martedì 27 ottobre 2026

pc 27 ottobre – Meloni, un altro suo Fratello d’Italia beccato con le mani nel sacco, chiesto l’arresto per il deputato Pisano

Niente da fare! È più forte di loro! Non riescono a stare con le mani ferme. A questi parassiti fascisti incalliti non gli basta mai quanto già ricevono come “stipendio”, di fatto un altro “furto” dalle casse pubbliche. No, devono continuare a rubare, truffare ecc. In questo caso si tratta del deputato nazionale del partito della Meloni Fratelli d’Italia, Pisano, ben noto alle cronache perché al momento della sua elezione metteva post che inneggiavano a Hitler da lui considerato “grande statista”.

“Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere, peculato, falso, finanziamento illecito e truffa” scrive il Giornale di Sicilia del 25 ottobre.

La notizia dell’indagine era del marzo di quest’anno, adesso, dopo 7 mesi, i giudici hanno chiesto l’arresto. La notizia sulla corruzione, che è di sistema, come altre di questo tipo rischia di passare in secondo piano, nel contesto di crisi e caos generale. Ma è bene ricordare questo fatto, perché questa è la pratica “normale” che la borghesia al potere si sforza di fare diventare normale, senza virgolette. Rubare per questi esseri spregevoli è proprio normale. E bisogna naturalmente mettere tutto al plurale, perché solo in Sicilia, questo tizio è in allegra compagnia di tanti altri suoi degni compari.

Insieme a lui nella stessa inchiesta ce ne sono già una decina! “… nella nuova tranche dell’inchiesta sono stati indagati Costantino Ciulla, già assessore alla cultura del comune di Agrigento e oggi consigliere comunale di opposizione in quota Fratelli d’Italia [eccone un altro, ndr], il dirigente regionale del turismo Giuseppe Librizzi e il dirigente del Comune di Agrigento Antonino Insalaco. Per i due dirigenti pubblici sono state chieste misure interdittive.” Che a loro volta “si aggiungono ai sette soggetti già emersi nella prima tranche investigativa: Fabrizio La Gaipa (ex amministratore del Distretto turistico Valle dei Templi), Salvatore Prestia (ex direttore generale della fondazione teatro Pirandello), Calogero Casucci (componente di un’associazione e vicino al deputato Pisano), Antonio Migliaccio (già autista di Pisano e legale rappresentante di un’associazione culturale che avrebbe ottenuto corposi finanziamenti) e Laura Cozzo (moglie di Prestia e legale rappresentante di un’ulteriore associazione, anch’essa destinataria di fondi pubblici).” “Nutrire” la clientela con i soldi pubblici è fondamentale per questa feccia.

lunedì 26 ottobre 2026

pc 26 ottobre - Lo Stato imperialista, il Governo Meloni e i loro fogli di m... usano Siher per criminalizzare Hannoun... usano Hannoun per appesantire Siher - LIBERI TUTTI!

Faro degli inquirenti su Hannoun: caccia ai contatti con gli organizzatori milanesi

Dopo i disordini e l’inchiesta sui fatti di Milano, la Procura di Genova studia il dossier sul leader palestinese

di Marco Fagandini
Genova – La Procura di Genova ha avviato accertamenti per verificare se vi siano mai stati contatti o collegamenti di qualche genere fra Youssef Siher e il gruppo di indagati capeggiati, secondo gli inquirenti del capoluogo ligure, da Mohammad Hannoun.
Siher è il trentenne bresciano, attivista pro Palestina e oggi al lavoro per un’azienda che si occupa di intelligenza artificiale, fermato dagli investigatori milanesi con l’accusa di essere l’amministratore delle pagine Instagram e Telegram del Movimento 17 Ottobre, attraverso le quali sarebbero state coordinate - almeno sino a qualche ora prima - le manifestazioni di sabato scorso in varie città italiane, Genova compresa. Hannoun invece è l’architetto palestinese, da tempo residente a Ceranesi, comune nell’immediato entroterra genovese, che per gli investigatori è il referente di Hamas in Italia. Arrestato il 27 dicembre scorso assieme ad altre persone perché accusato di aver raccolto, attraverso le

pc 26 ottobre - Macron e lo Stato imperialista francese chiede aiuto a Israele per reprimere il movimento di massa che divampa in Francia

Parigi chiama. Gerusalemme risponde. Il capo dei servizi segreti israeliani a Parigi a dare una mano

