da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 08.04.26
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| New York, 8 Aprile-corteo di protesta |
La notte ha portato consiglio. Trump
dichiarava che avrebbe cancellato l'Iran, il suo popolo, la sua civiltà. E la
stampa mondiale e perfino i governi sembravano averlo preso sul serio. Invece ci siamo risvegliati con una tregua di 15 giorni ed un possibile
accordo di pace che si sta trattando con i buoni uffici del Pakistan e della
Cina.
Tutti hanno sollevato il problema se Trump sia
pazzo, se Netanyahu sia pazzo, se tutti i dittatori reazionari, di stampo
fascista siano pazzi, da Erdoğan a Orban a Modi a Milei e via via tutti coloro
che li stanno emulando nelle diverse parti nel mondo, nei paesi imperialisti
come nei paesi oppressi dall'imperialismo.
Anche Hitler si disse che era pazzo, in realtà
sono pazzi ma pazzi prodotti dal sistema imperialista nella sua fase
putrescente, decadente, nella fase della sua crisi generale che evidentemente
partorisce uomini e soggetti che rappresentano da un lato le aspirazioni,
dominanti, suprematiste, della borghesia, innanzitutto delle borghesie
imperialiste, ma anche nei paesi capitalisti minori, nei paesi oppressi dell'imperialismo,
delle borghesie burocratico-compradore a servizio dell'imperialismo che ha bisogno
di uomini che ne affermino i propri interessi esclusivi ai danni degli altri
per uscire della crisi. E nello stesso tempo si tratta di una guerra
interimperialista, di una guerra degli imperialisti contro i popoli oppressi,
di una guerra all'interno degli stessi popoli oppressi a seconda se i loro
governi si schierino con l'imperialismo, con le classi dominanti o contro
l'imperialismo e contro le classi dominanti.
“L'imperialismo, dice Mao, è una tigre di carta”,
quindi è inevitabile che questo processo di decadenza dell'imperialismo, che si
tinge di pazzia e di disperazione, finirà con la vittoria dei proletari e dei
popoli, delle classi sfruttate e oppresse che potranno costruire sulle ceneri
dell'imperialismo un nuovo mondo, che sia un mondo di uguaglianza, di pace, di
libertà e di liberazione per le classi sfruttate e oppresse e, in generale, per
l'intera umanità.
Ma nell'attuale fase, dice Mao, l'imperialismo, che è una tigre di carta, proprio nella sua fase agonizzante, morente, tira fuori gli artigli mortali, vuole trascinare l'intero mondo nella sua crisi, nella
sua decadenza e quindi diventa estremamente pericoloso e genera classi dominanti e uomini delle classi dominanti che sono estremamente pericolosi.Siamo nella fase in cui tutti i governi capitalisti, tutti i governi fondati sull'imperialismo, tutti i governi ad essi dipendenti, tutti vogliono mostrare gli artigli che uccidono, uccidono come in Palestina con un genocidio, uccidono in India e uccidono in ogni angolo del mondo, sia in forme cruente, con repressione, massacri, genocidi, sia in forme meno cruente, con miseria, fame, crisi economiche e sociali, crisi ambientali che portano le masse popolari comunque a morire per i profitti del Grande Capitale, per i profitti dell'imperialismo, per la continuità di questa società.
Proprio in questa fase in cui l'imperialismo
mostra i suoi artigli d'acciaio e intende con questi scaricare sui popoli la
sua crisi e far pagare ai popoli le sue guerre e prepararsi al grande macello
mondiale che potrebbe essere, data la situazione, anche nucleare, è
estremamente importante ragionare dall'altra parte della barricata, ragionare
dal punto di vista dei proletari e dei popoli che subiscono tutto questo e
ragionando dalla parte dei proletari e dei popoli che subiscono tutto questo
fondamentale è come i proletari e i popoli possono fermare la marcia
dell'imperialismo, respingere e resistere alla sua fase aggressiva per poter
costruire intorno alla resistenza e alla difesa la sua fase offensiva, quella
che punta a rovesciare i sistemi imperialisti, i suoi Stati, i suoi governi e i
governi adesso alleati.
