venerdì 5 giugno 2015

pc 5 giugno - Mafia capitale è legame organico PD e Fascio mafia

Mafia Capitale, “equilibri politici” nella spartizione degli appalti. ‘Coratti garante’



Giustizia Impunità



Il presidente dem dell'assemblea capitolina, scrivono gli inquirenti nell'ordinanza di custodia cautelare, "si preoccupa che siano rispettati gli equilibri politici tra maggioranza e opposizione in Consiglio Comunale nella percezione delle relative utilità". A governare Roma ci sarebbe in pratica un'unica consorteria che si spartisce le commesse“Stamo de qua… e stamo de là“, gongola Salvatore Buzzi. Dove per “de qua” e “de là” il braccio operativo di Massimo Carminati intende i due schieramenti opposti in Consiglio comunale: il potere della cupola arrivava a pilotare gli appalti sia in favore della maggioranza targata Partito Democratico che dell’opposizione di centrodestra. Perché bisognava accontentare tutti. E il garante degli “equilibri politici” secondo l’accusa alla base della spartizione delle commesse era Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina in quota Pd finito agli arresti con altre 43 persone nell’inchiesta su Mafia Capitale.
Sono gli stessi inquirenti a tratteggiare il ruolo dell’esponente del Pd, che avrebbe trasformato “la funzione di controllo e di indirizzo del Consiglio Comunale sull’esercizio del potere di indirizzo della giunta su controllate come Ama (la municipalizzata che si occupa della gestione dei rifiuti, ndr) in strumento di intervento diretto e personale sulla assegnazione dei lavori da parte dell’azienda”. L’appalto presa in esame è la gara AMA n. 30/2013 riguardante la raccolta del multimateriale: “Nel corso di dialoghi con i suoi collaboratori – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – Buzzi indica il ruolo di Coratti nell’assegnazione delle gare di Ama; Coratti che si preoccupa che siano rispettati gli equilibri politici tra maggioranza e opposizione in Consiglio Comunale nella percezione delle relative utilità“.Tradotto: Coratti aveva il compito di far sì che venissero accontentati sia gli appetiti degli esponenti del centrosinistra al governo sia quelli del centrodestra. Un ruolo che emerge chiaro da un dialogo captato nel gennaio 2014 negli uffici della cooperativa 29 giugno tra Buzzi e Claudio Caldarelli, che spiega: “Coratti dice che sulla gara AMA 27 lui non se la po’ carica’ tutta quanta. Dice ‘una parte deve esser a carico dell’opposizione‘”. Nel senso che una parte dell’appalto deve essere affidata a una coop legata al centrodestra romano.
A governare la città di Roma ci sarebbe in pratica un unico schieramento trasversale, un’unica consorteria che si spartisce le commesse. E chi c’è dall’altra parte della (teorica) barricata politica? C’è Giordano Tredicine, presidente Commissione Politiche Sociali e Famiglia sotto la giunta Alemanno, attuale vicepresidente del consiglio comunale e vicecoordinatore di Forza Italia per il Lazio (nonché esponente di una famiglia che controlla la quasi totalità del commercio ambulante di Roma), finito anch’egli in manette in questa seconda tornata di arresti.
“A noi Giordano c’ha sposati – spiega Buzzi a Caldarelli nella stessa intercettazione, utilizzata dagli inquirenti per illustrare la logica spartitoria utilizzata dal gruppo – e semo felici de sta co Giordano”. Perché, continua il capo della 29 giugno, “stamo de qua.. e stamo de là…”, sia con il centrosinistra che con il centrodestra. Buzzi si spiega ancora meglio qualche secondo più tardi: “Formula Sociale (società cooperativa utilizzata da sodalizio di Mafia Capitale insieme alla 29 giugno, ndr) semo sempre noi… in quota Giordano… de qua semo sempre noi e volemo sta pure con te..”.

Mafia Roma, l’uomo di Zingaretti a Gramazio indagato: ‘Rispettami alle urne’





E’ il 20 febbraio 2013. “Glie dici alla tua rete di scrutatori de rispettamme?”, domanda Michele Baldi, capogruppo della Lista Zingaretti alla Regione Lazio, non indagato. “Cento per cento, stai tranquillo, certo che sì… “, risponde Luca Gramazio, consigliere di Forza Italia iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di associazione mafiosa. L’intercettazione ha destato l’attenzione degli inquirenti che hanno svelato l’intreccio tra il potere romano e la Mafia Capitale perché solo pochi giorni prima lo stesso Gramazio aveva spiegato a un conoscente: “Finite le operazioni di voto i … le urne vanno in alcune … in alcune sedi (…) non si tratta della classica operazione di … di controllo delle schede … inc … quello c’abbiamo ancora il tempo per fa’ degli inserimenti“. Dichiarazioni che fanno pensare agli inquirenti della Procura di Roma che Gramazio e la “cupola” volessero truccare l’esito del voto.
E’ il 2 febbraio 2013, mancano 22 giorni alle elezioni: il 24 e il 25 successivi si sarebbe votato per rinnovare il consiglio regionale del Lazio spazzato via dallo scandalo Fiorito. Gramazio, candidato alla Pisana con l’allora Popolo delle Libertà, telefona a Simone Foglio, eletto poi nelle liste del Pdl nell’VIII municipio di Roma ed estraneo all’inchiesta, e in attesa che questi risponda parla con una persona presente nella stanza: “Finite le operazioni di voto i … le urne vanno in alcune … in alcune sedi dove vengono .. .inc … nate, contate, tutto, non si tratta della classica operazione di … di controllo delle schede … inc … quello c’abbiamo ancora il tempo per fa’ degli inserimenti“. La persona in attesa al telefono risponde, ma Gramazio, rivolto alla terza persona, aggiunge: “… ce provo, se stiamo in tempo la metto“. Le parole di Gramazio sono prese sul serio al punto che i pm ipotizzano l’utilizzo per fini illeciti delle schede elettorali che normalmente vengono stampate in maggior numero rispetto al numero degli elettori e scrivono alla Prefettura per avere l’elenco delle tipografie romane incaricate dalla Zecca di Stato di stamparle.

