lunedì 9 marzo 2026
pc 9 marzo - oggi in piazza le donne lavoratrici in tutta italia di mattino e in tante manifestazioni di pomeriggio
per chiarezza a livello nazionale lo sciopero delle donne è indetto per l’intera giornata del 9
marzo da OO.SS. SLAI COBAS per il sindacato di classe e USI e coinvolge tutte le categorie del settore pubblico e
privato,
8 marzo delle lavoratrici in lotta contro i padroni, governo e il sistema capitalistico del doppio sfruttamento e doppia oppressione, per i diritti di tutte le donne
Dal lontano 2013 in questo paese lo sciopero delle donne ha scandito ogni anno queste giornate importanti di lotta delle donne e del movimento più in generale delle donne.
Nel 2013, sull'onda di un forte appello che arrivò dal movimento delle donne in particolare di alcuni paesi, dall'Argentina, al Nepal, come Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lo promuovemmo per la prima volta e fu, come scrivemmo, un evento eccezionale una scintilla, che da allora in questo paese ha illuminato, ha prodotto nuove scintille e nuovi fuochi in un percorso che ha visto anche positivamente poi il movimento femminista maggiormente rappresentato da Non Una di meno assumere questa parola d'ordine ed agirla anche nelle forme dello sciopero, collegandolo alla giornata dell' 8 marzo, arrivando fino ad oggi in cui sarà di nuovo lo sciopero delle donne per l'8 marzo.
Ci piace comunque rivendicare anche il significato storico della giornata dell' 8 marzo anche a fronte dell'azione nefasta della borghesia dominante, oggi rappresentata dal governo fascista Meloni in questo paese, che mira sempre a cancellare la memoria storica di determinate giornate di lotta che hanno un profondo valore anche di classe, perché la giornata dell' 8 marzo si lega alla manifestazione che l'8 marzo del 1917 ci fu a San Pietroburgo delle donne, delle operaie che chiedevano la fine della guerra e che poi fu confermata nel successivamente del 1921 durante la seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca proprio per ricordare la protesta del 1917.
Quindi come compagne femministe proletarie rivoluzionarie rivendichiamo questa storia e la riportiamo nel suo significato originario anche nella giornata dell' 8 marzo di quest'anno e nello sciopero delle donne che è chiaramente uno sciopero che, seppur parte dalle rivendicazioni anche immediate, di tutti i giorni, si allarga però a quella che è tutta la condizione di oppressione e di sfruttamento della maggioranza delle donne prodotta da questo sistema capitalista/imperialista in cui viviamo che pone come una delle sue basi per la sua stessa esistenza proprio la condizione di doppia oppressione della maggioranza delle donne.
Come compagne attive anche nel sindacato, in particolare lo Slai Cobas per il sindacato di classe, abbiamo proclamato lo sciopero delle donne il 9 marzo, non come fatto meccanico o rituale o di semplice appoggio all'appello che comunque è arrivato anche dal movimento Non una di meno a tutti i sindacati ma, tenendo conto anche di questo aspetto, però, per noi la proclamazione dello sciopero delle donne è un fatto che va oltre, lo sosteniamo fino in fondo e attivamente, lavorandoci nelle forme in cui riusciamo a farlo sia tra le lavoratrici che organizziamo direttamente sia anche tra quelle che magari non organizziamo direttamente che cerchiamo di raggiungere o con cui cerchiamo di collegarci con i mezzi e con le forme che abbiamo a disposizione per portare il messaggio dello sciopero delle donne, di cosa significa questo sciopero delle donne, portare la comprensione di uno sciopero che chiaramente parte dai posti di lavoro e dalle situazioni anche di lavoro/non lavoro ma che si allarga a quella che è tutta la condizione di doppio sfruttamento, di doppia oppressione delle donne.
Infatti la piattaforma che stiamo promuovendo anche quest'anno delle donne lavoratrici è una piattaforma ampia che tocca tutti gli aspetti, dalla questione del lavoro che è anche al primo punto perché lavoro per tutte le donne significa emancipazione, significa anche indipendenza economica dall'uomo, significa collegarsi anche alle altre donne che lavorano, significa organizzarsi anche nella lotta contro tutti gli altri aspetti, la lotta contro la precarietà, la lotta per i salari, contro le discriminazioni legate a tutto quello che riguarda gli attacchi nel mondo del lavoro; quindi le discriminazioni per la maternità, per l'orientamento sessuale, per la razza; poi la questione della salute e sicurezza specifica della condizione delle donne, quindi anche la salute anche riproduttiva delle donne; la dignità delle lavoratrici; la questione specifica delle lavoratrici immigrate ancora più sfruttate e oppresse; tutta la questione legata ai servizi sanitari e ai servizi sociali, alla questione degli asili e dei servizi di assistenza per anziani che vengono sempre più tagliati e attaccati oggi più che mai da questo governo Meloni che mette sempre soldi per la guerra e li toglie alla scuola, alla sanità, ai servizi sociali e quindi con tutta la questione anche del lavoro di cura che viene scaricata sulla maggioranza delle donne che per questo Stato devono essere sempre più un ammortizzatore sociale gratuito che deve fare fronte al peso del lavoro di cura, contro il caro vita e il caro bollette; tutto quello che comporta la condizione di vita delle donne immigrate, le donne detenute, contro la repressione delle lotte delle lavoratrici e per la cancellazione delle leggi infami e scellerate del governo Meloni fascista, sessista e razzista, dal decreto Caivano al decreto sicurezza, all’attacco del diritto di sciopero, tutta la questione legata poi alla violenza sulle donne e ai femminicidi con tutto quello che riguarda da un lato l'attacco da questo punto di vista alla vita delle donne e dall'alto però anche le istanze che, come donne, come lavoratrici, poniamo su questo tema.
