mercoledì 25 marzo 2026

pc 25 marzo - Contro la guerra! Per la vita e la sicurezza! - Ferriovieri in lotta - infosolidale

 Conoscere quanto accade in ferrovia,
sui binari e nelle stazioni che utilizziamo ogni giorno
per andare al lavoro, a scuola, all’università.

 
Più volte abbiamo denunciato la mancanza di sicurezza, le stragi ferroviarie (da
Viareggio a Corato, da Pioltello a Livraga, da Caluso a Brandizzo), gli incidenti
mortali che si susseguono, anche gli incidenti che solo per caso non hanno
tragiche conseguenze, i disservizi e i ritardi.
Ma non basta: il prossimo 15 aprile sarà il 2° anniversario dell'accordo fra RFI
e Leonardo, fabbrica a livello globale, di guerra e di morte.
Un accordo (infame!) che sancisce il “dual use” dei binari, cioè l'uso
dell'infrastruttura ferroviaria contemporaneamente per il trasporto civile e
militare.
Non aspettiamo l'anniversario del 15 aprile per denunciare questo “accordo di
guerra”, ma sin da ora convintamente e unitariamente!
L'appello è per ferrovieri, lavoratori, studenti e chi utilizza questo sistema di
trasporto e lo pretende sicuro!
Con il trasporto militare crescono i rischi per chi lavora, chi viaggia, chi abita
lungo la ferrovia: un traffico di treni carichi di armi, esplosivi, veri e propri
treni-bomba!
Lo scorso 13 marzo, nella stazione di Pisa, il Movimento No Base, comitati e
singoli, hanno bloccato un treno di armamenti con grande determinazione e
coraggio. Prepariamoci a respingere le manovre repressive che già si
annunciano!
I ferrovieri, in questi anni ed ancora oggi, stanno lottando e scioperando per
le condizioni di lavoro, la sicurezza loro e della collettività: per un bene, la
vita, che è patrimonio di tutti. Svolgono un ruolo di solidarietà con i popoli
contro cui sono dirette le armi, perché la vita non sia sacrificata in nome di
questo sistema di sfruttamento, oppressione, guerra.
Contro la guerra! Per la vita e la sicurezza!
Coordinamento “12 ottobre” per sicurezza e salute/contro la repressione:
Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; - Coordinamento
Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); - Assemblea 29 giugno; - Cub Trasporti; - Sindacato Generale di
Base (SGB); - Sol Cobas; - Cobas Lavoro Privato; - Medicina Democratica; - Attivisti, delegati, Rls di
sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), - alternativa/opposizione in Cgil “Radici
del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata
email: sicurezzasaluterepressione@gmail.com 21 marzo 2026

pc 25 marzo - referndum - valutazione sergio Cararo - contropiano - per il dibattito

Dimissioni!”, l’urlo che sale dalla società

E’ stato un voto nettamente politico quello per il NO, con cui la maggioranza del paese ha respinto la controriforma costituzionale voluta dal governo Meloni sull’ordinamento giudiziario.

E lo è stato non solo per le caratteristiche sociali e geografiche di chi ha votato NO, ma lo è anche per il segnale tutto politico che ha inviato sia al governo che al cosiddetto “campo largo” dell’opposizione. Su questo invitiamo a leggere con attenzione il grafico in coda a questo articolo.

Se si guarda alla composizione sociale del voto, quello giovanile è stato decisivo sia per l’aumento dell’affluenza che per il risultato. Tra studenti e studentesse il NO arriva a punte del 63%.

E’ il segno che la “generazione Gaza” – quella che ha riempito le piazze dell’indignazione in autunno – ha voluto concretizzare alla prima occasione questo suo ripudio politico e morale del governo in carica sia sui problemi interni che internazionali. E’ il segno di uno spirito critico attivo, magari ancora indeterminato nei suoi sbocchi politici, ma che sa riconoscere con certezza l’avversario principale da battere.

Anche se si guarda al voto degli italiani all’estero, il NO prevale tra quelli costretti ad emigrare in Europa (soprattutto giovani), e il SI in quelli integrati, conservatori e magari benestanti nei paesi “extracomunitari”.

Il dato interessante – e decisivo – di questo referendum è che la politicizzazione, e la conseguente polarizzazione, sono state la carta vincente, una vera rivelazione delle potenzialità di cambiamento esistenti nella società.

Sbagliava dunque chi nei mesi scorsi ha cercato di depoliticizzare il referendum, temendo la sconfitta, e ora insiste nello stesso atteggiamento suicida tappandosi la bocca sulla richiesta di dimissioni della Meloni.

Era fin troppo evidente che il tema dell’ordinamento giudiziario non aveva le caratteristiche, “nel merito”, per animare una battaglia di chiarezza di cui, al contrario, c’era estrema necessità di fronte alle scelte antipopolari, liberticide e guerrafondaie dell’esecutivo.

