalle ore 9 alle ore 13″.

Come organizzazioni sindacali di base e conflittuali non faremo un passo indietro sul diritto di sciopero” ha risposto l’Usb in una nota contro la decisione del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Salvini, di firmare la precettazione sullo sciopero dei trasporti indetto per lunedì.

“L’incontro delle organizzazioni sindacali con il Ministro Salvini sulla mobilitazione di sciopero nazionale di 24 ore degli autoferrotranvieri”, si legge nel comunicato, “conferma le posizioni di un

pc 25 novembre - La repressione non ferma ma alimenta il Movimento Notav - verso l'8 dicembre

Marcia popolare No Tav: venerdì 8 dicembre Susa-Venaus.

Da sempre l’8 dicembre per il Movimento No Tav è un momento di ricordo della grande giornata di lotta e resistenza del 2005 ma è soprattutto uno sguardo che dal passato volge al futuro per continuare la battaglia contro il progetto del treno ad alta velocità Torino Lione.

da notav.info

Quest’anno le iniziative in programma, che coincidono anche con la 14^ Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte, permetteranno a tutti noi di marciare insieme lungo i sentieri e i luoghi della Valle che Resiste e di rafforzare i sentimenti e gli ideali che, da più di 30 anni, muovono l’opposizione a quest’opera ecocida e devastante.
Ancora una volta questa data ci ricorda che la nostra lotta è più che mai attuale e viva, rafforzata da altre lotte nazionali e internazionali .

La crisi climatica che stiamo attraversando ha delle conseguenze terribili: siccità, temperature anomale, scioglimento dei ghiacciai e perdita di biodiversità all’interno dei territori sono solo alcune di queste.
Le nostre montagne, violentate dai cantieri Tav, sono l’esempio di questa devastazione che andrà ad

pc 25 novembre - Lottiamo per tante ragioni...

Forse mai come negli ultimi anni la manifestazione del 25 novembre si carica di tutti gli aspetti di violenze, di oppressione contro le donne. In questo senso questa manifestazione a Roma  non deve essere una manifestazione scontata, sia pure grande, ma deve caricarsi della rabbia, della rivolta, della necessità di rivoluzione che sempre più diventa necessaria.


Martedì scorso, sia a Padova sia a Roma, in tante scuole università, le studentesse e gli studenti hanno respinto l'appello di Valditara, del governo di fare un minuto di silenzio per Giulia, che mette tranquille solo le loro nere coscienze, e invece hanno giustamente manifestato, a Padova in 15.000, denunciando che l'omicidio di Giulia è "omicidio di Stato"; e in tante scuole gli studenti hanno fatto rumore, molto rumore, dicendo che la strada non è affatto il silenzio o le ipocrite lamentose dichiarazioni che stiamo sentendo in televisione e soprattutto sui giornali, ma che invece è necessario fare rumore, incendiare, come ha detto anche la sorella di Giulia.

Ieri è stata quasi uccisa - per fortuna si è salvata - un'altra ragazza, un'operaia di 23 anni di Erba a cui l'ex fidanzato le ha versato dell'acido in faccia. Questo tentato femminicidio era stato preannunciato, vi erano state tre denunce da parte della ragazza, vi era stato anche un mini arresto, però durato pochissimo, il giudice l'aveva liberato sulla sua parola di scuse, come succede purtroppo in tanti altri tribunali, in tanti altri processi in cui i giudici danno credito agli uomini che odiano le donne.

Noi gridiamo con forza che questi femminicidi, come gli stupri, gli ultimi stupri che ci sono stati nei mesi scorsi a Palermo, a Caivano, in altre parti, sono preparati dallo Stato, sono alimentati da questo governo fascista.

Questo governo, per quanto riguarda Giulia, sta proponendo due cose, sta facendo due manovre: da un lato il discorso dell’educazione nelle scuole, “educazione alle relazioni” si dice. Il problema è che questi del governo sono i responsabili di creare un humus in cui le donne devono essere viste come persone subordinate, come persone vittime, questi creano tutte le condizioni perché le donne vengano viste soltanto nel loro ruolo di madri, per cui tutta la campagna sulla natalità, che sicuramente crescerà nei prossimi mesi, è perché le donne facciano figli e più figli. E questo sarebbe anche il futuro delle ragazze.

Bene, questi dicono che loro, il governo con i loro collaboratori, i loro “esperti”, questi dovrebbero educare. Chi educa chi?

Valditara, la Meloni, Salvini, Roccella hanno trasformato la scuola da un lato in una caserma in cui nelle scuole vanno rappresentanti dell'esercito, della Guardia di Finanza ad alimentare una cultura guerrafondaia, una sottocultura fascista che inevitabilmente inculca nei ragazzi idee di sopraffazione, maschilismo, insieme a concezioni razziste verso i popoli. Dall'altro hanno fatto della scuola un luogo di avvio ad essere sfruttati, andando subito nelle aziende a fare la cosiddetta “formazione” - e lì non solo devono lavorare e basta ma anche morire - per istruire nuove braccia da mandare poi nelle fabbriche, nei posti di lavoro ad essere ipersfruttati. E questi dovrebbero entrare nelle scuole, far entrare i loro cosiddetti “esperti” per educare alle relazioni?

Ma per piacere! Questi vanno cacciati se osano entrare nelle scuole per inculcare una (sotto)cultura che è di soffocamento della lotta, di soffocamento del "rumore", soffocamento della necessità che si scateni la furia delle donne, la furia delle ragazze. Le scuole devono essere come alcune realtà di questi giorni, occupazioni nelle università, devono essere prese in mano dalle ragazze, le assemblee, tante assemblee, il diritto di assemblea esteso, autogestito dalle ragazze e dai ragazzi. Questo serve, serve che la scuola diventi innanzitutto un terreno di lotta perché il problema è che è la lotta, la lotta dura che occorre sempre più in questo momento.

L'altra manovra del governo è la legge, sponsorizzata dalla ministra reazionaria integralista, contestata da tante realtà femministe da Torino a L'Aquila, che di fatto vuole essere un'estensione del "codice rosso"; questa legge è mossa dalla stessa logica securitaria del "pacchetto sicurezza", i suoi provvedimenti sono stati già criticati come impotenti, inutili da coloro che dovrebbero applicarli, in primis i magistrati; si tratta di mera propaganda demagogica per dire che il governo, lo Stato si muovono.


