La guerra riscoppiata tra Arabia Saudita e milizie AnsarAllah – sbrigativamente chiamate “gli Houthi”, dal nome del loro fondatore – ha portato alla luce la presenza di forze militari italiane in Arabia. La prova stavolta non era occultabile: un aereo Eurofighter Typhoon F-2000 è stato infatti danneggiato durante gli attacchi notturni contro la base aerea di Ta’if.
L’aereo, è stato poi spiegato, era parte del contingente inviato nell’ambito dell’operazione “Operazione Inherent Resolve”, iniziata nel 2014 ,,,
Oltre a questo, è dalla metà di marzo che centinaia di militari italiani sono già presenti in Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo impegnati contro gli attacchi iraniani, e per “proteggere gli interessi nazionali” nella regione.
La missione ha un nome – “Task Force Air Arabia” – è operativa ed è stata presentata con pochissime righe stringate sul sito del Ministero della Difesa. Proprio ai primi di marzo, i ministri della Difesa Crosetto e degli Esteri Tajani avevano comunicato al Parlamento che c’erano state richieste di aiuto all’Italia da parte delle petromonarchie del Golfo bersagliate dall’Iran in ritorsione agli attacchi di Usa e Israele, ma non avevano detto nulla sull’invio di militari e armamenti italiani sul campo.
... chiedersi che ci fanno – quegli aerei e quei militari – in Arabia Saudita dopo ben 12 anni. In quel teatro, oltretutto, ci sono state numerose guerre, altre sono in corso, nemici e amici si sono a volte scambiati il posto (per dire: gli sciiti filoiraniani dell’Iraq sono stati preziosi alleati nella guerra all’Isis, così come i curdi). E non serve essere laureati in scienze diplomatiche per capire che se i tuoi soldati sono di stanza nelle basi militari di un paese in guerra di fatto stanno partecipando a quella guerra (quella non è una “missione Unifil”, di interposizione).
Muhammad Mansur, funzionario del governo Houthi: «Cosa ci fanno gli aerei italiani a sostegno della guerra di Riad contro di noi?» Ricordando, tra l’altro che, «Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese».
Disabituati a fare domande, i media italiani forniscono però la risposta, condendola nel solito modo falsario: “Gli Houthi sfidano l’Italia”.
E’ scontato che le milizie AnsarAllah interpretino le risposte che arrivano dall’Italia come un “E invece noi siamo in guerra contro di voi“. E che, quindi, uno dei prossimi droni o missili coinvolgerà altri mezzi o soldati italiani in Arabia, se non vengono ritirati prima.
Nel frattempo, infatti, il ministro Crosetto ordina scortare le navi commerciali nello Stretto di Bab el Mandab “per proteggerle dagli Houthi” e chiede all’Unione Europea di mandare altre navi ancora e soprattutto pagare le spese.

pc 16 settembre - Dalla parte degli Houthi in Yemen contro l'imperialismo Usa, il sionismo genocida e i regimi arabi al loro servizio
Le notizie sulla stampa dei padroni sono sempre orientate secondo i loro interessi, per cui stabiliscono un ordine prioritario, stabiliscono i contenuti degli articoli che devono corrispondere a questi interessi.
ORE12, invece, si riferisce ai proletari, alle masse giovanili ribelli e a chi le lotte le fa in prima persona, perchè prendano il proprio punto di vista sugli avvenimenti, con chiarezza.
Ma costoro che si presentano al mondo come grandi potenze, proprio in questi giorni hanno subito un durissimo colpo, Trump/Netanyahu e i loro servi sauditi, dall’avanzata irresistibile - che proletari comunisti appoggia e sostiene - delle forze Houthi dello Yemen, conosciute come movimento Ansarallah. Questo gruppo sciita zaydita islamico emerso negli anni '90 nello Yemen nord-occidentale come movimento che combatteva contro l'autoritarismo e la corruzione del governo. Questa forza si vuole fare passare a livello di informazione come una creatura dell’Iran, ma, in realtà, è sì appoggiata militarmente dall’Iran, ma ha una storia e un’identità proprie ed in proprio ha accelerato il suo armamento contro l’asse imperialista/sionista/saudita.




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