La richiesta di Baldi emerge da una richiesta di decreto di intercettazione in via d’urgenza inoltrata il 23 febbraio dai carabinieri del Ros. A un capo del telefono il 2o febbraio c’è il solito Gramazio, all’altro c’è Michele Baldi, capogruppo della lista Zingaretti in Regione,

pc 5 giugno - Mafia Capitale è fascio/mafia Gramazio - capogruppo dei berlusconiani e referente istituzionale di Casa pound e di ogni base popolar fascista a ROMA

Mafia Capitale, il gip: “Gramazio capitale istituzionale del clan.

Il figlio del senatore Domenico e recordman di preferenze, arrestato oggi in Mafia capitale due, era già stato pesantemente coinvolto nella prima tranche dell'inchiesta. Ma si è limitato a dimettersi da capogruppo dei berlusconiani, restando in consiglio e nel partito. E dell'ex terrorista nero diceva: "Incontro milioni di persone"

Indagato già nella prima puntata Gramazio, figlio del parlamentare missino-pidiellino Domenico e recordman di preferenze per l’allora Pdl alle regionali del 2013 con oltre 10mila voti, si era dimesso soltanto dalla carica di capogruppo del parito in consiglio, “per dedicarmi con tutto il mio impegno alla difesa della mia onorabilità e della mia storia politica, caratterizzata da coerenza, impegno sociale e lealtà”, aveva spiegato. Neppure la grave ipotesi formulata già allora dai magistrati, messa nera su bianco negli atti dell’indagine, aveva scalfito il proverbiale garantismo di Forza Italia: “Le indagini”, scriveva il gip, “hanno delineato un quadro indiziario tale da indurre ad ipotizzare che Gramazio possa essere un collegamento dell’organizzazione (il gruppo mafioso secondo gli inquirenti guidato da Carminati, ndr) con il mondo della politica e degli appalti”. Ipotesi che nella prosecuzione delle indagini si sono rafforzate, dato che il gip ha firmato per lui un ordine di custodia cautelare.Gramazio non ha mai negato il pranzo con Carminati, la cui epopea criminale è universalmente nota e rivaleggia con quella della Banda della Magliana, a maggior ragione entro le mura capitoline. “Incontro tantissime persone, non ho da rimproverarmi nulla sulla mia condotta”, ha affermato davanti alle telecamere di Announo. Ma è normale che un politico incontri un personaggio come quello, lo incalzava il giornalista Luca Bertazzoni? “Io incontro milioni di persone”.

pc 5 giugno - Mafia Capitale è Comunione e liberazione che sono Alfano e Lupi

Mafia Capitale, le mani di Cl sul business degli immigrati. Odevaine: “Comunione e Liberazione finanzia Alfano e Lupi”

Mafia Capitale, le mani di Cl sul business degli immigrati. Odevaine: “Comunione e Liberazione finanzia Alfano e Lupi”


In una intercettazione l'ex componente del Tavolo di coordinamento nazionale insediato al ministero dell'Interno spiega nei dettagli come è nato il grande affare dei migranti ospitati nel Cara di Mineo. L'intercettazione: "Si ... stanno proprio finanziando ... sono tra i principali finanziatori di tutta questa ... questa roba si ... e Lupi è ... ... e si sta dentro ... Lupi ... e infatti è il Ministro del ... .del coso ... delle Opere Pubbliche ..."


Parlava senza timori Luca Odevaine. Lunghissime conversazioni con i suoi uomini più fidati, sicuro che nessuno lo potesse ascoltare all’interno degli uffici della fondazione Integr/azione. È il 21 marzo 2014, nel pieno dell’inchiesta Mafia Capitale che lo ha portato agli arresti lo scorso dicembre e che oggi ha avuto il suo seguito con 44 arresti. Dopo aver incontrato alcuni esponenti della cooperativa “bianca” La Cascina – vicina a Comunione e Liberazione – Odevaine (componente del Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il ministero dell’Interno) spiega nei dettagli come è nato il grande affare dei migranti ospitati nel Cara di Mineo, oggi al centro del secondo troncone dell’inchiesta romana. “Li ho conosciuti quando c’è stata la prima gara” racconta a Stefano Bravo, il suo commercialista di fiducia, riferendosi al management del gruppo dell’imprenditoria cattolica oggi colpito da diversi arresti e perquisizioni.
Il Centro per migranti di Catania – un ex residence costruito per ospitare i rifugiati sbarcati nelle coste siciliane – era stato inizialmente affidato alla Croce Rossa (“senza gara, senza niente – specifica Odevaine intercettato dai carabinieri del Ros – la moglie di Letta (Gianni, ndr) è presidente della Croce Rossa Lombardia”). Quando il politico romano inizia ad occuparsi dell’affare migranti in Sicilia in rappresentanza del governo per la gestione dell’emergenza rifugiati c’era l’attuale prefetto di Roma Franco Gabrielli, che – secondo Odevaine – lo avrebbe contattato: “Me dice: senti Luca… prendite un attimo ‘ste carte – si legge in una intercettazione ambientale contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi – guarda un attimo perché secondo me questa cosa (la gestione del Cara di  Mineo, ndr) costa ‘no sproposito”.  Andava presa una decisione, spiegava Odevaine al commercialista Stefano Bravo, per ottimizzare la spesa. Ed ecco che con parole chiarissime Odevaine spiega come – secondo la sua versione – si sono svolti i fatti:

pc 5 giugno - Mafia capitale è fascio/mafia innanzitutto! Alemanno- Fratelli d'Italia