Il basso profilo scelto dalle forze dell’opposizione parlamentare vedeva infatti i pronostici dare in vantaggio il SI sostenuto dalla destra, ma anche da un pezzo dello stesso “campo largo”.

Bene hanno fatto invece le forze che hanno dato vita al “NO sociale”, che ha politicizzato e articolato – socialmente, appunto – la battaglia referendaria, arricchendola di contenuti e indicando sin da subito la sua alterità al governo.

E’ stata infatti la politicizzazione e la polarizzazione che hanno spinto ad un aumento dell’affluenza alle urne – in controtendenza rispetto all’aumento sistematico dell’astensionismo – facendo materializzare un palese e crescente ripudio verso il governo Meloni che da mesi andava maturando nel paese.

Alla luce del risultato referendario ci sentiamo di dire che quella che si apre è la fase del coraggio e della coerenza politica.

La pavidità dei leader del centro-sinistra, o dello stesso Landini, che li spinge a non chiedere le dimissioni del governo alla luce del risultato referendario, è emblematica dell’inadeguatezza del “campo largo” a rappresentare la necessità di cambiamenti sostanziali, sia in materia di giustizia sociale e libertà politiche, sia in politica internazionale, cominciando dunque a “sganciare” il paese da tutti quegli automatismi e obbedienze che ci stanno trascinando nella recessione economica o nelle avventure belliche in Europa e in Medio Oriente.

E quando sono le nuove generazioni a dare indicazione in questa direzione, il senso di autoconservazione del ceto politico – di destra o di “sinistra” – rischia di produrre danni seri.

E’ tempo che emerga e si materializza una ipotesi di alternativa politica e sociale al cupo quadro dell’esistente.


pc 25 marzo - Torino - la coda e servetta del gruppo fasciomalavitoso Dal Mastro - elena chiorino - se ne deve andare

 

Caso Delmastro, Elena Chiorino non si presenta in aula. Le opposizioni: «Deve dimettersi»

di Redazione online

L'informativa sul caso politico che interessa la vicepresidente della Regione verrà discussa durante la seduta del Consiglio regionale del Piemonte del 31 marzo alla presenza del governatore Alberto Cirio

Si terrà in aula durante la seduta del Consiglio regionale del Piemonte di martedì prossimo 31 marzo, alla presenza di Alberto Cirio ed Elena Chiorino, l'informativa - chiesta da giorni dalle opposizioni - sul caso politico che tocca la vicepresidente della Regione. Nella stessa seduta si terrà anche la discussione sulla mozione - una volta che sarà protocollata - con cui le minoranze hanno chiesto oggi, martedì 24 marzo, al governatore il ritiro delle deleghe alla sua vice. Lo ha riferito in aula il presidente dell'assemblea regionale Davide Nicco dopo una riunione della capigruppo disertata dalle minoranze. 

Cirio è oggi a Bruxelles per impegni istituzionali. Chiorino è assente in  aula. In apertura dei lavori, Vittoria Nallo (Stati Uniti d'Europa) aveva ribadito la richiesta di una informativa in aula sul caso, già avanzata nei giorni scorsi. «Chiorino deve dimettersi e se non lo fa deve pensarci Cirio a toglierle le deleghe», ha detto Sarah Disabato (M5s). «Non può essere la commissione legalità l'unica sede in cui fare la discussione», ha aggiunto Alice Ravinale (Avs), ribadendo la richiesta di dimissioni. «Chiediamo che il presidente venga a riferire», ha detto Gianna Pentenero (Pd) perché «riteniamo che il fatto politico sia gravissimo».

pc 25 marzo - Ivrea, il tribunale conferma le violenze: otto agenti di Polizia penitenziaria condannati per falsità.

il governo Meloni, Nordio e il sottosegretario Dal Mastro sono stati finora i grandi protettori degli sbirri vili e massacratori nelle carceri italiane - ci auguriamo che le dimissioni del capimanipolo corrotto e mafioso  influisca nel clima delle carceri - soccorso rosso proletario

 

 

Non furono incidenti». Ma le lesioni sono ormai prescritte

di Floriana Rullo

Il procedimento per violenze nel carcere della città denunciate da alcuni detenuti. L'associazione Antigone: "Sentenza importante"

Otto agenti di Polizia penitenziaria sono stati condannati per falsità ideologica, con pene di 1 anno e 6 mesi (a eccezione di una persona per 1 anno e 8 mesi), nell'ambito di un procedimento per violenze avvenute nel carcere di Ivrea. È quanto rende noto l'Associazione Antigone spiegando che i giudici hanno riconosciuto che «le documentazioni prodotte dagli agenti condannati che riferivano di cadute e incidenti accidentali erano false e servivano in realtà a coprire condotte violente avvenute ai danni di persone detenute nell'istituto penitenziario».

