sabato 13 giugno 2026

pc 13 giugno - Governo Meloni sempre più governo dei padroni

ORE12/Controinformazione rossoperaia del 11.06.26

Meloni ormai è saldamente schierata con i padroni e a tutti gli eventi a cui partecipa il suo primo imperativo è quello di dimostrare che il suo governo è schierato con i padroni, con i ricchi, con la borghesia imperialista italiana, con le banche, con la grande finanza, perché il timore principale che è emerso - per le sue contraddizioni interne dopo la sconfitta referendum - è che i padroni grandi, medi e in parte piccoli, le tolgano il consenso, che cambino cavallo, cavalchino le sue contraddizioni per rimuoverla dal governo; visto che proprio da lì viene il principale pericolo per la Meloni, data la debolezza oggettiva - a parte il voto referendario - del movimento sociale e politico, proletario e di massa che metta in discussione il governo e ne provochi la caduta.

Siamo più volte intervenuti sulle attuali debolezze del movimento operaio, proletario e di massa, ora però torniamo alla fonte, cioè sul perché il movimento operaio proletario e di massa deve scendere in lotta, unirsi in uno sciopero generale vero che abbia come esplicito obiettivo la caduta del governo Meloni.

Gli interventi che la Meloni sta facendo in questi giorni, sia nei meeting a cui partecipa sia attraverso i suoi mezzi di stampa, sia attraverso i provvedimenti che il suo governo, con la fiducia, impone al Parlamento (che peraltro non si spreca molto nell'opposizione radicale a questi provvedimenti), dimostrano quanto questo sciopero sia necessario.

Partiamo dall'ultimo discorso che ha fatto la Meloni all'assemblea della Confcommercio. Il suo discorso è stato chiaro: no alla patrimoniale, cioè non si toccano i miliardari, non si toccano le grandi ricchezze

del paese, non si toccano i super profitti raggiunti, anche per la congiuntura internazionale, dai signori del petrolio, non si toccano i profitti di guerra, dell'economia di guerra, della corsa agli armamenti, non si toccano i profitti delle banche, della grande finanza che i suoi giornali dichiarano apertamente.

Quindi la priorità della Meloni è non toccare i profitti e le ricchezze dei padroni, il suo barometro, il suo punto di riferimento, è proprio quello.

Meloni dice che l'Italia non è la Repubblica delle banane proprio perché è sempre più la repubblica delle grandi ricchezze, dei grandi patrimoni, di quelli accumulati nel passato e di quelli che si vanno accumulando nel presente, di cui vi è una tutela assoluta da parte sua e del suo governo e che non riguarda soltanto le ricchezze materiali ma anche tutto quello che è il sistema capitalistico che comprende le ricchezze accumulate dalla grande malavita, le ricchezze accumulate dalla corruzione politica ed economica, i cui casi sono sui giornali ogni giorno. Il patto reale che vuole il governo è il consolidamento del patto con i padroni, con la classe dominante, a cui si pone a servizio come Comitato d'affari e gestore per loro conto degli interessi generali dello Stato in Italia e in Europa.

Su questa strada vuole ulteriormente premere sull'acceleratore con ulteriori detassazioni di quello che si chiama il “ceto medio”, che si tratta della piccola e media borghesia che costituisce comunque la base elettorale dei partiti di governo, e in una certa misura non solo dei partiti di governo. Per cui sotto l'ideologia delle "troppe tasse e troppa burocrazia che frenano investimenti e crescite", si riducono le tasse dei padroni, si scaricano tutti i costi sociali e quindi tutte le tasse sugli operai, i lavoratori, le masse popolari, i settori più poveri della piccola borghesia; sotto il discorso che c'è troppa burocrazia si spinge per la massima liberalizzazione sia degli appalti sia delle regole che riguardano il lavoro e quindi lo sfruttamento.

Questo è il messaggio forte che è stato portato all'interno dell'assemblea della Confcommercio.

Infiniti dati passano qua e là nei giornali per smentire la narrazione che la ricchezza dei padroni è la ricchezza del Paese, per smentire la narrazione che se si sostengono le imprese e le ricchezze, queste portano ricchezza e lavoro al popolo, alla cosiddetta nazione.

L'attacco all'opposizione su questo è forte e incisivo, ma innanzitutto perché l'opposizione - a parte qualche voce che ogni tanto si leva dalle sue file in Parlamento - proprio su questo si candida a rappresentare gli stessi interessi. Non pensa affatto a un governo che sia contro i padroni, contro le grandi ricchezze, contro le banche, contro la finanza, che sia un governo contro questa classe dominante, o un governo operaio e popolare che rappresenti gli interessi effettivi dei proletari e delle masse popolari.

Senza avere questa ottica di governo alternativo l'opposizione non può inimicarsi più di tanto i padroni e i gestori effettivi dei profitti e della ricchezza e quindi la stessa opposizione, in particolare quella rappresentata dal PD, non ha alcun interesse a rompere con coloro che riconosce come l'effettiva classe dominante che gestisce l'economia nazionale. E, quindi, si ritrova all'interno di questo sistema ad essere un'alternativa solo nella misura in cui i padroni la vogliono.

E' chiaro che poi hanno grande peso all'interno delle classi dominanti, un àncora forte all'interno, le campagne che il governo ha presentato ulteriormente anche all'interno di questa assemblea. Cioè, attaccare gli immigrati, attaccare tutti coloro che in qualche maniera fanno da ostacolo a una gestione ultra liberista e ultra padronale della ricchezza delle fabbriche, dei posti di lavoro, dei finanziamenti dello Stato, quindi la magistratura, i controlli e così via.

