Sono una lavoratrice della scuola, militante politica di proletari comunisti, sindacale dello Slai cobas per il sindacato di classe e compagna del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario. Voterò no al referendum del 22-23 marzo sulla riforma della giustizia e invito tutti coloro che ascoltano, ma in generale i lavoratori, le lavoratrici, gli operai, i proletari, i giovani, le donne ad andare a votare no, perché questo no non è solo un no contro una riforma della giustizia che è un nuovo tassello che questo governo Meloni vuole imporre per avanzare sempre più rapidamente in quella marcia con cui ci vogliono praticamente portare a un regime aperto, ma è anche un voto contro il governo Meloni. Chiaramente dobbiamo essere consapevoli che viviamo in una società capitalista fondata sull'oppressione di una classe, quella borghese dominante sull'altra, quella del proletariato, fondata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e quindi la giustizia all'interno di questa classe capitalistica chiaramente è una giustizia di classe, è una giustizia che è influenzata dalla struttura economica di questa società capitalistica che appunto si basa sullo sfruttamento della classe operaia da parte del capitale, ma proprio perché abbiamo questa consapevolezza dobbiamo vedere il no a questa riforma innanzitutto come un no per cercare di ostacolare quello che è il nuovo tassello che il governo vuole porre per avanzare nell'attacco ai diritti dei lavoratori, nell'attacco ai diritti delle donne, dei giovani, delle masse popolari, nel restringimento degli spazi democratici, in quelle garanzie anche sociali che tutt'oggi ancora esistono in questo paese con la Costituzione vigente che comunque ricordiamo è nata dalla resistenza antifascista.
Quindi, questo no è importante perché è un no contro il governo, è un no proprio di dissenso, di protesta, di denuncia contro questo governo moderno fascista che è costituito da personaggi, a partire dalla Meloni, fascisti, in primis ideologicamente. La Meloni ha detto che non si dimetterà se vince il sì, ma è un governo che va combattuto ogni giorno sotto tutti i punti di vista, quindi in tutti gli ambiti con l'obiettivo di cacciarlo; si tratta di una lotta ampia fatta da tante forme di lotta.
Viviamo in una fase, in questo sistema sociale capitalista che scivola ogni giorno in una crisi economica sempre più profonda – e lo dicono gli stessi padroni, lo dicono gli analisti della borghesia che sta al potere; oggi questo scivolamento lo vediamo anche dal punto di vista della guerra, della guerra imperialista che si estende sempre di più nel mondo, perché la guerra è uno di quei mezzi con cui la borghesia dominante al potere cerca di fuoriuscire dalla crisi economica in cui sprofonda ogni giorno sempre di più.
Questo si traduce anche verso di noi, proletari, lavoratori, lavoratrici, masse popolari, in una guerra
anche interna. Lo stiamo vedendo oggi con l'aggressione imperialista e sionista USA, Israele all'Iran e con la complicità schifosa del nostro governo, come subito sono schizzati i prezzi dei carburanti. Quindi si traduce per noi nella cosiddetta “economia di guerra”.Lo Stato borghese - perché è importante mettere anche l'aggettivo accanto allo Stato, perchè sin da quando siamo bambini ci parlano di questo Stato come qualcosa che sta di sopra delle parti, neutrale, quando, secondo quello che ci ha insegnato anche Lenin in particolare in un libro “Stato e rivoluzione” lo stato borghese è l'organo del dominio di classe, di oppressione di una classe da parte di un'altra e la creazione di un ordine che legalizza e consolida questa oppressione moderando il conflitto tra le classi, uno strumento di dominio utilizzato dalla classe dominante, la borghesia, per opprimere quella lavoratrice, cioè il proletariato - nella fase che stiamo vivendo per salvaguardare il suo potere deve spogliarsi di quella maschera di neutralità per farsi sempre più guardiano diretto degli interessi dei padroni, degli interessi dei capitalisti, degli interessi della borghesia dominante, e tutto deve essere utilizzato in funzione di questo.