Così la questione dell'attacco al diritto di aborto e alla libertà di scelta delle donne e al diritto all'autodeterminazione delle donne contro la riforma reazionaria e moderno-oscurantista della scuola che vuole portare avanti questo governo Meloni, in particolare col ministro Valditara, una scuola che deve essere sempre più al servizio della concezione ideologica di “dio, patria e famiglia” e che fino a oggi ha negato la cosiddetta educazione sessuo-affettiva nelle scuole.
Nella parte finale di questa piattaforma c’è anche il collegamento alla lotta delle donne in tutto il mondo, quindi da un lato la denuncia della condizione di oppressione e di pesantissima oppressione che le donne subiscono nel mondo e il cuore di questa oppressione pesantissima è rappresentato da quello che hanno subito e stanno subendo le donne palestinesi ma dall'altro anche però la forza della lotta delle donne e quindi dalla resistenza delle donne palestinesi alle donne che lottano nel mondo contro la guerra imperialista a fianco dei popoli oppressi, con il cuore pulsante delle donne in prima fila nelle lotte rivoluzionarie in India e nel mondo intero.
E’ una piattaforma che è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di doppio sfruttamento e di discriminazione delle donne, una piattaforma che vuole porre la necessità oggi più che mai della lotta contro un governo come quello della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne e sulle loro sofferenze per imporre una sorta di moderno medioevo, non ultima la questione dell'ennesimo, pesantissimo attacco alle donne sulla questione della violenza sessuale, quindi dell'eliminazione, con il ddl Buongiorno, del consenso per cui si legittima praticamente la violenza sulle donne, quindi la necessità di lottare e ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta e di tutto quello che è l'attacco alla nostra condizione di vita.
Strappare anche uno di questi obiettivi che abbiamo posto in questa piattaforma delle donne che stiamo facendo conoscere, che diffonderemo nelle mobilitazioni che ci saranno sia l'8 marzo che il 9 marzo nello sciopero quindi anche nelle azioni che faremo e che metteremo in campo, strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale contro questa società capitalista e imperialista e per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare e trasformare la terra e il cielo, perché a noi viene negato tutto, mentre invece vogliamo tutto e tutta la nostra vita deve cambiare. Il senso di questo sciopero è proprio questo, cioè partire da quelle che sono le battaglie immediate che comunque vengono fuori proprio dalla condizione oggettiva che si vive nei posti di lavoro e che abbiamo tratto anche dalle stesse lavoratici durante le lotte che organizziamo ma anche dalle inchieste che abbiamo fatto nei posti di lavoro, ma anche dall'analisi della condizione delle donne che vivono in questo paese, partire da quelle per allargarsi a quella che è tutta una condizione ampia, a 360° gradi, di sfruttamento, di oppressione che pone proprio la questione che è tutto il sistema la vera causa di questa condizione di oppressione generale che non può essere migliorato ma che deve essere rovesciato e che deve essere distrutto.
Uno sciopero delle donne che ha una doppia valenza, perché da un lato viene fuori proprio dalla oggettiva condizione di oppressione che subiamo ogni giorno e dall'altro si collega e racchiude in sé tutte le azioni di lotta che cerchiamo di mettere in campo ogni giorno. Nello stesso tempo è uno sciopero che proprio nella sua stessa concezione per noi deve avere una prospettiva strategica che definiamo rivoluzionaria perché necessariamente deve mettere in discussione tutto, fino alle radici, questo sistema borghese capitalista/imperialista che è la vera causa dell'oppressione della maggioranza delle donne, e quando diciamo “maggioranza delle donne” diciamo le donne proletarie, le donne lavoratrici, le precarie, le disoccupate, le immigrate e tutte coloro che sono soggette questo doppio sfruttamento, doppia oppressione.
