martedì 9 giugno 2026

pc 9 giugno - La fabbrica del consenso di Israele: in un bando segreto della Difesa il piano per manipolare l’opinione pubblica globale

info Fatto quotidiano
 
I corsi, tenuti in ebraico e inglese da docenti che non fanno parte delle forze armate, sono destinati al personale della difesa sia in Israele e all'estero, e anche a a non meglio specificati "partner stranieri"
La fabbrica del consenso di Israele: in un bando segreto della Difesa il piano per manipolare l’opinione pubblica globale

Il bando, svelato dalla piattaforma investigativa israeliana The Hottest Place in Hell e ripreso da +972, mostra che la maggior parte dei corsi – scrive InsideOver – “è orientata ad azioni ‘offensive’, definite come interventi mirati a ‘interrompere o manipolare le convinzioni, gli atteggiamenti e i comportamenti dei pubblici bersaglio'”. Nella lista dei corsi, sono due in particolare a colpire: uno, dedicato alle tecniche ‘Black Hat’, che insegna “la distribuzione e la promozione di contenuti illegittimi utilizzando strumenti e soluzioni tecnologiche – un percorso che bypassa Facebook e Google“, mentre “un altro modulo insegna a pianificare ‘operazioni informative allo scopo di influenzare la coscienza pubblica nell’arena

pc 9 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il processo "Ambiente svenduto" ex-Ilva a Potenza sta diventando "un processo al processo"

 

pc 9 giugno - Amendolara - non spegnere i riflettori e costruire l'organizzazione e la lotta dei lavoratori migrant

 

Amendolara e la strage degli schiavi invisibili: così il caporalato uccide nei campi tra Calabria, Basilicata e Puglia

Dalla Sibaritide al Metapontino, centinaia di braccianti stranieri viaggiano ogni giorno tra furgoni pieni, paghe da fame e case sovraffollate. Un sistema che trasforma il lavoro nei campi in sfruttamento organizzato


Non è una tragedia nata dal nulla, non è un incidente isolato e mon è nemmeno soltanto una storia di disperazione, fuoco e morte. La strage di Amendolara è il nome nuovo di una vergogna antica: quella dei braccianti invisibili, degli uomini caricati all’alba su auto e furgoni, portati da un campo all’altro tra Calabria, Basilicata e Puglia, spremuti per pochi euro e poi riportati indietro, quando va bene, a notte fonda.

La scena cambia, il copione resta identico. I lavoratori partono dalla Sibaritide, attraversano chilometri di strade interne, inseguono la raccolta di fragole, uva, ortaggi, agrumi. A volte rientrano. A volte no. Come è accaduto sulla Fondovalle dell’Agri, dove quattro lavoratori morirono in una Renault Scenic stipata oltre ogni limite. Come rischia di accadere ogni giorno sulle stesse rotte percorse da uomini senza voce, senza contratto vero, senza protezione reale. La morte, in queste storie, arriva sempre dopo. Prima c’è il sistema. Prima ci sono le paghe da fame, gli alloggi sovraffollati, i trasporti imposti, le intermediazioni obbligate, le comunità chiuse dentro una paura che parla urdu, punjabi, italiano e silenzio. Prima c’è il caporalato. Poi arrivano le sirene.

Il triangolo dei campi: Calabria, Basilicata, Puglia

Il nuovo caporalato non ha più soltanto il volto dei ghetti visibili, delle baraccopoli fotografate dalle telecamere, delle tendopoli esplose nelle cronache dopo ogni emergenza. Nella Piana di Sibari il fenomeno assume forme più sfuggenti. I braccianti vivono spesso in appartamenti anonimi, distribuiti nei centri della zona, stipati in stanze dove il confine tra casa e dormitorio scompare. Da lì partono verso il Metapontino, verso la Puglia, verso le campagne dove la richiesta di manodopera è continua e il controllo resta intermittente. Chilometri su chilometri per raggiungere i campi, lavorare anche dodici ore, tornare indietro con un salario già decurtato prima ancora di arrivare in tasca. Perché dal compenso bisogna togliere il trasporto, l’alloggio, la mediazione, il debito contratto con chi controlla il lavoro e spesso anche la vita quotidiana. È una geografia dello sfruttamento che non ha confini amministrativi. Non si ferma al cartello di un comune o di una regione. Funziona come una filiera parallela: chi recluta, chi trasporta, chi ospita, chi minaccia, chi incassa. E sopra, molto spesso, chi fa finta di non vedere perché quel sistema garantisce raccolti a basso costo e margini più alti.

