L'Assemblea dell'ONU negli ultimi anni è diventata una “fiera delle chiacchiere” in cui diversi governi imperialisti e Paesi servi dell'imperialismo la fanno da padrone sotto la regia del Consiglio di Sicurezza e dell'alta carica dell'ONU che la dirige.
Anno dopo anno, le cose sono andate sempre peggio e la Presidenza Trump l'ha trasformata in un'occasione per propagandare la linea dell'imperialismo americano già attuata e per ricattare gli altri paesi imperialisti, i governi dei paesi oppressi dagli imperialisti e, sostanzialmente, per fare dell'ONU uno show, come giustamente si è detto. Naturalmente quanto più diventa uno show tanto meno esso conta. E che l'ONU conti sempre meno nel mondo è espresso in maniera evidente negli ultimi anni dalla drammatica situazione che vede in corso d'opera il genocidio del popolo palestinese. Israele non ha mai rispettato le risoluzioni dell'ONU - anche quelle più blande - e quindi da tempo dovrebbe essere, secondo le regole di un qualsiasi condominio, cacciato dall'ONU stesso e trasformato in uno Stato canaglia da eliminare, da superare, dato che esso come Stato canaglia è stato costruito e non certo come realtà che possa rappresentare il suo popolo. Nella sostanza quella che è stata fatta dall'ONU è l'infamia originaria che ha fatto passare, grazie agli uffici delle potenze imperialiste, l'insediamento sionista di Israele nella Palestina.
Ma proprio la Palestina ha dimostrato che l'ONU non serve a nulla e con buona pace di Francesca Albanese che, rispettata da tutti, sta da tempo facendo una battaglia quasi isolata nel campo di quelle
che dovrebbero essere le voci dell'ONU che denunciano lo Stato sionista di Israele e le sue continue violazioni di ogni genere di diritto, sia quello internazionale sia i diritti umani, che dovrebbero essere tutelati, come dice la sentenza della Corte penale internazionale, che chiede l'arresto di Netanyahu per crimini di guerra, genocidio, ma che nessuno attua.Ogni seduta dell'ONU è entrata in una congiuntura specifica che è la crisi dell'imperialismo americano. Nonostante l'arroganza e la dispiegata politica di guerra esterna e di guerra interna su tutti i campi, Trump riceve la risposta innanzitutto dei popoli, dell'Iran prima fra tutti, ma soprattutto non riesce a realizzare i suoi piani. Questo non vuole dire che l'imperialismo americano non sia all'attacco. E a questi piani dell'imperialismo americano le risposte degli altri paesi imperialisti sono assolutamente insufficienti a fermare la marcia verso la guerra e la reazione mondiale.
Alla seduta dell'assemblea dell'ONU Trump ha dato vita, dicono i giornali, a un vero e proprio show; ha rivendicato che mentre gli altri parlavano lui ha agito. E i risultati della sua azione si sono visti: le estensioni delle guerre, delle aggressioni ai popoli, la copertura integrale del genocidio della Palestina e, nello stesso tempo, la costante connivenza con gli altri imperialisti, perché le grandi potenze imperialiste da un lato combattono tra di loro, dall'altro colludono contro i popoli, i proletari e le nazioni oppresse. Un esempio fra tutti è l'ignobile decisione dei russi e dei cinesi di astenersi sulla decisione ONU proposta da Trump per la Palestina, il cosiddetto “Board” di pace.
Ma su tutti i terreni gli imperialismi non solo combattono tra di loro in una prospettiva di una guerra di spartizione mondiale, ma colludono; sull'Ucraina in cui i russi e americani se la vogliono spartire ai danni dei proletari e del popolo ucraino; colludono sulla Palestina, colludono nella loro opposizione nei confronti dell'Europa, in qualche maniera facendo rivivere una sorta di bilateralismo mondiale, con la Cina in primis ma anche con la stessa Russia, in una sorta di assetto multipolare che si va estendendo per le contraddizioni interimperialiste.
Sull'Iran nulla di nuovo, gli americani ciò che vorrebbero non lo ottengono per la resistenza della nazione iraniana, ma anche per la massiccia opposizione ai piani americani non solo della maggior parte dei paesi e Stati del mondo ma anche all'interno dello schieramento imperialista.
In questa occasione Trump ha fatto un discorso che non riguarda il sistema-mondo, ma riguarda soprattutto il sistema-Stati Uniti, dato che alla vigilia abbastanza ravvicinata delle elezioni di mid term di novembre, i sondaggi lo danno al 30% e quindi si può prevedere che le elezioni americane rappresentino una sconfitta per Trump e un cambiamento di rapporti di forza nelle aule del Congresso e del Senato americano tale che renda più difficile Trump attuare i suoi piani.
Ma siamo ancora a settembre e si sa che l'imperialismo americano, e Trump in prima persona, farà di tutto perché questo esito non ci sia, violando anche costituzioni, leggi e costumi della politica americana, come in tanti altri campi ha già fatto.
