giovedì 19 marzo 2026

pc 19 marzo - Un'analisi dell'ultimo Decreto sicurezza - Dall'intervento dell'Avvocata A. Ricci in una assemblea del Coordinamento Flotilla di Taranto


U
na valutazione dell'ultimo ennesimo decreto sicurezza. Certo, non sarà ultimo perché è già al vaglio delle commissioni al Senato un'ulteriore misura che questa volta interverrà non sul diritto di manifestare in senso concreto ma sul pensiero, cioè vogliono anche dirci cosa dobbiamo dire durante una manifestazione.

Nello spirito che alimenta la flotilla che è quello di contrastare il blocco italiano sulla striscia di Gaza e quindi consentire al popolo palestinese di vivere giustamente e pienamente la sua libertà, nello stesso spirito affrontiamo il dibattito di oggi.

Il nuovo l'ultimo decreto sicurezza delinea in modo chiaro uno stato autoritario, tutti gli articoli evidenziano che chiunque si mette contro il potere, chiunque osa contrastare il potere, chiunque osa mettere in discussione il potere viene messo a tacere, viene colpito in tutti i modi.

Evidentemente vogliono una massa silente che non deve mettere in evidenza e deve occultare le ingiustizie sociali, le disuguaglianze sociali, la linea di marcia è chiara. Ovviamente non parte soltanto con questo governo. Certamente queste forme di repressione delle manifestazioni risalgono già a vent'anni fa attraverso dei decreti posti in essere anche da esponenti di una cosiddetta “centrosinistra”.

Però questo governo ha segnato un'accelerazione nella repressione e nella modifica delle regole democratiche di questo Stato. Lo dico in totale sicurezza, è un fascismo che si sta annidando. Non con l'eliminazione del diritto, nel senso che se si fa un decreto che dice esplicitamente non si deve manifestare è ovvio che sarebbe immediatamente in contrasto con le norme della Costituzione, l'articolo

21, l'articolo 3, l'articolo 17, però in un altro modo, cioè mantengono il diritto ma ne svuotano fondamentalmente il proprio esercizio e quindi diminuendo questo diritto e svuotandolo di fatto noi abbiamo una sua pesante limitazione.

La direzione di marcia è sempre più netta. Da quando si è insediato questo governo, hanno creato più reati, più misure di sicurezza, più avvisi di garanzia, cioè hanno creato più sanzioni. Le mosse repressive di questo governo partono già da appena venti giorni del suo insediamento; ha cominciato con il cosiddetto “decreto anti-rape” - evidentemente non gli piaceva la musica tecnica, perché non si riesce a capire perché un gruppo di giovani che si riunisce per sentire un po' di musica debba costituire un assalto alla sicurezza… hanno gusti diversi, va bene - un decreto che reprime una libera riunione di giovani che devono sentire un po' di musica, ma per il governo è un reato.

Si passa poi al decreto Cutro e al decreto Caivano che sebbene abbiano un nome diverso da quello di “sicurezza” di fatto sono comunque dei decreti che hanno una funzione repressiva.

Con quello Cutro se la sono presa con gli scafisti, ci ricordiamo la famosa frase: “in tutto il globo terracqueo le avremmo perseguitate”, come se il problema fosse solo quello degli scafisti; invece non si interviene come al solito sul problema reale, alla base, cioè quello di valutare e considerare le motivazioni per cui un popolo abbandona la propria terra per spostarsi. Si deve trovare sempre un capro espiatorio da dare in pasto subito all'opinione pubblica e risolvere il problema.

Dopo il decreto Cutro c'è stato il decreto Caivano che è arrivato per quell'odiosa violenza sessuale che avvenne nei confronti di due bambine, due cuginette. E come hanno pensato in modo intelligente di risolvere problemi che di fatto sono problemi sociali? perché a Caivano il problema non è quello di aumentare la presenza dei militari per strada, lasciare la gestione delle palestre ai militari, non è così che si risolve un problema sociale di povertà, di precarietà, di povertà culturale.

E invece loro pensano di sì. Ecco, perché secondo loro le questioni sociali si risolvono come questioni di ordine pubblico, basta che aumentiamo la forza pubblica, i militari, i reati, ed è tutto risolto. Non è così, tant'è vero che cosa ha prodotto il decreto Caivano? C'è un articolo di Antigone che spiega che il dato negativo che ha prodotto il decreto Caivano è quello che abbiamo sovraffollato anche le carceri minorili.

