Lavoratrice delle pulizie - L'Aquila - Sono Luigia, lavoratrice delle pulizie, aderente a proletari comunisti e al Srp, e voterò No al referendum del 22 e 23 marzo
Voterò NO, non perché creda nella giustizia borghese. La giustizia, come la politica, la filosofia, la cultura, è la sovrastruttura, è l’ideologia del sistema capitalistico, di cui si serve la classe dominante per restare al potere, per mantenere il suo modo di produzione e reprimere chi lo combatte. Ma è proprio questa ideologia che sta alla base del sì al referendum.
Quando la Meloni invoca il tentato omicidio per i compagni che reagiscono alla brutalità poliziesca, non dice solo Sì alla violenza poliziesca, ma dice Sì al referendum, Sì allo stato di polizia, No allo stato di diritto.
Votare Sì a questo referendum, così come non andare a votare per nulla, vuol dire avallare l’operato del governo fascista Meloni, perché questo non è un referendum abrogativo ma confermativo, e non è previsto il quorum. Basterebbe andasse a votare la sola Meloni per accentrare tutti i poteri dello stato sul governo.
Numerose garanzie costituzionali sono state abrogate negli anni proprio grazie a chi doveva garantire il rispetto della Costituzione, e ora si ritrova nella presidenza della Repubblica a firmare tutti i provvedimenti liberticidi di un governo apertamente fascista, o nei banchi della cosiddetta “opposizione”, a balbettare perché si dovrebbe votare No, mentre lo stesso Nordio la rassicura che andando al potere, trarrebbe anch’essa tutti i vantaggi da questa controriforma.
Tra queste garanzie costituzionali, l’eliminazione del sistema proporzionale nella legge elettorale ha
praticamente eliminato il contraddittorio parlamentare, garantendo alla borghesia di far passare intatto in parlamento per ben 4 volte questo disegno di legge di iniziativa governativa, che finisce per fagocitare, legalmente, anche il potere della magistratura.E se ciò non dovesse bastare, all’instaurazione di una dittatura aperta da parte di questo governo, ci penserà la riforma sul premierato, perché quello che sta avvenendo in questo paese è un golpe a pezzi.
Andare a votare No a questo referendum è quindi innanzitutto un dovere per tutti quelli che si definiscono “sinceri democratici”.
Andare a votare No a questo referendum è un dovere per tutti gli antifascisti.
Andare a votare No a questo referendum è una scelta di classe, è una necessità per tutti quelli e quelle che aspettano di essere risarcite da questo stato borghese per le ingiustizie e le violenze subite da parte dei potenti.
Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum da ancora più potere ai padroni e ai potenti
Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum vuol dire sì a questo sistema capitalista e imperialista, di cui questo governo, più di tutti gli altri, è l’espressione più tangibile, vigliacca e feroce.
Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum vuol dire Sì a un governo fascista, un governo di corrotti, di evasori, che trova i soldi per la guerra, il genocidio, il riarmo e le fabbriche di morte ma non per la salute pubblica, la sicurezza sul lavoro, la sicurezza di un salario.
L’unica sicurezza che preme a questo governo è l’impunità, e la sicurezza di mantenere alti i profitti dei capitalisti che lo sostengono.
Votare NO perché questa “contro riforma” è un ulteriore passo verso l’impunità dei “colletti bianchi”, dei detentori del potere politico/finanziario, ma anche poliziesco e baronale in tutti i settori, che saranno liberi di commettere reati senza alcun rischio, dal momento che il potere giudiziario sarà completamente assoggettato all’Esecutivo.
Votare NO perché questa “contro riforma” demolisce quel sistema di garanzie e contrappesi previsto da una Carta Costituzionale, nata dalla Resistenza e dalla vittoria sul regime nazifascista, i cui eredi politici ora stanno tentando di ripristinare.
Votare NO perché è chiaro il disegno che il neofascismo a Palazzo Chigi si pone e che da tre anni e mezzo sta portando avanti, da ultimo attraverso i cosiddetti decreti sicurezza e il disegno di legge “antisemitismo”, appoggiato comunque anche da esponenti del PD, e in realtà volto a punire chiunque osi esprimersi contro i crimini sionisti perpetrati da Israele.
Votare NO per dare una speranza di vittoria a tutti i prigionieri palestinesi in attesa di giudizio o condannati ingiustamente in primo grado perché resistenti.
Votare No per porre un freno a un governo razzista, sessista e reazionario, complice di genocidi, guerrafondai e torturatori.