Il 25 novembre necessariamente deve parlare e deve lottare contro il massacro in Palestina che vede almeno il 70% delle morti, degli assassinii costituito da donne, i bambini, bambini uccisi anche nelle incubatrici per la mancanza di elettricità, che vede le donne dover partorire per terra, nelle strade o per terra negli ospedali, ospedali che vengono anche essi bombardati.

In una manifestazione a Milano le ragazze palestinesi dicevano una cosa che deve far pensare, deve cambiare. Dicevano: "dove sono le femministe?". Dove sono le femministe che lottano contro la violenza e sembrano però un pò cieche rispetto a questa violenza immane che sta portando avanti il governo neonazista di Israele, Netanyahu, contro il popolo palestinese? Ma le donne palestinesi non sono - come abbiamo scritto in altre occasioni e detto - solo vittime. Le donne palestinesi stanno resistendo e stanno trasformando le loro lacrime, il loro dolore, il loro sangue in "armi", perché questo serve, perchè contro uno Stato così genocida che vuole cancellare totalmente il

pc 25 novembre - Il foglio/ volantino del Mfpr alla manifestazione delle donne a Roma di oggi


Per richiederlo: mfpr.naz@gmail.

pc 25 novembre - OGGI A ROMA - Incontriamoci - Lo striscione del Mfpr

pc 25 novembre - Il punto sulle mobilitazioni per la Palestina - da ORE 12 Controinformazione Rossoperaia del 24/11

È necessario fare il punto sulla Palestina, soprattutto dal lato della mobilitazione, nazionale e internazionale in tutti i campi a sostegno del popolo palestinese.

Gli avvenimenti in corso sono abbastanza conosciuti attraverso stampa e televisione sia pure in maniera assolutamente deformata e di parte Israeliana/USA sappiamo che prosegue l'occupazione e l'invasione della Striscia di Gaza, con bombardamenti, esecuzioni, con una particolare concentrazione sugli ospedali e sui campi profughi. Sappiamo che è in corso dopo una trattativa il rilascio degli ostaggi in cambio del rilascio dei prigionieri politici nelle carceri palestinesi. Su quest'ultimo punto noi appoggiamo ogni decisione che prenda la Resistenza palestinese in merito e riteniamo che la scarcerazione di un numero rilevante di prigionieri politici palestinesi sia una vittoria della Resistenza e una vittoria dell'azione eroica di attacco allo Stato di Israele realizzata il 7 ottobre.

Sul fronte della mobilitazione nel nostro paese salutiamo con vera partecipazione la nuova manifestazione indetta a Milano per il 25. Milano è per noi una sorta di capitale della mobilitazione e protesta popolare, contro il massacro e il genocidio a Gaza, contro lo Stato sionista israeliano di stampo neonazista, contro l'imperialismo che lo sostiene e contro il governo italiano che è parte di questo sostegno - in prima o seconda fila che sia - nel blocco capeggiato dall'imperialismo americano.

Le manifestazioni di Milano hanno rappresentato in queste settimane un vero e proprio punto di

pc 25 novembre - Appello del collettivo di fabbrica GKN - info solidale

Appello ai gruppi di supporto, movimento sindacale, realtà solidali, artiste/i, intellettuali,

In Gkn sono ripartiti i licenziamenti. Ad oggi saranno definitivi il primo gennaio 2024. L’assemblea permanente per due anni e mezzo non si è piegata. Verrebbe soppressa per licenziamento. Non abbiamo modo di ricapitolare qua tutti i passaggi della nostra lotta, tutti i trucchi e inganni messi in campo contro di noi. Ci limitiamo a dire questo: avevamo chiaro quale fosse il loro calcolo. Ma non abbiamo avuto la forza di impedirlo. Avevamo e abbiamo ragione, che è la base della forza. Ma non è la forza in sé.
Due anni e mezzo si sono rivelati un tempo lunghissimo per una assemblea permanente, brevissimo per cambiare un intero sistema.
Né abbiamo tempo e modo di entrare qua nel potenziale intreccio di interessi tra il vecchio fondo speculativo, nuova proprietà e probabilmente un pezzo di politica.
Basti dire questo: da anni sul sito di Gkn Firenze manca un piano industriale e ad oggi nessuno sa cosa si vuole fare degli 80mila metri quadri di area dello stabilimento.
L’ora dei nostri licenziamenti – che abbiamo chiamato ora x – sopprime definitivamente una storia sindacale e industriale per dare vita a una operazione immobiliare. E’ il completamento definitivo della delocalizzazione.
Qualcosa che diventa ancora più intollerabile in un territorio che è stato appena alluvionato. Forse se qua ci fosse stato il verde, come prima della costruzione di questa fabbrica e di tanti altri capannoni, l’acqua esondata si sarebbe sfogata nei campi. Il verde non c’è più in nome del “lavoro”. Il lavoro ora ci viene tolto. Rimangono le ferite, le case esondate, il dover accettare ogni volta un lavoro sempre più precario e povero.
Abbiamo un progetto industriale, elaborato faticosamente dal basso. Ma senza un intervento pubblico, diretto ad esempio a rilevare lo stabilimento e a metterlo a disposizione della progettualità sociale e operaia, tale progetto rischia semplicemente di evaporare.
Gkn – con i suoi 422 posti di lavoro bruciati - non è più importante: ad esempio, dei 3 milioni di precari o dei 5,8 milioni di poveri assoluti. Del dedicare il proprio tempo e sforzi a fermare l’escalation bellica mondiale, il massacro a Gaza, o a gridare che “se sarò io, voglio essere l’ultima”.
Eppure, nostro malgrado, siamo un caso “esemplare”. Esempio del fatto che “loro” in un modo o nell’altro vincono sempre. O del fatto che “noi” possiamo concepire e praticare un’alternativa.
Sia come sia, arrivati fin qua, abbiamo il dovere morale di tentare tutto il possibile. Hanno scelto non a caso chel’ora x sia il primo gennaio. Dicembre sarà un mese di convergenza crescente. Organizzeremo momenti di lotta e un nuovo Insorgiamo tour. Ma siamo comunque chiamati a a tentare la mobilitazione impossibile il 31 dicembre. Nel tempo che dovrebbe essere della spensieratezza, del riposo o di eventi ludici.
Anche se i licenziamenti fossero ritirati (o più banalmente rinviati), lo scopriremmo troppo a ridosso del 31. Per cui, qualcosa in un modo o nell’altro, quel giorno, dovrà accadere, dovremo tentare.
Chiamiamo a un evento senza precedenti attorno alla fabbrica, ad abbracciare la fabbrica. Un evento che sia tutto: promessa di riscossa, concerto, veglia, testimonianza, interventi, rabbia, analisi.
Il nostro tempo è poco e sta scadendo. Vi chiediamo di rispondere a questo appello a noi direttamente, sui vostri social, invitando ad essere qua il 31, ad essere qua se potrete. Spingiamo. Proviamo l’ultima spallata, l’ultima resistenza.
Facciamoci un favore: scegliamo di non cadere.
Perché non sia solo il nuovo anno, ma un anno nuovo.

