martedì 17 marzo 2026

pc 17 marzo - Referendum - 5: tante voci dicono NO! Dall'avvocata A. Ricci

Sono Antonietta Ricci, avvocata, e al prossimo referendum del 22 e 23 marzo sulla giustizia voterò NO.

Voterò NO perché la riforma non risolve neanche uno dei problemi reali della giustizia, non una riga di questa riforma darà sentenze più giuste e più veloci; non una riga di questa riforma risolverà tutti gli attuali squilibri del processo che invece hanno origine complessa e molteplice: il numero troppo elevato dei procedimenti, la conseguente eccessiva durata dei processi, un sistema normativo smisurato e la conseguente incertezza interpretativa di leggi e regolamenti, una carenza di personale sia dal punto di vista dei giudici che dal punto di vista dei personale degli uffici. Questa riforma, quindi, sebbene sia spacciata come una riforma che apporterà aspetti positivi alla gestione della giustizia, in realtà è una falsità, una emerita fuffa.

Piuttosto questa riforma rappresenta l'ennesimo attacco alla democrazia ed è un fatto che deve preoccupare veramente tutti, perché questa riforma vuole riscrivere l'assetto costituzionale, introduce infatti la modifica di ben sette articoli della Costituzione e la conseguenza sarà uno sbilanciamento dei poteri dello Stato in favore del potere politico. A conferma di ciò sono le dichiarazioni, incaute ma rivelatrici del vero intento, che abbiamo sentito pronunciare dalla capa di gabinetto del ministro Nordio, che ha detto chiaro e tondo in televisione che “ se vince il sì, ci togliamo di mezzo la magistratura”.

Ovviamente una frase del genere è un lapsus freudiano, che non vuol dire cancelliamo formalmente la magistratura, vuol dire ci togliamo di mezzo la funzione di controllo, di legalità che svolgono la magistratura e il potere giudiziario, quindi eliminiamo uno dei contrappesi costituzionali che rendono la nostra Costituzione realmente democratica. Questo è il vero obiettivo, ovvero smantellare il sistema delle garanzie costituzionali. E come vogliono ottenere ciò? Vogliono ottenere ciò modificando il metodo di elezione del CSM.

Il CSM è un organo di rilevanza costituzionale, è l'organo di autogoverno della magistratura ordinaria in

Italia e garantisce l'autonomia e l'indipendenza degli altri poteri dello Stato. Il CSM gestisce le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, i procedimenti disciplinari dei magistrati, è presieduto dal Capo dello Stato ed è composto da membri di diritto e membri elettivi sia laici che togati. Ebbene la riforma incide sulla elezione dei membri del CSM per i quali verrà introdotto il sistema del sorteggio, in altre parole un organo di rilevanza costituzionale sarà eletto attraverso un metodo che sembra quasi banale, una tombola. Ma c’è di più, mentre i membri togati del CSM saranno sorteggiati tra tutti i giudici togati, i membri laici invece saranno sorteggiati da una lista che sarà scelta praticamente dal Parlamento ed è evidente quindi come questi membri saranno scelti volta per volta dalla maggioranza di turno e quindi avremo un CSM composto da membri laici che si sceglie il Parlamento - tant'è vero che sempre il Ministro Nordio, in un'altra delle sue incaute dichiarazioni, diceva che era incomprensibile l'atteggiamento dell'opposizione a questa riforma, quasi a voler dire che nel momento in cui sarete voi maggioranza potreste scegliere voi i membri del CSM, quindi indirettamente stava dicendo che di volta per volta saranno espressioni della maggioranza politica di turno, il che vuol dire che sarà la politica a controllare la magistratura ma nel progetto costituzionale la magistratura è un potere indipendente perché solo un giudice indipendente, libero da ogni condizionamento potrà sconfiggere corruzioni, mafia, potrà scardinare uno Stato parallelo come è stato per la P2. Appare quindi del tutto evidente qual è lo scopo reale di questa riforma, ovvero piegare la magistratura al volere politico.

Tra l'altro lo stesso Ministro Nordio ha detto che se passera la riforma lui ne ha già pronta un'altra, quella per riformare l'utilizzo dei Trojan nei telefonini contro i reati riguardanti la pubblica amministrazione, contro le “modeste mazzette” come ha detto lui.

Altri esponenti politici hanno detto anche che nel caso in cui passasse la riforma non sarebbero più possibili casi Garlasco e allora tutte queste dichiarazioni ci fanno porre una domanda: ma qual è l'obiettivo vero se passa questa riforma se non quella di consentire ai politici di avere mani libere su tutto, per esempio potrà anche stabilire con legge ordinaria che le indagini non vengano più dirette e coordinate dal pubblico ministero ma se ne occupa semplicemente la polizia. Fantascienza? Non credo proprio, viste tutte le modifiche già effettuate da questo governo verso un vero e proprio Stato di polizia, che sta cambiando l'ordine democratico di questo Stato - ed è questo il vero intento della riforma sulla giustizia.

Non è vero che riguarda la separazione delle carriere tra PM e giudice, per una riforma del genere bastava emanare una legge ordinaria con la quale si stabiliva appunto che le carriere dei PM e dei giudici siano separate, avrebbero potuto pensare anche a due concorsi diversi perché la nostra Costituzione dice che nella magistratura si accede per concorso e quindi avrebbero potuto prevedere tranquillamente due concorsi separati, ma non è questo il vero intento.

Il vero intento è cambiare la Costituzione e la Costituzione è di tutti, non si cambia a colpi di maggioranza perché il testo proposto dal governo è stato votato per quattro volte dalla sola maggioranza senza nessuna modifica, nessun confronto con le opposizioni, senza nessun vero dibattito. Non possiamo consentire ad una maggioranza di modificare una Costituzione che è frutto di un lavoro meticoloso, pignolo, estenuante, condiviso e soprattutto competente che ha portato alla stesura della nostra Costituzione.

Questa riforma è un vero e proprio pericolo per la democrazia perché vuole determinare un affievolimento delle garanzie di indipendenza del pubblico ministero e creare forme di controllo sul loro operato da parte del potere politico.

Si vuole quindi creare un pubblico ministero in sintonia con la mentalità dominante presso gli organi di polizia giudiziaria, una minore tutela quindi per il cittadino, un magistrato meno autonomo e meno indipendente.

In realtà più che risolvere i problemi della giustizia questo governo sta facendo a gara per approvare decreti sicurezza ed ogni mese approva nuovi reati sempre diretti verso le fasce sociali dei poveri, degli emarginati, dei giovani, dei militanti, nonché contro le aree del dissenso; che significa più reati, moltiplicazione dei processi, delle misure cautelari, dell'inefficienza.

Quindi la riforma rappresenta l'ennesimo attacco alla democrazia, è un fatto che ci deve preoccupare, è un fatto pericoloso, nei paesi in cui la carriera del PM è separata da quella del giudice, quasi sempre il PM stesso dipende dall'esecutivo e di certo questo non è un auspicio in termini di democrazia e terzietà ma di favore e tutela per una classe specifica e contro i semplici cittadini.

Quindi, per concludere, ci poniamo una domanda semplice: la riforma costituzionale in esame per cui siamo chiamati a decidere e a votare il 22 e il 23 marzo è idonea a risolvere i problemi della giustizia, quali la lentezza dei processi, l'efficienza dei tribunali, il sovraffollamento delle carceri?

No, l'intervento normativo non ha alcun impatto sulla risposta alla esigenza di giustizia che viene dalla gente. Quindi convintamente votiamo NO.

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