Strappare anche uno di questi obiettivi della piattaforma significa essere più forti per la lotta più generale conto questa società capitalista e imperialista. Questo ci fa anche capire che quando mettiamo in campo le battaglie quotidiane, le battaglie immediate, come donne proletarie non possiamo illuderci nella soluzione di ottenere piccoli spazi o miglioramenti in questo sistema perché è la condizione stessa in cui viviamo che ci fa vedere che cosa subiamo ogni giorno e quindi la necessità invece che bisogna andare alla fonte, cioè quando diciamo che “la nostra vita deve cambiare veramente, vogliamo tutto” significa che comunque dobbiamo andare alle radici e le radici sono questo sistema capitalista/imperialista che deve essere combattuto a 360° gradi in ogni ambito e noi donne dobbiamo essere in prima linea in questa lotta per rovesciarlo.
Lo sciopero delle donne è quindi uno sciopero non solo sindacale ma è uno sciopero politico, ideologico, inserito in un'ottica di costruzione dal un lato e di distruzione dall'altro, di lunga durata, chiaramente avendo sempre i piedi per terra ma in un percorso che sicuramente non è facile ma che è necessario e non è rinviabile e che si deve intrecciare con tutte le battaglie quotidiane che si fanno a 360° gradi in tutti gli ambiti.
La piattaforma dello sciopero delle donne in realtà racchiude tutto questo, è una piattaforma molto concreta perché gli aspetti sono tutti concreti e che oggettivamente tutti insieme racchiudono questa condizione generale di oppressione e pongono veramente la necessità che comunque non ci possiamo accontentare ma dobbiamo lottare contro quella che è la vera causa poi di tutta questa condizione, che è la società in cui viviamo, la società capitalista, la società imperialista.
Quindi anche quando come lavoratrici partecipiamo alle manifestazioni dell' 8 marzo portiamo in esse la piattaforma dello sciopero, anche le vertenze, le lotte che tutti i giorni cerchiamo di portare avanti, e non partecipiamo a queste manifestazioni come mere “ospiti” ma partecipiamo come lavoratrici che incarniamo questo sciopero, che rivendichiamo una piattaforma di lotta a 360° gradi, una piattaforma viva che nasce dalle lotte, dalle istanze delle lavoratrici, che interessa tutti gli ambiti e che pone poi al centro la questione - in prospettiva ma anche oggi - della lotta rivoluzionaria, cioè della necessità che bisogna combattere questo sistema a 360° gradi e tutto quello che lo rappresenta, e quindi in questo senso è centrale la questione del governo Meloni che è al servizio del sistema capitalista/imperialista, la vera causa della condizione di oppressione di noi donne, di noi lavoratrici.
lavoratrici slai cobas per il sindacato di classe
movimento fermminista proletario rivoluzionario
piattaforma
pc 9 marzo - L'Italia è in guerra e la Meloni mente sapendo di mentire e il giornale del papa Avvenire timidamente lo documenta
da avvenire
pc 9 marzo - Il maiale Crosetto chiama i padroni a raccolta per l'economia di guerra
...per l'economia di guerra e i profitti del riarmo e della guerra e pratica verso il popolo la politica dell''armiamoci e partite! come la sua vacanza/affaristica a Dubai ha dimostrato.
Mandarlo a fare in c... e lottare per rovesciare lui e il suo governo!
proletari comunisti
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Crosetto convoca l'industria, 'lavori per rafforzare la difesa'
Un vertice d'emergenza per sollecitare l'industria italiana a rafforzare la difesa, soprattutto aerea. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha riunito in videoconferenza ben 130 persone per fare il punto della situazione: con il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano e con il Direttore nazionale degli Armamenti Giacinto Ottaviani, erano collegati i rappresentanti di diverse di industrie della difesa.
Il ministro ha invitato "a segnalare tutte le proprie disponibilità operative, i programmi in fase di finalizzazione e ogni iniziativa che possa contribuire, in tempi brevissimi, a rafforzare ulteriormente la difesa, specie quella aerea" dell'Italia e anche quella dei "Paesi alleati e dei Paesi amici". Per il ministro, "è di fondamentale importanza che il sistema Paese operi in stretta sinergia e con rapidità di fronte a una
pc 9 marzo - Piantedosi, 'guerra rischia di trasferirsi nelle piazze'. Allerta su corteo 28 marzo - chi semina vento raccoglie tempesta - proletari comunisgti
il lurido e menzognero ministro di polizia della Meloni continua a fare il suo sporco mestiere di attacco e criminalizzazione delle manifestazioni per aizzare polizia e opinione pubblica contro le manifestazioni.
Va denunciato e gli va ricordato che come il grande riuscito e combattivo corteo del 31 marzo a torino ha dimostrato - chi semina vento raccoglie tempesta, e che il movimento quello vero non ha paura , è in grado di 'non fare alcun passo indietro' e di rispondere colpo su colpo' - pc
l'allarme lanciato dal il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, sulle ricadute che la guerra può avere sulle manifestazioni di piazza.