La vicenda

Era il marzo del 2016 quando Antigone aveva ricevuto una lettera di denuncia di alcuni detenuti del carcere di Ivrea in cui raccontavano di aver assistito a un episodio di violenza. Si trattava solo di uno degli episodi che poi avrebbe dato vita a tre procedimenti penali. Dopo le prime indagini per ben due volte il pubblico ministero incaricato presentò richiesta di archiviazione a cui Antigone si oppose. Dopo la seconda richiesta l'associazione presentò istanza di avocazione rivolta al procuratore generale presso la Corte di Appello di Torino, che venne accolta nell'ottobre 2020. Da lì l'impulso alle indagini, fino alle condanne odierne.

martedì 24 marzo 2026

pc 24 marzo – L’India tra stretti rapporti militari con il nazisionismo israeliano e le contraddizioni con l’imperialismo americano… paga il suo equilibrismo nel Medio Oriente in fiamme

da Limes podcast

Sono Lorenzo Di Muro, coordinatore India e mondo indiano di Limes e questo è il podcast di Limes.

“The direction of India's rise I think is very clear, in a way it's unstoppable. The rise of India will be determined by India. It will be determined by our strength, not by the mistakes of others.”

"Il percorso dell'India è molto chiaro, è inarrestabile. L'ascesa dell'India sarà definita dall'India. Sarà determinata dalla nostra forza, non dagli errori altrui." È stato costretto a rimarcarlo il ministro degli Esteri indiano Jayish Shankar, dopo il monito lanciato dal vicesegretario di Stato americano proprio a Delhi, la capitale indiana, nel corso del Resina Dialog, la principale conferenza sulla geopolitica e la geoeconomia organizzata in India. Di fronte a una platea di politici, uomini d'affari, militari, funzionari dell'intelligence e giornalisti di tutto il mondo, il numero 2 della diplomazia a stelle e strisce aveva dichiarato, con straordinario candore, che gli Stati Uniti non commetteranno con l'India lo stesso errore commesso vent'anni fa con la Cina, ovvero quello di permetterle di svilupparsi fino a diventare un competitore per gli Stati Uniti. Mentre era obbligata a rispondere alla dichiarazione del funzionario americano, un boccone troppo amaro da mandare giù per l'orgoglioso e nazionalista gigante asiatico, il governo doveva affrontare la grave crisi innescata dalla reazione dell'Iran agli attacchi di Israele e Stati Uniti e in particolare dalla decisione di interdire il traffico marittimo nello stretto di Hormuz. L'India infatti è il terzo paese al mondo per consumo e importazioni di idrocarburi e dipende dal Medio Oriente per il 50% del suo approvvigionamento. oltre che di altri beni come i fertilizzanti che importa per il 40% sempre dal Medio Oriente, dato non trascurabile per un Paese che deve sfamare 1 miliardo e mezzo di persone. 

Una crisi talmente grave sia per l'India sia sul piano globale, che Washington ha allentato le sanzioni contro la Russia, permettendo agli attori internazionali di tornare ad acquistare idrocarburi russi. Idrocarburi che fino a poche settimane prima costituivano la leva negoziale con cui Trump intendeva ammansire Putin e congelare il conflitto in Ucraina. Così, dopo un braccio di ferro durato quasi un anno, durante il quale l'India si è vista imporre dazi al 50%, dato che dal 2022 ha comprato petrolio russo a buon mercato in quantità enormi, a inizio febbraio Trump aveva annunciato un accordo commerciale con l'India, per cui gli Stati Uniti avrebbero abbassato i dazi al 18% mentre Delhi avrebbe aumentato l'acquisto di energia, asset militari e altri beni dall'America, e al contempo avrebbe smesso di importare petrolio russo, cosa che però è assente nel comunicato congiunto e che gli indiani non hanno mai confermato. Ma prima ancora che l'accordo fosse limato ed entrasse in vigore, è arrivato l'attacco all'Iran, che ha nuovamente mischiato le carte in tavola. Un attacco il cui tempismo ha fatto molto

pc 24 marzo – Armi e carburante dall’Italia al nazisionismo israeliano… Il governo Meloni sempre complice del genocidio

Anche l’ultimo rapporto sulle esportazioni italiane dopo il 7 ottobre 2023 conferma che il governo italiano con a capo la fascista Meloni è complice del genocidio del popolo palestinese, come riportato dall’articolo de il manifesto che riportiamo sotto

E la Leonardo S.p.A. sempre in prima fila!

Ogni passo di questo governo genocida ci riporta alla necessità urgente di lavorare per la sua cacciata!