Mafia Capitale, gip: “Alemanno chiese aiuto a Buzzi per elezioni 2014″. E lui chiamò “mafiosi” e “‘ndranghetisti”
Quando l’inchiesta Mafia Capitale deflagrò sulla Capitale nell’ordine di cattura il gip scriveva che l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno aveva ottenuto fondi per la sua campagna elettorale. Per l’ex sindaco, indagato per 461 bis, c’è una seconda puntata. Perché anche nella nuova ordinanza di custodia cautelare, che oggi ha portato a 44 arresti, si parla di lui come del politico che aveva chiesto aiuto e sostegno per le europee. Gli inquirenti sono certi che per le elezioni al Parlamento di Bruxelles del maggio 2014 l’ex primo cittadino della Capitale, candidato nella lista “Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale” nella circoscrizione Sud, chiese voti a Salvatore Buzzi, il quale si rivolse ai “mafiosi, quelli che controllano i voti” e agli “‘ndranghetisti“.Buzzi  – scrivono gli inquirenti – era stato interessato da Giovanni Alemanno affinché si attivasse per sostenere la campagna elettorale di quest’ultimo” alle elezioni europee del 25 maggio 2014. E il capo della 29 giugnoche, secondo gli inquirenti romani, aveva collegamenti con la criminalità organizzata calabrese, si era mosso per ottenere il sostegno alla candidatura anche con gli uomini della cosca ‘ndranghetista dei Mancuso di Limbadi.Le indagini hanno consentito di rilevare come “a fronte di una richiesta di sostegno da parte di Alemanno, sin dalla fine del mese di marzo 2014 Buzzi avesse espressamente richiesto, per il tramite di Giovanni Campennì, appoggio all’organizzazione criminale calabrese (di cui quest’ultimo è ritenuto espressione), per procurare i necessari consensi in occasione della campagna elettorale dell’ex sindaco di Roma”. In una conversazione intercettata il 21 marzo 2014, Buzzi riferiva a Massimo Carminati l’esito di un incontro avuto poco prima con Alemanno negli uffici della “Commissione Commercio” a Roma. “Buzzi – scrive il gip – riferiva del sostegno richiesto in quell’occasione dall’ex primo cittadino (“no, no era pè la campagna elettorale … una sottoscrizione e poi se candida al sud“) e spiegava al capo del sodalizio che aveva individuato Campennì (insieme a Rocco Rotolo e Vito Marchetto tra gli amministratori della “cooperativa Santo Stefano” indivicata dallo stesso Buzzi come “cooperativa de ‘ndranghetisti”) “quale strumento idoneo per assecondare tale richiesta”. Buzzi, il giorno seguente contattava “Campennì, al fine di interessarlo per “da ‘na mano a Alemanno … in campagna elettorale …”.

pc 5 giugno - BOLOGNA: OPERAIE CONTRO LE MOLESTIE SESSUALI DEL PADRONE

(da Tavolo 4) - Questa mattina (ieri) c'è stata la prima udienza dopo le denunce di molestie sessuali subite dalle operaie della YOOX da parte del loro padrone. 
Sono state ascoltate le parti e la prossima udienza ci sarà il 15 ottobre, il risultato non era scontato perché il rischio di archiviazione era alto. 
In contemporanea c'è stato un presidio in solidarietà costruito all'ultimo minuto via FB e molto spontaneo, che durante la seduta ha spikerato al megafono, scritto cartelli, parlato con le persone che chiedevano informazioni, con le musiche di lotta suonate da un piccolo furgone allestito da un compagno anarchico (che ha fatto arrabbiare un fascista che passava). 
Quando sono uscite le operaie sorridenti e dignitose hanno raccontato le strategie di lotta, gli scioperi e i diritti che hanno ottenuto con le lotte, ad esempio e 2 ore di  allattamento sempre negate, e della differenza di trattamento  che subiscono rispetto alle altre operaie che non portano avanti le lotte, con continue lettere di richiamo. 
Ci siamo date appuntamento per le prossime lotte da portare avanti insieme!
Il silenzio è complicità via gli stupratori dalla città!

giovedì 4 giugno 2015

pc 4 giugno - Gli operai turchi continuano gli scioperi contro padroni e governo sulla linea dell'autorganizzazione sindacale di classe



I metalmeccanici turchi si ribellano alla povertà e al sindacato


di NURAN GÜLENÇ



Nel settore metalmeccanico, una delle locomotive del paese, all’interno delle grandi fabbriche del settore automobilistico, i lavoratori turchi hanno iniziato uno sciopero che ha attirato l’attenzione della stampa internazionale. La protesta, partita dalla fabbrica della Renault, ha rapidamente contagiato altre fabbriche del settore. Le due richieste dei lavoratori sono centrali nell’attuale panorama lavorativo turco: l’aumento dei salari e la fine del monopolio del Sindacato metalmeccanico turco (Türk Metal Sendikası) in modo che i lavoratori possano scegliersi direttamente i loro rappresentanti. Il movimento di protesta si è propagato ad altre fabbriche nelle quali era presente il Türk Metal Sendikası e al cui interno sono state presentate le prime dimissioni.

Per comprendere le ragioni dei lavoratori che protestano contro il Türk Metal Sendikası è necessario guardare alla normativa in vigore e alla missione stessa del sindacato. Nel settore metalmeccanico, che occupa 1,5 milioni di persone, il Türk Metal Sendikası, con i suoi 177.125 membri è la principale organizzazione sindacale, seguito dal Çelik-Iş collegato alla confederazione Hak-Iş e vicino al partito AKP, con 28.823 membri, e dal Birleşik Metal-Iş collegato alla DISK (Confederazione dei sindacati rivoluzionari), con 25.595 membri, solitamente considerato più a sinistra. Il Türk Metal Sendikası è anche il più importante sindacato della Confederazione turca Türk-Iş.

