Questo dovrà essere parte della mobilitazione prolungata da settembre, a partire dal ruolo dell'India del fascista Modi, alleato stretto del governo imperialista italiano della Meloni
da InfoDifesa
L’Indonesia compra 12 M-346F Block 20 da Leonardo, la Malesia guarda alle navi di Fincantieri, le Filippine valutano i sottomarini U212 NFS e l’India rafforza la cooperazione elicotteristica con l’industria italiana.
Nel cuore dell’Indo-Pacifico, dove il riarmo navale e aereo procede a ritmi sempre più sostenuti, l’Italia sta costruendo una posizione industriale e strategica di primo piano. Non solo vendite militari, ma un vero modello di presenza integrata: commesse, cooperazione industriale, trasferimento tecnologico, manutenzione locale e supporto politico-istituzionale
Il caso più evidente è quello dell’Indonesia, oggi il principale laboratorio del cosiddetto “Sistema Paese” italiano nella regione.
L’Indonesia sceglie Leonardo: 12 M-346F Block 20 per Giacarta
Il Ministero della Difesa indonesiano e Leonardo hanno finalizzato un contratto per la fornitura di 12 M-346F Block 20, la versione light fighter del noto velivolo da addestramento avanzato italiano.
L’accordo, dal valore indicato in circa 1 miliardo di euro, rende l’Indonesia il primo cliente asiatico della nuova variante Block 20 e il 23° utilizzatore mondiale del programma M-346.
Le prime consegne sono previste nel 2030. Il pacchetto non riguarda soltanto gli aeromobili, ma include anche la localizzazione di capacità di supporto, manutenzione, revisione e addestramento, oltre allo sviluppo del capitale umano indonesiano.
Il velivolo nasce come addestratore avanzato, ma nella configurazione M-346F assume un ruolo operativo più ampio: può svolgere missioni di attacco leggero, supporto tattico e addestramento avanzato al combattimento.
La variante Block 20 introduce capacità aggiornate, tra cui radar AESA, data link Link 16, sette punti
d’attacco per armamenti, capacità di rifornimento in volo, contromisure elettroniche e avionica aggiornataUn nuovo tassello nella flotta eterogenea dell’Aeronautica indonesiana
L’arrivo degli M-346F si inserisce in una flotta già molto diversificata. L’Aeronautica indonesiana opera o sta introducendo velivoli di provenienza diversa, tra cui F-16 statunitensi, Su-27 e Su-30 russi, T-50i sudcoreani e Rafale francesi.
Giacarta ha inoltre investito nello sviluppo del caccia sudcoreano KF-21, ha manifestato interesse per il programma turco Kaan e, secondo quanto riportato da fonti di settore, ha valutato anche il caccia cinese J-10.
Questa scelta riflette una precisa strategia indonesiana: diversificare i fornitori per evitare dipendenze eccessive da un singolo partner. Ma comporta anche una sfida rilevante sul piano dell’interoperabilità, della manutenzione e della gestione logistica.
In questo quadro, Leonardo si inserisce come fornitore tecnologico europeo capace di offrire una piattaforma compatibile con standard occidentali, ma politicamente meno vincolante rispetto ad altri grandi esportatori.
La cessione del Garibaldi: il gesto politico che ha aperto la strada
L’acquisto degli M-346F non è un episodio isolato. Negli ultimi anni l’Indonesia è diventata uno dei principali destinatari dell’offerta militare italiana.
Uno dei passaggi più significativi è stata la cessione gratuita della portaeromobili Giuseppe Garibaldi alla Marina indonesiana. Il 24 marzo 2026, la Commissione Esteri-Difesa del Senato italiano ha approvato il trasferimento della storica unità della Marina Militare a Giacarta.
Il Garibaldi, varato nel 1987, è stato progettato con funzione antisommergibile ed è in grado di ospitare circa 18 aeromobili. Per l’Indonesia rappresenta un salto di qualità nella capacità di proiezione navale, soprattutto in un’area composta da migliaia di isole e attraversata da rotte marittime decisive.
Per Roma, la cessione consente anche di evitare i costi legati al mantenimento in riserva e all’eventuale demolizione dell’unità. Ma il valore politico dell’operazione è ancora più rilevante: la nave diventa uno strumento di diplomazia militare, rafforzando il rapporto bilaterale e aprendo la strada a nuovi dossier industriali.
Fincantieri e i PPA: due Thaon di Revel per la Marina indonesiana
La cessione del Garibaldi si affianca a un’altra operazione di peso: la fornitura di due Pattugliatori Polivalenti d’Altura classe Thaon di Revel prodotti da Fincantieri.