**

Dall’Italia a Israele materiale militare e carburante

Giuditta Pellegrini

Italia/Palestina L'ultimo rapporto sulle esportazioni italiane dopo il 7 ottobre 2023: monitorate 400 spedizioni e 224mila tonnellate di greggio e gasolio

Edizione 24/03/2026

Oltre 400 spedizioni di materiale militare e 224mila tonnellate di carburante sarebbero partite dall’Italia verso Israele dall’ottobre 2023. A riportarlo è il dossier pubblicato oggi Made in Italy, Delivered to Israel: Italian Military and Energy Transfers Fueling Genocide, redatto da Giovani Palestinesi d’Italia, People’s Embargo for Palestine, Palestine Youth Movement e Weapon Watch, con il contributo esterno dell’European Legal Support Center.

Basato sullo spoglio capillare di documentazione ufficiale e dei registri di spedizione di aziende private, enti statali e infrastrutture logistiche, il rapporto mostra un’attività continuata che coinvolge 11 regioni italiane e riguarda il transito di armi, materiali elettronici e componenti per aeromobili, aerei da combattimento, sistemi di guerra elettronica e navi militari.

pc 24 marzo - Con le combattenti maoiste - sosteniamo la guerra popolare in India - 28 marzo una delegazione del Mfpr sarà alla manifestazione di Zurigo

 dal blog femminismorivoluzionario


Una rappresentanza del Mfpr ha partecipato al presidio internazionale della "Campagna d’emergenza” il 27 gennaio al Parlamento europeo contro ”L’Operazione Kagar” del regime di Modi in India. In esso abbiamo portato la denuncia, l'informazione di quello che succede alle donne nelle zone adivasi, in cui le deportazioni della popolazione, i massacri, verso le donne vengono portati avanti dall'esercito usando tutta la barbarie, stupri, terribili violenze sessuali, uccisioni dei figli sotto i loro occhi.
Nelle carceri le prigioniere politiche spesso vengono sottoposte a stupri, torture sessuali da parte di guardie, soldati, che considerano delle "medaglie" queste violenze che si concentrano in particolare verso le compagne del Partito comunista dell’India (maoista), che - e questa è una particolarità dell'India - nella guerra popolare, nell'esercito popolare, a volte raggiungono la metà dei combattenti. 
La polizia e l'esercito si accaniscono verso le donne perchè capiscono l'importanza del loro ruolo nella guerra del popolo e in una battaglia rivoluzionaria che già ora tocca tutte le condizioni di grande oppressione delle donne, delle ragazze, bambine.
Vi sono similitudini con la Palestina per il genocidio, le torture, le uccisioni, gli arresti. Ma soprattutto va avanti un forte legame nero tra Netanyahu, Trump e Modi che ha dichiarato di voler cacciare/uccidere la popolazione Adivasi e mettere fine alla guerra di popolo entro 31/3.
Questo non deve succedere e non succederà! La forza delle donne, delle combattenti maoiste, del Partito comunista dell'India (Maoista) non può essere mai "uccisa". 
E' importante ORA la solidarietà, in ogni forma, dei movimenti delle donne di tutti i paesi e dell'Italia in particolare. Sosteniamo la resistenza delle combattenti rivoluzionarie indiane, luminoso esempio per tutte le donne del mondo di come trasformare la doppia oppressione, violenze reazionarie, fasciste in lotta rivoluzionaria, in cui le donne portano una marcia in più.
Il 28 marzo delegazione del Mfpr parteciperà a Zurigo alla manifestazione internazionale per continuare la mobilitazione a sostegno del popolo indiano, delle donne Adivasi, della guerra popolare, contro Modi, Netanyahu e l’imperialismo Usa 

pc 24 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La vittoria del NO incoraggia e spinge alla lotta per la caduta del governo Meloni costruendo una vera opposizione proletaria, studentesca e popolare antifascista anticapitalista e antimperialista

 

lunedì 23 marzo 2026

pc 23 marzo - Vince il NO alla riforma reazionaria della giustizia della Meloni ed un NO che incoraggia la lotta contro il governo Meloni su tutti piani

Martedi a ORE 12 Controinformazione Rossoperaia la valutazione di proletari comunisti

Questa sera in piazza in numerose città 

Roma  alle 18 in Piazza Santi Apostoli, a due passi da Piazza Venezia e da Palazzo Chigi.

video diretta da ROMA

https://www.repubblica.it/politica/2026/03/23/video/referendum_costituzionale_sulla_riforma_della_giustizia_diretta_dai_comitati_per_il_si_e_per_il_no-425240589/?ref=RHEX-BG-P1-S2-T1-d727

BOLOGNA, da Via Ferrarese 2 verso Piazza del Nettuno ore 18

BRESCIA, Largo Formentone ore 18

CASERTA, Piazza Vanvitelli ore 18:30
CUNEO, Via Roma (lato Duomo) ore 19:00
GROSSETO, Piazza Rosselli (Piazza della Vasca) ore 18
MILANO, Piazzale Loreto ore 18
NAPOLI, Largo Berlinguer ore 18
PADOVA, Via VII Febbraio (Liston) ore 19:00
PALERMO, Piazza Verdi ore 18
PAVIA, Piazza Vittoria ore 18:30
PERUGIA, Piazza Italia ore 19:00
PISA, Piazza XX Settembre ore 18
ROMA, Piazza Ss Apostoli ore 18
TORINO, Piazza Castello (di fronte alla Prefettura) ore 18:30
VERONA, Piazza Isolo dalle 18

La campagna di proletari comunisti sul referendum costituzionale - tante voci dicono NO!

pc 23 marzo - Tutti in lotta il 28 marzo 2026!