Il caporale straniero e il padrone italiano

La novità più insidiosa è che in molte aree il caporalato ha imparato a mimetizzarsi dentro le stesse comunità migranti. Caporali pachistani e indiani, reti di connazionali, intermediari che conoscono lingua, debolezze, paure e ricatti dei lavoratori. Ma fermarsi qui sarebbe troppo comodo. Perché il caporale è l’anello visibile. Non sempre è il vertice. Il sistema resta profondamente italiano quando arrivano i profitti. Italiane sono le aziende che beneficiano della manodopera a basso costo. Italiani sono i terreni. Italiani sono spesso i controlli mancati, le complicità, le zone grigie, le convenienze economiche. Il caporale prende la sua parte, ma il raccolto finisce dentro una filiera che non può dichiararsi innocente ogni volta che qualcuno muore. Non basta indignarsi davanti al furgone pieno o all’auto trasformata in trappola. Bisogna chiedersi chi aveva bisogno di quei lavoratori, chi li aspettava nei campi, chi pagava, chi risparmiava, chi chiudeva gli occhi. Il caporalato, d’altronde, vive dove c’è un’economia che lo tollera, lo usa e poi lo scarica quando diventa scandalo.

pc 9 giugno - Intensifichiamo la lotta popolare unita contro gli imperialisti del G7! Scendiamo in piazza a Ginevra il 14-17! – ATIK

Traduzione ufficiosa

ATIK- Confederation of Workers from Turkey in Europe.

Le potenze imperialiste che condannano i popoli del mondo alla fame, alla povertà, alle deportazioni e morte si riuniscono a Ginevra, in Svizzera, dal 14 al 17 giugno per il vertice del G7 di quest'anno. Il vertice del blocco imperialista composto da Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone e Canada, che tentano di ingannare i popoli del mondo con una retorica di "pace", "stabilità", "democrazia" e "diritti umani", in realtà sarà incentrato su politiche che intensificano guerre, organizzano occupazioni e approfondiscono il sistema di sfruttamento.

Oggi, i popoli del mondo si trovano ad affrontare le gravi conseguenze dell'aggressione imperialista. Le politiche di aggressione dell'imperialismo USA contro dell'Iran e il suo rafforzamento militare nella regione stanno trascinando il nostro pianeta sull'orlo di una nuova guerra di spartizione. Mentre lo Stato sionista di Israele continua i suoi massacri contro il popolo palestinese e l'intera regione, dal Libano allo Yemen, diventa bersaglio di interventi imperialisti. Milioni di persone in fuga dalla guerra sono lasciate morire lungo le rotte migratorie sono respinte dai muri ai confini e ammassati nei centri di deportazione.

Nel frattempo, laa guerra tra Russia e Ucraina è uno degli esempi più recenti di come la competizione tra imperialisti porti devastazione ai popoli del mondo. Mentre si intensifica la lotta per l'egemonia tra la NATO e l'imperialismo russo, il costo delle politiche di guerra ricade sui lavoratori. Mentre in tutta

pc 9 giugno - Contro il G7 di Ginevra - una campagna di locandine in Italia - 1

pc 9 giugno - Incriminazione del blocco stradale (Decreto Sicurezza): la Procura di Torino chiede di sollevare questione di legittimità costituzionale


Dott.ssa Elisa Pazè

Segnaliamo ai lettori – in tema di incriminazione del cd. blocco stradale – la memoria con cui la Procura di Torino, nell’ambito di un procedimento penale relativo alla condotta di circa duecento persone che “in occasione di una manifestazione di protesta contro l’eccidio in corso nella striscia di Gaza, impedivano la libera circolazione lungo il raccordo della tangenziale Torino-Caselle, ostruendolo con il proprio corpo“, ha chiesto di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 bis, comma 2, del del D. L.vo 22 gennaio 1948 n. 66 come modificata dall’art. 14 del D.L. 11 aprile 2025, n. 48, convertito dalla L. 9 giugno 2025 n. 80.