Fino al 1980 il Türk Metal Sendikası era un piccolo sindacato che però nella sua lotta contro il sindacato Türkiye Maden-Iş Sendikasi, collegato alla DISK, poteva contare sull’appoggio del più potente datore di lavoro in Turchia, il MESS (Türkiye Metal Sanayicileri Sendikasi, la federmeccanica turca). In seguito al colpo di stato del 12 settembre 1980 il Türk Metal Sendikası si è rafforzato anche perché la DISK e i sindacati a essa collegati sono stati messi fuori legge e i lavoratori sono stati costretti su pressione e indicazione dei datori di lavoro ad aderire al Türk Metal Sendikası. Dopo il ritorno alla democrazia parlamentare, grazie al sostegno dei datori di lavoro e del governo, il Türk Metal Sendikası è cresciuto e ha acquisito un enorme potere finanziario. Inoltre i datori di lavoro hanno usato il Türk Metal Sendikası per ostacolare l’organizzazione di altri sindacati, in particolar modo Birleşik Metal-Iş.

pc 4 giugno - FORMAZIONE OPERAIA - MACCHINE E FORZA LAVORO ovvero CAPITALE COSTANTE E CAPITALE VARIABILE

Prima di passare al capitolo sulla produzione di plusvalore Marx chiarisce un altro importante argomento quello della differenza tra capitale costante e capitale variabile, chiarimento necessario perché questo dato viene travisato dalla borghesia e dai suoi economisti che parlano di capitale fisso e capitale circolante sempre nel tentativo di nascondere il processo che genera il plusvalore.

Dice Marx: “I differenti fattori del processo lavorativo” che come abbiamo visto nel capitolo precedente sono i mezzi di produzione da un lato e la forza lavoro dall’altro, “prendono parte differente alla formazione del valore del prodotto.”

Proviamo a riassumere subito la spiegazione di Marx con queste frasi: “… la parte del capitale che si converte in mezzi di produzione, cioè in materia prima, materiali ausiliari e mezzi di lavoro, non cambia la propria grandezza di valore nel processo di produzione. Quindi la chiamo parte costante del capitale, o, in breve, capitale costante.”
“Invece la parte del capitale convertita in forza-lavoro cambia il proprio valore nel processo di produzione. Riproduce il proprio equivalente e inoltre produce un'eccedenza, il plusvalore, che a sua volta può variare, può essere più grande o più piccolo. Questa parte del capitale si trasforma continuamente da grandezza costante in grandezza variabile. Quindi la chiamo parte variabile del capitale, o in breve: capitale variabile.”

pc 4 giugno - EXPO: SI "NUTRONO" LE AZIENDE E SI AFFAMA LA GENTE

Da più parti è stato già denunciato che l'Expo, vetrina del capitale, all'insegna del "Nutrire il pianeta" sul supersfruttamento, la miseria dei lavoratori, su cui quelle aziende in vetrina fanno i loro profitti sporchi anche di sangue, e sulla fame dei popoli dei paesi dove avviene la rapina delle risorse alimentari, è anche una "fiera" a cui possono accedere solo chi ha soldi, per pagare prezzi come:
da un toast al prosciutto cotto a 5 euro, a un panino a circa 8 euro al McDonald euro, a un caffè espresso a 1,50; da un piatto di pasta (quella decantata dal giullare renzo Arbore) a 12 euro a una piadina a 10 euro un risotto a 13 euro, ai food truck Usa (furgoncini americani) in cui per un hamburger e birra ci vogliono 13,50 euro - e siamo ai prezzi "bassi"...
ma poi c'è la churrascaria del padiglione brasiliano al costo di 45 euro e il ristorante giapponese che ha fatto scalpore in cui paghi 110 euro per un Kaiseki Hana - piatto della tradizione giapponese composto da numerosi assaggi - e 5 € per una bottiglia d’acqua, ecc. ecc.

E ora già alcune aziende, dopo un mese, grazie a questa rapina, contano soddisfatti le loro entrate:


"BUSINESS INATTESO Per alcuni operatori al ritorno di immagine si affianca la possibilità di chiudere i sei mesi con un guadagno economico"
"Il più entusiasta di tutti è Alfiero Fucelli, amministratore di Dispensa Emilia, la catena di ristoranti della cucina tipica emiliana che racconta - avevamo determinato degli obiettivi di budget: minimo, intermedio e massimo. Ebbene a maggio abbiamo già raggiunto la fascia più alta del nostro bilancio preventivo».
"...ma anche Lindt, che in questo mese ha registrato «buoni risultati di vendita» nella sua Chocolate Factory. Pollice alzato anche per il presidente del consorzio Franciacorta, Maurizio Zanella: «Se il flusso dei visitatori proseguirà come in questo primo mese e non interverranno altre problematiche, confidiamo di chiudere positivamente il bilancio».
Soprattutto, la redditività sembra appannaggio delle catene concessionarie della ristorazione. Come Cir Food, la Cooperativa italiana di ristorazione, che lungo il Decumano gestisce 20 locali e ai visitatori è in grado di preparare fino a 50mila pasti al giorno...
La scommessa esclusiva sul ritorno di immagine vale soprattutto per le multinazionali: McDonald’s, Coca Cola, Nestlé (sponsor di Expo con Baci Perugina). Esemplifica per tutte Angelo Trocchia, ad di Unilever Italia, presente con il marchio Algida: «Per noi non ha senso parlare di guadagno o di perdita, la partecipazione stessa è per definizione il guadagno» (Da Sole 24 Ore).

pc 4 giugno - Messico - il crimine assoluto verso i 43 studenti ha acceso un movimento rivoluzionario che non si arresta e investe la farsa elettorale del regime narco-terrorista-imperialista - un libro in italia sui 43