La campagna mondiale contro l'Operazione Kagaar ha denunciato l'obiettivo che imperialisti e governo di Modi si sono posti: annientare il movimento rivoluzionario indiano e il PCI (maoista), che rappresentano la vera alternativa politica per i proletari e le masse popolari dell'India.

Modi ha proclamato che annienterà la guerra popolare, il movimento rivoluzionario e il PCI(M) entro il 2026.
Il Comitato Internazionale a Sostegno della Guerra Popolare in India (ICSPWI) ha invitato tutti i partiti e le forze rivoluzionarie, gli amici e compagni della rivoluzione indiana, a raccogliere la sfida lanciata dal governo di Modi con una campagna di un anno, da marzo 2025 a marzo 2026. Una mobilitazione nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle piazze.

Il CPI(M) e le masse in India stanno resistendo e respingendo l'Operazione Kagaar, sulla base della difesa degli interessi materiali e delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari, dei contadini e delle masse indiane.
In ogni settore dell'economia, il regime di Modi sta scaricando sulle masse la crisi causata dall'imperialismo, dai suoi lacchè e dalle politiche al servizio dei grandi capitalisti indiani, come Adani, Ambani e altri.
Ma il sistema capitalistico non ha alcuna possibilità di uscire dalla sua profonda crisi; al contrario, produce una nuova ondata di lotte e rivolte di massa.

Il regime indiano appoggia la campagna genocida in Palestina perché esso stesso, con l'Operazione Kagaar, commette massacri, deportazioni forzate, omicidi di abitanti dei villaggi e leader delle masse tribali, attivisti sociali e leader rivoluzionari, oltre a perseguitare giornalisti e attivisti per i diritti umani che si oppongono ad essa.

Sostenere la guerra popolare in India e il Partito Comunista Indiano (Maoista) è uno dei compiti fondamentali dei movimenti comunisti rivoluzionari, antifascisti e antimperialisti di tutto il mondo.
Il Partito Comunista dell’India (Maoista) guida una guerra popolare per la Rivoluzione di Nuova Democrazia, per liberare il Paese e le masse lavoratrici dallo sfruttamento e dall'oppressione e, unito ai proletari e alle masse popolari di tutto il mondo, marciare verso la rivoluzione proletaria e socialista mondiale.

Perciò è dovere di tutti noi fermare l'imperialismo, il regime di Modi e la sua mano genocida, come parte della lotta mondiale contro l'imperialismo, che porta guerre, fascismo, povertà e oppressione dei popoli.

Tutti in lotta il 28 marzo 2026!

STOP OPERATION KAGAAR!

LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA!

FERMARE IL GENOCIDIO DEGLI ADIVASI!

SOSTENERE LA GUERRA POPOLARE IN INDIA, SOSTENERE IL PCI (MAOISTA) FINO ALLA VITTORIA!

VIVA L’INTERNAZIONALISMO PROLETARIO

pc 23 marzo - Leggi il blog maoistroad - la voce internazionalista da tutto il mondo in lingua originale

 ▼ ultimi post 


 March (81)

pc 23 marzo - Il governo spinge il decreto sicurezza verso una stretta ancora più repressiva

Il cosiddetto decreto sicurezza sta cambiando natura sotto i nostri occhi. Non è più un intervento mirato, né un insieme coerente di norme. È diventato un contenitore espansivo, dentro cui la maggioranza sta inserendo tutto ciò che può rafforzare un indirizzo politico preciso: estendere la capacità repressiva dello Stato.

La quantità di emendamenti presentati è già di per sé indicativa. Non si tratta di correzioni tecniche o aggiustamenti marginali, ma di una vera e propria offensiva normativa. Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati competono nel rilanciare misure sempre più dure, in una sorta di gara interna a chi riesce a spingersi più avanti nella torsione sicuritaria. Il risultato è un testo che perde qualsiasi equilibrio e assume una funzione chiara: trasformare problemi sociali, economici e politici in questioni di ordine pubblico.