Come anticipato, il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48 (cd. “decreto sicurezza“) – recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario” – all’art. 14 ha modificato l’articolo 1 -bis del decreto legislativo 22 gennaio 1948, n. 66 prevedendo che l’impedimento della libera circolazione su strada sia punito con la reclusione da sei mesi a due anni se il fatto è commesso da più persone riunite.

Ad avviso della Procura, “l’incriminazione del blocco stradale attuata con il corpo lede i diritti di riunione e di sciopero tutelati rispettivamente dagli artt. 17 e 40 Cost, posto che la possibilità che si creino rallentamenti o addirittura blocchi del traffico è connaturata alle manifestazioni, sia che esse si svolgano in forma statica, mediante sit-in, sia in forma dinamica, facendo parte della fisiologia dei

pc 9 giugno - Il Movimento del Jihad Islamico Palestinese con l'IRAN contro l'aggressione imperialista/sionista - info

🇵🇸 ⚫️ Jihad Islamico Palestinese (PIJ):

Il Movimento del Jihad Islamico Palestinese benedice la risposta iraniana ai crimini dell'entità sionista.

Benediciamo gli attacchi missilistici sferrati dalla Repubblica Islamica dell'Iran contro obiettivi e siti all'interno dei territori palestinesi occupati, in risposta all'escalation da parte del governo dei criminali di guerra dell'entità usurpatrice nelle sue politiche aggressive nella regione, che ieri hanno raggiunto la periferia meridionale di Beirut, tra il suo continuo rifiuto e la ripetuta violazione dell'accordo di cessate il fuoco a Gaza.

Benediciamo inoltre gli attacchi sferrati dalle Forze Armate yemenite contro l’entità e il loro annuncio di un divieto completo e totale della navigazione marittima per i movimenti del nemico nel Mar Rosso.

Il periodo appena trascorso ha dimostrato senza ombra di dubbio che l’entità sionista è l’unico ostacolo al raggiungimento di un cessate il fuoco nella regione, e continua a versare il sangue dei popoli della nostra nazione, specialmente in Libano e nella Striscia di Gaza, al servizio di obiettivi politici e in adempimento delle illusioni talmudiche di espansione, egemonia e controllo.

Gli attacchi iraniani rappresentano un'occasione per tutelare la sicurezza nazionale araba e quella degli Stati della regione, per dissuadere l'entità sionista dal proseguire le sue azioni criminali, per costringerla a rispettare gli accordi e per proteggere le forze di resistenza nella regione, che costituiscono il pilastro della dignità della nazione araba e islamica e il suo sostegno di fronte alla tirannia dell'entità sostenuta dall'amministrazione americana.

❗️🇵🇸🇮🇷 Il portavoce politico di Hamas a Gaza, Hazem Qasim, afferma che l’Iran ha comunicato al movimento che un cessate il fuoco regionale tra Iran e Stati Uniti dovrebbe includere anche un cessate il fuoco totale a Gaza.

Ha dichiarato che l’Iran ha informato Hamas di «intensi sforzi» volti a includere Gaza nel quadro del cessate il fuoco, insieme a Libano, Iraq e Yemen.

pc 9 giugno - Bolivia la rivolta continua e il governo prepara lo stato di eccezione per la repressione di massa

 🔴 Il popolo boliviano mantiene le mobilitazioni e i blocchi delle strade in tutto il paese per 39 giorni, nonostante la repressione delle forze di polizia e paramilitari.

Nel frattempo, il presidente fantoccio Rodrigo Paz, ha promulgato lunedì la Legge sulla Regolamentazione degli Stati di Eccezione, che era stata approvata domenica dalla Camera dei Deputati, e quindi da ora in poi, ha via libera per decretare lo stato di eccezione e scatenare la repressione contro il popolo boliviano

pc 9 giugno - La protesta di massa in Albania vince! - info e un contributo analitico interessante

 

L’ALBANIA CE L’HA FATTA! IL POPOLO SCONFIGGE L’ACCAPARRAMENTO DI TERRE KUSHNER-ISRAELIANO E IL FURTO DEGLI OLIGARCHI, MEGA-PROGETTO SOSPESO DOPO PROTESTE DI MASSA!

Nonostante la stampa meloniana fa finta di non sapere. Arrivano notizie che gli #albanesi hanno cacciato i coloni israeliani e i compari statunitensi che volevano occupare la loro isola di Sazan. Le proteste delle persone hanno costretto il governo a cambiare direzione, perché “l’Albania non è in vendita”

A differenza dell'Italia dove ospitiamo per rigenerarsi, gli assassini israeliani IDF con famiglie al seguito.