Il valore dell’accordo è indicato in circa 1,18 miliardi di euro. Le unità, originariamente destinate alla Marina Militare italiana, rafforzano sensibilmente le capacità operative della Marina indonesiana.
I PPA sono piattaforme moderne e flessibili, pensate per un ampio spettro di missioni: pattugliamento, sorveglianza, controllo marittimo, supporto a operazioni militari e presenza navale prolungata.
Per un Paese come l’Indonesia, il più grande Stato-arcipelago al mondo, il controllo del dominio marittimo è una necessità strategica. Giacarta deve presidiare stretti, rotte commerciali, acque interne e aree contese o sensibili, in un contesto regionale segnato dalla crescente pressione nel Mar Cinese Meridionale.
Dalla subacquea agli elicotteri: gli altri dossier italiani con Giacarta
Il rapporto tra Italia e Indonesia non si limita a M-346F, Garibaldi e PPA.
Leonardo, PT ESystem Solutions e il Ministero della Difesa indonesiano hanno firmato una lettera di intenti per il possibile acquisto di elicotteri medi AW149 destinati alla Marina indonesiana.
Se trasformata in contratto, l’intesa potrebbe portare alla fornitura di elicotteri per missioni di ricerca e soccorso, disaster relief, operazioni terrestri e imbarcate. La Marina indonesiana opera già elicotteri Airbus AS565 Panther, ma la vastità del territorio marittimo nazionale rende necessarie ulteriori capacità ad ala rotante.
Sul tavolo vi sono inoltre altri dossier: una possibile cooperazione con l’italiana Drass per sottomarini di piccola taglia della classe DGK e l’interesse per velivoli da pattugliamento marittimo.
Il risultato è un quadro sempre più ampio, in cui l’Italia offre all’Indonesia un pacchetto completo: aerei, navi, elicotteri, capacità subacquee, manutenzione, addestramento e cooperazione industriale.
Perché Giacarta guarda all’Italia
L’Indonesia è uno degli attori più importanti dell’Indo-Pacifico. Con circa 286 milioni di abitanti, è il Paese più popoloso del Sud-Est asiatico e il più grande Stato a maggioranza musulmana al mondo.
La sua geografia la rende una potenza marittima naturale: oltre 17mila isole, rotte commerciali cruciali, vicinanza allo Stretto di Malacca e posizione centrale tra Oceano Indiano e Pacifico.
Proprio lo Stretto di Malacca resta una delle arterie più importanti del commercio globale. La sicurezza di quell’area è essenziale per i flussi tra Asia orientale, Medio Oriente ed Europa.
A ciò si aggiungono tensioni regionali, pirateria, competizione tra grandi potenze e necessità di ammodernare forze armate spesso caratterizzate da equipaggiamenti eterogenei e non sempre interoperabili.
L’Italia si presenta come un partner utile: tecnologicamente avanzato, europeo, legato alla NATO, ma percepito come meno ingombrante rispetto a Stati Uniti, Cina o Russia.
Malesia, Fincantieri entra nel programma di rinnovo della Royal Malaysian Navy
L’espansione italiana non riguarda solo l’Indonesia. Nel maggio 2025, durante il Langkawi International Maritime and Aerospace Exhibition in Malesia, Fincantieri ed Enra Energy Solutions hanno firmato un accordo di collaborazione tecnica.
L’intesa sostiene il programma strategico “15 to 5” della Royal Malaysian Navy, pensato per rinnovare e razionalizzare la flotta malese.
La partnership punta a promuovere il coinvolgimento dell’industria locale, la manutenzione in loco e il trasferimento tecnologico qualora Kuala Lumpur selezioni piattaforme Fincantieri.
Il focus riguarda in particolare due categorie: le Multi Role Support Ships e le Littoral Mission Ships Batch 3.
Per le navi da pattugliamento, Fincantieri propone il design FCX20, già selezionato per il programma dei nuovi OPV della Marina Militare italiana. Per le unità di supporto multiruolo, invece, l’offerta ruota attorno al progetto della nave anfibia Kalaat Beni-Abbes.
Secondo quanto indicato da fonti di settore, i programmi LMS Batch 3 e MRSS dovrebbero rientrare nel 13° Piano malese, relativo al periodo 2026-2030. La modernizzazione prevede l’acquisizione di ulteriori unità da missione litoranea e di navi di supporto multiruolo.
Filippine, la partita dei sottomarini U212 NFS
Un altro fronte promettente è quello delle Filippine. Manila, impegnata a rafforzare le proprie capacità nel Mar Cinese Meridionale, guarda con crescente interesse alla componente subacquea.