Quindi oggi il governo Meloni, che è la frazione più reazionaria della borghesia al potere, deve utilizzare ogni cosa per salvaguardare questi interessi di classe, e ogni ambito viene utilizzato in questo senso, la scuola, la cultura, il controllo sociale, la repressione sempre più stringente, le leggi dei pacchetti sicurezza per soffocare il dissenso sociale, quindi anche la giustizia.
Le riforme del governo Meloni, in questo caso la riforma della giustizia, ce la vogliono fare passare come qualcosa di tecnico, qualcosa di necessario perché di ammodernamento della giustizia, per rendere più efficiente la giustizia, quando invece stiamo sentendo da più voci, anche di esperti, giuristi, avvocati, che questa riforma non risolverà nessun problema pratico, non risolverà la questione dei processi lunghi, non risolverà la questione dei vuoti di organico, non risolverà la questione della precarietà all'interno dei tribunali, non risolverà niente di tutto questo.
Questa riforma è innanzitutto una manovra ideologica che rientra in quella guerra di classe che questo governo scatena e vuole scatenare ogni giorno contro il proletariato, contro i lavoratori, contro le lavoratrici, gli operai, i giovani, contro i movimenti di lotta, contro le masse popolari perché l’oppressione di una classe sull'altra deve essere sempre più affermata in una fase in cui la borghesia ha necessità di dover ancora di più salvaguardare il suo potere e la sua stessa esistenza.
In questo senso la riforma della giustizia, che viene fatta passare, in particolare sulla questione della separazione delle carriere, come più efficienza, più trasparenza etc., è fino in fondo interna alle falsità che questo governo dice.
In realtà la riforma della giustizia è il tentativo della borghesia al potere di mettere sempre più a riparo i propri interessi anche da una magistratura che seppur interna al sistema capitalistico, comunque conserva secondo la Costituzione la sua autonomia dal potere esecutivo. Quindi significa mettere a riparo i propri interessi da una magistratura che non deve mettere più ostacoli, che non deve mettere più freni, che non deve impedire quello che il governo vuole fare, che deve applicare più determinate leggi che sono vigenti, ma applicare solo quelle che il governo vuole affinché si porti avanti l'interesse dei padroni, l'interesse dei politici corrotti, dei politici delinquenti di cui questo governo è sempre più infarcito; mentre si devono colpire tutti coloro che invece protestano, tutti coloro che dissentono, tutti coloro che dicono no all'agire fascista e repressivo di questo governo.
Per fare un esempio. I padroni chiedono una gestione sempre più fluida, libera da vincoli lacci e laccioli, delle risorse, la questione PNRR oppure le grandi opere o gli appalti, vogliono che siano liberati da vincoli, freni. In questo senso questo governo ha agito abolendo alcuni reati, per esempio il reato di abuso d'ufficio del beneficio, i reati che sanzionano la corruzione amministrativa, perché? Perché il profitto non deve avere ostacoli, freni e quindi una magistratura che può ostacolare questo deve essere zittita, deve essere messa sotto il controllo del governo perché, come la Meloni ha detto sin da quando si è insediata, i padroni non devono essere disturbati.
Mentre devono rafforzare le leggi repressive, quindi quelle che mirano al controllo sociale e a reprimere i lavoratori, gli operai, le lotte, i movimenti per la solidarietà internazionalista, la questione della Palestina - anche qui i magistrati non devono essere poi coloro che liberano i militanti che vengono arrestati quando ci sono le manifestazioni della Palestina - o contro gli immigrati che devono essere giustamente risarciti per gli abusi, le violenze che subiscono nei Cpr o dalla detenzione nei centri in Albania. I magistrati devono essere sotto il controllo del governo e agevolare il percorso del governo verso il fascismo aperto. Quindi la riforma del governo Meloni/Nordio è innanzitutto una riforma ideologica, è questa la sostanza vera; questa riforma non ha niente a che vedere con tutte le falsità che ci dicono ogni giorno su tecnicismi, trasparenza, separazione delle carriere, efficienza, queste sono solo bufale per riempire la testa di chi ascolta e deviare da quello che è il vero obiettivo di questo governo.
