martedì 24 marzo 2026

pc 24 marzo – Armi e carburante dall’Italia al nazisionismo israeliano… Il governo Meloni sempre complice del genocidio

Anche l’ultimo rapporto sulle esportazioni italiane dopo il 7 ottobre 2023 conferma che il governo italiano con a capo la fascista Meloni è complice del genocidio del popolo palestinese, come riportato dall’articolo de il manifesto che riportiamo sotto

E la Leonardo S.p.A. sempre in prima fila!

Ogni passo di questo governo genocida ci riporta alla necessità urgente di lavorare per la sua cacciata!

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Dall’Italia a Israele materiale militare e carburante

Giuditta Pellegrini

Italia/Palestina L'ultimo rapporto sulle esportazioni italiane dopo il 7 ottobre 2023: monitorate 400 spedizioni e 224mila tonnellate di greggio e gasolio

Edizione 24/03/2026

Oltre 400 spedizioni di materiale militare e 224mila tonnellate di carburante sarebbero partite dall’Italia verso Israele dall’ottobre 2023. A riportarlo è il dossier pubblicato oggi Made in Italy, Delivered to Israel: Italian Military and Energy Transfers Fueling Genocide, redatto da Giovani Palestinesi d’Italia, People’s Embargo for Palestine, Palestine Youth Movement e Weapon Watch, con il contributo esterno dell’European Legal Support Center.

Basato sullo spoglio capillare di documentazione ufficiale e dei registri di spedizione di aziende private, enti statali e infrastrutture logistiche, il rapporto mostra un’attività continuata che coinvolge 11 regioni italiane e riguarda il transito di armi, materiali elettronici e componenti per aeromobili, aerei da combattimento, sistemi di guerra elettronica e navi militari.

ALCUNE DELLE AZIENDE coinvolte sono note, come Leonardo S.p.A. di cui il dossier traccia circa 150 spedizioni di componenti aerospaziali, tra cui quelle dirette alla società di difesa israeliana Elbit Systems. Il dossier riporta che dallo stabilimento di Firenze ha esportato verso l’omologa israeliana pannelli di controllo per le comunicazioni radio e componenti hardware e elettronici per le cabine di pilotaggio, fondamentali per l’«efficacia» dei caccia F15, largamente usati nei bombardamenti su Gaza.

Nella fitta rete integrata documentata dal report compaiono sensori, assemblaggi radar e torrette di disturbo per l’impiego in sistemi di guerra elettronica e di elaborazione del segnale, forniti a Elbit Systems e alla Israel Aerospace Industries (Iai) da alcune aziende romane, come la Elettronica S.p.A., ora Elt Group, specializzata in cybersicurezza. Il Lazio compare come uno dei nodi centrali nello smistamento di materiali bellici e ha come hub l’aeroporto di Fiumicino, soprattutto per pezzi di veicoli militari e droni.

Da Milano Malpensa invece, stando alle spedizioni esaminate, transitano componenti aerospaziali, idraulici ed elettrici, polveri metalliche infiammabili, adesivi chimici e forniture per armi e munizioni. Altrettanto attivo è stato il trasferimento di carburante che dai nostri porti ha raggiunto Haifa, Ashdod e Ashkelon.

DAL PORTO DI TARANTO, a bordo della nave Seasalvia, da luglio 2024 sono transitate 85mila tonnellate di greggio e spesso, come tra il primo e il 5 ottobre scorsi, anche a seguito delle ingenti poteste messe in atto sul molo, l’imbarcazione ha disattivato il sistema di tracciamento per oscurare la sua traiettoria verso Haifa.

138mila invece le tonnellate di gasolio mappate nei registri di spedizione analizzati in partenza dal terminale di Santa Panagia, a Siracusa, per rifornire l’esercito nella sua mobilità terrestre con blindati, autocarri, bulldozer usati nella demolizione sistematica di case e infrastrutture palestinesi.

L’ultima relazione su export, import e transito presentata dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio riporta che dai dati relativi al 2024, in cui le movimentazioni hanno riguardato 8.436 miliardi di euro, è esclusa Israele: le caratteristiche dell’intervento su Gaza hanno indotto l’Autorità nazionale Uama – che ha il compito di garantire l’applicazione della normativa su esportazione e importazione di materiali d’armamento disciplinata dalla legge 185/1990 – a non concederle nuove autorizzazioni.

RETE ITALIANA PACE E DISARMO aveva però già in quell’occasione messo in evidenza come gli interscambi di materiali militari tra Italia e Israele siano continuati e che in quello stesso anno dalla relazione dell’Agenzia delle Dogane risultavano esportazioni di materiali militari a Israele per oltre quattro milioni di euro.

«Il sostegno dell’Italia non è casuale, né neutrale – si legge nel dossier – Continuare questo commercio significa rimanere complici dello sterminio sistematico del popolo palestinese e degli attacchi aggressivi di Israele in Cisgiordania, Iran e in tutta la regione». E propone di passare «dalle prove all’azione» imponendo un embargo bilaterale completo sulle armi a Tel Aviv, controlli trasparenti su tutti i transiti e l’interruzione del memorandum d’intesa militare tra Italia e Israele.

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