Fincantieri, insieme alla tedesca Thyssenkrupp Marine Systems, punta a proporre i sottomarini U212 NFS alla Marina filippina nell’ambito del programma di modernizzazione Horizon III.
Si tratta degli stessi battelli di nuova generazione destinati alla Marina Militare italiana, costruiti con il contributo centrale dei cantieri Fincantieri.
Per le Filippine, l’acquisizione di sottomarini rappresenterebbe un passaggio storico: Manila non dispone ancora di una vera componente subacquea avanzata, ma le tensioni con la Cina rendono sempre più urgente il rafforzamento della deterrenza marittima.
L’eventuale offerta italiana-tedesca si inserirebbe in una competizione internazionale di alto profilo, con un valore stimato nell’ordine di miliardi di euro.
L’India resta un partner chiave per Leonardo
Nel quadro asiatico, l’India occupa una posizione particolare. Nuova Delhi è da tempo un mercato centrale per l’industria della difesa e dell’aerospazio italiana, nonostante le tensioni politiche del passato.
L’accordo più recente riguarda l’acquisizione di elicotteri italiani AW169 e AW109, con una componente di produzione locale. La formula si inserisce nella logica del Make in India, che punta a rafforzare le capacità industriali nazionali attraverso partnership con produttori stranieri.
Per Leonardo, l’India resta uno dei mercati più importanti al mondo
La spinta arriva da diversi fattori: tensioni nel Mar Cinese Meridionale, competizione tra Stati Uniti e Cina, modernizzazione di flotte obsolete, minacce non convenzionali, pirateria, controllo delle rotte commerciali e necessità di proteggere infrastrutture critiche, anche subacquee.
Molti Paesi della regione dispongono di risorse economiche crescenti, ma non sempre possiedono capacità industriali nazionali sufficienti per produrre in autonomia sistemi complessi come caccia, navi multiruolo, elicotteri avanzati o sottomarini.
È qui che si apre lo spazio per Leonardo, Fincantieri e l’intera filiera italiana della difesa.
Il vantaggio italiano: tecnologia, flessibilità e diplomazia industriale
Il successo italiano nell’Indo-Pacifico non dipende solo dalla qualità dei prodotti. Dipende anche dalla capacità di costruire pacchetti flessibili.
Leonardo offre velivoli da addestramento e combattimento leggero, elicotteri navali e sistemi aeronautici. Fincantieri porta sul tavolo pattugliatori, navi anfibie, piattaforme multiruolo, capacità subacquee e collaborazione cantieristica.
Accanto alle aziende si muove la diplomazia italiana, con visite istituzionali, accordi quadro, cessioni strategiche e cooperazione militare.
La logica è quella del Sistema Paese: non una semplice vendita di armamenti, ma un’offerta integrata che unisce industria, governo, forze armate e formazione.
Il Mar Cinese Meridionale accelera le commesse
La regione che più sta trainando questa domanda è il Mar Cinese Meridionale. Vietnam, Filippine, Malesia, Indonesia e altri attori regionali osservano con attenzione l’espansione della presenza cinese e cercano di rafforzare le proprie capacità navali e aeree.
L’Indonesia, pur mantenendo un rapporto meno conflittuale con Pechino rispetto a Manila o Hanoi, deve comunque proteggere rotte, isole, zone economiche esclusive e infrastrutture.
La Malesia punta a rinnovare una flotta che deve operare in uno spazio marittimo complesso. Le Filippine cercano deterrenza subacquea. L’India continua a investire in autonomia strategica e capacità industriali nazionali.
In questo scenario, l’Italia non è più un attore periferico. Sta diventando un fornitore credibile in uno dei mercati più competitivi e strategici del mondo.
Per Roma è una partita industriale e geopolitica
L’espansione di Leonardo e Fincantieri nell’Indo-Pacifico ha una doppia valenza.
Sul piano industriale, consente di consolidare ordini miliardari, aumentare la presenza internazionale e rafforzare la competitività delle aziende italiane.
Sul piano geopolitico, permette all’Italia di costruire rapporti più stretti con Paesi chiave dell’Asia, in una fase in cui il baricentro strategico globale si sposta sempre più verso l’Indo-Pacifico.
Indonesia, Malesia, Filippine e India non sono mercati qualsiasi. Sono attori cruciali nelle rotte marittime, nella sicurezza energetica, nelle catene di approvvigionamento e nella competizione tra grandi potenze.
La difesa italiana lo ha capito. E sta entrando nella partita con un approccio pragmatico: meno retorica, più contratti, più cooperazione industriale e una presenza crescente nei dossier militari più sensibili dell’Asia

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