venerdì 9 maggio 2025

pc 8 maggio - Raccogliamo l'appello... bloccare la macchina da guerra significa combattere e rovesciare il governo che la guida!

Scendiamo nelle piazze. Blocchiamo la macchina di guerra. Ora.

In uno dei momenti più atroci del genocidio in corso, i criminali sionisti hanno compiuto nuovi massacri nelle ultime 24 ore, colpendo deliberatamente civili, un ristorante, un mercato popolare e due scuole che ospitavano sfollati. Decine di persone disarmate — per lo più donne e bambini — sono state martirizzate, mentre centinaia sono rimaste ferite.
Il protrarsi di questi crimini disumani è la prova definitiva del crollo morale della comunità internazionale, che ha svenduto la propria coscienza nel mercato dell’impotenza e dell’ipocrisia, assumendo il ruolo attivo di complice del genocidio israeliano.
Questo ennesimo atto di sterminio fa parte di una strategia di annientamento totale che da oltre venti mesi colpisce l’intero popolo palestinese: omicidi di massa, fame imposta, politiche di terra bruciata, distruzione sistematica. Tutto questo avviene con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, che forniscono armamenti, tecnologia e legittimità politica alla macchina di morte sionista.
È urgente e necessario che tutte le persone libere e coscienti del mondo abbandonino l’attesa, il simbolismo sterile e le azioni sporadiche e sensazionalistiche. Non basta più indignarsi: serve agire con lucidità strategica e coerenza politica. Serve una mobilitazione continua, strutturata e radicata sui territori, capace di generare pressione reale. Dobbiamo costruire reti efficaci di resistenza popolare, politica e mediatica per fermare i massacri, denunciare i crimini dell’occupazione, rompere l’assedio e sabotare gli ingranaggi della complicità globale.
Che Gaza continui a sanguinare sotto lo sguardo del mondo è una macchia incancellabile sulla fronte dell’umanità. Il popolo palestinese non dimenticherà né perdonerà i carnefici, né i complici, né chi ha scelto il silenzio.
Scendiamo nelle piazze. Blocchiamo la macchina di guerra. Ora.

pc 9 maggio - A Torino Barriera di Milano scende in piazza per Mamoud Diane:

info stampa

 «Dobbiamo reagire, la morte di questo ragazzo di 19 anni sia un nuovo inizio per il quartiere»

In piazzetta Cerignola la veglia di preghiera con il fondatore del Sermig Ernesto Olivero e l'assessore comunale a Welfare, Diritti e Pari Opportunità Jacopo Rosatelli

«Siamo qui, non ti dimentichiamo Mamoud». Un messaggio chiaro e semplice, affidato ad un lenzuolo bianco sorretto da bambini e anziani. Piazzetta Cerignola ha ospitato ieri sera una veglia di preghiera per ricordare Mamoud Diane, il 19enne ucciso con una coltellata al polmone a pochi metri di distanza nella notte tra il 2 e il 3 maggio. In Barriera di Milano c’è una comunità che vuole ribellarsi a una quotidianità fatta di spaccio e criminalità diffusa. E lo ha dimostrato portando in piazza oltre duecento persone, proprio sotto la statua della Madonna di Ripalta.

Ernesto Olivero e Jacopo Rosatelli

Da lì sono partiti, fino a raggiungere il civico 28 di via Monterosa, dove Mamoud ha perso la vita. Hanno partecipato al momento iniziale di preghiera anche il padre e il fratello del 19enne ivoriano. Ma non sono riusciti a spingersi oltre, ancora troppo vivo il dolore per una morte così tragica. E così, dopo un’iniziale presenza per ringraziare per la vicinanza, hanno preferito allontanarsi. Presente in piazza Ernesto Olivero, fondatore del Sermig. E ha seguito il momento di preghiera e raccoglimento anche Jacopo Rosatelli, assessore comunale a Welfare, Diritti e Pari Opportunità: «Per me era doveroso esserci, perché è morto un ragazzo di 19 anni e in un modo violento. I problemi si possono risolvere solo reagendo con umanità, proprio come ha fatto questa sera la comunità».

«Rispondere all'odio con l'umanità»

Un cammino indicato anche da chi vive tutti i giorni le strade di Barriera di Milano: «Siamo qui per evitare che la morte di un giovane come noi scivoli via come nulla fosse — hanno spiegato due ragazze —. Siamo tutti sgomenti per la ferocia dell’omicidio, ma la cosa più importante è imparare a reagire come comunità: solo in questo modo possiamo risolvere i problemi di questo quartiere. Vorremmo riempire di colori tutte le zone di Barriera di Milano, rispondendo all’odio e alla violenza con l’umanità. E che la morte di Mamoud segni un nuovo inizio di corresponsabilità per il nostro quartiere».

«Un circolo vizioso di degrado»

Le cronache giornaliere continuano intanto a parlare di episodi di violenza. La situazione non si è affatto placata dopo la morte di Mamoud, anzi. A poche centinaia di metri di distanza si sono verificati altri due accoltellamenti, alla mano e al collo, nel fine settimana. E anche ad Aurora si continuano a registrare furti, rapine e soprattutto risse tra bande rivali. L’ultimo episodio è stato segnalato martedì pomeriggio, nel tratto di corso Giulio Cesare compreso tra il ponte Mosca e corso Emilia. Un gruppo di persone è arrivato allo scontro, sono volati calci e pugni tra le automobili in sosta. «Si vive quotidianamente un clima di violenza e aggressività latente che rischia di esplodere da un momento all’altro, sotto gli occhi sempre più spaventati dei residenti — denuncia Patrizia Alessi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Circoscrizione 7 —. Tutto questo viene alimentato dall’assenza di regole e norme di civile convivenza, sembra che tutto sia consentito in questo circolo vizioso di degrado».