pc 25 novembre - Da Detroit a Pomigliano - Una nota che condividiamo

Si va a Detroit a sventolare la bandiera della solidarietà per lotta salariale degli operai dell’automobile, si torna a casa arrotolando la bandiera, i salari di Stellantis Italia devono bastare. Diffidare delle imitazioni.

Chi pensa ad un sindacato immobile si sbaglia e pure di grosso; la rivoluzione è più mobile che mai. La Fiom, guidata dal comandante De Palma, dopo il viaggio a Parigi, che ha dato al ritorno solo baguette ai lavoratori, si è fatto un altro bel viaggio in quel di Detroit. Sei speranzoso che sia andata a scuola di sindacato, considerando la lotta, poi vinta, dei colleghi americani e soprattutto stando a quel titolone: “La Fiom si unisce alla lotta del sindacato americano UAW”. La partita negli USA si è giocata su fronti che sono assolutamente comuni ai nostri. Infatti, la loro principale rivendicazione è stata l’aumento dei salari, depauperati dall’inflazione a fronte di profitti particolarmente elevati degli azionisti e il riconoscimento di una adeguata retribuzione agli operai per il lavoro alla catena di montaggio. Beh, non mi sembra che in questa “nazione” ce la passiamo meglio, anzi; eppure, a fronte di tutto ciò, si ritorna in Italia per proseguire l’immobilismo sul fronte salariale; ancora il nulla per noi operai. Strano modo di unirsi alla lotta.
A Pomigliano, intanto, si continuano a battere tutti i record di produzione e per ogni reparto che ha battuto il record, l’amato padrone offre una colazione, da consumare rigorosamente nei dieci minuti di

pc 25 novembre - Scambio tra “prigioniere” ed “ostaggi”: sulla Palestina impera la neolingua colonialista

Riceviamo e pubblichiamo

L’accordo tra Israele e Hamas prevede quattro giorni di cessate il fuoco, con il rilascio scaglionato di 50 ostaggi e la scarcerazione di 150 detenuti palestinesi.” (La Repubblica 24/11/2023). In questa breve frase è condensata tutta la carica retorica dell’Occupazione, del Colonialismo e dell’Apartheid sionista, mascherati da neutra comunicazione giornalistica.

Una dimostrazione fattuale che le parole, i termini, le categorie usate e comuni alla stessa lingua, a parità di forma cambiano di sostanza, a seconda degli interessi della parte sociale da cui vengono espressi. Sfruttatori e sfruttati, oppressori e oppressi, coloni e colonizzatori, da secoli utilizzando i medesimi termini, ma li sostanziano differentemente, rappresentando il proprio interesse narrativo. La Palestina non fa eccezione, bensì rappresenta la massima espressione di un tale suprematismo semantico ricercato dai dominatori.

Un abuso linguistico-narrativo, implacabilmente condotto dal main stream mediatico sionista – in cui, troppo spesso si fa intrappolare anche parte del movimento di solidarietà ed internazionalista… – , che racconta come donne e minori “ebrei” siano ostaggi, mentre quelli palestinesi sono detenuti. Poco importa se, similmente, siano stati “detenuti” con la forza da militari armati, entrati nelle loro vite e case, senza apparenti capi d’imputazione, prelevati e rinchiusi, senza sapere esattamente che fine hanno fatto. Con la ulteriore, pelosa, discriminazione che nel caso degli “ebrei” i minorenni vengono definiti “bambini”, mentre per i palestinesi si tratta di “adolescenti”, volutamente a provocar maggior patos verso gli “ariani” israeliani. Il tutto stigmatizzato anche dal valore “matematico” assegnato alle

pc 25 novembre - Alemanno/Rizzo e una variante rossobruna - Un commento

L'edizione di lunedì venti novembre del quotidiano della destra sedicente liberale l’Opinione delle Libertà contiene un articolo redazionale che rendiconta quanto avvenuto in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati qualche ora prima.
 
L’ex sindaco di Roma Giovanni Alemanno detto Gianni – meglio conosciuto come Alemanno viste le macerie che ha lasciato all’atto della sua sconfitta, nella corsa al secondo mandato (era il 2013), contro il medico genovese Ignazio Roberto Maria Marino – ha presentato il proprio progetto politico.
 
Costui ha definito la sua creatura come un movimento «non di estrema destra, ma né di destra né di

venerdì 24 novembre 2023

pc 24 novembre - La politica di occupazione israeliana in Palestina

da resistenze
 
La politica di occupazione israeliana in Palestina

Palestinian Academic Society for the Study of International Affairs (PASSIA) | passia.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

2023

[Avvertenza della redazione: le cifre e i dati dell'occupazione militare israeliana in Palestina contenuti in questo quadro sintetico sono aggiornati al 2022. Pur non comprendendo gli eventi del 2023, precedenti e successivi al 7 ottobre scorso, forniscono tuttavia una misura dell'impatto che tali pratiche hanno sulle condizioni di vita del popolo palestinese]

Uccisioni e ferimenti

- Le cifre relative a morti e feriti variano a seconda delle fonti. Secondo il PCBS, dalla Nakba del 1948 al 5 maggio 2021, sono stati uccisi oltre 100.000 Palestinesi e Arabi (all'interno e all'esterno della Palestina) (PCBS, Comunicato stampa sulla 73esima commemorazione annuale della Nakba palestinese, 10 maggio 2021).