Come lavoratrice della scuola denuncio anche quello che sta accadendo nella scuola perché tutto è collegato. Il ministro Valditara è uno di quei ministri che è strettamente collegato a questo impianto ideologico di questa riforma, perché nelle scuole, come forse saprete, vi è il divieto di discutere del referendum, il ministro Valditara ha parlato di neutralità, di par condicio ma in realtà questo è proprio una ulteriore espressione della repressione ideologica che c'è all'interno delle scuole dove si impedisce agli studenti ma anche al personale della scuola di poter parlare di questo referendum, di poter fare delle assemblee ed entrare nel merito della Costituzione, per esempio, di che cosa significa questa riforma della giustizia: perché agli studenti viene impedito di sviluppare una coscienza critica e di ragionare con la loro testa e le leggi devono essere fatte passare come dei dogmi indiscutibili che si devono accettare punto e basta perchè la scuola sia all'insegna del “dio/patria/famiglia”, del voto in condotta, la scuola delle sanzioni disciplinari, la scuola al servizio del Capitale in cui gli studenti devono essere preparati ad essere nuove braccia per lo sfruttamento dei padroni e per essere al servizio della guerra imperialista.
Ed è proprio notizia di questi giorni la lettera di denuncia che alcuni studenti del comune di Paola hanno scritto verso il comportamento del ministro Valditara (che tra l'altro sarebbe dovuto andare nella loro scuola, con gli studenti che dovevano essere obbligati a cantare l'inno nazionale all’arrivo del ministro, ad indossare anche delle magliette con i colori che richiamassero la bandiera italiana, quindi della patria); un ministro che a quanto pare poi è stato per pochi minuti e non è neanche entrato nel merito di tutti i problemi reali e concreti che gli studenti ogni giorno per fortuna denunciano nelle piazze, problemi strutturali delle scuole che cadono, ecc; e invece un ministro che vergognosamente è stato pochissimi minuti nella scuola dove la preside aveva impedito agli studenti di potere parlare anche di referendum e dove le domande che si dovevano fare a questo ministro erano state già scritte senza che gli studenti potessero scegliere di dire quello che volevano. Poi Valditara si è spostato negli edifici vicini per andare a fare la conferenza sul referendum, perché chiaramente la par condicio, la neutralità, sono solo per gli studenti, poi il ministro può parlare, fare propaganda del Sì.
Come donna mi sento di dire che la Meloni vergognosamente nella sua becera propaganda per il Sì per questo referendum sta strumentalizzando ancora una volta la questione delle donne sulla questione della violenza sessuale e la questione dei corpi delle donne, un governo fascista e sessista per cui noi donne valiamo socialmente in questa società solo se facciamo figli, una Meloni che si permette di dire che se passa il NO avremo poi giudici che libereranno stupratori e violentatori e immigrati quando questo è un governo che ha già liberato gli stupratori e violentatori, è un governo che sulla questione della violenza contro le donne ha emanato due leggi che da un lato trattano la questione solo da un punto di vista di aumento delle pene ma soprattutto di ordine pubblico e di controllo della vita delle donne e dei corpi delle donne e dall'altro lato vuole far passare la vergognosa legge del ddl Bongiorno con l'eliminazione del consenso che è una una legge che legittima la violenza sulle donne.
Chi ha liberato gli stupratori sono loro e lo conferma l'ultimo femminicidio che c'è stato proprio a Messina, di una donna che è stata uccisa dal suo ex compagno che era agli arresti domiciliari ma che è potuto uscire liberamente per andare ad ucciderla perché questo essere schifoso avrebbe dovuto portare il braccialetto elettronico ma, guarda caso, i braccialetti elettronici erano finiti. Quindi è il governo che libera e non in questo caso i magistrati che vengono attaccati.
Come donne dobbiamo veramente essere indignate su questa cosa e il NO delle donne significa anche rimandare al mittente questa becera strumentalizzazione della nostra condizione di vita sotto attacco da ogni punto di vista da parte di questo governo fascista, sessista, contro il quale ci dobbiamo impegnare tutte in ogni ambito nel lottare per cacciarlo.
Per tutte queste ragioni io andrò a votare NO domenica 22 e lunedì 23 contro la riforma della giustizia ma soprattutto contro il governo Meloni e invito tutti a farlo
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