Circa 900.000 persone hanno manifestando su vasta scala contro Edi Rama (amichetto della Meloni) i suoi maneggi con Israele e Stati Uniti. Accusando il loro governo e il Primo Ministro, di svendere il paese mentre la gente comune paga il prezzo.

Gli albanesi stanno dimostrando il vero potere del popolo in azione. Stanno combattendo contro potenti interessi stranieri, inclusi accordi legati a Israele attraverso Kushner, e élite locali corrotte che cercano di svendere terreni costieri protetti.

Si tratta di sovranità, protezione della natura e rifiuto di lasciare che estranei o oligarchi rubino la patria. Dimostrazione che quando i cittadini si uniscono e protestano, anche i grandi progetti delle élite possono essere fermati.

Il popolo albanese sta inviando un messaggio che non può essere ignorato: La dignità è non negoziabile. La responsabilità è non negoziabile. E questa generazione? Anche non negoziabile.

Il coraggio e l'unità con cui le persone si sono alzate per difendere la loro terra e gli interessi del loro paese sono davvero notevoli. Da prendere ad esempio e poter dire basta ai criminali che stano distruggendo questo nostro mondo!!

L’Architettura della Fuga: Dal Bunker di Washington al Resort Albanese

L'Equazione dell'Isolamento: come l'élite globale sta costruendo bunker per sfuggire al disastro che ha creato

pc 9 giugno - Bakari Sako - Assassini razzisti, punto e basta! Dal blog tarantocontro

 Da lagazzettadelmezzogiorno

«Modò, nà ado stè. Jidde è». È una delle frasi pronunciate dalla babygang alla vista di Bakari Sako, il 35enne del Mali ucciso all'alba del 9 maggio scorso in piazza Fontana dai giovanissimi membri del gruppo. Dinanzi al bar, alcuni dei giovani vedono il 35enne arrivare in bicicletta e commentano «Madonna, ecco dove sta. Lui è». Il gruppo composto da quattro minori e due maggiorenni, insomma, era in attesa: aspetta un bersaglio, «un indifeso» come spiegò la procuratrice Eugenia Pontassuglia in conferenza stampa dopo gli arresti. Poco prima avevano tentato di aggredire un altro giovane extracomunitario: qualcuno lo aveva affiancato con la moto e insultato «Carnevà!» mentre gli altri incitavano da lontano «Ehi, facitu cadè!». «Ehi fatelo cadere!». Quando il bersaglio però è riuscito a divincolarsi e a proseguire la sua corsa una parte ha pensato di non lasciarlo scappare: «U facime cadè? Veloce, pigghjie a mote!». «Lo facciamo cadere? Velocemente, prendi la moto!». Ma l'intento sfuma e così il gruppo resta in attesa. Fino a quando, da via Garibaldi uno di loro vede spuntare Bakari.

Nei nuovi atti depositati nell'udienza dinanzi al Tribunale Del Riesame dei due maggiorenni, per i quali è stata confermata la custodia in carcere, emergono nuovi passaggi dei dialoghi tra gli indagati in quei momenti terribili all'alba del 9 maggio. In una nuova informativa depositata dagli agenti della Squadra mobile agli ordini del vice questore Antonio Serpico, si leggono nuove frasi pronunciate prima, durante, e dopo l'agguato.

lunedì 8 giugno 2026

pc 8 giugno - Dai lavoratori della Stellantis di Melfi

Lo Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto ha parlato nei giorni scorsi con alcuni operai della Stellantis di Melfi - Riportiamo questa lunga discussione che da un quadro ampio della situazione in fabbrica, ma anche di come è necessario cambiarla

*****

Slai cobas - Volevamo sapere come è proseguita la situazione a Melfi. Sta andando avanti quel piano che ci dicevate del lavoro soli per tre giorni alla settimana, martedì, mercoledì e giovedì?
Lavoratore Stellantis - Adesso per i lunedì hanno fatto il “senza lavoro” tutta la giornata. Questi tre giorni sono anche diminuiti adesso, perché questa settimana si è lavorato solo quattro turni, cioè due giorni alla settimana. Quindi praticamente se non inseriscono la nuova macchina, la DS7, è un problema.