In Guerrero e Oaxaca date alle fiamme decine di migliaia di schede elettorali

  • Da quando è stato proclamato lo sciopero indefinito dal Coordinamento
Nazionale dei settori dell'educazione messicana a seguito della sparizione
senza risposta né giustizia dei 43 studenti normalistas di Ayotzinapa,
 la normalità all'interno degli istituti scolastici, in particolare negli stati del
Guerrero e di Oaxaca, è indubbiamente saltata. 
.Così, nella giornata di ieri migliaia di box elettorali, con relative schede, 
sono state dati alle fiamme in una mega-operazione collettiva
 di sabotaggio della tornata elettorale che si è svolta in diversi stati, 
a partire dall' Oaxaca; sabotaggio che si è poi esteso anche in altri distretti, 
con oltre 87 mila schede bruciate solo a Guerrero e numerosi uffici elettorali 
dati alle fiamme.
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Sempre nel Guerrero, a Tlapa, le azioni di sabotaggio sono state particolarmente decise, con decine di furgoni contenenti schede elettorali dati alle fiamme e un blocco pressoché totale delle sedi e delle attività procedurali che dovevano aver luogo.
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Ni vivos ni muertos: la sparizione forzata in Messico come strategia del terrore

Oltre 30.000 sono le persone scomparse in Messico dal 2006 a oggi.
 Desaparecidos dei quali non si sa più niente, a volte ritrovati morti e
 orribilmente mutilati, a volte mai denunciati come scomparsi e sistematicamente
 mai cercati dalle autorità pubbliche. Che succede in Messico,
un paese democratico che attraversa una fase di incredibile ascesa della violenza?

Ni vivos ni muertos è un’inchiesta su questo fenomeno e giunge a
formulare una tesi chiara: la sparizione forzata è un crimine,
 nel quale sono implicate le istituzioni messicane, che ha
l’obiettivo di generare terrore e annichilire i movimenti di dissidenza
 e opposizione sociale.
Dopo i fatti avvenuti il 26 settembre 2014, quando 43 studenti appena
 adolescenti sono stati vittima di sparizione e ritrovati trucidati con la
chiara complicità del governo federale, la tesi di Federico Mastrogiovanni
 acquisisce più rilevanza. La sparizione forzata non è un fatto casuale,
ma costituisce una vera strategia del terrore diffusa su tutto il territorio,
della quale sono a vario titolo responsabili istituzioni corrotte, crimine
organizzato e aziende multinazionali.
Obiettivo di questa strategia è controllare zone del Messico
 ricche di risorse naturali, energetiche e minerarie. Attraverso
 interviste con membri di associazioni di familiari di desaparecidos,
avvocati, giornalisti e analisti, l’autore analizza questo fenomeno che
dal 2006 a oggi è divenuto una delle pagine più scure della storia messicana.
 La struttura narrativa è una rete di storie articolate che formano un panorama
alt complesso, spaventoso, parte dello
scenario di estrema violenza che vive
 il paese.

(da DeriveApprodi)

pc 4 giugno - Libero Federico arrestato a Francoforte il 18 marzo nella manifestazione anti BCE

FreeFede: Federico Annibale è libero

Buone notizie da Francoforte: dopo circa due mesi e mezzo di detenzione,
 quest'oggi Federico Annibale è stato finalmente liberato.
Federico, un giovane studente italiano residente a Londra,
 era stato fermato e successivamente arrestato a margine della
manifestazione del 18 marzo scorso contro l'inaugurazione della
 nuova sede della BCE a Francoforte. Nonostante l'inconsistenza
delle accuse a suo carico, da allora fino a oggi è stato costretto in carcere
in Germania in attesa del processo.
Oggi si è presentato di fronte al Tribunale distrettuale chiamato a
 pronunciarsi sul suo caso, che fortunatamente non prevedeva
pene superiori ai due anni grazie al ridimensionamento da parte
del giudice dell'accusa che era stata inizialmente proposta dal
Pubblico Ministero (e per la quale rischiava invece una condanna
 fino a 10 anni). Federico è stato condannato a 14 mesi di dentenzione
 ma la pena è sospesa e dovrà scontarla solo se commetterà nuovamente
reati sul territorio tedesco.
In giornata è stato finalmente rilasciato e potrà ora fare ritorno a casa.
#FreeFede!
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pc 4 giugno - Solidali con i compagni del 15 ottobre BASTA LEGGI FASCISTE…IL 15 OTTOBRE NON SI PROCESSA!

Roma 5 giugno, presidio per i processati del 15 ottobre 2011

Roma 5 giugno, presidio per i processati del 15 ottobre 2011
Venerdì 5 giugno alle ore 10:00 presso il Tribunale di Cassazione di Roma in Piazza Cavour, si terrà l’udienza che vede imputati, Mauro, Davide, Marco, Cristian, condannati in secondo grado con pene che vanno da 4 anni e 8 mesi ai 6 anni per Devastazione e Saccheggio a riguardo i fatti accaduti il 15 ottobre 2011 in Piazza San Giovanni a Roma.
Bisogna dare una risposta forte alla borghesia con una presenza numerosa dentro e fuori il tribunale, far capire loro che il movimento di lotta è più forte delle loro attività repressive e per dare sostegno a noi imputati che andremo incontro a condanne definitive.
Il 15 ottobre non è un processo ma una conquista di una piazza fatta di ideali di lotta e resistenza e non sarà di certo una sentenza a cancellarne la storia. Complici e solidali non è un semplice slogan, dietro c’è una storia di lotta comune, di appartenenza, di ideali e sofferenze, di conquiste sociali. Complici e solidali è la responsabilità concreta di lottare al fianco di chi subisce attacchi repressivi e prigionia politica.
Il 15 ottobre c’eravamo tutt*…siamo tutt* complici e solidali!
Venerdì 5 giugno tutti/e presenti/e per la libertà dei compagni sotto processo!