Questa è la sfida reale che esiste oggi nel
mondo a cui i comunisti, i proletari d’avanguardia, i rivoluzionari, i
progressisti, devono guardare, è il tempo dell'organizzazione rivoluzionaria
del proletariato e del popolo, dell'organizzazione rivoluzionaria del
proletariato e del suo reparto centrale, la classe operaia, che si chiama
Partito, Partito Comunista di tipo nuovo, Partito proletario, Partito rivoluzionario,
Partito fondato sul pensiero scientifico di Marx, Lenin e Mao e sull'esperienza
storica dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d'Ottobre, alla Grande
Rivoluzione Culturale ai grandi tentativi rivoluzionari che vi sono stati in
ogni parte del mondo, pensiamo al nostro paese, alla Resistenza, al biennio
rosso del ‘68-’69.
Costruire il Partito è quindi la priorità di
tutti coloro che vogliono realmente liberarsi di questo sistema, resistere a
questo sistema.
Il Partito è centrale ed è il nucleo
principale da cui bisogna ripartire. A partire da questo servirà il Fronte Unito,
servirà l'armamento, l'esercito del popolo, perché alla violenza reazionaria
della guerra, alla guerra imperialista, alla guerra contro il popolo, non c'è
altra alternativa che la guerra di classe, la guerra rivoluzionaria, la guerra
popolare come marcia per la rivoluzione proletaria e socialista che è l'unica
prospettiva che ci può liberare di questo orrore senza fine.
Detto questo, come lo stato delle cose il giorno
dopo l'annuncio dell'apocalisse?
L'imperialismo americano grida vittoria, il
regime iraniano è un regime antipopolare aggredito dall'imperialismo e sionismo
e quindi siamo dalla parte chiaramente dell'Iran, ma il regime iraniano è
reazionario anche se combatte contro chi lo vuole distruggere, contro l’imperialismo
e il sionismo, non è il regime che serve al suo popolo per liberarsi dell’oppressione,
della repressione (quanta repressione ha esercitato questo regime reazionario
contro il suo stesso popolo!).
Certo, il regime sta resistendo perché i
popoli resistono alle aggressioni, l'Iran non è il Venezuela caduto come una pera
matura perché era marcia la testa, Maduro era marcio, anche se di un marcio che
non piaceva all'imperialismo, ma i suoi uomini non erano nulla, non
rappresentavano in realtà gli interessi del popolo e quindi sono passati
dall'altra parte.
Succederà anche questo per l'Iran? Non lo
sappiamo, né possiamo dire cose che non siano fondate su un'analisi ancora più
scientifica della realtà.
Certo è che i bombardamenti americani e dei sionisti
israeliani non hanno piegato l'Iran che resiste contrattaccando e noi siamo dalla
parte di chi resiste e contrattacca, siamo contro tutti coloro che pur
prendendo le distanze da Trump considerano l'Iran il nemico e quindi sono di
fatto alleati e collusi con l'imperialismo, non gli piacciono i metodi di Trump
ma vogliono gli stessi obiettivi di Trump nell'interesse non certo
dell'imperialismo americano ma dell'imperialismo in generale, dei propri
governi, Stati e classi dominanti imperialiste.
E’ il caso dell'Italia serva dell'imperialismo
americano ma ad un certo punto costretta anche dal crescente dissenso delle
masse rispetto alla politica della Meloni, allineata a Trump, costretta a
prendere le distanze in maniera grottesca, ma si tratta di presa di distanza
che non cambia la sostanza, la sostanza è che questo governo è al servizio
dell'imperialismo e della guerra, Trump o non Trump, e che come tale scarica
questa crisi sulla condizione di vita delle masse e dobbiamo organizzarsi per rovesciare
questo governo, come ogni governo dei padroni, ogni governo al servizio
dell'imperialismo americano, europeo, russo, cinese, italiano.
Però lo spavento delle masse esiste, l'allarme
delle masse costringe le masse molto spesso a piegar la testa ancor più, non a
ribellarsi, per cui è importante invece affermare che è giusto ribellarsi, è
giusto ribellarsi alla guerra, ai governi della guerra, ai governi della
repressione, ai governi del carovita, dello scaricamento della crisi, delle
guerre sulla pelle dei proletari e delle masse.
Le masse non hanno da perdere se non le loro
catene, anche se non ne sono consapevoli e sono legate con mille fili alla
classe dominante ai suoi partiti parlamentari, a questo sistema.
Dobbiamo rompere questi legami tra proletari, masse e i loro legami che hanno col sistema e con quei partiti parlamentari, liberare i proletari e le masse per una lotta aperta, polarizzata: da un lato proletari e masse popolari, dall'altro governi, Stato, classi dominanti.

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