giovedì 9 aprile 2026

pc 9 aprile - Iran, "la notte ha portato consiglio...", ma lo stato delle cose non è cambiato

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 08.04.26

New York, 8 Aprile-corteo di protesta

La notte ha portato consiglio. Trump dichiarava che avrebbe cancellato l'Iran, il suo popolo, la sua civiltà. E la stampa mondiale e perfino i governi sembravano averlo preso sul serio. Invece ci siamo risvegliati con una tregua di 15 giorni ed un possibile accordo di pace che si sta trattando con i buoni uffici del Pakistan e della Cina.

Tutti hanno sollevato il problema se Trump sia pazzo, se Netanyahu sia pazzo, se tutti i dittatori reazionari, di stampo fascista siano pazzi, da Erdoğan a Orban a Modi a Milei e via via tutti coloro che li stanno emulando nelle diverse parti nel mondo, nei paesi imperialisti come nei paesi oppressi dall'imperialismo.

Anche Hitler si disse che era pazzo, in realtà sono pazzi ma pazzi prodotti dal sistema imperialista nella sua fase putrescente, decadente, nella fase della sua crisi generale che evidentemente partorisce uomini e soggetti che rappresentano da un lato le aspirazioni, dominanti, suprematiste, della borghesia, innanzitutto delle borghesie imperialiste, ma anche nei paesi capitalisti minori, nei paesi oppressi dell'imperialismo, delle borghesie burocratico-compradore a servizio dell'imperialismo che ha bisogno di uomini che ne affermino i propri interessi esclusivi ai danni degli altri per uscire della crisi. E nello stesso tempo si tratta di una guerra interimperialista, di una guerra degli imperialisti contro i popoli oppressi, di una guerra all'interno degli stessi popoli oppressi a seconda se i loro governi si schierino con l'imperialismo, con le classi dominanti o contro l'imperialismo e contro le classi dominanti.

“L'imperialismo, dice Mao, è una tigre di carta”, quindi è inevitabile che questo processo di decadenza dell'imperialismo, che si tinge di pazzia e di disperazione, finirà con la vittoria dei proletari e dei popoli, delle classi sfruttate e oppresse che potranno costruire sulle ceneri dell'imperialismo un nuovo mondo, che sia un mondo di uguaglianza, di pace, di libertà e di liberazione per le classi sfruttate e oppresse e, in generale, per l'intera umanità.

Ma nell'attuale fase, dice Mao, l'imperialismo, che è una tigre di carta, proprio nella sua fase agonizzante, morente, tira fuori gli artigli mortali, vuole trascinare l'intero mondo nella sua crisi, nella

sua decadenza e quindi diventa estremamente pericoloso e genera classi dominanti e uomini delle classi dominanti che sono estremamente pericolosi.

Siamo nella fase in cui  tutti i governi capitalisti, tutti i governi fondati sull'imperialismo, tutti i governi ad essi dipendenti, tutti vogliono mostrare gli artigli che uccidono, uccidono come in Palestina con un genocidio, uccidono in India e uccidono in ogni angolo del mondo, sia in forme cruente, con repressione, massacri, genocidi, sia in forme meno cruente, con miseria, fame, crisi economiche e sociali, crisi ambientali che portano le masse popolari comunque a morire per i profitti del Grande Capitale, per i profitti dell'imperialismo, per la continuità di questa società.

Proprio in questa fase in cui l'imperialismo mostra i suoi artigli d'acciaio e intende con questi scaricare sui popoli la sua crisi e far pagare ai popoli le sue guerre e prepararsi al grande macello mondiale che potrebbe essere, data la situazione, anche nucleare, è estremamente importante ragionare dall'altra parte della barricata, ragionare dal punto di vista dei proletari e dei popoli che subiscono tutto questo e ragionando dalla parte dei proletari e dei popoli che subiscono tutto questo fondamentale è come i proletari e i popoli possono fermare la marcia dell'imperialismo, respingere e resistere alla sua fase aggressiva per poter costruire intorno alla resistenza e alla difesa la sua fase offensiva, quella che punta a rovesciare i sistemi imperialisti, i suoi Stati, i suoi governi e i governi adesso alleati.