- Il seguente grafico mostra il numero di Palestinesi uccisi dalle forze israeliane o da coloni/civili dallo scoppio della prima Intifada nel dicembre 1987, come monitorato dal gruppo israeliano per i diritti umani B'Tselem. (Le cifre non comprendono: i palestinesi cittadini di Israele uccisi dalle forze israeliane; gli attentatori suicidi palestinesi; i palestinesi morti a causa dei ritardi nel ricevere trattamento medico, per esempio bloccati ai checkpoint)



- Secondo l'OCHA, 136 Palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane (Cisgiordania: 99, Striscia di Gaza: 32 Israele: 4) e 3 dai coloni nel 2022, al 10 ottobre. Del totale, 35 erano minori di 18 anni (2 ragazze e 33 ragazzi) e 8 donne. Sul versante israeliano, 13 persone sono state uccise da palestinesi

pc 24 novembre - Dalla Tunisia per la Palestina - traduzione dal blog TunisieResistant

Il parlamento congela la legge anti-normalizzazione, protesta della Campagna di Boicottaggio e contro la Normalizzazione con l'Entità Sionista. Continuano le mobilitazioni davanti l'ambasciata statunitense.


Mercoledì 15 novembre durante una seduta parlamentare, il capo del parlamento Bouderbala è riuscito definitivamente a rimandare l'approvazione della legge contro la normalizzazione con Israele adducendo come motivazione l'urgenza di approvare prima la legge finanziaria 2024, mentre all'esterno del parlamento era stato convocato un sit-in di protesta contro tali intenzioni già palesate precedentemente, all'interno la maggioranza dei gruppi parlamentari ha accettato il diktat.

Lo stesso giorno un comunicato della Campagna di Boicottaggio e contro la Normalizzazione con l'Entità Sionista, che aveva convocato il sit-in, ha definito l'accaduto come "una coltellata alle spalle contro il popolo palestinese e alla sua eroica resistenza", accusando la passività di molti deputati assenti

pc 24 novembre - ORE 12 - Controinformazione rossoperaia - 1. Senza tregua! con la Palestina in tutte le forme! 2. Acciaierie d’Italia: unica soluzione la lotta dei lavoratori - ancora un attacco al diritto di sciopero

 

pc 24 novembre - Il Governo precetta, lo sciopero non può attendere

Da Coniare Rivolta | coniarerivolta.org

20/11/22023

Nei giorni in cui il Governo attacca volgarmente il diritto di sciopero dei lavoratori e i sindacati confederali confermano di non avere la forza e la volontà di opporsi a questa deriva, è bene rispolverare un po' di evidenze sul grado di conflittualità della società italiana, per smascherare alcune menzogne che spesso fanno capolino nel dibattito pubblico. Mentre Salvini accusa il segretario della CGIL di indire lo sciopero generale di venerdì per poter godere di un week-end lungo e la narrazione dell'Italia come il Bengodi degli scioperi che bloccano le magnifiche sorti e progressive del paese si diffonde, la realtà dice tutt'altro.

Secondo i dati ISTAT, in Italia nel 2023 le ore di lavoro perse a causa di scioperi sono soltanto 0,5 ogni mille, in discesa rispetto al 2022 e al 2021 quando erano state pari a 0,6 e 0,8. Una riduzione della conflittualità ancora più significativa se confrontata con il primo dato disponibile risalente al 2005, quando le ore di sciopero erano state ben 2,5 per ogni 1000 ore lavorate. Se si guarda ai dati forniti dall'European Trade Union Institute (ETUI) si ha un quadro chiaro di come il nostro paese rappresenti sì un'anomalia, ma al contrario. Vale a dire come esso sia un paese dal bassissimo grado di conflittualità dei lavoratori, conflittualità che è andata raffreddandosi nei decenni con una singolare solerzia. Infatti,

pc 24 novembre - Guerra russo-ucraina e bombardamenti a Gaza. L'Italia è cobelligerante - un utile contributo

da Resistenze

Antonio Mazzeo | antoniomazzeoblog.blogspot.com

13/11/2023

La fratricida guerra russo-ucraina e le stragi di civili palestinesi a Gaza. Una spirale di morte e distruzione che potrebbe condurre allo scoppio di un conflitto mondiale globale. E nucleare. Una sequela di inauditi crimini contro l'umanità a cui crediamo di assistere come spettatori impotenti ma innocenti. L'Italia, il suo territorio e le forze armate sono però direttamente coinvolti, cobelligeranti, in violazione della Costituzione e senza che il governo avverta il dovere di informare il Parlamento e la popolazione.

Agli italiani è stato detto solo che inviamo armi alle forze armate ucraine per "resistere" all'offensiva dei carri armati del Cremlino. Top secret però la quantità, la tipologia e il loro valore mentre non c'è paese della NATO che non abbia fornito in tempo reale dettagli sui sistemi bellici consegnati alle autorità di Kiev. Eppure alle frontiere con Ucraina e Russia abbiamo schierato un migliaio di militari e centinaia di mezzi pesanti dell'Esercito, navi della Marina e i cacciabombardieri di quarta e quinta generazione dell'Aeronautica. Quattro F-35A Lightning II del 6° Stormo di Ghedi e del 32° di Amendola operano dallo scalo polacco di Malbork, sul Mar Baltico, presidiando lo spazio aereo "caldo" prossimo all'enclave russa di Kaliningrad. In Lituania, nella base di Siauliai, sono rischierati quattro velivoli EF-2000 "Typhoon" degli Stormi 4° (Grosseto), 36° (Gioia del Colle), 37° (Trapani Birgi) e 51° (Istrana) per la "sorveglianza" delle Repubbliche baltiche sotto il comando del Centro per le operazioni aeree della NATO di Uedem (Germania) e la supervisione del Comando alleato di Ramstein.