Ma chiaramente le elezioni di mid term possono segnare una battuta d'arresto dell'azione sciagurata di Trump, ma non battuta d'arresto dei piani dell'imperialismo americano, né tanto meno un'attenuazione della marcia verso la guerra imperialista mondiale (non è che la maggior parte dei governi imperialisti e la maggior parte dei governi dei paesi oppressi dall'imperialismo legati agli imperialisti, non siano per il riarmo, ogni paese si sta riarmando in prospettiva della guerra; non è che non siano per il fascismo e la dittatura aperta delle oligarchie finanziarie, delle borghese all'interno dei propri paesi, perché in realtà questa soluzione fascista della governance dei paesi imperialisti e dei paesi oppressi dall'imperialismo guidati dai governi reazionari a suo servizio, marciano in una stessa direzione, governi fascisti che reprimono il proprio popolo, che in alcuni casi fanno una guerra al proprio popolo, com’è il caso dell'India, a cui i popoli oppongono resistenza, spesso eroica, ma comunque resistenza, quindi non c'è in nessun campo che i paesi imperialisti abbiano una politica sostanzialmente diversa su guerra, reazione, miseria e oppressione per i proletari e i popoli, scaricamento delle crisi e delle contraddizioni sui proletari e i popoli che li impoverisce, corsa non solo agli armamenti ma l'occupazione dello spazio e dell'intelligenza artificiale per asservirle agli interessi del profitto e delle grandi multinazionali e delle borghesie di ogni paese e mettere le proprie grinfie sulle fonti energetiche, selle terre rare e su tutto ciò che risulta funzionale all'economia imperialista, ma soprattutto ai padroni nell'economia imperialista, perché questo va detto, non è che in sé le fonti energetiche e la stessa intelligenza artificiale siano un male, sono le leggi del profitto del sistema imperialista e capitalista che li trasformano non in fattori di sviluppo delle economie, della società, ma in strumenti nelle mani delle oligarchie industriali/finanziarie che le asserviscono agli interessi del profitto, sottraendolo ad un uso virtuoso per sottoporli all'uso perfido a servizio della guerra, dello sfruttamento e dell'arricchimento che produce, anche in prospettiva, danni generali all'umanità, dalla crisi climatica a tutto il resto.
Dall'ONU in realtà non c'è proprio niente da aspettarsi, qualcosa avviene perché in quest'occasione il vertice con Xi Ping, l'altra potenza imperialista che ormai costituisce il binomio insieme agli Stati Uniti come potenze imperialiste dominanti, troveranno il luogo di continuare a colludere, perché se è vero che i loro interessi strategici possono essere in collisione e quindi essere un fattore della guerra mondiale, è chiaro che sulla maggior parte delle materie gli imperialismi colludono contro i proletari dei popoli e non si combattono, anzi.
Quindi l'assemblea dell'ONU dovrebbe essere disertata dai proletari, dai popoli e da chi si dice di rappresentarla, perché è chiaro che via via questa ha perso la sua funzione, diventa solo una cassa risonanza delle potenze imperialiste, diventa incapace di fermare guerre, genocidi e ogni tipo di colpo che viene assestato dagli imperialisti ai proletari, alle masse e allo stesso sistema mondiale, è evidente che i proletari e i popoli per opporsi a questo non possono stare nella gabbia dell'ONU che non ne permette.
La crisi dell'ONU non è solo una crisi per il dominio arrogante e prepotente dell'imperialismo americano, ma anche perché non è più possibile, in seno ad esso, per i proletari e i popoli difendere anche i livelli minimi degli interessi generali.
Quindi in realtà per i proletari e i popoli l'unica strada è la lotta e la ribellione ai diktat dell'imperialismo e delle sue istituzioni, perché solo attraverso la lotta, la ribellione e il coordinamento tra i popoli sul piano dell'imperialismo e dell'alternativa a sistemi imperialista e capitalista, creano le condizioni perché ci siano istituzioni internazionali che possano servire il popolo, servire i popoli.
In questa occasione il governo italiano, in disgrazia un po' rispetto a tutti i paesi imperialisti con la rottura con Trump che poi è una rottura avvenuta su un tema molto specifico che è stato quello dell'uso delle basi militari italiane nelle guerre, uso che c’è stato, eccome, ma evidentemente a Trump se gli dai un dito vuole tutta la mano e qui le resistenze che vi sono state hanno creato questa situazione, ma la Meloni si sente parte del campo della reazione fascista costituita da Trump e dei governi amici. In questa occasione evidentemente il governo Meloni non ha nulla a dire, ma vuole concentrare le sue forze all'interno per scatenare il razzismo, la politica guerrafondaia, la demagogia reazionaria in funzione delle prossime elezioni e considera questo il fronte principale e all'ONU viene mandata la macchietta di turno che è il Ministro Tajani,.
Noi non siamo certo coloro che non vedono l'ora che il governo italiano abbia un ruolo e un peso maggiore nell'ONU, per noi il governo italiano, quanto più si indebolisce come immagine nazionale e internazionale, tanto meglio è per l'opposizione ad esso. Il nostro problema in questo paese è fare la nostra parte per rovesciare questo governo.

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