Votiamo no a questo referendum, non tanto perché crediamo che lo strumento referendario possa far cadere il governo Meloni, ma perché ogni colpo che gli diamo, ogni bastone che riusciamo a mettergli tra le ruote, serve a noi proletari e proletarie per ricostruire la nostra forza, per avanzare nella coscienza dell'organizzazione, necessaria per farla finita con questo sistema.
Avvocato di Palermo - Sono Vincenzo Catastimeni, avvocato che ormai da parecchi anni seguo le vicende per le quali è interessato lo Slai Cobas di Palermo di cui ormai confidenzialmente mi considerano avvocato militante e per me è un piacere essere definito in questo modo.
Questo mio messaggio è per spiegare un po' le ragioni del no, ovvero del sì. Quello che cercherò di fare è di spiegare le motivazioni per cui occorre, è necessario, è obbligatorio, se mi permettete il termine, votare NO. Al tempo stesso, e perché il Sì va combattuto.
Soprattutto cercherò di dare un taglio un po' tecnico, cercando di far comprendere a chi tecnico non è, il bug, come si può dire, di questa riforma.
Partiamo dal presupposto che è una riforma che parte dal centro-destra, o meglio proprio dei fascisti, e in quanto tale deve essere osteggiata in tutti i modi possibili.
Secondo, altra considerazione.
Le ragioni perché occorre votare NO le troviamo proprio in tutti quelli che urlano e sbraitano affinché debba votarsi Sì, a cominciare dalla Meloni, passando per Nordio, senza dimenticare la Bartolozzi e tanti altri. Mi concentro solo su questi nomi, solo per evidenziare il perché la loro è solo propaganda e solo fake news.
La Bartolozzi, praticamente, che io avuto il dispiacere di avere anche come giudice dell'esecuzione a Palermo - quindi al civile - verso gli avvocati di grido era tutto ossequiosa, mentre nei confronti degli avvocati normali, tranquilli, come siamo in tanti, si metteva sul piedistallo, ”io sono io e voi non siete nessuno”. Quindi questa è l’esperienza diretta sulla Bartolozzi, il che vi deve fare capire un po' il soggetto e cosa passa nella testa di quel soggetto.
Per quanto riguarda le altre affermazioni: “questi giudici sono politicizzati”, “mettono in libertà i criminali”, la famiglia del bosco”, questo e quest'altro. Vi farò solo alcuni esempi per cercare di farvi comprendere come si tratti di propaganda. Per la famiglia del bosco la cosa paradossale è che ha contribuito all'inizio di questa vicenda proprio il Decreto Caivano, quello con il quale la Meloni e tutti i suoi "sottopanza" hanno introdotto un aumento delle pene per quanto riguarda i genitori che non mandano alla scuola dell'obbligo i bambini.
Quindi lo spunto che ha dato origine a questa vicenda l'ha dato proprio il Decreto Caivano, unitamente poi ad altri problemi che hanno riscontrato gli assistenti sociali e gli operatori.
Andiamo ad altra propaganda: “i giudici sono comunisti perché hanno disposto il risarcimento a favore di un pluripregiudicato che doveva essere espulso”, oppure “hanno disposto il risarcimento in favore alla Sea-Watch”.
Andiamo a leggere le motivazioni della sentenza: il risarcimento al pluricondannato e prossimo all'espulsione è dovuto esclusivamente al fatto che polizia o qualcuno, o chi per lui, un prefetto - ora non ricordo chi avesse questo obbligo in questo momento - ha dimenticato di notificare al destinatario del provvedimento il fatto che lo si dovesse trasferire nell’hub (come si chiama ora, ma che è meglio chiamarlo campo di concentramento) creato in Albania. È previsto dalla legge, quindi una legge che hanno fatto loro, per cui se tu non lo notifichi hai sbagliato, lo devi riportare in Italia e lo devi risarcire per le sofferenze che gli hai provocato.
Stesso discorso, ancora forse più agghiacciante riguarda la Sea-Watch: hanno detto che i giudici sono comunisti e quant'altro perché hanno semplicemente applicato la legge, la legge dice che se la nave è sequestrata, puoi fare istanza di sequestro ed entro 60 giorni devono rispondere per continuare il sequestro, quindi lo devono motivare, se non vi è la riposta, la nave si considera dissequestrata. Bene, non solo sono passati 60 giorni senza riposta, ma c'è stato anche un ulteriore periodo dove non c'è stato nessun segnale di vita da parte della prefettura. Il giudice anche qui in questo caso non ha fatto altro che applicare la legge.
