Qual è la posizione proletaria e comunista a fronte dell'annuncio dell'accordo USA-Iran che dovrebbe mettere fine all'attuale guerra di aggressione imperialista e sionista all'Iran?
La prima cosa è che questo accordo va visto da due lati, dal lato della guerra che c'è, dal lato della posizione dei proletari e delle masse popolari dell'Iran, della Palestina e di tutto il Medio Oriente e degli operai e delle masse popolari del nostro paese e nei paesi imperialisti.
L'aggressione aveva lo scopo dichiarato di piegare l'Iran fino alla minaccia dell'uso dell'atomica, di rovesciare l'attuale regime iraniano - che noi non appoggiamo ma che comunque è legittimo rappresentante della nazione Iran - e di imporre un governo fantoccio scelto dagli americani e dai sionisti israeliani per imporre all'Iran i diktat dell'imperialismo, soprattutto americano, e i disegni e i piani guerrafondai ed espansionisti dello stato sionista di Israele.
Rispetto a questi obiettivi questa guerra ha fallito. L'imperialismo e il sionismo israeliano hanno perso, l'Iran ha vinto. Su questo non ci devono essere dubbi perché chi semina dubbi finisce per svalutare la resistenza dell'Iran contro un'aggressione imperialista e sionista che prevedeva di cancellarla.
L’altra questione fondamentale è che questa guerra ha dimostrato che, se da un lato vi è una chiara intenzione di marciare verso una terza guerra imperialista mondiale per ripartire il mondo secondo gli interessi dei vincitori - cioè dell'imperialismo americano, della presidenza Trump e di tutti i suoi alleati che pretendono di essere i vincitori a priori di questa contesa mondiale; dall'altro lato è evidente che questi piani di guerra hanno avuto un rallentamento e, nello stesso tempo, che è possibile per i popoli e le nazioni oppresse o comunque dipendenti o comunque obiettivi dell'azione dell'imperialismo, frenarli e sconfiggerli.
L'imperialismo è una tigre di carta e questo è un assunto fondamentale anche per valutare l'attuale aggressione imperialista e sionista degli americani e di Israele all'Iran.
Sui contenuti dell'accordo chiaramente bisogna anche aspettare, perchè le cose che vengono annunciate vengono contraddette da altre cose che vengono affermate e dai fatti concreti che dimostrano come tutto
in quest'accordo è in discussione Si tratta di una tregua e rispecchia due interpretazioni: l'interpretazione che danno gli americani e i suoi alleati; l'interpretazione che da l'Iran e il suo governo. Così come va tenuto conto che questo accordo, che formalmente dovrebbe legare l'Iran e il Libano in un'unica soluzione, non è accettato in nessuna forma, né sulla carta né nei fatti, dallo Stato sionista di Israele, dal regime di Netanyahu che sta apertamente opponendosi con i fatti, proseguendo l'aggressione imperialista e l'occupazione del Libano.Quindi è inutile calarsi più di tanto nei punti dell'accordo, i punti dell'accordo sono una cornice che ancora non ha chiarito i particolari che lo realizzano e sono comunque frutto di una tregua di fatto imposta dai rapporti di forza, per cui gli Stati Uniti non sono riusciti a ottenere quello che potevano ottenere e la resistenza iraniana non intende andare indietro rispetto ai risultati che comunque ha conseguito sul campo.
Su tutte queste questioni noi condividiamo la posizione del governo iraniano sia sul fatto che lo stretto di Hormuz non è territorio “neutro” - che poi significa dire nelle mani dell'imperialismo americano e degli altri imperialismi che ora ne subiscono le conseguenze; lo stretto di Hormuz è giusto che venga controllato dallo Stato dell'Iran e di conseguenza siamo d'accordo sulla posizione del governo iraniano in merito alla circolazione nello stretto di Hormuz.
Alla stessa maniera siamo d'accordo sulla richiesta di sblocco dei fondi esteri del governo iraniano perché questi fondi esteri appartengono legittimamente allo Stato e alla nazione iraniana ed è un furto, una rapina, quello di appropriarsene; così come siamo d'accordo che l'aggressore paghi i danni dell'aggredito.
Quindi innanzitutto è giusto appoggiare la lettura dell'accordo che fa il governo iraniano.
Lo stesso vale per quanto riguarda la questione del nucleare e dell'uranio.
Noi siamo favorevoli che i paesi oppressi o comunque i paesi attaccati dalle potenze imperialiste che hanno le armi nucleari abbiano le armi per difendersi; quindi, finché ci sono le armi nucleari e la loro minaccia di uso, che può sempre trasformarsi in un uso effettivo da parte delle potenze imperialiste, è necessario che i governi, che gli Stati minacciati si dotino di armi nucleari per difendersi.