Al culmine dei disordini in Francia, il direttore dello Shin Bet David Zini era nella capitale, dove ha incontrato alti esponenti dell’apparato di sicurezza francese “per discutere di antiterrorismo e islam radicale”. “La cooperazione tra le agenzie di sicurezza continua nonostante la crisi diplomatica”, ha dichiarato un funzionario della sicurezza israeliana

pc 26 ottobre - Lo Stato borghese e il governo fascisteggiante della Meloni militarizzano le città ma le manifestazioni non si fermano - Oggi Firenze contro Valditara

pc 26 ottobre - La giornata di lotta del 30 ottobre a Ravenna

pc 26 ottobre - Forse voi dello Stato, della magistratura-santa inquisizione di Torino, voi del governo siete duri di comprendonio: SIAMO TUTTI ASKATASUNA!- proletari comunisti

Seminate vento raccoglierete tempesta! E ci pare che sia già in corso

notizie stampa

Askatasuna, in appello il Pg chiede 47 anni di carcere: “È associazione per delinquere”

Questa più grave ipotesi d'accusa riguarda 16 imputati; altri due devono rispondere di reati minori. Le pene proposte spaziano dai 12 mesi ai 5 anni di carcere

Diciotto condanne per un ammontare complessivo di circa 47 anni di carcere sono state chieste dalla procura generale di Torino al processo d'appello ai militanti dell'ex centro sociale Askatasuna. I pg Giancarlo Avenati Bassi e Manuela Pedrotta hanno invitato la corte a riconoscere l'esistenza del reato di associazione per delinquere, che era stato escluso dai giudici di primo grado. Questa ipotesi d'accusa riguarda sedici imputati; altri due devono rispondere di reati minori. Le pene proposte spaziano dai dodici mesi ai cinque anni di carcere.

«Una frangia violenta con dei leader e dei ruoli ben definiti»

Secondo i due rappresentanti della procura generale all'interno del centro sociale (sgomberato alla fine

pc 26 ottobre - La conversione di Pomigliano d’Arco: dalla produzione di auto a quella di missili

Da L'Indipendente

Là dove c’era la produzione di auto ora c’è quella dei missili. La parafrasi di Adriano Celentano ben riassume la parabola di Pomigliano d’Arco, per decenni volto dell’automotive napoletano e meridionale. Oggi, tra le pieghe della crisi del settore, si insinua la produzione militare. È recente la scelta di portare MBDA, leader mondiale nella produzione di missili e sistemi d’arma complessi, in quest’area industriale, in capannoni pronti all’uso che avrebbero potuto ospitare un futuro diverso per la città, come sottolineato da associazioni e partiti locali. Rispetto all’attuale status quo — che vede già presente Leonardo, coi suoi reparti civili, e Avio, specializzato nella fornitura di componentistica per l’aeronautica civile e militare — il salto di qualità è netto.

La storia industriale di Pomigliano d’Arco nasce con due volti: uno aeronautico e l’altro automobilistico. Per decenni il polo viene associato, nella memoria collettiva, allo stabilimento dell’Alfasud-Alfa Romeo, che nel periodo di massima estensione, più o meno a metà degli anni ’70, contava oltre 15mila lavoratori. Poi il progressivo declino e i diversi passaggi di proprietà, tra FIAT, FCA e infine Stellantis, che oggi conta qualche migliaio di dipendenti. Su di loro grava il peso della precarietà e dei licenziamenti periodici, giustificati dalla multinazionale italo-francese con la crisi delle vendite.

In un periodo di riassetto industriale, a beneficiare dell’arretramento del settore automobilistico, visti anche gli attuali venti bellici e le aperture politiche alla riconversione militare delle fabbriche, potrebbe essere il comparto aereo. Per il momento, quest’ultimo si espande nei capannoni della Leonardo. Qui è

pc 26 ottobre - Manifestazioni del 24 ottobre, violenza di stato sulle piazze di Torino, Bologna, Padova, Roma

I numeri ufficiali della repressione diffusi dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza sulle manifestazioni che si sono svolte sabato in diverse province italiane sono impressionanti, degni di uno Stato di polizia:
• 📊 4.292 persone identificate complessivamente
• 🚨 9 arresti eseguiti
• 🛑 371 fermi preventivi (tra cui ben 110 minori e 69 stranieri)
• ⚖️ 87 denunce a piede libero
Milano é la città che ha registrato la quota maggiore di interventi con 2.921 identificazioni, 5 arresti, 171 fermi preventivi, 41 denunce. Tra i provvedimenti principali figura anche il blocco ingiustificabile di Youssef Siher, indicato come il promotore del "Movimento 17 ottobre". 

TORINO
🔻Il momento più violento della manifestazione di sabato è avvenuto in piazza Crispi quando i manifestanti sono stati chiusi da quattro lati da camionette di forze dell'ordine e celerini in tenuta anti sommossa.
I manifestanti arrivavano da corso Vigevano inseguiti dalla polizia con idranti ed erano colpiti da continui lanci di lacrimogeni. Piazza Crispi era completamente bloccata verso corso Novara dalle camionette. L'unica strada ancora aperta era corso Vercelli verso il centro città. Improvvisamente da corso Vercelli si sentono le sirene e si vedono le luci blu dei lampeggianti sopraggiungere a velocità ed in poco tempo anche quella strada era bloccata ed è cominciato anche da lì un fitto lancio di lacrimogeni.