Slai cobas - Ma che possibilità ci sono, c'è un’effettiva prospettiva di aumentare il lavoro?
Lavoratore Stellantis - Il problema è che è rimasta solo una linea di produzione, quindi per l'assemblaggio di quelle macchine che sono grandi e hanno bisogno di molte operazioni, tecnicamente puoi fare massimo 600 vetture al giorno. Se dovesse esserci un picco di produzione dovrebbero inserire il turno di notte, però il problema è che alcuni reparti, come lastratura, non ce la fanno. Infatti una squadra di lastratura, dove assemblano le scocche, fa lavoro anche di notte per portarsi avanti con l'assemblaggio delle scocche.
Il problema poi è che hanno distrutto l'indotto, quindi molte lavorazioni sono saltate, e quindi si va a rilento nell'assemblaggio.

Slai cobas - Quegli altri modelli che stavate facendo, C-SUV, Compass, sono terminati?
Lavoratore Stellantis - La Compass è l'unica, adesso stiamo facendo la DS8, che è una macchina che costa tantissimo, per cui se ne producono molto poche, parliamo di 10-20 macchine al giorno, in più facciamo una produzione per turno di Jeep Compass, la J4 si chiama. In teoria dovrebbero inserire, dicono, da fine giugno-luglio, la DS7, il terzo modello. Però il problema è che sono macchine che costano tanto, quindi non hanno grossi volumi.

Slai cobas - Cioè non c'è mercato?
Lavoratore Stellantis - Non c'è mercato, ma anche se ci fosse il mercato, il problema è che avendo una sola linea di produzione, e quella linea ha una produzione di 350 vetture a turno, anche se aumentano i modelli, il numero di macchine che si può fare è sempre quello. Non è che aumenta i modelli e puoi fare 2.000 macchine, oppure 1.500, come facevamo con la Renegade, perché avevamo due linee gemelle, quindi automaticamente facevi 750 su una linea, su tre turni e 750 sull'altra. Adesso avendo solo una di linea, sempre quello è il passo, cioè le operazioni, la tempistica è sempre quella.

Slai cobas - C'è un'unica linea perché? Per i problemi che si sono ridotti gli arrivi di materiali dalle ditte dell’indotto?
Lavoratore Stellantis - No, perché un'altra linea l'hanno smontata e se la sono portata in Francia. In pratica Melfi aveva due linee gemelle, si chiamavano Melfi 1 e Melfi 2. Adesso è rimasta solo una linea di produzione, al montaggio. L'unica soluzione è fare il turno di notte e potresti portare, diciamo per assurdo, 900 vetture al giorno per come è adesso impostata la linea di produzione. Questa è la realtà. Quindi, anche se inseriscono nuovi modelli noi lavoratori siamo ancora troppi, per loro siamo ancora troppi. Hanno saturato le postazioni, quindi fanno “morire” la gente.
In assemblea qualcuno ha chiesto come avevano calcolato i tempi di produzione, cioè la tempistica delle operazioni che un operaio deve fare sulla linea. Hanno risposto: i tempi sono stati presi in Turchia. Quando in Turchia fanno la Tipo, una macchina molto snella, con molti meno pezzi da assemblare

pc 8 giugno - Sui rapporti strategici e tattici Israele/India e la vicinanza ideologica sionismo/ fascismo hindutva /Modi-Netanyhau

 Articolo su Limes - che commenteremo in seguito 


GERUSALEMME E DELHI, AMICI CON BENEFICI MA NON ALLEATI

Nonostante la sinergia tecnologica e la storica vicinanza ideologica tra sionismo e nazionalismo indù, l’India non si diluirà nell’Esagono di Netanyahu. E continuerà a coltivare i rapporti con persiani e arabi del Golfo, emiratini in testa. I nodi turchi e pakistani.
di Lorenzo Di Muro
Pubblicato il

<span class=gwt-InlineHTML kpm3-ContentLabel>Carta di Laura Canali - 2024</span>

pc 8 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Manifestazione di Amendolara: ora più che mai fatti e organizzazione di massa dei migranti

 

pc 8 giugno - Caporalato, nella Piana di Sibari il lato oscuro di un distretto agricolo da 2 milioni di giornate