Allo stesso tempo siamo per l'abolizione di tutte le armi nucleari ma in un quadro in cui chi ne ha si disarmi, e innanzitutto, i paesi imperialisti, con in primis gli Stati Uniti.
E' evidente che le sanzioni all'Iran sono state parte di una politica aggressiva verso l'Iran condotta dagli Stati Uniti con l'appoggio delle potenze occidentali e dallo Stato sionista d’Israele e quindi è giusto che queste sanzioni vengano sospese.
Così come è giusto che le truppe americane abbandonino sia le zone di guerra contese, sia in linea generale la loro presenza aggressiva in tutto il Medio Oriente e nello scenario di questa guerra. Sono l'imperialismo americano e soprattutto lo Stato sionista di Israele che hanno immediatamente trasformato l'aggressione all'Iran in un attacco/occupazione del Libano, e quindi è più che giusto che ci sia un vincolo stretto tra l'accordo e la fine dell'aggressione sionista al Libano, l'abbandono dei territori libanesi da parte delle truppe israeliane.
Solo se si mantiene duro su questa posizione l'accordo realizza un risultato positivo e una sconfitta sul campo dell'aggressione imperialista. Se invece prevalesse la lettura dell'imperialismo americano e del sionismo israeliano su questi punti evidentemente l'accordo servirebbe a far ottenere all'imperialismo e al sionismo i risultati che non ha ottenuto sul campo e sulla guerra.
Da questo punto di vista non ci deve essere alcun pretesto utilizzato per negare la parziale sconfitta dell'imperialismo americano e del sionismo che è nell’interesse di tutti i popoli dell'area.
Noi non siamo perché a questo accordo corrisponda un intervento diretto sotto la forma di liberare lo stretto di Hormuz e di garantirne la libera circolazione, che hanno deciso gli altri paesi imperialisti europei e non solo. Noi non siamo quindi perché le truppe imperialiste di alcuni dei paesi imperialisti europei vadano a svolgere questa cosiddetta “missione” per rafforzare l'apparato militare dell'imperialismo nella zona e per trasformarsi anch'essi in partecipanti attivi di una guerra di aggressione che vuole tutelare solo gli interessi delle potenze imperialiste.
Siamo contro questa nuova missione europea e siamo assolutamente contro la partecipazione italiana a questa missione, per la quale invece questo governo guerrafondaio, imperialista si sta attivando per poter fare rientrare dalla finestra ciò che dalla porta non è riuscito a fare entrare, secondo gli intendimenti dell'imperialismo americano che avrebbe voluto un immediato schieramento di tutti i paesi imperialisti europei - e in primis del nostro che viene considerato da Trump un governo a suo servizio. non ha ottenuto questo schieramento prima e non siamo perché l'accordo serva ora ad ottenerlo nei fatti con la presenza delle truppe imperialiste nella zona.
Il proletariato non è neutrale nelle guerre imperialiste e negli attacchi imperialisti contro i popoli e le nazioni oppresse o comunque dipendenti dalle grandi potenze imperialiste.
Su questo la nostra posizione si distingue da altre forze nel nostro campo.
Detto questo però questa guerra va vista dal punto di vista dei proletari e dei popoli e questo, sul piano strategico, è la questione principale ed è la questione su cui bisogna concentrare la nostra attenzione e la nostra azione.
“Le guerre le fanno loro e i morti sono nostri”. Questa guerra non è stata/non è a costo zero, anche se finisse oggi, ha visto migliaia di morti tra le masse iraniane e tra le masse libanesi e nonostante la guerra in corso è continuata senza alcun freno il piano genocida dello Stato sionista di Israele nei confronti della Palestina producendo morti e distruzioni nei territori palestinesi e in Cisgiordania.
Per fermare le guerre imperialiste e reazionarie i popoli devono ribellarsi e organizzarsi per trasformarle in guerre rivoluzionarie e in guerre di liberazione, perché "morti per morti", bisogna morire per liberare i paesi dall'oppressione imperialista, dai regimi affamatori e questo fa sì che le guerre di liberazione lo siano effettivamente per le masse mentre le guerre reazionarie imperialiste sono distruttive.
Noi siamo perché finiscano le guerre in tutte le aree, ma le guerre possono finire solo se le truppe imperialiste vengono cacciate e i regimi asserviti agli imperialisti- e in primis il regime israeliano - vengono sconfitti e potenzialmente distrutti, politicamente e militarmente.
Per questo siamo a fianco di tutti i proletari e i popoli, innanzitutto del popolo palestinese, delle masse libanesi, delle masse iraniane che stanno resistendo all'aggressione imperialista e ai regimi reazionari.
Dal punto di vista dei proletari c'è qualcos'altro da aggiungere.