Contingenti, cannoni, blindati e carri armati italiani sono in forza ai battaglioni di pronto intervento NATO attivati nell'Europa orientale dopo l'invasione russa del 24 febbraio 2022. In Lettonia c'è il Task

pc 24 novembre - Sindacati in tutto il mondo boicottano le forniture di armi a Israele - info

Marc Vandepitte | morningstaronline.co.uk
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

11/11/2023

I sindacati palestinesi hanno lanciato un appello ai loro colleghi di tutto il mondo per il boicottaggio delle forniture di armi a Israele. Questo appello viene ora ascoltato in molti Paesi.


Manifestanti chiedono un cessate il fuoco nella guerra di Israele contro Hamas durante il passaggio dell'auto del presidente Joe Biden che partecipa a un evento dell'United Auto Workers

Quando Israele ha scatenato la sua spietata guerra di vendetta contro la popolazione di Gaza, i sindacati palestinesi hanno lanciato un appello ai loro corrispettivi di tutto il mondo per il boicottaggio delle forniture di armi a Israele:

"Mentre Israele intensifica la sua campagna militare, noi sindacati palestinesi chiediamo alle nostre controparti a livello internazionale e a tutte le persone di coscienza di porre fine a qualsiasi forma di complicità con i crimini di Israele, interrompendo con la massima urgenza il commercio di armi con Israele, tutti i finanziamenti e la ricerca militare. Il momento di agire è adesso: le vite dei palestinesi sono sul baratro".

I sindacati belgi sono stati i primi a dare il buon esempio. In un comunicato stampa congiunto, hanno chiesto di fermare le spedizioni di armi destinate a Israele. Si sono rifiutati di contribuire all'uccisione di vittime innocenti e hanno chiesto un cessate il fuoco immediato: "Noi, i vari sindacati attivi nel

giovedì 23 novembre 2023

pc 23 novembre - Un intervento per il dibattito che complessivamente condividiamo - proletari comunisti

Più fedayn e meno “Sun Tzu de noantri”

Immediatamente dopo il 7 ottobre, dai banchi della “sinistra radicale” italiana, alcuni compagni, evidentemente ancora freschi delle letture di Sun Tzu e Von Clausewitz, si sono alzati in piedi per far sapere al mondo che sì, va bene la solidarietà col popolo palestinese, ma che questa volta i militanti della resistenza avevano davvero sbagliato tutto, perché non era certo così che si sarebbe dovuta portare avanti una lotta di liberazione.

Dall’alto della loro “esperienza”, spesso facendo proprie le parole del nemico come “terroristi” e “fondamentalisti islamici”, questi compagni ci hanno quindi spiegato che Israele era troppo forte, che questa azione non avrebbe portato a nulla se non all’eliminazione della resistenza stessa, e che, piuttosto, si sarebbe dovuto far leva sulla componente pacifista e progressista in seno alla società civile israeliana.

Ci pare di poter dire che questo mese e mezzo di combattimenti e la tregua appena firmata abbiano dimostrato come questi compagni non solo sottovalutino le capacità strategiche della resistenza

pc 23 novembre - 1 Formazione Operaia - Lenin 'Che fare?' - Spontaneità e coscienza

 Premessa

Questa Formazione operaia svolta da proletari comunisti ha uno scopo principale, quello di fornire alle avanguardie operaie gli strumenti per leggere e comprendere la realtà per trasformarla. Trasformarla in coscienza e organizzazione di classe contro idee, posizione e prassi conseguenti che impediscano alla classe e al suo movimento il salto di qualità necessario al rovesciamento dello stato di cose esistenti, in direzione di una rivoluzione proletaria indispensabile per conquistare il potere politico perchè esso nelle mani della classe operaia costruisca una nuova società, una società socialista in transizione su scala mondiale verso il comunismo.

Useremo in questo ciclo principalmente le opere di Lenin, artefice della Rivoluzione d'Ottobre pietra miliare, riferimento eterno della lotta del proletariato.

E' un utilizzo non libresco che potrà passare da un libro all'altro, da una citazione all'altra, secondo necessità.

Chiaramente è auspicabile che le avanguardie operaie prendono nelle loro mani i libri che questa Formazione utilizza.

Noi da parte nostre, secondo le possibilità, organizzeremo, là dove siamo presenti dei gruppi di studio in presenza che riteniamo, comunque, la forma migliore di studio militante per gli operai d'avanguardia.

1

Nel capitolo 2° del "Che fare?" - La spontaneità delle masse e la coscienza della socialdemocrazia (socialdemocrazia sta per comunisti nel 1903) si scrive:

"... gli scioperi operai dopo la famosa guerra industriale del 1896 a Pietroburgo assunsero lo stesso carattere universale. La loro diffusione in tutta la Russia attestava chiaramente quanto profondo fosse il movimento popolare di nuovo in ascesa e, se si vuol parlare di "elemento spontaneo" , è certamente questo movimento di sciopero che va riconosciuto innanzitutto tale".

Lo sciopero è quindi alla base di tutto. Ai tempi di Lenin, come oggi non vi può essere movimento della coscienza senza lo sciopero, ed è perfino banale affermare che senza la crescita e lo sviluppo degli scioperi non si può elevare la coscienza di classe dei lavoratori. Non c'è educazione, spiegazione che tenga senza che la quotidianità della vita operaia non sia interrotta dallo sciopero.

Questo è facilmente rilevabile anche oggi, dove vi è un nesso stretto tra la caduta fino all'assenza di

pc 23 novembre - Per un vero sciopero generale contro padroni e governo - Da Controinformazione rossoperaia del 22/11


I lavoratori sono fatti segno di un attacco economico su tutti i fronti: sul fronte del lavoro, del salario, delle condizioni di lavoro, della sicurezza del lavoro, dello Stato sociale, vale a dire sanità, scuola, trasporti, case. In questa situazione servirebbe una lotta generale, uno sciopero generale nazionale, prolungato, di diversi giorni, che paralizzi il paese e imponga al governo misure alternative a quelle che sta prendendo oppure rivendichi la caduta di questo governo.

Chiaramente siamo ancora lontani da poterlo realizzare. Gli scioperi organizzati dai sindacati confederali - in questo caso solamente Cgil e Uil perché la Cisl non è più un sindacato dei lavoratori ma è un sindacato che fiancheggia governi e padroni, quindi è chiaro che ai lavoratori della Cisl diciamo di abbandonare questo sindacato, di lasciare i loro dirigenti soli perché solo con l'unità dei lavoratori contro questo governo, contro i padroni, contro lo Stato del Capitale e l'intero sistema, possibile difendere oggi le condizioni dei lavoratori - non hanno attualmente né una piattaforma né un'attitudine che vuole realizzare un vero sciopero generale, bloccare il paese e imporre misure alternative a favore dei lavoratori.