Già lo stesso giorno dell'inizio dell'attacco di Israele e Usa all'Iran, il Viminale aveva disposto l'innalzamento al massimo delle misure di sicurezza non solo ai circa 28mila obiettivi sensibili ma anche in occasione di mobilitazioni ed eventi di rilievo. Ma per il titolare del Viminale è necessario "prestare attenzione alle evoluzioni della discussione pubblica legata alle vicende" internazionali perché con il passare dei giorni "questi conflitti e le ragioni che ci sono dietro si trasformano in contrapposizioni radicali che si trasferiscono sulla piazza".
Parole in linea con l'ultima relazione annuale dell'intelligence che evidenzia come resti "centrale il tema dell'opposizione alla guerra e agli investimenti bellici" nella "evoluzione dello scenario contestativo ed eversivo interno".
L'attenzione è alta, in particolare, sulle reazioni dell'eterogenea galassia antagonista all'attacco in Iran per cogliere eventuali tentativi di saldature tra ambienti diversi con l'obiettivo di ricompattare il 'fronte del dissenso'. Sotto la lente, in particolare, la manifestazione 'Together' lanciata per il 28 marzo a Roma dalla rete No Kings Italia - Contro i re e le loro guerre. Una mobilitazione che si svolgerà in contemporanea nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti a cui parteciperanno tante realtà: dagli studenti palestinesi ai movimenti, alla Global Sumud Flotilla.
Ad aderire alla piattaforma anche gli attivisti di Askatasuna, lo storico centro sociale sgomberato a Torino, che hanno dato appuntamento per quel giorno nella Capitale.
Gli organizzatori prendono le distanze dalle parole di Piantedosi etichettandole come "strategia della tensione". Per il coordinamento No Kings Italia "mostrano quanta paura il dissenso mette al governo. Vogliono spaventare chi si prepara a scendere in piazza" attaccano.
Si tratta di "un governo che porta il Paese in guerra - dicono -, punta il dito contro chi la guerra non la vuole e sferra l'ennesimo attacco contro la magistratura". "Meloni, Tajani, Salvini e Piantedosi si possono mettere l'anima in pace: il movimento contro le guerre e per la giustizia sociale non si fa intimidire dai decreti sicurezza e dall'allarmismo mediatico", concludono annunciando che manifesteranno a Roma in "centinaia di migliaia".
pc 9 marzo - Contro l'aggressione guerrafondaia di Trump/Netanyahu, al fianco delle donne iraniane - dal blog femminismorivoluzionario
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| A PALERMO |
pc 9 marzo - Appello a una Giornata Internazionale di Azione Stellantis il 24 marzo
Appello a una Giornata Internazionale di Azione Stellantis il 24 marzo
Non
staremo ad aspettare!
Lottiamo per ogni posto di lavoro!
compagni operai
Stellantis sta attaccando i nostri posti di lavoro, i nostri stabilimenti, il nostro futuro: ha già cominciato con tagli di posti di lavoro, orari di lavoro più lunghi, più pressione per lavorare più velocemente, persino chiusure di stabilimenti!
Gli stabilimenti vengono ridimensionati, i reparti riorganizzati, i posti di lavoro tagliati o lasciati vacanti, il carico di lavoro aumenta e, allo stesso tempo, cresce la precarietà.
Conosciamo lo schema: a una sede non vengono fornite prospettive chiare, i modelli vengono gradualmente eliminati, non si fanno investimenti e, alla fine, dicono che "purtroppo, non c'è più futuro".
Stellantis sta cercando di dipingere questi attacchi come "inevitabili", scaricando la responsabilità sulla "politica" o sulla mobilità elettrica. Ma noi sappiamo che i capitalisti puntano a competere per prevalere nella scena internazionale, per i loro profitti e a nostre spese.
Ovunque, il management usa metodi subdoli per far passare questi attacchi: la divisione, mettendo stabilimenti e paesi l'uno contro l'altro, personale fisso contro lavoratori precari. Sempre altrove c'è qualcosa di più economico. Sempre si aspettano che cediamo, che diventiamo ancora più economici. Alla fine, questo peggiorerebbe la situazione per noi in ogni stabilimento e non salverebbe nessun posto di lavoro.
Ecco perché diciamo: non ci lasceremo dividere. Siamo un'unica forza lavoro in Stellantis, indipendentemente dal Paese da cui proveniamo. Nessuno stabilimento è isolato. Se c'è meno lavoro, sia a causa della mobilità elettrica che di problemi di
pc 9 marzo - Cagliari - libertà per la prigioniera politica spagnola María José Baños - solidarietà in presenza di Soccorso rosso proletario
pc 9 marzo - Caso Solvay: presidio davanti al tribunale per l’udienza del 12 marzo - infosolidale
Il Movimento “Ce l’ho nel sangue” non è solo una denuncia, è un grido d’appartenenza. Gli attivisti: "Dietro questo processo ci sono corpi, famiglie, territorio...»