Cioè fanno gli errori, loro e loro sottoposti e poi inventano che a causare questi costi per lo Stato italiano sono i giudici politicizzati.
Non è vero.
Concludo con un altro esempio, quello più eclatante, perché in realtà dovrebbe essere proprio a sostegno del NO: dicono che vengono rilasciati torturatori, violentatori, stupratori, ma se c'è qualcuno che ha rilasciato, accompagnato con un aereo di Stato in Libia, uno stupratore, un torturatore, è proprio il nostro governo italiano per i fatti per i quali la Bartolozzi è il capro espiatorio e tutt'ora è sotto indagini.
Fatta questa parentesi è anche abbastanza ampia, entro un attimo nel merito cercando di fare capire quali sono le implicazioni di questa riforma.
Attenzione, faccio una premessa. Il sottoscritto, in astratto non è assolutamente contrario alla separazione della carriere, ma non perché sia vitale, ma per una questione di maggiore trasparenza. Per cui non è una riforma, questa che sarà sottoposta al vaglio del Referendum, che avrà la possibilità di migliorare le condizioni della giustizia. I tempi lunghi della giustizia continueranno ad esserci, gli errori giudiziari continueranno ad esserci, chi sbaglia continuerà a pagare. In più, però, ci sarà un controllo più forte da parte del governo e verrà sminuita la figura del magistrato. Problema cardine: il sorteggio. I membri laici verranno sorteggiati dal Parlamento attraverso un ristretto numero di persone considerate di prim’ordine, avvocati, professori universitari e quant'altro, che però verranno selezionati dal governo che sarà in carica in quel momento, quindi sottoposti al piacere di quel governo e poi sorteggiati fra quelli preferiti al governo.
Per i magistrati invece c'è sì il sorteggio, ma verrà fatto tra tutti gli iscritti alla magistratura. Ora qualcuno potrebbe dire - e mi ha detto l'altro giorno - “ma chi passa il concorso in magistratura è già in grado di affrontare qualsiasi tema”. La stessa persona però mi ha ricordato, l'ha vissuto lui sulla sua pelle, il fatto che davanti a lui, che non passò all'esame, c'erano due figli magistrati, ai quali venne dato il compito e, senza sapere fondamentalmente più di tanto, si trovarono a copiare e si passavano il compito come se niente fosse.
Quindi cosa vuol dire questo? Che di fatto non è che c'è c'è certezza se chi passa il concorso in magistratura sia un ottimo magistrato. Qua mi riallaccio un po' all'intervento che ha fatto qualche giorno fa Carofiglio proprio in merito al sorteggio, evidenziato come avrebbe avuto un senso mettere dei paletti per poter partecipare al sorteggio, come per esempio vent'anni di esperienza o altre situazioni che potrebbero permettere di fare una bella selezione e di proporre al CSM persone che “in astratto” sono abbastanza valide. Di fatto, con il sorteggio, i magistrati si troveranno un pincopallino qualsiasi che potrà essere ovviamente manovrabile, il Parlamento, scegliendo i suoi soggetti di fiducia anche se poi sorteggiati, potrà dare un indirizzo alla magistratura, sia il PM che ai giudici, soprattutto per esempio sui reati da perseguire. Ricordiamoci che in questi anni è saltato il falso in bilancio e l'abuso d'ufficio.
Un'ultima cosa, perché di fatto si tratta di una presa in giro.
Cavallo di battaglia di questa riforma è che si vuole arrivare alla fine delle correnti all'interno della magistratura. Signori, toglietevi dalla testa questo, cioè non sarà una divisione di carriera a far cessare le correnti. Qualcuno dice, a favore del Sì, che i magistrati così metteranno di prendere le decisioni mentre si prende il caffè col pubblico ministero o di seguire una corrente piuttosto che un'altra. Signori, se un soggetto, un tizio segue una corrente, un magistrato, in questo caso un PM, è di una certa corrente, non sarà certo la separazione delle carriere a far sì che questo magistrato, se è influenzato dalle correnti, non continui ad essere influenzato dalle correnti.
Ci sarebbe tanto ancora da dire ma ho cercato di dare un taglio pratico a questo intervento al fine di rendere un po' più chiaro cosa affrontiamo con il referendum e quale dovrebbe essere la risposta alla casella da barrare nel segreto dell'urna.
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