Questo è stato ampiamente dimostrato dallo sciopero del 17 novembre, dove, come si sa, Salvini e il governo hanno imposto una riduzione di questo sciopero in maniera dittatoriale, attaccando la libertà di sciopero, il diritto di sciopero. Cgil e Uil, invece di rispondere mantenendo lo sciopero generale, lo

pc 23 novembre - Apri il blog femminismorivoluzionario - 25 novembre prima e in preparazione


 

pc 23 novembre - Protesta No Tav contro il sequestro del Presidio e 60 denunce

No Tav, tensione a Giaglione dopo i sequestri dello storico presidio Mulini

Una sessantina di manifestanti si sono ritrovati a Venaus per provare a oltrepassare i blocchi delle forze dell'ordine

Questa sera a Giaglione, dove attivisti No Tav hanno protestato contro i sequestri (seguiti da 60 denunce) effettuati dagli agenti della Digos. 

In serata, è previsto un altro momento di protesta a San Didero.

pc 23 novembre - Un altro sabato in piazza per la Palestina a Milano


Appello alla solidarietà e alla partecipazione alle prossime mobilitazioni indette dalle Comunità palestinesi.
SABATO 25 NOVEMBRE ORE 15.00 LARGO CAIROLI
- Video appello di Samah Jabr ,scrittrice Palestinese
autrice di "Sumud" resistere all'oppressione e "Dietro i fronti".
da far girare

Per il 6° sabato consecutivo, con la parentesi del corteo nazionale del 28 ottobre 2023 a Roma, le vie e le piazze di Milano si sono riempite di bellissimi e coinvolgenti cortei con migliaia e migliaia di uomini e donne, famiglie intere con bambini con le bandiere con i colori della Palestina, uniti dalla solidarietà con la sofferenza del popolo Palestinese e dalla condanna del terrorismo del governo sionista israeliano di Netanyahu. 
Cortei che hanno risposto con la partecipazione di massa al divieto della questura milanese di concedere il centro cittadino in ossequio alle pressioni del governo e della comunità ebraica che ne chiedeva persino il divieto.
Cortei stabilmente e positivamente attraversati da ragazzi e ragazze arabe di seconda e terza generazione, che si avvicinano e si mischiano senza differenze con le realtà più politiche che hanno fatto della solidarietà internazionalista e dell'antimperialismo un elemento fondante della propria identità politica.
 
Cortei schierati senza alcuna incertezza contro il genocidio e la pulizia etnica del popolo palestinese pianificata dal sionismo israeliano con la mistificazione della lotta al terrorismo.
 
La volontà sionista è invece chiara ed emerge sia dai numeri che si aggiornano di ora in ora  - dal 7 ottobre sono 12.300, tra cui 5.000 minorenni e 3.300 donne. I feriti almeno 30.000 senza calcolare i corpi dei sepolti delle macerie provocate dai bombardamenti -  e dai fatti : l' Ospedale Al Shifa è considerato "zona di morte" dall' O.M.S., è stata ridotta letteralmente in macerie ogni infrastruttura civile, scuole dell'ONU e Ospedali, e l'intera striscia di Gaza è ormai un luogo di morte e macerie da nord al sud invece garantito da israele come luogo sicuro per la popolazione civile. 

Ora dopo ora, giorno dopo giorno, la violenza sionista fa strage dei corpi di uomini, donne e bambini e di ogni regola del diritto e dei principi basilari della stessa identità umana.
Una violenza e un crimine che non trova alcuna giustificazione se non nella pianificazione razionale di un genocidio e in una risoluzione definitiva della questione Palestinese con la dispersione del suo popolo.
Davanti agli occhi dell'intera umanità si sta però consumando un delitto con una quantità ed una qualità tale di barbarie da lasciare alle prossime generazioni di Palestinesi e non solo, un incolmabile lascito di dolore, di strazio ma anche un incrollabile invito alla Resistenza

Contro il sionismo e la sua violenza 
Ora e sempre Resistenza!

Una Resistenza  contro un nemico che si fa forza della propria eterna oscena impunità con

mercoledì 22 novembre 2023

pc 22 novembre - Firenze: caricati studenti e studentesse dell’università

Chiedevano all’ateneo di recidere i rapporti con Israele

Proseguono le iniziative di studenti e studentesse all’interno delle Università italiane a sostegno del popolo palestinese. Occupata nella serata di lunedì la facoltà di Fisica presso La Sapienza di Roma. A Parma è stato occupato il chiostro della Facoltà di Lettere nella mattinata di lunedì, per dire all’ateneo “no alla collaborazione con Iren e l’azienda israeliana Mekorot”.

A Bologna universitari e universitarie sotto il Rettorato questo martedì mattina per chiedere all’Ateneo di prendere finalmente posizione per il cessate il fuoco. A Firenze iniziativa per denunciare i rappotti tra l’ Ateneo e Israele con un presidio sotto un blindato Senato accademico. Mentre il corteo si dirigeva verso l’Università è stato caricato due volte dalla Polizia.

pc 22 novembre - I prigionieri palestinesi sottoposti ad un massacro come a Gaza e in Cisgiordania

I prigionieri in tutte le carceri sono sottoposti ad un grave e continuo massacro sionista dal 7 ottobre, in presenza del silenzio, del blackout e dell’incuria da parte delle istituzioni internazionali, in particolare della Croce Rossa Internazionale.

Ciò che sta accadendo nelle carceri israeliane è molto serio. I prigionieri stanno affrontando la più feroce campagna di repressione e abusi della loro storia, sponsorizzata e supervisionata dal criminale di guerra Itamar Ben-Gvir, nel mezzo di una politica di esecuzioni sul campo contro chiunque affronti questo attacco, che ha portato alla morte di cinque prigionieri dal 7 ottobre, e l’espansione delle politiche di repressione, abuso e imprigionanamento.