Ecco, è un avanzamento, è un fatto positivo? No, non era mai successo che le carceri minorili fossero sovraffollate e adesso dobbiamo ringraziare anche questo tipo di politica, che invece di agire in modo sociale e risolvere i problemi sul territorio, mette in carcere le persone.

Anzi, quel decreto contiene anche un'altra norma, sempre repressiva ovviamente, che considera penalmente responsabili anche i genitori per i reati commessi dai figli - come se ce ne fosse bisogno, perché già sappiamo che la potestà genitoriale esiste, però loro devono appesantire la situazione, come? O inventando nuovi reati oppure aumentando le sanzioni, cioè a un genitore che non manda a scuola il figlio e quindi che non lo segue, abbiamo una multa di 2.000 euro, come se in quella situazione economica in cui vive la zona di Caivano si possa facilmente pagare una somma del genere.

Passiamo poi al decreto sicurezza, il primo che ci sembra così lontano, ma in realtà è stato varato appena otto mesi fa. Ma veramente pensiamo che ci sia un'emergenza di sicurezza in Italia? Non mi sembra che i problemi dell'Italia siano proprio quelli, l'emergenza in Italia è ben altra, c'è un'emergenza lavorativa, c'è una precarietà lavorativa, c'è un'emergenza di disparità sociale, di disuguaglianza sociale, c'è l'emergenza delle morti sul lavoro, che è una cosa seria e se ne parla poco, ogni tre giorni poi ci sono operai che hanno delle invalidità gravi. Ma evidentemente questo governo ha delle priorità diverse rispetto a quelle che sente la società e quelle che sono vere. Quindi a distanza di otto mesi di nuovo ritorna un decreto repressione.

Col primo, quello di otto mesi fa, sono stati introdotti ben venti nuovi reati, si è agito sulla costituzione di nuove fattispecie di reato; con questo invece si agisce con una depenalizzazione che a prima vista può sembrare un dato positivo, se una condotta non è più un reato ma viene depenalizzata, uno dice vabbè buono, vuol dire che non è più evidente il disvalore sociale di quella condotta per cui non c'è bisogno di andare in carcere e significa che la condanna è una sanzione amministrativa. Invece no, non è positivo per due motivi, innanzitutto perché incide economicamente, ma non è positivo perché sposta l'attenzione sull'irrogazione della pena, perché finché è un reato la competenza della valutazione di quel fatto spetta alla magistratura e la magistratura mi garantisce un processo e quindi ho modo, secondo la ripartizione democratica dei poteri, di difendermi - e tra tutti quei reati che sono stati depenalizzati ce ne è uno in particolare che ogni volta che è entrato nelle aule di giustizia in Italia si concludeva sempre con le assoluzioni. Ma evidentemente questa cosa non è piaciuta a questo governo, hanno visto per esempio che chi organizza una manifestazione e non ha preavvisato, nelle aule di giustizia si era sempre assolti, perché? Perché si faceva valere come diritto fondamentale quello della manifestazione del pensiero, della libertà di riunione, che sono diritti costituzionali.

Ma questa assoluzione non è piaciuta al governo e quindi che cosa ha fatto con questo decreto repressione, l'ultimo che è entrato in vigore appena due giorni fa? Ha depenalizzato il reato, ma sanzione amministrativa, abbiamo sanzioni che partono da mille fino a diecimila euro.

Ma la particolarità non è soltanto di ciò che viene irrorato, ma chi la irrora, non è un giudice, non è un pubblico ministero, è il questore e il prefetto; quindi con questo decreto possiamo ben dire che lo Stato italiano entra in uno Stato di Polizia. Quando è uno Stato di Polizia? Quando al questore e al prefetto vengono dati poteri immessi che finora non avevano, poteri appunto di irrorare sanzioni. E la sanzione è veloce...