Quindi è assolutamente assurdo chiedere a questo governo più controlli, ad esempio, sul lavoro bracciantile quando proprio sull'eliminazione dei controlli si basa l'intera politica generale di questo governo. Così come è assurdo chiedere di aumentare le spese sociali in direzione della Sanità, della Scuola, dei Trasporti e innanzitutto del lavoro, in una situazione in cui, tra inflazione e recessione, i lavoratori vedono i loro salari calare e perdono i posti di lavoro, quando in realtà tutto l'indirizzo della spesa pubblica è a sostegno del Grande Capitale, delle grandi ricchezze e dei padroni.

C'è un nesso stretto tra la politica, l'ideologia e gli interessi che difende questo governo e i provvedimenti che presenta in Parlamento, non ultimo questo cosiddetto “decreto primo maggio” che proprio nella giornata del 9 giugno è passato alla Camera con la fiducia.

Questo decreto, chiamato del “salario giusto o del lavoro”, è invece proprio all'interno di questa visione della politica: stabilisce un principio di equivalenza dei contratti che apre la strada proprio al dumping salariale perché con i contratti parificati in realtà si salvaguardano i contratti-pirata, i contratti che poi sono a fondamento del super sfruttamento - anche schiavistico - nelle campagne e in tanti altri settori. 
PS questione ambigua -vedi per meglio comprenda - dichiarazioni in coda

Rispunta anche la “norma salva-imprenditori”, che libera i datori di lavoro dall'obbligo dei pagamenti e dei contributi dopo una sentenza.
Viene prevista la decorrenza della prescrizione dei crediti di lavoro in costanza di rapporto.
PS questione ambigua 

Di fatto il Governo invade e comprime il campo degli stessi sindacati, non migliora le condizioni salariali dei lavoratori e consegna praticamente anche le relazioni sindacali sempre più nelle mani dei diktat e degli interessi dei padroni.

Rispetto a tutto questo è evidente che la strada che gli operai, i proletari, i lavoratori, le masse popolari, i settori colpiti dalla politica del Governo possono intraprendere è quella di lottare per il suo rovesciamento.

Ogni idea di affidare la caduta del Governo a una questione secondaria come il voto elettorale è un'illusione. Questo Governo può cadere solo sulla base di una acutizzazione e polarizzazione del contrasto sociale tra padroni e operai, tra ricchi e poveri, tra borghesia e proletariato, tra classi dominanti dell'industria, delle finanze, della guerra, dell'energia e le masse popolari.

La forma con cui questo può avvenire è chiaramente uno sciopero generale prolungato che abbia come obiettivo la caduta del Governo, che paralizzi effettivamente e renda ingovernabile il Paese per alcuni giorni o per alcune settimane, secondo la strategia di lotta che si segue.

Ma rispetto a questo siamo molto lontani, sia per le posizioni dei sindacati confederali sia per le attuali debolezze delle posizioni del sindacalismo di base e soprattutto perché i livelli di coscienza tra i proletari e le masse, senza la lotta, arretrano piuttosto che avanzare e li rendono preda dell'individualismo, della guerra tra poveri e delle campagne anti-immigrazione.

Questa è però la condizione essenziale se si vuole fermare la marcia filo padronale antioperaia e antipopo

PS

usb -Ma una novità di un certo rilievo nel decreto Primo Maggio c’è e non è positiva. All’articolo 7 il decreto stabilisce il criterio di “salario giusto” al quale dovrebbero attenersi i datori di lavoro che intendano accedere alle decontribuzioni previste dal decreto stesso. E qui si nasconde l’imbroglio: il contratto adottato deve prevedere un trattamento economico complessivo, il cosiddetto TEC, non inferiore al trattamento economico complessivo previsto dal CCNL stipulato dalle organizzazioni più rappresentative. Ma il TEC è una misura estremamente diversificata da contratto a contratto, poiché comprende i minimi tabellari (il cosiddetto trattamento economico minimo, TEM) più tutte le figure accessorie della retribuzione, dalla 13esima alla 14esima, alle più diverse indennità, al welfare aziendale, ai premi di produttività, ecc. Confrontare i TEC di due diversi contratti è un’operazione molto complessa che apre la strada a infiniti contenziosi.

Ma il governo non ha scelto il TEC per sbaglio. Ha voluto introdurre una norma sufficientemente ambigua da lasciare ai padroni la possibilità di adottare contratti al ribasso, i cosiddetti contratti “pirata”, dove le parti accessorie del salario configurino una retribuzione potenzialmente in linea con i CCNL firmati dalle organizzazioni più rappresentative.

In questi anni, i Tribunali che hanno contestato i salari sotto la soglia costituzionale, hanno sempre fatto riferimento ai minimi tabellari, il TEM, perché quella è soglia facilmente individuabile e confrontabile tra contratti. Con questo decreto, il governo fa un’operazione subdola, che invece di combattere i salari poveri ha l’obiettivo di riconoscerli e legittimarli. Un vero e proprio imbroglio.

landini  - Inoltre - aggiunge il segretario generale della Cgil - il decreto non contrasta i cosiddetti contratti pirata legittimandoli attraverso un inaccettabile principio di equivalenza legato al solo trattamento economico complessivo (TEC), senza tener conto della parte normativa e dei diritti contrattuali in essa contenuta



lare del Governo.

 

PS -

 

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