La confisca dei materassi e degli indumenti invernali durante il freddo e rigido inverno, e l’impedimento ai prigionieri di ottenere il minimo necessario per il loro fabbisogno alimentare e

pc 22 novembre - Denuncia alla Corte Penale Internazionale chiede l’arresto di Netanyahu

Il CRED (Centro Ricerche ed Elaborazione sulla Democrazia) e alcuni dei suoi membri hanno sottoscritto la denuncia relativa ai crimini commessi a Gaza, firmata da oltre cinquecento avvocati e oltre un centinaio di organizzazioni sociali di tutto il mondo. che è stata presentata alla Corte Penale Internazionale il 9 novembre scorso.

La denuncia si conclude affermando che Alla luce dello Statuto e della prassi, e in considerazione dell’urgenza della situazione, i denuncianti si rivolgono al Procuratore per deferire la questione dell’emissione di mandati di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu e di qualsiasi altra persona, a seconda dell’andamento delle indagini”.

Invitiamo a sottoscriverla scrivendo alla nostra mail ricercademocrazia@gmail.com, specificando, per quanto riguarda gli avvocati, l’Ordine di appartenenza, per gli altri cittadini, la professione esercitata e per quanto riguarda le organizzazioni sociali il luogo di attività.

Le adesioni saranno inviate alla Corte Penale Internazionale e al suo Procuratore entro l’anno in corso.

La denuncia alla Corte penale internazionale per i crimini commessi a Gaza

Al signor Procuratore della Corte Penale Internazionale ai sensi degli artt. 15.1 e 15.3 dello Statuto

Associazioni, sindacati e ONG

  1. AFAK Betlemme

pc 22 novembre - ORE 12 - controinformazone rossoperaia - Per un vero sciopero generale contro padroni e governo - 25 novembre donne a Roma… tante ragioni

 

pc 22 novembre - ORE 12 settimanale n. 8 - scarica il pdf


Scaricalo in formato pdf  

pc 22 novembre - Campagna internazionale di sostegno al popolo palestinese dal 2 all'8 dicembre

Il Partito Comunista dell'India (Maoista) ha fatto un'appello internazionale a una settimana di azione di propaganda e agitazione dal 2 all'8 dicembre - in occasione dell'anniversario del PLGA (esercito guerrigliero popolare di liberazione) India

Sosteniamo la giusta lotta di liberazione nazionale del popolo palestinese

Il Comitato di sostegno internazionale della guerra popolare in India ha raccolto questo appello e lancia un appello a tutti i comitati, partiti e organizzazioni solidali a partecipare con azioni ed eventi per quelle date in tutte le forme e anche con testi nazionali e specifici adattati 

Il riferimento pubblico di questa battaglia è ICSPWI csgpindia@gmail.com


Noi stiamo con la Palestina!

2-8 dicembre
settimana di azione di agitazione e propaganda
a sostegno della lotta di liberazione della Palestina!

Esigiamo la fine immediata della guerra contro Gaza dello stato fascista di Israele!

...dal 2 all’8 dicembre 2023, in protesta contro la ingiusta guerra contro Gaza condotta dal fantoccio dell’imperialismo statunitense, lo Stato fascista d’Israele , contro il massacro del popolo palestinese e a sostegno della lotta di liberazione della Palestina….

la Palestina è dei Palestinesi L'attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre è resistenza al terrorismo israeliano, che aggredisce la Palestina da oltre settant’anni. Israele è responsabile dell’attacco.

Dal 7 ottobre col supporto degli imperialisti USA e Gran Bretagna, Israele sta facendo guerra a Gaza. Ha perpetrato numerosi massacri in cui sono morte ad oggi oltre 16.000 persone. Migliaia sono i feriti. La maggior parte degli abitanti di Gaza sono rimasti senza casa. La maggior parte delle vittime sono bambini e donne. Gli attacchi militari israeliani hanno ucciso anche personale medico, attivisti umanitari e alcuni giornalisti. 50 mila donne palestinesi incinte sono private delle strutture mediche. A causa della mancanza di acqua e condizioni minime di igiene, le palestinesi stanno assumendo noretisterone per ritardare le mestruazioni, con pesante impatto sul ciclo mestruale.

Si moltiplicano i bombardamenti e le incursioni di terra di Israele su Gaza. Israele bombarda pesantemente Gaza giorno e notte, colpendo indiscriminatamente zone residenziali, ospedali, centri di soccorso, scuole ecc. Il popolo palestinese sta perdendo tutto. Quelli che hanno subito i bombardamenti vagano come alieni sulla loro terra in lotta per sopravvivere. Gaza è ridotta a un cumulo di macerie.

La guerra di Israele sta violando gravemente tutte le norme internazionali e i diritti umani. Innumerevoli sono crimini di guerra commessi. Come al solito, l’ONU reagisce solo “formalmente”, nell’interesse degli imperialisti. I fatti impongono di considerare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il suo governo e i principali leader del partito Likud, i generali militari e altri alti ufficiali tutti criminali di guerra da punire quanto più severamente. Anche Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia  Germania,Italia e altri paesi imperialisti che sostengono Israele, dovrebbero essere portati davanti un tribunale internazionale.

...facciamo appello ai popoli del mondo a dire a tutti che Hamas non è un'organizzazione terroristica ma un'organizzazione che lotta per la liberazione del popolo palestinese e asostenere ogni tipo di azione di resistenza del popolo palestinese, compresa la giusta resistenza di Hamas.

Facciamo appello al popolo di Israele ad opporsi alle politiche antipopolari del proprio governo a unirsi al popolo palestinese, a sostenere la sua giusta lotta e ad opporsi allo sciovinismo del proprio governo.

Facciamo appello ai democratici, le forze progressiste, gli attivisti e le organizzazioni per i diritti umani, gli studenti, i giovani, i lavoratori, i contadini , le donne, gli artisti, gli scrittori e tutte le forze di sinistra antimperialiste insieme a tutto il popolo indiano schierarsi a sostegno del popolo palestinese contro la guerra, a infrangere il divieto del governo centrale e organizzare manifestazioni, raduni e incontri pro-Palestina e contro la guerra a Gaza.