pc 4 giugno - Il movimento di lotta contro la guerra imperialista e la Nato il 2 giugno ha ripreso il cammino di mobilitazione e proposta con manifestazioni in diverse città italiane - oggi Pisa

Pisa in piazza contro la guerra
Il 2 giugno anche Pisa in piazza contro la guerra
Come in molte altre città italiane, anche a Pisa è scesa in piazza il pomeriggio del 2 giugno l'opposizione alle politiche di guerra del governo Renzi e dell'Unione Europea, alla militarizzazione del territorio e della giornata del 2 Giugno, festa della Repubblica nata dalla resistenza al nazifascismo. Diverse decine di persone, portate in piazza da un coordinamento di forze della sinistra comunista e di singoli attivisti contro la guerra, che hanno risposto all'appello lanciato dalla rete No War per la mobilitazione del 2 Giugno, hanno manifestato

pc 4 giugno - Il solito copione, i vigliacchi fascio mafiosi e razzisti di Casa pound tengono le manifestazioni contro i Rom protetti dalla polizia che attacca gli antifascisti

luca fiore - contropiano
Roma. Manifesta Casapound, caricati gli antifascisti
Il copione tradizionale si è ripetuto anche questa volta, immancabile. Non solo le autorità di pubblica sicurezza e quelle politiche hanno consentito che organizzazioni apertamente fasciste e razziste come Casapound e altre sigle della galassia nera vomitassero indisturbate oggi pomeriggio i loro messaggi di odio e le loro bugie contro i Rom, compiendo la consueta operazione di sciacallaggio politico e mediatico sulla morte di Corazon Abordo Perez, travolta e uccisa da una macchina in corsa alcuni giorni fa a via Battistini.
Le forze dell’ordine, schierate in gran quantità e in assetto antisommossa, hanno anche caricato gli attivisti dei centri sociali, delle organizzazioni antifasciste e antirazziste che intorno alle 17 erano scesi in piazza per impedire la gazzarra dei ‘fascisti del terzo millennio’ ed esprimere una volta ancora la propria solidarietà alla famiglia della vittima, respingendo però ogni tentativo di strumentalizzazione della tragedia avvenuta mercoledì scorso.
Protezione  garantita agli estremisti di destra federati alla Lega di Salvini, botte contro circa

pc 4 giugno - Roma fogna fascio-mafiosa del paese - Stroncare con la repressione di Stato, che va pretesa anche quando polizia e tribunali sono infestati di fascisti in divisa e in toga, la mafia capitale e le manifestazioni fascio-razziste anche quando coinvolgono settori 'popolari'. Stroncare con la mobilitazione proletaria e popolare di massa la pericolosa infezione

Mafia Capitale. Altri 44 arresti
Mafia Capitale. Altri 44 arresti
La foto in copertina è di una manifestazione della destra a Roma contro immigrati e rom, guidata dal consigliere Gramazio, tra gli arrestati di stamattina.
I fatti di oggi dovrebbero indurli a sparire al di sotto del mondo di sotto. Infatti, la seconda rata di Mafia Capitale demolisce, parzialmente, il business dell'"accoglienza" dei migranti ma demolisce definitivamente la legittimità della Giunta comunale di Marino. Ancora una volta bisogna sottolineare due cose: tutti i partiti dell'amministrazione locale risultano coinvolti e la parte del leone - nel ramazzare soldi pubblici - la fanno quegli stessi fascisti che ancora in queste ore "manifestano" contro i migranti in carne e ossa. Oltre, naturalmente, al Pd, il partito-pigliatutto.
Il nuovo blitz all'alba per il momento dà i numeri (44 arrestati), ma pochi nomi: su tutti quello di Luca Gramazio, "figlio d'arte", di quel Domenico cresciuto nella sezione del Msi di piazza Tuscolo, uno dei vertici del "triangolo nero" di Roma Sud, negli anni '60 e '70, insieme a via Noto e Acca Larenzia. Gramazio è accusato di partecipazione all'associazione mafiosa capeggiata da Carminati, mettendo così a frutto la carica di consigliere regionale del Pdl. Il solito vecchio gioco: tu mi procuri i voti, io ti affido un servizio pagato con soldi pubblici, tu mi dai parte del guadagno (illecito).
Ma non è l'unico "politico" finito agli arresti. Una misura cautelare è stata disposta anche per l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti, "autorevole" dirigente del Pd romano che si era autosospeso dal partito a dicembre. In manette pure l’ex assessore alla casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo (Pd). Agli arresti anche alcuni consiglieri comunali come Giordano Tredicine (il "re" dei camion bar che appestano i luoghi centrali del turismo a Roma), Massimo Caprari e l’ex presidente del X Municipio (Ostia), Andrea Tassone.

Il business. anche questa volta, riguarda i campi di "accoglienza" per migranti, rifugiati e

pc 4 giugno - Roma, raid contro un romeno: «Vai fuori dall'Italia». E gli tagliano due dita - Contro i topi di fogna fascisti e i loro protettori in divisa, ANTIFASCISMO MILITANTE