CORIGLIANO-ROSSANO - Se la Piana di Gioia Tauro resta il simbolo storico e abitativo del caporalato calabrese, la Piana di Sibari oggi è l’area in cui il fenomeno è più esteso, più mobile: meno visibile nelle forme del ghetto, ma più diffuso nei territori, nelle filiere, nei trasporti, nel lavoro grigio e nelle reti di intermediazione. E la Calabria del nord-est è diventata quindi il simbolo silenzioso di un paradosso gigantesco: da una parte filiere ricche, export, clementine, agrumi, ortofrutta, imprese capaci di stare sui mercati decantato da istituzioni e politica; dall’altra un esercito mobile, stagionale, spesso invisibile, fatto di braccianti stranieri, lavoro grigio, trasporti informali, giornate dichiarate meno di quelle realmente lavorate, contratti che non sempre proteggono e intermediazioni illecite che continuano a riempire il vuoto lasciato dai canali ordinari del mercato del lavoro.

Il numero di partenza è quello più aggiornato: secondo i ricercatori Cnr-Ismed Giovanni Ferrarese e Donato Di Sanzo, curatori dell’ultimo Rapporto Agromafie e Caporalato, pubblicato appena ieri (3 giugno) nel settore agricolo calabrese si stima la presenza di 11.000-12.000 lavoratori impiegati in

pc 8 giugno - Caporalato e sfruttamento schiavistico ovunque .. denuncia lotta e organizzazione ovunque!

Caporalato nel Fermano: "I casali nelle campagne da latifondisti a sfruttatori"

Sorgoni (’On the Road’): "Chi controlla davvero le ore segnate nei campi?". Occhio anche all’edilizia: "Con il Superbonus boom dello sfruttamento". 

Fabio Sorgoni, Responsabile dell’Area Tratta e Sfruttamento di ’On the Road’

Fabio Sorgoni, Responsabile dell’Area Tratta e Sfruttamento di ’On the Road’

La tragedia dei quattro braccianti agricoli bruciati vivi nella loro auto in Calabria ha risollevato drasticamente l’attenzione sul tema del caporalato: quella forma illecita di intermediazione tra lavoratori, spesso migranti, e aziende che, tra appalti e subappalti, apre le porte allo sfruttamento, con turni di lavoro estenuanti e paghe da pochi euro l’ora. Un sistema criminale che si basa sulla fragilità di chi arriva in Italia senza documenti e, spesso, pure con elevati debiti, necessari ad affrontare i viaggi di fortuna da Pakistan, Bangladesh o Africa Sub-Sahariana. Il vile ricatto: se non hai soldi sei costretto a lavorare a qualsiasi condizione, se non hai i documenti sei costretto a stare sotto il mio controllo.

Nelle Marche il fenomeno è altrettanto diffuso: nel 2024 registrate 808 vittime di caporalato. I numeri

pc 8 giugno - In Messico - boicottaggio dei mondiali - dai compagni di Sol rojo

pc 8 giugno – Italia-India e i nuovi accordi del Partenariato Strategico Speciale – 4: una gigantesca classe operaia a disposizione dell’imperialismo italiano

 

Uno dei punti importanti, molto importanti, del Partenariato Strategico Speciale firmato dal duo fascista Modi-Meloni il 20 maggio scorso, è quello che riguarda i lavoratori, la forza lavoro, e ne parla in un capitolo intitolato però Migrazione e mobilità, titolo che però rende chiaro il concetto di come deve essere per l’imperialismo odierno la forza lavoro.

Ecco il capitolo con i suoi tre punti:

Migrazione e mobilità

23. I due leader hanno concordato di migliorare la mobilità di studenti, ricercatori e lavoratori qualificati, in particolare nei settori STEM, e per ampliare la cooperazione nello sviluppo delle competenze, in linea con le esigenze del mercato del lavoro, inclusa una specifica Dichiarazione Congiunta di Intenti sulla facilitazione della mobilità degli infermieri dall'India all'Italia. In questo contesto, hanno accolto con favore la situazione in corso discussioni tra le agenzie competenti sull'Accordo di Sicurezza Sociale (SSA).