Come faccio ad oppormi alla sanzione? Non mi oppongo in un giudizio penale in cui io discuto la mia difesa, ma devo impugnare la sanzione di fronte a un giudice di pace, con tutto il rispetto dei giudici di pace, ma il giudice di pace non è un componente della magistratura in senso pieno, e, almeno dall'esperienza che abbiamo noi avvocati nelle Aule, ha molta difficoltà a mettersi contro le decisioni di un prefetto o di un questore.

Quindi alla fine quella sanzione, come vedete, ha avuto molta più efficacia rispetto ad un processo che può durare due anni e poi mi assolve. L'aspetto negativo dell'ultimo decreto repressione è proprio questo, quello di aver dato poteri immensi a questore e prefetto, soprattutto poteri che aumentano, addirittura sfociano in competenze che prima erano del pubblico ministero, come il diritto di persecuzione, le indagini che si fanno corporali, ecc.

La perquisizione è ancora una competenza del pubblico ministero, ma con questo decreto invece questo potere spetta anche al questore, quando? non sempre, guarda caso, in occasione delle manifestazioni. In queste occasioni il questore liberamente può deliberare una perquisizione secondo una sua valutazione personale, quindi non è ancorata a dei dati oggettivi, per esempio, quando pensa che quella persona può attentare alla sicurezza della manifestazione. E’ veramente una cosa ingiusta.

L'altro elemento di cui si è parlato tanto in questo decreto è il cosiddetto fermo preventivo. Anche qui, prima un fermo è la magistratura che lo doveva emanare. Invece ora no, sempre in occasione delle manifestazioni perché sempre lì si va a parare, lo può fare un questore, e quindi la polizia, che appartengono al ministero dell'Interno, quindi al potere politico. Finora tutte queste azioni erano poste in mano alla magistratura, che è un potere diverso da quello politico.

Questo l'elemento che dobbiamo cogliere come elemento di rischio, che porta a dire con tranquillità che stiamo andando e scivolando verso un Stato di polizia e uno Stato fascista. Il fermo preventivo, come è stato scritto e voluto dal governo, riporta pari pari al fermo che veniva fatto durante il ventennio fascista, i cosiddetti “rastrellamenti”; quando il duce veniva a fare visita in una città, la polizia prendeva gli antagonisti, gli antifascisti, gli oppositori e li chiudeva in questura, proprio perché non dovevano opporsi alla visita del duce.

Detto così sarebbe stato anticostituzionale. Allora facciamo che il fermo preventivo lo mette in atto comunque subito la polizia, però deve essere confermato dal pubblico ministero.

Ora, per quanto solerte possa essere un pubblico ministero? Noi stiamo parlando di una manifestazione che magari può essere alle 17 del pomeriggio. Per quanto solerte può essere un pubblico ministero che deve ricevere le carte, i documenti da parte della polizia, deve valutare il profilo perché il fermo viene posto in essere sulla base di una profilazione che è una cosa terribile. Prima era ancorato ad una condanna, a fatti oggettivi che una persona potesse essere pericolosa, però adesso non è più così. Quindi il PM deve valutare le carte e finché le valuta e poi le rimanda indietro a chi ha effettuato il fermo, quasi quasi le 12 ore sono passate.

Che cosa vogliono fare con il referendum che sta per essere approvato il 22-23 marzo? Che cosa vogliono che diventi un pubblico ministero? Lo vogliono distaccare dalla magistratura e farlo diventare un super poliziotto che deve dipendere da un nuovo CSM che darà conto a chi? Non al CSM della magistratura, a un CSM eletto dal governo.

E’ questa la visione che dobbiamo avere delle riforme che stanno facendo; una riforma che sta attentando ai diritti costituzionali e allo Stato democratico attraverso tutti questi sotterfugi. Quando il PM diventerà un super poliziotto sarà la longa manus del questore o del prefetto.

L'altro elemento che è destato clamore di questo decreto repressione è lo scudo penale. Già la parola scudo penale è equivoca: ma da chi vi dovete difendere? Da delinquenti? Dalla magistratura inquirente? Chi vi aggredisce? Scudo perché? Chi aggredisce le forze dell'ordine nella manifestazione? Per fortuna la vicenda di Rogoreto ha fatto calmare un po' questa narrazione che i cattivi in una manifestazione sono sempre quelli che manifestano e i buoni sono rappresentati dalle forze che hanno bisogno dello scudo. E’ una narrazione falsata, perché sono vent'anni dagli eventi di Genova che nei tribunali e nei processi la polizia e le forze dell'ordine vengono condannate perché mettono in essere abusi. Ma anche lì hanno trovato una scappatoia per non far vedere che è una norma prettamente anticostituzionale perché formalmente siamo tutti uguali, c'è l'articolo 3 della Costituzione, e non possiamo avere delle categorie che devono avere delle preferenze, dei riguardi maggiori rispetto ad altre.