di Marco Pasqua

Lo hanno rincorso in strada, in pieno giorno, urlando insulti e minacciandolo di morte, fino ad assalirlo con un coltello e ad amputargli due dita. «Sporco rumeno, vattene via», gli hanno gridato, durante un raid razzista avvenuto a San Giovanni, dietro a piazza Tuscolo, davanti agli sguardi terrorizzati dei passanti. «Sembrava di essere in un film horror», hanno riferito dei testimoni oculari: «Quell'uomo aveva le mani insanguinate e scappava da un branco inferocito e impazzito».
Protagonisti dell'assalto sono tre giovani romani, che, secondo gli inquirenti sarebbero vicini agli ambienti della destra estrema e che ora si trovano in stato di arresto con l'accusa di tentato omicidio, lesioni gravissime, resistenza a pubblico ufficiale e violazione della legge Mancino. Tutti sono risultati positivi ai test per la cocaina e i cannabinoidi. I fatti sono avvenuti ieri mattina, poco dopo le 8.30, nei pressi di un bar di via Britannia. I tre ragazzi, spalleggiati, forse, da un quarto giovanissimo (la cui posizione è attualmente al vaglio dei carabinieri), hanno iniziato ad insultare senza motivo R.N., un rumeno di 33 anni, che a Roma svolge lavori saltuari. «Te ne devi andare via, sei uno sporco immigrato, non ti vogliamo in Italia», gli hanno detto. Lui non ha reagito ma questo non è servito ad evitargli che i tre lo rincorressero, brandendo bastoni e cocci di bottiglie, tra decine di testimoni che hanno assistito sbigottiti all'inseguimento.

pc 4 giugno - C'è del marcio in Lombardia. Il padrino del fascio/leghista Salvini tale e quale al suo predecessore Formigoni

Milano, chiuse le indagini su Maroni. Il pm: "Favorì la donna con cui aveva una relazione affettiva"
La Procura verso la richiesta di rinvio a giudizio del governatore lombardo: "Fece pressioni su Expo per far avere un soggiorno di lusso a Tokyo a Maria Grazia Paturzo e una consulenza all'altra collaboratrice Mara Carluccio". Se condannato il presidente della Lombardia dovrebbe lasciare per la legge Severino
di EMILIO RANDACIO
03 giugno 2015 

La Procura di Milano ha chiuso l'inchiesta a carico del governatore lombardo Roberto Maroni. L'esponente leghista è accusato di 319 quater, secondo comma, per avere, nel maggio 2014, esercitato pressioni sui vertici Expo per fare ottenere un biglietto in business e un soggiorno in un albergo pluristellato di Tokyo (costo di circa 6.000 euro), a Maria Grazia Paturzo. Secondo il pm Eugenio Fusco, Maroni era legato alla donna "da relazione affettiva".
A Maroni e al compagno di Partito, il neo eletto presidente di Ferrovie Nord
Andrea Gibelli, gli investigatori del Noe, questa volta, contestano la turbata libertà di incanti, anche per aver fatto ottenere una consulenza da 30 mila euro a Mara Carluccio, senza indire una gara pubblica. Uno dei due reati contestati al governatore lombardo, l'induzione indebita a dare o promettere, è compreso nella legge Severino che disciplina la sospensione e la decadenza dalle cariche pubbliche. Nel caso di una condanna di primo grado, Maroni potrebbe dover lasciare la carica di governatore.
Maroni: "Sono tranquillissimo" - "Era ora, finalmente dopo un anno di indagini si chiude - commenta Maroni - se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno, poveri noi. Detto questo, io sono tranquillissimo, non ho mai fatto pressioni in vita mia per nessuno, per i miei figli, amici o parenti".
L'sms  - "Christian, il Pres. ci tiene acché la delegazione per Tokyo comprenda anche la società Expo attraverso la dottoressa Paturzo e voleva" che anche lei "viaggiasse" in business class e in albergo di lusso. E' l'sms agli atti dell'inchiesta che il dg di Expo Malangone (anche della società è iscritta nel registro degli indagati per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti) riceve il 27/5/2014 da Giacomo Ciriello, capo della segreteria del governatore lombardo.
L'inchiesta - Le indagini sono partite la scorsa estate a Busto Arsizio (Varese) dall'analisi da parte dei carabinieri del Noe di alcune intercettazioni nell'ambito dell'indagine su Finmeccanica e poi è stata trasmessa per competenza territoriale a Milano. Sotto la lente degli inquirenti è finita la presunta raccomandazione che avrebbe portato Paturzo ad ottenere un contratto di collaborazione come "temporary manager" in Expo. Secondo gli investigatori, infatti, Maroni non avrebbe potuto inserire la professionista nel suo staff in Regione perché la Corte dei Conti avrebbe sollevato rilievi e, dunque, sempre stando alle indagini, l'ad di Expo Giuseppe Sala e Maroni avrebbero concordato per lei un contratto di sei mesi rinnovabile al massimo fino a due anni (contratto scaduto lo scorso 31 ottobre).
Il viaggio a Tokyo della collaboratrice di Expo -

pc 4 giugno - TRIBUNALE DI GENOVA: E’ LEGITTIMO RIFIUTARSI DI LAVORARE SE NON SI E’ IN CONDIZIONI DI PIENA SICUREZZA

"...un interessante articolo dell’avvocato Lorenzo Fantini relativo alla sentenza del Tribunale di Genova che il 23 marzo ha disposto il reintegro per il macchinista della divisione Cargo delle Ferrovie dello Stato, Silvio Lorenzoni, reo di essersi rifiutato di viaggiare assieme a un secondo agente non in grado di guidare il treno.
Il giudice, che ha annullato in un sol colpo il suo licenziamento, ha ritenuto pienamente legittimo il suo rifiuto essendo questo motivato dalla necessità di tutelare un bene non negoziabile: la propria salute e sicurezza...
Marco Spezia

(stralci) - ARTICOLO 2087 DEL CODICE CIVILE: L’AMPIEZZA DELL’OBBLIGO DI TUTELA DEI LAVORATORI

E’ legittimo il rifiuto della prestazione di lavoro in condizioni di pericolo per la salute e sicurezza sul lavoro? Alcune considerazioni con riferimento ad una recente pronuncia del Tribunale del lavoro di Genova.