Uno dei terreni su cui questa trasformazione appare più evidente è quello dei CPR. Qui il salto è

pc 23 marzo - Elezioni in Francia - non passa la reazione Le Pen nelle grande città e nelle banlieus - Ma non avanza certo la 'rivoluzione' ma il riformismo borghese e piccolo borghese

Un commento per ragionare da Contropiano

Francia. Le elezioni comunali accentuano la polarizzazione politica e sociale del paese

Domenica il ballottaggio delle comunali in Francia ha dato un verdetto contrastante per le principali forze politiche del Paese.

Secondo il Ministero degli Interni, la partecipazione a questo secondo turno delle elezioni comunali si è attestata al 48,1% alle ore 17.00, più alta rispetto alle elezioni del 2020, ai tempi del Covid. anche se l’affluenza alle urne è rimasta al di sotto dei livelli pre-pandemia.

La Francia in queste elezioni si è differenziata geograficamente e politicamente.

Le grandi città come Parigi, Lione, Marsiglia sono rimaste in mano alla sinistra moderata, con sindaci socialisti ed ecologisti che hanno vinto con margini rassicuranti. La seconda è quella delle banlieues e delle città medie, dove l’elettorato popolare ha scelto due direzioni opposte e inconciliabili: o La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, o il Rassemblement National di Marine Le Pen.

Mélenchon ha conquistato le periferie urbane: le banlieues con alta concentrazione di cittadini di origine africana e nordafricana, i giovani precari, i dipendenti pubblici dei servizi sociali.

Anche in queste elezioni comunali La France Insoumise ha confermato il suo radicamento nei suoi

pc 23 marzo - Oggi ORE 12 Controinformazione Rossoperaia non esce - riprende domani alle ore 12 con un commento del risultato referendario

 

pc 23 marzo - Dichiarazione di Red Road (Maoist Group) Iran

Per il Movimento Comunista Internazionale

L'attacco militare e l'aggressione dell'imperialismo statunitense e del governo reazionario di Israele contro l'Iran sono da condannare!

L'imperialismo statunitense e il governo sionista di Israele hanno iniziato i loro attacchi contro siti militari e centri politici e informativi della Repubblica Islamica. Questi attacchi hanno colpito città come Teheran, Isfahan, Qom, Karaj, Kermanshah, Bandar Abbas e molte altre. Due caratteristiche salienti di questa guerra tra Stati Uniti e Israele sono state la sua portata e intensità rispetto alla prima guerra di dodici giorni prima.
Khamenei e alcuni leader delle Guardie Rivoluzionarie sono stati uccisi.

Secondo le fonti, nelle prime ore dell'attacco, Khamenei e alcuni dei suoi più stretti collaboratori, così come Ali Shamkhani, Segretario del Consiglio di Difesa, Mohammad Khakpour, Comandante in Capo delle Guardie Rivoluzionarie, e altri leader delle Guardie Rivoluzionarie, sono stati uccisi. Con il proseguire della guerra, sono stati uccisi anche alcuni dei funzionari più importanti, come il Ministro dell'Intelligence e della Sicurezza e il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie.
Attacchi missilistici delle Guardie Rivoluzionarie contro basi statunitensi nella regione e contro Israele
D'altro canto, le Guardie Rivoluzionarie hanno lanciato missili contro basi militari statunitensi, infrastrutture energetiche e impianti petroliferi nei paesi della regione, quali Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein, Giordania e Oman, causando danni e provocando l'ira di questi paesi contro la Repubblica Islamica. Hanno anche lanciato missili contro Israele, provocando danni. Allo stesso tempo, le Guardie Rivoluzionarie israeliane, al potere, si sono adoperate per chiudere lo Stretto di Hormuz, una via vitale per l'esportazione di petrolio e altre merci, in particolare fertilizzanti, e questo stretto è ora praticamente chiuso.
Il plagio della Repubblica Islamica
I colpi subiti dal governo del Velayat-e-Faqih, che almeno finora sono stati molto più gravi, diffusi e

pc 23 marzo - Scontro militare tra gli Stati reazionari dell’Emirato Islamico di Afghanistan e la Repubblica Islamica del Pakistan

traduzione ufficiosa - Partito Comunista (maoista) dell’Afghanistan

Domenica 22 febbraio 2026, il Pakistan ha lanciato un attacco aereo contro le province di confine dell'Afghanistan. Questo attacco costituisce un palese atto di aggressione sul suolo afghano e merita una ferma condanna. Denunciamo questa operazione criminale. Il Pakistan afferma di aver colpito sette campi affiliati al Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP). Ma la realtà è che nell'attacco sono rimasti uccisi anche numerosi civili e persone innocenti. L'Emirato Islamico dell'Afghanistan non ha reagito con forza, limitandosi ad affermare che avrebbe risposto all'attacco.

Giovedì 2 febbraio 2026, i talebani hanno lanciato attacchi da diverse zone verso il Pakistan, attacchi che continuano tuttora. I talebani affermano di aver conquistato 20 postazioni di sicurezza in territorio pakistano.