ALESSANDRIA – Caso Solvay: la Procura della Repubblica di Alessandria aveva chiuso l’inchiesta nei confronti del polo chimico di Spinetta Marengo contestando a Stefano Bigini (dal 2008 e fino al dicembre 2018 direttore di stabilimento) e Andrea Diotto, (dal 1° gennaio 2013 direttore dell’Unità di produzione fluidi e dal 1° settembre 2018 direttore di stabilimento) un’ipotesi di disastro ambientale colposo.
Imputando, inoltre, all’azienda la responsabilità amministrativa (ex articolo 25 del 18 giugno 2001 con riferimento al reato di disastro ambientale colposo), commessa a vantaggio e nell’interesse dell’ente per il risparmio dei costi di bonifica e la maggiore efficacia della produzione industriale.
Ora dal Gup - Il caso ora è davanti al Gup del Tribunale di Alessandria. Le udienze, in due anni, hanno
domenica 8 marzo 2026
pc 8 marzo - A Tunisi importante manifestazione che unisce la protesta contro la repressione di membri della Flottilla con la solidarietà all'IRAN
Abbiamo informato con materiali diretti per primi in Italia sulla situazione e invitiamo tutti a denunciare e mobilitarsi anche nel nostro paese
Manifestazione a Tunisi per Palestina e Iran, appello per i fermati di Sumud
Corteo contro la 'criminalizzazione' del sostegno a Striscia, solidarietà a Teheran
TUNISI, 08 MAR - Un gruppo di attivisti ha sfilato ieri sera nel centro di Tunisi nell'ambito di una manifestazione pro Palestina e pro Iran, con al centro anche la richiesta di liberazione degli arrestati dei giorni scorsi legati alla Sumud Flotilla. Il corteo, secondo diversi media locali, è partito da Place de la République, nota come Passage, per dirigersi verso il Teatro municipale, nel cuore dell'Avenue Habib Bourguiba. L'iniziativa è stata presentata, nelle convocazioni diffuse alla vigilia, come una marcia di solidarietà con il popolo iraniano contro quella che gli organizzatori definiscono "aggressione americano-sionista", ma anche come protesta contro il giro di vite sulle attività di sostegno alla causa palestinese in Tunisia, che ha portato al fermo negli ultimi giorni di almeno 5 componenti tunisini della Sumud Flotilla, nell'ambito di un'inchiesta per presunta appropriazione indebita e frode legate a donazioni e raccolta fondi per il movimento. Secondo i testi rilanciati da media tunisini e pagine vicine al movimento, la mobilitazione è stata sostenuta dalla Commissione nazionale per il sostegno alla resistenza in Palestina, dalla Rete tunisina contro il sistema della normalizzazione e dalla struttura tunisina della Sumud Flotilla. La manifestazione arriva dopo il fermo di diversi attivisti della Global Sumud Flotilla e dopo i divieti che nei giorni scorsi hanno colpito alcune iniziative collegate alla campagna pro Gaza a Tunisi. Fonti internazionali e regionali hanno riferito del fermo di membri del coordinamento tunisino della flottiglia, vicenda che gli organizzatori della marcia hanno esplicitamente collegato all'appello a scendere in piazza ieri sera. (ANSA)
Tunisie - Liberté pour les combattants, Wael Nawar, Jawahar Shanna et Nabil Al-Shnoufi en Tunisie
Il Comitato Congiunto di Coordinamento per la Palestina (JAC) è costernato dopo l'arresto, avvenuto questa mattina, dei suoi membri Wael Nouar, Jawhar Chenna e Sanaa Mesahli, insieme ai membri del Comitato della Flottiglia del Maghreb, Nabil Chennoufi e Mohamed Amine Ben Nour, tutti trasferiti alla caserma di El Aouina. Secondo i loro avvocati, sono stati accusati di malversazione finanziaria in relazione agli sforzi della Flottiglia del Maghreb per rompere l'assedio di Gaza, del cui comitato direttivo gli arrestati erano membri.
Il Comitato Congiunto di Coordinamento per la Palestina:
condanna questo comportamento incomprensibile da parte di un'autorità che da sempre si erge a paladino della causa della Palestina ed esprime piena solidarietà ai compagni.
denuncia la diffamazione sistematica e la campagna di calunnie e voci incontrollate contro questi attivisti, che vuole trasformare il loro importante attivismo a sostegno della Palestina, di Gaza e della resistenza, in un'indagine giudiziaria.
chiediamo l'immediato rilascio dei detenuti e la fine di tutti i procedimenti giudiziari contro i membri della Global Sumud Flotilla Authority, e riteniamo l'autorità politica responsabile delle conseguenze di questo ingiusto attacco, e allo stesso tempo mettiamo in guardia dall'ulteriore tensione che questo attacco aggiungerà alla situazione politica del Paese.