La maggior parte dei manifestanti è rimasta intrappolata nella piazza sotto il lancio di lacrimogeni e senza possibilità di fuga da nessun lato.
Davvero una violenza gratuita e immotivata. 
I manifestanti rimasti hanno poi percorso corso Vercelli fino all'angolo con corso Brescia e lì in pochi minuti è cominciata la caccia strada per strada con tanto di furgoni della polizia che sfrecciavano a sirene spiegate e poliziotti a manganellare chi era ancora in giro. Un paramedico è stato aggredito dalle forze dell'ordine che lo hanno gravemente colpito alla testa e lasciato sanguinare per terra.

🔻Sempre a Torino, nella giornata di sabato, una macchina si è lanciata contro i manifestanti investendo 13 persone, che fortunatamente non hanno riportato lesioni. Dopo essersi lanciata contro il corteo, la macchina è stata scortata da agenti in tenuta antisommossa, mentre i funzionari di polizia si sono rifiutati di identificare e fermare il conducente.
Da un'analisi svolta direttamente sulla targa del veicolo, GV476VF, è stata dedotta la sua appartenenza alla DIGOS. La targa risulterebbe infatti non associata ad alcun veicolo, l’auto non sarebbe assicurata e non sarebbe inoltre possibile richiederne il certificato cronologico al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), un’anomalia riscontrabile per i veicoli precedenti al 1993 o in dotazione borghese alle forze di polizia.



ROMA 

Giovani e studenti, dopo aver occupato il Colosseo si sono diretti verso la zona della stazione. Attraversando le strade della Capitale, hanno provato a forzare il cordone delle forze dell'ordine in via Emanuele Orlando, a pochi decine di metri da piazza della Repubblica. Qui la polizia ha caricato con gli idranti.

 

Dopo una prima pausa gli idranti della polizia in assetto antisommossa sono entrati nuovamente in azione, dopo che i manifestanti, giovani e giovanissimi, hanno nuovamente lanciato oggetti all’indirizzo delle forze dell’ordine che hanno impedito il passaggio dei dimostranti. 

 

Un giovane manifestante si è infilato sotto il camion su cui era montato l'idrante per impedire al mezzo di avanzare. La polizia lo ha estratto e lo ha fermato.




PADOVA
Dopo aver attraversato le strade della città dal pomeriggio, il corteo spontaneo contro il carovita è stato caricato dalle forze dell’ordine mentre si stava muovendo in direzione della stazione. Idranti e manganelli sono stati impiegati sui manifestanti che avanzavano a mani alzate. Si registrano diversi fermati portati in questura, dove il corteo si è poi diretto. Le violenze arrivano dopo giorni di militarizzazione della città.



BOLOGNA
Da Bologna la polizia ha caricato con gli idranti anche un'ambulanza, chiamata per soccorrere un reporter selvaggiamente aggredito dalle forze dell’ordine. In seguito alle manganellate un’altra persona è stata ricoverata in gravi condizioni. 

La caccia ai giovani è proseguita strada per strada con abusi, minacce e violenza del tutto gratuita da parte delle dorze dell'ordine, come testimoniato in questo video:

 




pc 26 ottobre - Riceviamo e diffondiamo - dalle 5 ragazze arrestate dai sionisti in Cisgiordania

Siamo le cinque ragazze italiane arrestate ed deportate dalle forze di occupazione israeliane.
Il 22 ottobre undici attivistə internazionali, oltre a noi una tedesca, un britannico, un irlandese, uno statunitense, un'austriaca e un' ungherese, sono statə detenutə da coloni israeliani e poi dalla polizia israeliana mentre visitavano una famiglia palestinese a Masafer Yatta, nella West Bank occupata.

Non c'è davvero differenza tra esercito e coloni: in diversi posti viene delegato proprio a questi ultimi il controllo del territorio. E quando non è così, la comunicazione e la complicità tra esercito, polizia e coloni è più che stretta.

La stampa racconta che la Farnesina ha ottenuto il nostro rimpatrio. Ma qui non c'è proprio nulla da ottenere: noi non volevano essere espulse, volevamo restare in solidarietà con il popolo palestinese.
Quello che la Farnesina dovrebbe ottenere è, al contrario, una spiegazione delle ragioni per cui siamo state arrestate e detenute per 48 ore, rinchiuse in delle celle senza avere accesso a un processo e a contattare i nostri affetti.