È fondamentale sottolineare che questa guerra non ha alcun legame con gli interessi delle masse lavoratrici dell'Afghanistan e del Pakistan; si tratta piuttosto di una guerra tra due Stati reazionari. Nessuno dei due Stati rappresenta i veri interessi dei popoli di Afghanistan e Pakistan. Le masse lavoratrici dell'Afghanistan e del Pakistan sono solo le vittime di questa guerra reazionaria. Senza dubbio, i vili attacchi dello Stato pakistano non sarebbero stati possibili senza consultazione con l'imperialismo americano e il principale sostenitore del Pakistan, il governo britannico. Lo spazio aereo afghano è interamente sotto il controllo degli imperialisti USA e gli aerei pakistani non potrebbero mai entrare nello spazio aereo afghano senza il loro permesso. In questa guerra, l'imperialismo statunitense persegue solo i propri interessi e si sforza di realizzare i propri obiettivi.

La guerra tra i talebani e il Pakistan è scoppiata in un momento in cui le contraddizioni

pc 23 marzo - Attaccato il diritto di sciopero dei lavoratori della logistica - Basta con i diktat illegittimi della Commissione Garanzia scioperi

Tutta la nostra solidarietà ai lavoratori della logistica e al Si.cobas. 

La CGS che già in passato ha attacco il diritto di sciopero - l'azione più clamorosa, politicamente più inaccettabile perchè attaccava l'8 marzo delle donne, e anche pesante economicamente, è stata verso lo Sciopero delle donne e lo Slai Cobas sc che lo ha giustamente difeso e mantenuto, e che per questo è stata colpita due volte con 5.700 euro di sanzione - ora va avanti coperta da un governo fascista che vede come fumo negli occhi lo sciopero dei lavoratori e lavoratrici.

Questi attacchi non devono passare! Prima di tutto esercitando comunque e sempre il diritto di sciopero, e unendo le forze, dei sindacati di base in primis e di tutte le forze democratiche che possono - come sta succedendo con la decisione della CEDS - smantellare anche da un punto di vista legale questi abusi illegali della CGS.

Ma - e in questo caso ci rivolgiamo al Si.Cobas e a tutti i lavoratori - questa necessaria unità e solidarietà non deve essere a senso unico. I lavoratori e le lavoratrici dello Slai cobas sc non fanno mancare mai il loro appoggio e unità, e anche ora siamo pronti a trasformare le parole in azioni di solidarietà concreta, perchè è come se avessero colpito tutti noi. Purtroppo, però, non è così da parte del Si. Cobas. 

Le lavoratrici nell'importante e discriminante Sciopero delle donne sono state lasciate sempre sole. 

Oggi, siamo state di nuovo sanzionate e abbiamo fatto un appello anche ad una solidarietà concreta, ad un aiuto a pagare la sanzione. Ancora non abbiamo ricevuto dal Si.Cobas una parola di solidarietà - ma c'è sempre tempo...

Toccano uno, taccano tutti! Questo non deve essere solo uno slogan o valere solo quando attaccano la propria OS. 


Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe.


Attentato al diritto di sciopero nella logistica – SI.Cobas

LA COMMISSIONE DI GARANZIA VUOLE INGABBIARE LE LOTTE NELLA LOGISTICA

La delibera 26/88 dell’11 marzo 2026 della Commissione di Garanzia non è un passaggio tecnico, né un intervento neutrale. È una scelta politica precisa: restringere ancora il diritto di sciopero proprio in uno dei settori in cui, negli ultimi anni, le lotte operaie hanno inciso davvero sui rapporti di forza.

La Commissione sostiene che, quando si parla di approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, non conta solo il trasporto in senso stretto, ma l’intera filiera logistica: ricezione, deposito, custodia, trasferimento, spedizione e distribuzione. In un successivo chiarimento precisa che il riferimento riguarda le attività

domenica 22 marzo 2026

pc 22 marzo - Zurigo 28 marzo manifestazione internazionalista STOP OPERATION KAGAAR!



pc 22 marzo - I governi imperialisti europei sempre più trascinati nella guerra

Il Consiglio d'Europa riunitosi il 19 marzo ha sostanzialmente deciso di intervenire militarmente nella guerra d'aggressione imperialista USA-Trump contro l'Iran. Le promesse, le dichiarazioni fatte dai governi imperialisti europei e in primis dal nostro governo, il governo Meloni, di non volere entrare in guerra, sono aria fritta. In realtà i paesi imperialisti europei, i loro governi, sono tirati dentro questa guerra per i loro interessi economici, politici, geopolitici.

