Un’ennesima vita spezzata dalla violenza razzista. Venerdì scorso Mamina Nyasi è stato ucciso all’Arena di San Severo da un altro abitante della struttura, una persona con evidente disagio psichico che aveva già mostrato atteggiamenti violenti, a cui era seguita la solita risposta poliziesca: un internamento di un paio di giorni e poi nuovamente l’abbandono, le cui conseguenze sono ora irreparabili.
I ghetti sono anche questo, un luogo in cui si riversa il disagio di chi è vittima di un sistema razzista, che tortura le persone fino alla follia. Chi vive nei ghetti pratica la cura e la solidarietà quotidiana come può, fino a subire le estreme conseguenze. Da anni chi vive all’Arena chiede un intervento istituzionale per avere garantita una minima vivibilità dinanzi all’abbandono delle istituzioni, che rifiutano anche i più banali interventi infrastrutturali e garanzie basiche come la residenza. E allora, di chi è la responsabilità di questo omicidio, se non loro?
In tutta risposta, la sindaca di San Severo parla senza vergogna di “tragedia” inaccettabile in un “paese civile e accogliente come l’Italia, dove il rispetto della vita e della dignità delle persone deve rappresentare un valore irrinunciabile”, rivendicando interventi inesistenti nonostante le ripetute richieste degli abitanti. E ovviamente si appella alla sicurezza e al “contrasto alla clandestinità e a numerosi reati già sanzionati dalle forze dell'ordine locali”, come se questa fosse la risposta adeguata.
Davanti a questo ribaltamento evidente delle responsabilità e delle priorità non possiamo che ribadire che lotteremo perché questo tipo di logiche venga cancellato dalla storia, per rispedire questa violenza al mittente. Basta razzismo, basta morti.
Casa, documenti e contratti per tutt!
Nessun commento:
Posta un commento