Comitato di coordinamento dell'azione congiunta per la Palestina
info per l'italia srpitalia@gmail.com
pc 8 marzo - Dobbiamo essere pericolose! Il nuovo foglio del MFPR
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| Diffondetelo - Richiedetelo a WA 3408429376 - mfpr.naz@gmail.com |
pc 8 marzo - Disgustoso comizio guerrafondaio del generale Masiello alla faccia dell'art. 11 della Costituzione - Alla guerra vacci tu, maiale in divisa!
Masiello una pernacchia ti seppellirà!

"Quando la guerra arriva, non chiede permesso", le parole del generale Masiello agli allievi ufficiali
Il capo di Stato Maggiore dell'Esercito all'Accademia di Modena: ''Dobbiamo prepararci anche all'imponderabile, alla peggiore eventualità''
"Il dovere viene prima dei diritti, sempre". Con queste parole il capo di Stato maggiore dell’Esercito, il generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, ha scandito uno dei passaggi centrali del suo discorso al giuramento del 207° corso "Fermezza" dell’Accademia militare di Modena.
Davanti agli allievi ufficiali, alle autorità militari e al ministro della Difesa Guido Crosetto, Masiello ha ricordato che il giuramento non è un semplice passaggio formale ma "un patto sacro con la nazione".
"Con il giuramento di oggi non firmate solo un contratto con la Repubblica italiana. Vi impegnate a dare il massimo di voi stessi per la Patria. Fino all’estremo sacrificio, se necessario".
Un passaggio che richiama esplicitamente la dimensione più dura della professione militare: la disponibilità a rischiare la propria vita.
"Non scegliete la guerra, scegliete la Patria"
Nel suo intervento il capo di Stato maggiore ha insistito sul senso della scelta militare. "Non si decide di
pc 8 marzo - Bologna, sgomberi, repressione, multe - il governo dello Stato di polizia semina vento raccoglierà tempesta! Massima solidarietà - proletari comunisti
Pilastro, presidio smantellato. Maxi-multe della Digos a tre attivisti. Applicato il nuovo decreto sicurezza
L’ammenda da pagare va da mille a diecimila euro ed è relativa al mancato preavviso della manifestazione. Ieri sera altra assemblea convocata dal comitato MuBasta, che accusa il Comune: "Non c’è dialogo".

Gli attivisti di MuBasta ieri mattina hanno dovuto smantellare il gazebo allestito in presidio permanente nel parco.
- Articolo: Scontri al Pilastro, i sindacati di polizia: “Le regole vanno rispettate, gli agenti non sono obiettivi”
- Articolo: Guerriglia al Pilastro, smantellato il presidio degli attivisti contro il Museo dei Bambini
- Articolo: Attivisti sul tetto del Comune di Bologna, tutti prosciolti
- Articolo: Protesta a Bologna, operai al lavoro nel parco. Sotto il carcere presidio in solidarietà con gli arrestati
Al parco al Pilastro intitolato ai tre carabinieri uccisi della Uno Bianca il gazebo dei MuBasta non c’è più. Ieri mattina, Digos e polizia locale hanno identificato i (pochi) attivisti in presidio e tre di loro sono stati multati. In applicazione, per la prima volta in Italia, dell’ultimo decreto legge sicurezza in materia di manifestazioni non autorizzate.
I tre, ritenuti tra i promotori e organizzatori del presidio e delle proteste che hanno portato all’abbattimento del cantiere del Museo dei Bambini, hanno ricevuto infatti, oltre a una multa da 400 euro elevata dalla polizia locale per violazione del divieto di ‘campeggio’, le tre nuove sanzioni dalla
pc 8 marzo - Mentre la Meloni fa la belante servetta di Trump e ci trascina al suo carro nella guerra di aggressione USA/Israele all'Iran, l'imperialismo USA prepara provocazioni contro la Cina
Donald Trump: "Giorgia Meloni cerca sempre di aiutare: è un'ottima leader e un'amica"
di Huffpost
Così scrive il fogliaccio il Giornale non un giornale ma un ufficio informazione dei padroni e governo
Azioni mirate in Cina”: ecco le mosse segrete del Pentagono
Il Pentagono sta usando l’intelligenza artificiale per mappare e penetrare le infrastrutture cinesi
Il Pentagono vuole integrare l’intelligenza artificiale nelle operazioni cibernetiche offensive contro la Cina. L'obiettivo degli Usa? Creare strumenti avanzati capaci di mappare, analizzare e, in caso di necessità, penetrare le infrastrutture critiche di Pechino. Ci sarebbero piani strategici in fase di sviluppo, mentre il Dipartimento della Difesa starebbe effettuando dialoghi serrati con i colossi del settore tech, proprio per implementare sistemi di ricognizione automatizzata. Questi software dovrebbero essere in grado di scandagliare le reti elettriche, i sistemi di distribuzione idrica e le dorsali digitali della Cina alla ricerca di vulnerabilità software, trasformando ogni falla di sicurezza nemica in un potenziale punto di leva strategica in caso di conflitto militare.