Questa è la sfida reale che esiste oggi nel mondo a cui i comunisti, i proletari d’avanguardia, i rivoluzionari, i progressisti, devono guardare, è il tempo dell'organizzazione rivoluzionaria del proletariato e del popolo, dell'organizzazione rivoluzionaria del proletariato e del suo reparto centrale, la classe operaia, che si chiama Partito, Partito Comunista di tipo nuovo, Partito proletario, Partito rivoluzionario, Partito fondato sul pensiero scientifico di Marx, Lenin e Mao e sull'esperienza storica dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d'Ottobre, alla Grande Rivoluzione Culturale ai grandi tentativi rivoluzionari che vi sono stati in ogni parte del mondo, pensiamo al nostro paese, alla Resistenza, al biennio rosso del ‘68-’69.

Costruire il Partito è quindi la priorità di tutti coloro che vogliono realmente liberarsi di questo sistema, resistere a questo sistema.

Il Partito è centrale ed è il nucleo principale da cui bisogna ripartire. A partire da questo servirà il Fronte Unito, servirà l'armamento, l'esercito del popolo, perché alla violenza reazionaria della guerra, alla guerra imperialista, alla guerra contro il popolo, non c'è altra alternativa che la guerra di classe, la guerra rivoluzionaria, la guerra popolare come marcia per la rivoluzione proletaria e socialista che è l'unica prospettiva che ci può liberare di questo orrore senza fine.

Detto questo, come lo stato delle cose il giorno dopo l'annuncio dell'apocalisse?

L'imperialismo americano grida vittoria, il regime iraniano è un regime antipopolare aggredito dall'imperialismo e sionismo e quindi siamo dalla parte chiaramente dell'Iran, ma il regime iraniano è reazionario anche se combatte contro chi lo vuole distruggere, contro l’imperialismo e il sionismo, non è il regime che serve al suo popolo per liberarsi dell’oppressione, della repressione (quanta repressione ha esercitato questo regime reazionario contro il suo stesso popolo!).

Certo, il regime sta resistendo perché i popoli resistono alle aggressioni, l'Iran non è il Venezuela caduto come una pera matura perché era marcia la testa, Maduro era marcio, anche se di un marcio che non piaceva all'imperialismo, ma i suoi uomini non erano nulla, non rappresentavano in realtà gli interessi del popolo e quindi sono passati dall'altra parte.

Succederà anche questo per l'Iran? Non lo sappiamo, né possiamo dire cose che non siano fondate su un'analisi ancora più scientifica della realtà.

Certo è che i bombardamenti americani e dei sionisti israeliani non hanno piegato l'Iran che resiste contrattaccando e noi siamo dalla parte di chi resiste e contrattacca, siamo contro tutti coloro che pur prendendo le distanze da Trump considerano l'Iran il nemico e quindi sono di fatto alleati e collusi con l'imperialismo, non gli piacciono i metodi di Trump ma vogliono gli stessi obiettivi di Trump nell'interesse non certo dell'imperialismo americano ma dell'imperialismo in generale, dei propri governi, Stati e classi dominanti imperialiste.

E’ il caso dell'Italia serva dell'imperialismo americano ma ad un certo punto costretta anche dal crescente dissenso delle masse rispetto alla politica della Meloni, allineata a Trump, costretta a prendere le distanze in maniera grottesca, ma si tratta di presa di distanza che non cambia la sostanza, la sostanza è che questo governo è al servizio dell'imperialismo e della guerra, Trump o non Trump, e che come tale scarica questa crisi sulla condizione di vita delle masse e dobbiamo organizzarsi per rovesciare questo governo, come ogni governo dei padroni, ogni governo al servizio dell'imperialismo americano, europeo, russo, cinese, italiano.

Però lo spavento delle masse esiste, l'allarme delle masse costringe le masse molto spesso a piegar la testa ancor più, non a ribellarsi, per cui è importante invece affermare che è giusto ribellarsi, è giusto ribellarsi alla guerra, ai governi della guerra, ai governi della repressione, ai governi del carovita, dello scaricamento della crisi, delle guerre sulla pelle dei proletari e delle masse.

Le masse non hanno da perdere se non le loro catene, anche se non ne sono consapevoli e sono legate con mille fili alla classe dominante ai suoi partiti parlamentari, a questo sistema.

Dobbiamo rompere questi legami tra proletari, masse e i loro legami che hanno col sistema e con quei partiti parlamentari, liberare i proletari e le masse per una lotta aperta, polarizzata: da un lato proletari e masse popolari, dall'altro governi, Stato, classi dominanti. 

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