24. Hanno accolto con favore il lancio di "ICI - Italia chiama India: un ponte di talenti università-

pc 8 giugno - Milano consolato Usa - sistema di ricatti e sfruttamento schiavistico targato USA/padroni coperto da istituzioni

CdS Milano «Febbre e vomito? Ci davano antidolorifici e si tornava a lavorare» 

Repubblica: Consolato Usa, le minacce agli operai: “Se ti assenti ancora ti rispedisco a casa dentro a una bara" - Il capo del personale: “Era una sorta di padrone con la costante minaccia del licenziamento”

Consolato Usa, le minacce agli operai: “Se ti assenti ancora ti rispedisco a casa dentro a una bara”

Le testimonianze ricostruiscono un clima di ricatti e vessazioni del capo del personale, ora fermato dai pm. L’accusa dei magistrati: “Era una sorta di padrone con la costante minaccia del licenziamento”Se ti assenti ancora ti rispedisco in India in una bara». Se lo sentivano ripetere allo sfinimento gli operai indiani al cantiere del consolato americano di piazzale Accursio, messo una settimana fa in «controllo giudiziario» dai pm Mauro Clerici e Paolo Storari per sfruttamento dei lavoratori pagati meno di due euro all’ora, sei giorni alla settimana, turni massacranti senza festivi e stipendi tra gli 800 e i 1.400 euro. Negli ultimi giorni, quando la notizia delle indagini era nota, la minaccia era di tacere: «Se parlate di quello che succede in cantiere e come si lavora la vostra fine sarà la stessa: il rimpatrio». E a ricattarli era sempre lui, Aji Appukuttan, connazionale, 51 anni. Il gestore del personale, fermato venerdì sera con un provvedimento d’urgenza dai pm per il pericolo che fuggisse, come già aveva tentato di fare Ulas Demir, manager della divisione italiana della Caddell Construction, bloccato domenica scorsa dai carabinieri a Orio al Serio mentre tentava di imbarcarsi con la famiglia su un volo per la Turchia.

Il secondo fermato nell’inchiesta per caporalato aggravato nel cantiere da 200 milioni di dollari per la

pc 8 giugno - Milano - la lotta contro i topi/Aler-Comune - assemblea abitanti Molise-Calvairate

domenica 7 giugno 2026

pc 7 giugno - Internazionalismo, lotta di classe info in tempo reale blog maoistroad!

 

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  • pc 7 giugno - Intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto al concentramento della Stazione di servizio di Amendolara dei sindacati di base

     

    pc 7 giugno - Nel corteo ad Amendolara anche il ricordo di Sako Bakari - Intervento della compagna di Taranto di #iostoconlapalestina

     

    pc 7 giugno - La manifestazione di Amendolara - alcuni video - domani a ORE 12 Controinformazione rossoperaia commento valutazione indicazioni

    https://www.instagram.com/reel/DZQbICOMGOf/?igsh=Mnlycng1YTVzaTB5
    
    https://www.instagram.com/p/DZQp3MHDUSg/?igsh=MXd4aGo5ZGoxdm1xaQ==

    pc 7 giugno - Domani ad ORE 12: La manifestazione ad Amendolara per la strage dei braccianti immigrati

      

    DOMANI ASCOLTA ORE 12 

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    Le falsità del governo Meloni, della sua Ministra del Lavoro: 

    Ex ispettore capo: “Contro il caporalato 200 milioni, il governo non li usa”. Il magistrato Bruno Giordano: “Solo undici progetti avviati e non è mai partito il portale nazionale. Erano soldi del Pnrr, dal 30 giugno non ci saranno più”

    Il volantino diffuso dallo Slai cobas Taranto ieri ad Amendolara, soprattutto tra i migranti e la gente del posto

    pc 7 giugno - Formazione rivoluzionaria delle donne - Interventi su "Produzione e riproduzione" - 3 - “Le donne sono soffocate dal lavoro (il lavoro domestico) più meschino, più umiliante..."

     Abbiamo visto che con la nascita della proprietà privata e l'alienazione della donna dalla produzione sociale, si è perso il valore collettivo del ruolo economico della donna nella società. La direzione dell'amministrazione domestica, nella famiglia singola monogamica, ha perso il suo carattere pubblico, sociale, ed è diventato un servizio privato, escluso dal processo produttivo.

    Nello stesso tempo il lavoro domestico, inteso appunto come lavoro riproduttivo, è essenziale per la società capitalista, e questo lavoro comporta un alto grado di fatica, di logoramento fisico e psichico.
    Lenin parla proprio di una schiavitù domestica: "Le donne sono soffocate dal lavoro più meschino, più umiliante, più duro, più degradante, che le relega...
    (continua a leggere):