La strategia degli Usa
Secondo quanto riportato dal Financial Times, il Pentagono vorrebbe superare il limite umano, spesso
pc 8 marzo - Corteo per votare NO al referendum a Palermo e... Controinformazione contro il governo moderno fascista Meloni
Un corteo vivace e colorato, aperto da un grande striscione “Palermo vota NO” con slogan: “Palermo vota NO! La
Costituzione si difende con questo voto e la lotta” “Siamo tutte e tutti
antifascisti” e con il canto di Bella Ciao in più riprese.
Abbiamo partecipato al corteo diffondendo alcune centinaia di volantini con la nostra posizione tratta dalla Controinformazione rossoperaia, accolti molto bene e diverse copie della Controinformazione il cui titolo centrale “Che governo di m…” è stato ben condiviso e fotografato così come il pannello portato che ha suscitato commenti sul concetto di moderno fascismo, un partecipante in particolare condividendo la frase ha detto che è proprio giusto dire oggi moderno. Ma ci sono stati tanti momenti di discussione anche con giovani studenti, diversi avvocati e avvocatesse e precarie della giustizia che denunciavano la condizione di instabilità lavorativa per nulla risolta insieme agli altri problemi da questa riforma del governo Meloni.
La campagna di propaganda e controinformazione per il NO al
referendum del 22 e 23 marzo continua nei prossimi giorni in alcuni quartieri popolari
e nei posti di lavoro.
pc 8 marzo - Appello internazionale per l'8 marzo nelle fabbriche - Coordinamento Internazionale operai/operaie Auto
International
Coordinating Group
Internationale Koordinierungsgruppe
Grupo Internacional de Coordinación
Grupo Internacional de Coordenação
Groupe de coordination internationale
Gruppo di coordinamento internazionale
1 marzo 2026
Appello dell’ICOG per la Giornata Internazionale della Donna, 8 marzo 2026:
Combattiamo contro l’oppressione, sfruttamento e
discriminazione delle donne in tutto il mondo!
In tutto il mondo, sempre più persone si ribellano contro fascismo, guerra, smantellamento delle conquiste sociali e contro l'offensiva dello sfruttamento sui posti di lavoro. Negli Stati Uniti, sfidando il gelo, molte donne hanno preso parte alla resistenza contro le squadre terroriste dell’ICE di Trump. E Trump ha dovuto ritirarle. Negli ultimi tre anni, circa 30 milioni di persone hanno manifestato contro il genocidio perpetrato a Gaza dal governo israeliano. Aumentano anche le proteste contro i licenziamenti, il lavoro precario nei luoghi di lavoro e tra i giovani, per un futuro senza sfruttamento e oppressione.
Non è un caso che le donne siano in prima linea nelle proteste. Nella nostra società, affrontano molteplici forme di oppressione, sfruttamento e discriminazione. La situazione è aggravata da disastri come le guerre, le calamità naturali, inondazioni, incendi ecc. che spesso portano allo sfollamento di persone, donne e bambini che, in fuga da un paese all'altro, si trovano ad affrontare I rischi della migrazione e oggetto dell'odio di fascismo e razzismo, vittime stupri e violenze.
In alcuni paesi, come il Brasile, la violenza gli omicidi di genere e sono di nuovo in aumento.
Anche in paesi apparentemente stabili e liberi dalla guerra, le lavoratrici subiscono quotidianamente sui luoghi di lavoro lo sfruttamento del capitale monopolistico. Sono particolarmente colpite a per il loro genere e spesso anche per il colore della pelle, in violazione di tutte le leggi vigenti sul lavoro e i diritti umani.
In diversi settori le donne hanno difficoltà a trovare lavoro perché i colleghi maschi hanno priorità
pc 8 marzo - l'Italia non è in guerra? il governo mente / Sigonella, droni Triton statunitensi partiti dalla base in Sicilia e diretti verso il Golfo
info stampa
Gli Stati Uniti non hanno ancora chiesto ufficialmente l'utilizzo di Sigonella per scopi bellici
Negli ultimi giorni diversi droni di sorveglianza statunitensi MQ-4C Triton sono stati osservati decollare dalla base siciliana di Sigonella per missioni di lunga durata dirette verso il Mediterraneo orientale e, con ogni probabilità, verso l’area del Golfo. Il pattern dei voli suggerisce un possibile cambiamento temporaneo nel modo in cui la Marina degli Stati Uniti gestisce le proprie operazioni di intelligence nella regione.