Una recente pronuncia di merito (Tribunale del Lavoro di Genova, 23 Marzo 2015) permette una breve riflessione su un tema importante e da sempre discusso, vale a dire in ordine alla ampiezza della ricaduta applicativa della disposizione dell’articolo 2087 del Codice Civile la quale impone all’imprenditore di “adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore”.
Come noto tale norma viene generalmente considerata impositiva al datore di lavoro di un generale

pc 4 giugno - Giullari, pseudo artisti al servizio del governo Renzi. Jovanotti, Fuck You

Jovanotti abbellisce il lavoro gratuito
Giovedì, 04 Giugno 2015 07:09
Redazione Contropiano



Gli ideologi del potere attuale non sono dei potenti pensatori, ma spacciatori di pillole. Avvelenano lo stesso, ma in piccole dosi, con un aspetto "smart"...
Jovanotti, cantante simpatia, chiacchiere leggere e ottimismo a buon mercato, ha dato ieri un esempio di cosa voglia dire fare ideologia al tempo del renzismo. Ma ha anche involontariamente aperto uno squarcio sui meccanismi che rendono accettabile l'inaccettabile. Chiamato all'università di Firenze per parlare di identità e di lavoro, di futuro e scuola ha seminato appunto pillole di buonsenso 2015, sintetizzabili in un "datevi da fare". Niente di clamoroso fin quando non è stato interrogato sul lavoro gratis, che va tanto di moda oggi nei discorsi di governanti e imprese. Giudicate voi:  
"Ultimamente ho partecipato a diversi festival in America con la mia musica e vedevo tantissimi ragazzi che lavoravano. Ad un certo punto ho chiesto: scusate, ma questi chi li paga? Mi hanno risposto: sono volontari, lavorano gratis, ma si portano a casa un'esperienza. Così mi sono ricordato che quando ero ragazzo anche io lavoravo gratis alle sagre e mi divertivo come un pazzo. Imparavo ad essere gentile con le persone, se mi avessero detto non lo fare, vai in colonia, sarebbe stato peggio. Ma per me quel volontariato lì era una festa anche se lavoravo alla sagra della ranocchia...Mi dava qualcosa". 
Nonostante la sua aria svagata di cinquantenne che deve sembrare un ragazzino (è una chiave del suo successo), Jovanotti non è ingenuo. Così poche ore dopo ci ha tenuto a precisare che lui è personalmente contrario al lavoro gratuito. Dire una cosa e il suo contrario poche ore dopo... Vi ricorda qualcun altro? Ma anche se l'ideologia che spaccia è grossolana, ciò non significa che non sia stata elaborata con sottigliezza. Quindi l'evidente contraddizione tra la prima affermazione e la smentita viene smorzata con un semplice salto logico.
 "Non ho detto e non penso sia giusto "lavorare gratis". Ho solo raccontato la mia esperienza e di quanto sia stato divertente per me potermi confrontare da ragazzino con il mondo del lavoro. Facevo il cameriere alle sagre della bistecca e della ranocchia e mi divertivo come un matto. E probabilmente a me quell'esperienza è servita.  Non sono per il "lavorare gratis" e come è ben visibile nel filmato  ho solo raccontato una mia esperienza positiva".

pc 4 giugno - A PROPOSITO DELL'ASTENSIONISMO ELETTORALE - UN ARTICOLO SQUALLIDO SU "IL FATTO QUOTIDIANO" SUL NON VOTO DI TARANTO

Un articolo apparso su Il Fatto quotidiano a firma di Francesco Casula sui risultati delle elezioni: "Liste sporche e Ilva, Taranto si astiene", dà una lettura falsa, stupida e offensiva della grande astensione al voto regionale che si è espressa nella nostra città.
Solo la prima parte dell'articolo è vera, quando scrive: "Nella città dell'Ilva vince, anzi stravince il partito degli astenuti. A Taranto, infatti, su circa 170mila aventi diritto sono andati a votare solo in 72mila: con quasi 100mila rimasti a casa...".
Più del 58% infatti a Taranto non ha votato, il dato più alto a livello nazionale, che comunque registra un'astensione maggiore del 50%.
Ma subito dopo, questo giornalista, comincia con le falsità e le denigrazioni, gli stupidi e devianti "luoghi comuni": "Il capoluogo ionico si aggiudica la palma d'oro del ce me ne futte a mme, motto emblematico dell'indolenza che domina incontrastata all'ombra delle ciminiere...".
E questi sarebbero i giornalisti? che fanno evidentemente gli articoli bellamente seduti in un bar, facendo "chiacchiere da bar"?

Proprio perchè le masse popolari di Taranto si interessano eccome della propria vita, proprio perchè

pc 4 giugno - Contro la repressione a Taranto - lottare per il lavoro non è reato!

Contro la repressione - Taranto martedi 9 ore 18 - 

attivo cittadino via Rintone 22 - info 3475301704

La prossima settimana riprendono i processi contro la lotta 
dei disoccupati organizzati dello slai cobas. 
Chi nega il lavoro: Stefano, giunta comunale, provincia, 
Regione, padroni, istituzioni è libero e franco;
chi usa il lavoro come ricatto per far accettare morti sul 
lavoro e inquinamento, se la cava con niente;
chi dà e promette il lavoro in cambio di voti viene eletto;
chi lotta per un lavoro, un reddito una casa, un diritto 
viene processato e spesso condannato! 
Non lo accetteremo mai e non ci intimidirete mai!

Presidi di informazione, denuncia
il 10 giugno e il 16 giugno
tribunale via marche ore 9.30

19 giugno giornata di lotta 
Contro la repressione a Taranto, in Italia, nel mondo
In solidarietà con tutti i prigionieri politici
nelle carceri italiane e nel mondo
manifestazione e assemblea cittadina

Disoccupati organizzati
slai cobas per il sindacato di classe Taranto
slaicobasta@gmail.com
via rintone 22 taranto info 347-5301704
http://tarantocontro.blogspot.com

soccorso rosso proletario
srpitalia@gmail.com   347-1102638
http://proletaricomunisti.blogspot.com