L'Iran, con diverse analisi sulla sua natura, è sicuramente un paese a dominio capitalista con una classe dirigente che ne rappresenta gli interessi, una classe dirigente militare e reazionaria assolutamente contraria agli interessi dei proletari e dei popoli, tanto è vero che in Iran era in corso una ribellione al regime e che il regime ha schiacciato col sangue. Ed è chiaro che la vittoria parziale conseguita dall'Iran in questa guerra d'aggressione rafforza il regime e il rafforzamento del regime all'interno produce più repressione, più sfruttamento, più oppressione e anche un accordo che rafforzi il regime rafforza la classe dominante in Iran e non rafforza i proletari e i popoli. Il regime non risponde alla vittoria parziale conseguita rispetto all'aggressione imperialista migliorando le condizioni dei proletari e dei popoli, ma, anzi, stringendo ancora il cappio con le impiccagioni, le fucilazioni, sul popolo che si ribella.
Il popolo, i proletari, gli operai sfruttati in Iran hanno tutto il diritto di ribellarsi, le masse giovanili e femminili che in questo regime vivono uno stato di triplice oppressione, hanno il diritto di ribellarsi all’ oppressione capitalistica, all’oppressione di genere e all’oppressione dai residui feudali che caratterizzano lo Stato iraniano nonostante il suo sviluppo capitalistico.
Quindi questo accordo non può andar bene ai proletari e alle masse e quindi è giusto che i proletari e le masse casomai colgano l'occasione di questo accordo per riaprire lo scontro di classe sociale, politico, sul fronte sociale come sul fronte democratico, con il regime iraniano e noi siamo perché i proletari e le masse iraniane rovescino questo governo, per un governo operaio e contadino e per un regime di nuova democrazia che liberi dalle catene dello sfruttamento capitalistico e feudale le masse popolari iraniane.
Dal punto di vista dei proletari questo accordo è una continuazione delle guerre in altre forme e quindi la nostra posizione è che bisogna alzare il tiro della lotta contro le guerre imperialiste e reazionarie nell'area come in tutto il mondo e bisogna potenziare e moltiplicare il sostegno al popolo palestinese, al popolo libanese, alle masse iraniane nei confronti delle guerre imperialiste reazionarie.
Per quanto riguarda gli effetti sul nostro campo, nelle contraddizioni interimperialistiche ci sono tutta un'altra serie di considerazioni da fare.
Su una non interverremo in questo momento, cioè sugli interessi della Russia e della Cina e del loro ruolo rispetto a quello che avviene in Medio Oriente e sul loro stadio di complicità con gli interessi dell'imperialismo americano che sono prevalenti sul loro stadio di contrast, se li guardiamo dal punto di vista degli effetti sui proletari e sui popoli.
Parliamo invece del fatto che questa pace fa alzare subito i livelli dei profitti, le borse tornano a fiorire, i petrolieri non perdono assolutamente niente e i signori della guerra incassano profitti presenti, profitti futuri e, come sempre durante le guerre, si ingrassano, durante le cosiddette tregue o parziali fasi degli accordi di pace si ingrassano lo stesso, e quindi i proletari non possono essere contenti della fine delle guerre e degli accordi di pace se questi portano all'aumento delle ricchezze e dei profitti mentre per i popoli non c'è alcun miglioramento reale.
I prezzi del petrolio e della benzina seppure non andranno alle stelle, come in qualche fase è sembrato, non torneranno quelli di prima e quindi il peggioramento diretto sulle condizioni di vita dei proletari - compresi quelli del nostro paese - sono evidenti e sono i risultati di queste guerre e non sono modificate dagli accordi di pace.
L’altro elemento è che in questa corsa alle guerre tutti i paesi vogliono parteciparvi e non essere portatori di pace. In particolare i governi del Grande Capitale, i governi dei padroni, della finanza, i signori della guerra, delle banche e i loro governi vedono nelle guerre ulteriori maniere per consolidarsi al potere e continuare, in forme ancora più radicali, ad opprimere il loro popolo sul piano del riarmo, sulla repressione all'interno, sul piano dell'attacco alle condizioni di vita e di lavoro.
Per questo noi diciamo che come l'opposizione alla guerra occorre l’opposizione al cosiddetto “accordo di pace” all'interno dei paesi e quindi anche nel nostro bisogna opporsi.
Dire un chiaro NO al riarmo, dire un chiaro NO alle missioni militari nell'area, dire un chiaro NO all'economia di guerra, dire un chiaro NO allo scaricamento di tutto questo sulla condizione di vita dei proletari e delle masse. E le forme con cui i NO si dicono sono gli scioperi, la lotta.
Resta in campo la necessità di uno sciopero generale che porti con forza il punto di vista dei proletari e delle masse sulla questione, l'alternativa dei proletari e delle masse, ed è quello che permette di unire il nostro popolo, i proletari e le masse, alle masse oppresse, sfruttate, bombardate, uccise nell'area delle guerre.
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