Missioni più lunghe ma basi più sicure
Tradizionalmente, quando questi velivoli senza pilota sono impegnati nel monitoraggio del Golfo Persico, vengono schierati in basi avanzate negli Emirati Arabi Uniti, in particolare nell’area di Abu Dhabi. Da lì possono sorvegliare rotte strategiche come lo Stretto di Hormuz, il Golfo di Oman e parte del Mar Arabico.
Negli ultimi giorni, tuttavia, alcuni tracciamenti di volo indicano che determinate missioni di sorveglianza potrebbero essere effettuate direttamente dalla base di Sigonella, in Sicilia. Questa scelta
pc 8 marzo - In piazza solidali con l'Iran in diversi paesi arabi
video https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/07/manifestazioni-proiran-iraq-yemen-notizie/8316479/
Manifestazioni in Iraq e Yemen in sostegno del governo iraniano. Sostenitori Houthi, come si vede nel video, si sono radunati a Sana’a, la capitale dello Yemen, sventolando bandiere iraniane. La stessa scena, anche se con meno persone, si è verificata a Baghdad, in Iraq, coi manifesti della defunta Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.
La solidarietà è stata espressa anche nei confronti del Libano, che ha subito nuovi attacchi israelo-statunitensi venerdì 6 marzo. Il leader degli Houthi ha dichiarato in tv che il suo gruppo è pronto a entrare in guerra.
pc 8 marzo - Torino - prima info - «Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo»: a Torino il corteo per l'8 marzo organizzato da «Non una di meno»
Migliaia di persone hanno sfilato nel centro di Torino nella prima delle tre giornate di mobilitazione per l’8 marzo. Il lungo serpentone, partito da piazza XVIII Dicembre, ha raggiunto piazza Vittorio Veneto a ritmo di musica tra interventi, slogan e fumogeni colorati
Migliaia di persone hanno sfilato sabato pomeriggio, 7 marzo, nel centro di Torino nella prima delle tre giornate di mobilitazione per l’8 marzo. «Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo», recitava lo striscione che ha aperto il corteo organizzato dal collettivo transfemminista Non una di meno.
Il lungo serpentone, partito da piazza XVIII Dicembre, ha raggiunto piazza Vittorio Veneto dopo aver attraversato le vie del centro a ritmo di musica tra interventi, slogan e fumogeni colorati.
La
mobilitazione proseguirà domenica 8 marzo con iniziative diffuse in
vari quartieri della città dalla tarda mattinata fino alla sera. Lunedì 9
marzo, in occasione della giornata di sciopero transfemminista, è previsto a partire dalle 10 un presidio davanti al tribunale di Torino per contestare il ddl Bongiorno: «Se fosse approvato sarebbe un salto indietro inaccettabile e pericoloso, tutela chi ha abusato».
pc 8 marzo - Tajani, Meloni, Crosetto mentono: l'Italia è già in guerra
Tajani ha dichiarato che l'Italia non è in guerra con nessuno. Si tratta dell'ennesima balla a cui il governo Meloni ci sta abituando da quando è al governo, ma in particolare lo fa in questi giorni drammatici per la guerra d'aggressione Usa-Israele all’Iran, che sta progressivamente diventando un incendio di tutta l'area e anche oltre, se si pensa a quello che sta succedendo in Turchia, a Cipro, in Sri Lanka.
Ritorniamo a quello che abbiamo detto all'inizio. Il governo dice che non è in guerra, ma in realtà lo è. Lo è perché ha già messo a disposizione, anche se su questo il governo mente, prima di qualsiasi dibattito parlamentare le Basi presenti sul nostro territorio, basi USA-NATO, basi italiane, e già appare l'elenco delle basi militari già predisposte e messe a disposizione dell'imperialismo americano e di ogni forza che è in allerta ed è pronta a intervenire o già interviene nella guerra contro l'Iran, sia in forme dirette sia in forme indirette, sia in forme di predisporsi a intervenire. Tra queste vi sono chiaramente le basi che già conosciamo, segnaliamo quelle su cui noi intendiamo fare massima opposizione: la base navale di Taranto, le altre basi militari in Puglia e in particolare tutto lo scenario siciliano.
Sullo scenario siciliano auspichiamo che i compagni siciliani di vario ordine e tipo prendano posizione, documentino, scendano in piazza, cosa che ancora non avviene. Non avviene a Palermo, dove pure noi ci siamo, non avviene ancora nelle altre città, mentre sappiamo per certo che la base di Sigonella è già in azione in questo intervento. Sappiamo pure della documentata denuncia preventiva e in campo di Antonio Mazzeo, un ricercatore e attivista del movimento che svolge un lavoro permanente assolutamente necessario per armare di dati e fatti documentati l'azione contro la guerra e non solo contro la guerra, ma in solidarietà con la Palestina, eccetera.
Quindi in realtà l'Italia è già in guerra, è già in guerra perché questo governo appoggia in toto l'azione





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