Al di là delle loro dichiarazioni di facciata, e le loro opinioni pubbliche, che certo non vogliono questa guerra, i governi coprono una realtà che è differente. In questa guerra ci sono da tempo, sia nei suoi effetti, la questione energetica e petrolio, sia nelle sue prospettive, perché il dominio esclusivo dell'imperialismo americano e dello Stato sionista israeliano nell'area mette in crisi e consegna a loro le vie strategiche del commercio mondiale e il controllo in un'area in cui l'imperialismo europeo era ben dentro, attraverso i suoi governi, i suoi stati, compreso l'Italia. Quindi questa guerra diventa sempre più una guerra mondiale.

I vari puzzle, i vari aspetti della situazione mondiale tendono a concentrarsi in questa guerra. E’ una guerra contro tutti i popoli, non solo contro i proletari e le masse popolari iraniane che si trovano, oltre che a subire un regime reazionario come quello rappresentato dal regime islamico dominante nel paese, il diktat è il tallone di ferro dell'aggressione imperialista e sionista. E’ una guerra che continua contro il popolo palestinese, che in questo quadro sembra non avere nessun futuro, contro il popolo libanese e contro tutti i popoli dell'area, che pagano intanto un altissimo costo di vite umane e distruzioni e in prospettiva con un dominio assoluto dei governi e stati imperialisti.

Chiaramente i popoli stanno resistendo e lo stesso Stato iraniano sta resistendo e contrattaccando,

pc 22 marzo - Per Sara e Sandro - comunicato

"più forti della morte"

C’è un’enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un’etica, la seconda nessuna. (Sara Ardizzone)

La nostra capacità di dire e comunicare non consente di avventurarsi sui sentieri inesplorati della responsabilità per i rischi assunti in prima persona. Ogni discorso in questa direzione resta inevitabilmente provvisorio, insufficiente. Ricercare concretamente la libertà – nella sua forma autentica e integrale, non nelle contraffazioni elargite e imposte dallo Stato – significa entrare nella dimensione del rischio connaturato alla ricerca stessa. In questo luogo le nostre scelte, spesse volte selvagge e solitarie, marcano il solco di una strada senza ritorno. La libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio.

Lo diciamo senza alcuna indulgenza nella retorica: i due anarchici rinvenuti morti dopo il crollo di un casolare a Roma, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, sono dei nostri compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni. I pennivendoli prezzolati, dalla cui carta straccia abbiamo appreso il fatto, scrivono a più riprese dello scoppio di un ordigno. Le preoccupate prese di distanza, volte sempre a garantire un’incolumità vergognosa, non ci appartengono. Siamo abituati a non credere a una parola di quanto viene proferito dalla macchina della propaganda, ma qualora ci fosse un barlume di verità circa le informazioni “trapelate” non possiamo non soffermarci sul fatto fondamentale: Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra. Sara e Sandro sono un esempio luminoso dell’inestricabile connubio tra pensiero e azione che ispira l’anarchismo, dei rivoluzionari fino all’ultimo istante della loro vita, e nella morte.

Sara e Sandro sono e saranno per sempre un pezzo del nostro cuore, un cuore che non può che rifiutarsi di provvedere a scrivere un necrologio.

Le odierne farneticazioni dei signori dell’inquisizione e della repressione vanno a braccetto con quelle dei padroni della guerra e dello sfruttamento. Gli stragisti, i massacratori, i produttori di morte gridano allo scandalo per le bombe degli anarchici.

Con Sara e Sandro abbiamo condiviso l’inestinguibile passione per il pensiero e l’azione anarchici. Con loro alcuni di noi hanno vissuto, condividendo l’intensità febbrile di momenti che nessun orologio potrà mai scandire. Con loro, quando siamo stati inquisiti dalla macchina della repressione di Stato, abbiamo mantenuto la nostra dignità e consolidato la tenacia delle nostre scelte. Ne siamo certi: quelle nostre giornate infinite non diverranno mai un ricordo sbiadito. Momenti che non si basavano sulle chiacchiere ideologiche, ma sulla convinzione dei nostri percorsi, sui sentimenti, sulla fiducia reciproca, sulla gioia della vita. Tutti noi che li abbiamo conosciuti profondamente sappiamo che non esisteranno mai delle parole adeguate a descriverne la modestia, la dolcezza, la dignità.

Ecco perché la volontà rivoluzionaria di Sara e Sandro ha la forza di andare oltre il tempo, vincendo la sofferenza e il dolore. La loro passione per la vita sarà più forte della morte. La loro integrità sarà sempre un monito contro ogni oppressore.

21 marzo 2026

Circolo Culturale Anarchico “G. Fiaschi” (Carrara)
Circolo Anarchico “La Faglia” (Foligno)
Danilo Cremonese e Valentina Speziale
Circolo Anarchico “G. Bertoli” (Assemini)
Nucleo Anarchico “É. Henry” (Cagliari)
Biblioteca Anarchica Sabot (Roma)
Natascia Savio
Luigi di Faenza