Questo appello è un estratto del documento appello del PCI(Maoista) che pubblichiamo integrale  in altro post

Testo per la campagna in inglese 

2-8 december - International action's week - Uphold the just struggle of Palestine

martedì 21 novembre 2023

pc 21 novembre - Padova. Quindicimila in corteo per Giulia e per tutte le donne - info

Un grande corteo ha attraversato ieri le strade di Padova. Almeno quindicimila persone sono scese in piazza contro la violenza del sistema sulle donne, per ricordare l’uccisione di Giulia Cecchettin e tutte le donne vittime di femminicidio.

Il corteo è passato davanti all’università e qui dalla facoltà di psicologia, è stato calato uno striscione con su scritto: “vogliamo un’università transfemminista, che non perpetri la violenza patriarcale”.

All’università di Padova, dove Giulia Cecchettin stava per laurearsi, durante alcune lezioni, è stato osservato un minuto di silenzio in memoria di Giulia. “Un minuto di silenzio che l’università di Padova

pc 21 novembre - SI alla campagna di Boicottaggio di Israele contro i crimini di guerra - SI al 2 dicembre per manifestazioni in tutta Italia.

Una sala gremita con presenze da tutta Italia ha discusso domenica mattina a Roma sul come affiancare alle mobilitazioni di piazza a sostegno della causa palestinese una campagna di boicottaggio dell’economia e degli apparati di Stato israeliani.

Come ha ricordato un attivista africano, la campagna di boicottaggio fu decisiva per il crollo del regime di apartheid in Sudafrica e la liberazione di Nelson Mandela.

Oggi una analoga campagna deve puntare a indebolire la rete di complicità di cui Israele gode nei paesi occidentali, per sanzionarne “dal basso” i crimini di guerra Gaza e in Cisgiordania, contribuirne all’isolamento internazionale per ottenerne una cambiamento radicale della politica di sterminio coloniale verso i palestinesi.

Alcuni dati vanno rilevati.

In primo luogo l’impegno dei lavoratori portuali, aeroportuali e della logistica nella campagna di boicottaggio. Indubbiamente l’entrata in campo di lavoratori in settori strategici, consegna alla

pc 21 novembre - Le rivelazioni dell’ex premier israeliano Barak smentiscono le veline dei militari israeliani sui tunnel sotto Al Shifa


Sono decisamente clamorose le rivelazioni dell’ex premier israeliano Ehud Barak alla Cnn, rivelazioni che smentiscono le giustificazioni sul raid d’Israele sull’ospedale Al Shifa di Gaza. “I bunker e i tunnel sotto la struttura sono stati costruiti da ingegneri israeliani decenni fa, quando Tel Aviv occupava ancora la Striscia”.

Rispondendo alla domanda sull’esistenza o meno di prove sufficienti a stabilire che sotto l’ospedale al Shifa vi fosse effettivamente una rete di tunnel e bunker parte di un importante centro di comando di Hamas, Barak ha risposto: “Sappiamo già da molti anni che sotto l’ospedale esisteva un bunker, in origine costruito da ingegneri israeliani, collegato a una rete di tunnel utilizzati da Hamas e facente parte di una rete più ampia. Non so se si tratta di uno dei più importanti nella Striscia, ma sicuramente è uno dei tanti presenti sotto gli ospedali e in altre aree che vengono utilizzati anche nel corso di questo conflitto”. A una richiesta di chiarimento, Barak ha poi specificato che “questi tunnel esistono da molti decenni, probabilmente una quarantina di anni, ed erano stati costruiti per ampliare l’area dell’ospedale che era troppo limitata”.

pc 21 novembre - Nuovo grave attacco nei confronti del movimento No Tav - massima solidarietà e mobilitazione

Nuovo attacco nei confronti del movimento No Tav messi sotto sequestro i presidi di San Didero e dei Mulini, devastazione della montagna in corso in Clarea!

Questa mattina la digos di Torino si è presentata nelle case di decine di attivisti e attiviste del movimento No Tav per notificare gli atti che riguardano il sequestro preliminare dei presidi di San Didero e dei Mulini, oltre che di alcuni terreni circostanti.

da notav.info

Al momento a San Didero sono stati messi i sigilli su tutte le strutture presenti così come ai Mulini e, inoltre, è stata chiusa l’area di accesso a entrambi i presidi con reti arancioni da cantiere. Come se non bastasse i terreni circostanti stanno venendo disboscati. In mattinata i mezzi di lavoro hanno buttato giù il bosco antistante l’area dei Mulini, arrivando sino alla tettoia, devastando il rudere dove c’erano reperti quali la “pesta” per la canapa e i resti della forgia e abbattuto le piante della farfalla: un’opera di vera e propria devastazione del territorio che lascia intendere una volontà di allargamento del cantiere di Chiomonte. Il sequestro è ora giustificazione per devastare la montagna? Sembrerebbe che il tribunale di Torino e la questura siano stati assoldati da Telt per facilitare i lavori di allargamento del cantiere, questa volta operando per via giudiziaria.

Secondo il solito disegno della procura di Torino i presidi sarebbero considerati delle basi operative per

pc 21 novembre - Opporsi in tutti i modi al "pacchetto sicurezza" - Da Controinformazione rossoperaia del 20/11


Nella società capitalistica lo Stato appare come al di sopra delle parti mentre, in realtà, è lo strumento con cui si esercita da parte della borghesia, dei padroni, la finanza il potere, che è una sorta di dittatura nei confronti dei proletari e delle masse. Questo va al di là degli stessi governi che ci possono essere nel sistema capitalistico, di destra o di sinistra, ma che finiscono sempre per rappresentare la dittatura della classe dominante.

In ultima analisi lo Stato è lo strumento armato, col monopolio della violenza, che esercita questa dittatura nei confronti innanzitutto delle classi sfruttate: i proletari e le masse popolari. Uno Stato apparentemente democratico può costruire gli strumenti legislativi per essere in realtà una dittatura, uno Stato di polizia.

Il “pacchetto sicurezza” approvato dal governo Meloni e presentato come disegno di legge in Parlamento è esattamente questo: un'insieme di norme repressive che hanno lo scopo esplicito di affermare la dittatura della classe dominante esercitata attraverso lo Stato e i governi. Nell'attuale situazione questo 'Stato di polizia' è chiaramente di stampo moderno fascista, sia per la composizione