Il governo dovrebbe chiedere perché nei territori palestinesi persone internazionali non possano stare accanto alle famiglie indigene mentre raccolgono le olive nella loro terra e cercano semplicemente di

pc 26 ottobre - Ancora dalla manifestazione di Milano sui fatti di via Dante e dentro il corteo con la solidarietá a Youssef

Youssef libero



Come anche la cronaca di Milano in movimento riporta “piazza del duomo nel primo pomeriggio sembrava un raduno di poliziotti in borghese e nei dintorni si aggiravano inquietanti pattuglie, queste si inedite, in moto e in borghese, con i volti coperti, in pieno stile Basij”; ed è proprio in via Dante una via piena di gente dove non stava succedendo nulla che in mezzo ai passanti un gruppo di 7/8 poliziotti motorizzati ‘alla francese’ intervengono contro giovani fermati da una pattuglia a piedi. Questi poliziotti scendono e tutti travisati casco occhiali sciarpe sul volto, prendono uno di questi ragazzini lo mettono contro al muro gli fanno mettere un passamontagna mentre un poliziotto che indossava una maschera da carnevale gli fa delle foto con il telefonino.

Vista la situazione interveniamo per denunciare ad alta voce quello che sta accadendo e la loro reazione è di circondarci e chiedere documenti con relativa minaccia di essere portati in questura.

Nel frattempo la situazione ha concentrato l’attenzione della stampa presente e via via delle persone che passavano per la via, con alcune che sono intervenute, giovani e meno giovani, contro l’operato della polizia e a sostegno della nostra denuncia come si vede nei vari video.

Quindi ribaltando la minaccia ‘documenti’ con la denuncia dei rastrellamenti e dei metodi intimidatori della polizia per costruire il giovane/manifestante/ribelle/criminale, foto al muro con il

pc 26 ottobre - Torino continua ad essere una bella città... 20.000 in piazza

 
Torino è contro riarmo, carovita e data center: più di 20 mila persone sfidano il Governo Meloni.
📌 Il comunicato di Torino è contro il riarmo:
In decine di migliaia ci siamo radunati in Piazza Castello, riempiendola fino a farla traboccare. Giovani, studenti e lavoratori sono scesi in strada nonostante la campagna repressiva del governo e della Prefettura cittadina che per tutta la settimana ha cercato di dissuadere le persone dal manifestare con lo spauracchio delle vetrine rotte. Decine di fermi preventivi ai danni di giovanissimi sono stati effettuati nelle ore precedenti il concentramento e ai lati della piazza. Dalle vie adiacenti le forze dell’ordine hanno cercato di ostruire l’affluenza dei manifestanti, dovendo poi desistere di fronte al grande numero di persone che, nonostante tutto, volevano esserci e contare. In molti e molte hanno portato il loro vissuto personale di come la crisi, impostaci dall’alto per finanziare l’invio di armi e il genocidio Israeliano, stia pesando sulle loro vite attraverso un carovita di guerra ormai per molti insostenibile e

pc 26 ottobre - Cariche contro le manifestazioni del 24 ottobre

Torino

Firenze


Milano

pc 26 ottobre - Milano 24 ottobre: intervento di operaio del PCm tra una marea di ragazzi e ragazze

pc 26 ottobre - Milano, Piazza Duomo, 24 ottobre: la denuncia operaia della repressione, la manifestazione







pc 26 ottobre – Cinque vite spezzate in una sola notte: la Tunisia sta uccidendo i propri figli e le proprie figlie

Riceviamo e pubblichiamo tradotto in italiano questo testo di denuncia ricevuto dai compagni tunisini. Dopo le proteste estive per i blackout continui e la mancanza di acqua minerale, il regime Saied da stato di polizia, duramente contestato dalla grande manifestazione di 5.000 persone lo scorso 17 ottobre, continua ad uccidere il proprio popolo.

Tra la notte del 21 e quella del 22 ottobre, cinque regioni della Tunisia si sono sollevate in seguito alla morte di cittadini le cui uniche speranze — di un ambiente salubre, una vita dignitosa, un’istruzione pubblica e un lavoro decoroso — sono state infrante.

🔴 Menzel Bouzelfa: Houssine Dridi è morto dopo essere stato investito da un veicolo guidato da un funzionario dello stabilimento "Black Flies", un investimento a capitale francese. L'uomo stava partecipando a un sit-in per chiederne la chiusura, dato che l'impianto inquina l'ambiente circostante, trovandosi proprio accanto a una scuola e a un ospedale. L'episodio ha portato all'incendio della fabbrica e a proteste davanti alla sede amministrativa locale (delegazione), con richieste di smantellamento dell'attuale sistema.

🔴 Hay Ettadhamen: Un giovane, Souheil Bakouche, è stato picchiato dalla polizia dopo essere stato fermato con l'accusa di possesso di cannabis; il pestaggio si è rivelato fatale. Il ragazzo aveva un solo rene, che è stato distrutto durante l'aggressione. Successivamente, il Ministero dell'Interno ha sostenuto,