Hanno detto: no, lo scudo penale non lo poniamo in essere soltanto in favore della pubblica sicurezza e delle forze di polizia e delle forze dell'ordine in generale, ma nei confronti di tutti i cittadini. No, fatemi capire, che significa “di tutti i cittadini?” Ma perché noi andiamo armati sempre, andiamo a sparare le persone? Anche perché secondo loro lo scudo penale dovrebbe agire soltanto in caso di legittima difesa, di adempimento del dovere. Allora, fatemi capire, quanti in Italia, quanti sono i cittadini che vanno in giro con le armi a sparare? In che cosa vogliamo trasformare lo Stato italiano? Come quello americano in cui si sparano, vanno a comprare le armi? Non è così, la nostra realtà non è così.

Capite quindi che è una “pezza”, semplicemente per non rendere immediatamente anticostituzionale una norma, che di fatto lo è. La legittima difesa è comunque una causa di giustificazione che il nostro ordinamento penale prevede, quindi non c'è per niente bisogno di accentuare e di creare una lista diversa, un registro diverso di iscrizione dell'azione penale nei confronti delle forze dell'ordine che hanno agito per legittima difesa. Oppure significa dover pensare che le forze dell'ordine agiscono sempre per legittima difesa, ma non è così. Ripeto, ci sono condanne processuali, tante, in questi vent'anni che dicono il contrario.

Ma i pericoli di questo ultimo decreto sicurezza non sono solo questi, questi sono quelli più pacchiani. Hanno introdotto una serie di depenalizzazioni, di reati, oltre che hanno voluto dire quando dobbiamo manifestare, come, perché. E chiunque non segue queste ordini poi avrà delle sanzioni amministrative molto gravi e molto pesanti dal punto di vista economico.

C'è un'altra parte in cui si dice che saranno sottoposti a sanzioni anche chi durante una manifestazione pronuncia o mostra frasi sediziose. Ecco, questo è un altro pericolo gravissimo. Che significa sedizioso? È un concetto generico. Chi lo deve riempire di contenuti questo concetto? Siccome è una sanzione, lo deve riempire un questore, un rappresentante del governo. Quindi questo concetto cambierà a seconda del governo che è in carica. Sedizioso che cosa vuol dire? Chi si permette di contraddire e di fare una polemica nei confronti dello Stato o del politico o chi vuole contestare? Quindi vogliono dirci anche cosa dobbiamo dire durante una manifestazione.

Alla fine qual è lo scopo vero di tutte queste riforme? Avere una massa silente. La manifestazione ve la facciamo fare, ma lì, in quel posto, e zitti dove dovete stare. Forse se intoniamo un canto di chiesa, forse non ci faranno nulla… Però se intonate qualcosa che contrasta, c’è la multa che va da 5000 fino a 10.000 euro, anche per cartelli, non soltanto per frasi.

C'è inoltre anche il DDL Romeo, di cui stanno discutendo, che è fatto di tre articoli, gli bastano pochi articoli. Quello è specifico contro la questione palestinese, per cui dire che lo Stato di Israele sta commettendo un genocidio, che è una verità, dire che lo Stato di Israele attuale è uno Stato criminale, è uno Stato nazista, che sta mettendo in essere crimini contro l'umanità, frasi che io non ho per niente intenzione di collocare alla religione ebraica, saranno considerate frasi che attaccano la religione ebraica.

Quindi sono riforme che stanno modificando il nostro Stato, che non stanno aggredendo direttamente i diritti, ma li stanno svuotando.

Concludo dicendo che il dissenso, che secondo questo governo sarebbe una manifestazione antidemocratica, è il contrario. Il dissenso è l'essenza della democrazia. Dare la possibilità di dire no a qualsiasi scelta del governo, dissentire significa partecipare concretamente alla vita politica del Paese. 

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