 

mergenza criminalità in Barriera di Milano, l'assessore Marrone: «Espropriamo le case degli irregolari»

La ricetta anti-pusher della Regione: «Una legge per togliere gli alloggi ai ras delle soffitte per darli all’Atc». Lopposizione: «Presa in giro. Oltre il 10% delle case popolari di cui la Regione già dispone non vengono assegnate»

Qualcuno l’ha definita una proposta choc. Qualcun altro, dalle file dell’opposizione, una provocazione fine a sé stessa o tuttalpiù «una presa in giro». Fatto sta che l’emendamento con cui l’assessore regionale alla Casa, Maurizio Marrone, dichiara guerra ai cosiddetti «ras delle soffitte», con l’obiettivo di espropriare gli alloggi fatiscenti e inabitabili affittati agli immigrati irregolari (spesso «covi del degrado e dello spaccio») per trasformali in case popolari, è destinato a diventare legge. Il provvedimento è stato presentato ieri mattina dell’eletto di Fratelli d’Italia durante la riunione della giunta regionale, al grattacielo Piemonte. Una volta approvato dal Consiglio regionale, chiarisce l’esponente dell’esecutivo Cirio, «consentirà l’esproprio degli alloggi in condizioni di grave degrado, per destinarli all’edilizia pubblica».

Inutile dire che la proposta nasce in risposta agli ultimi fatti di cronaca registrati in Barriera di Milano e Aurora. Una situazione di crescente insicurezza che sembra investire i quartieri della periferia nord di Torino, dove il fenomeno dello spaccio si intreccia alla disponibilità di immobili degradati dati in affitto a disperati e irregolari. «Se spaccio e violenza sono così radicati in quelle zona, rispetto ad altri quartieri torinesi — chiarisce l’assessore Marrone —, è perché lì proliferano le speculazioni immobiliari dei ras delle soffitte che lucrano riempiendo intere palazzine di spacciatori e delinquenti. Non si può pretendere, dunque, che le forze dell’ordine possano svuotare un mare con un bicchiere, se le basi dello spaccio continuano a riempirsi di criminali negli alloggi dei palazzinari».

Ecco, dunque, la trovata dell’esponente di FdI: espropriare le palazzine dello spaccio, per darle a chi ha diritto a una casa popolare. «Abbiamo trovato la soluzione legislativa giusta — assicura Marrone — per chiudere i covi dei pusher, strapparli dagli artigli dei ras delle soffitte e trasformarli in case popolari destinate alle famiglie bisognose». 

Come funziona l'«esproprio anti-pusher»

Nel dettaglio, l’emendamento presentato in giunta e che approderà in aula con il voto sul riordino delle agenzie territoriali per la casa prevede di aggiungere alla legge regionale sull’edilizia sociale la possibilità di procedere «all’esproprio per pubblica utilità di alloggi scadenti, ai fini del contrasto all’emergenza abitativa e della riqualificazione del territorio».
Per definire la situazione di degrado degli alloggi sarà utilizzata la modalità già prevista dal Comune per certificare le situazioni critiche. Per esempio: unità immobiliari senza impianto elettrico o idrico con acqua corrente in cucina e nei servizi igienici o che non ha bagni privati ma in comune, immobili in cui risultano in scadenti condizioni almeno quattro dei seguenti elementi: pavimenti, pareti e soffitti, infissi, impianto elettrico, impianto idrico e servizi igienico-sanitari, impianto di riscaldamento, elementi comuni, accessi, scale e ascensore oppure facciate, coperture e parti comuni in genere.

L'opposizione

Secondo il Pd, che replica all’assessore Marrone per bocca delle consigliere Monica Canalis e Nadia Conticelli, «l’annuncio sull’esproprio delle case dei pusher per assegnarle come alloggi popolari è una grossolana presa in giro: è inaccettabile che la Regione speculi sulla pelle delle persone e sui territori più fragili». Per le elette dem, «è un modo per sfuggire alle responsabilità della Regione sulle politiche della casa, le politiche sulle dipendenze e quelle per la sicurezza. Barriera di Milano ha bisogno di sviluppo e riqualificazione — sottolineano —. Sul territorio della Circoscrizione 6 insiste più della metà delle case popolari della città di Torino, e questo richiede investimenti sulla fragilità sociale e opportunità educative».

Alleanza Verdi e Sinistra, con le elette Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro, reagiscono con una dose di ironia: «La destra si è ravveduta sulla possibilità di ricorrere all’espropriazione per far fronte all’emergenza abitativa, dopo aver strepitato di stalinismo per mesi sulla proposta “Vuoti a Rendere” in discussione a Palazzo Civico». La possibilità di fare espropri non è tabù, anzi: «La prenderemo sul serio, se si tratta di intervenire per requisire ai grandi proprietari privati alloggi fatiscenti con cui lucrano sulla pelle di persone che non riescono a trovare altre sistemazioni abitative». Ma al contempo richiamano l’assessore Marrone alle proprie responsabilità: «Oltre il 10% delle case popolari di cui la Regione già dispone nel torinese non vengono assegnate».

Cpr Torino, un cellulare in 15 e la vita come un limbo blindato. I consiglieri Pd e M5S: «peggio del carcere»

La rivolta di fine aprile, la chiusura di un padiglione e il peggioramento delle condizioni: «Una struttura che non ha senso e costa troppo, ma a pesare più di tutto per questi ragazzi e l'indeterminatezza»

Un cellulare da spartirsi in quindici. Viene consegnato ogni mattina e ritirati ogni sera. È l’unico canale che li unisce al resto del mondo, alle proprie famiglie d’origine, in Nordafrica o altrove, oltre le gabbie di ferro zincato che circondano ciascuno dei sei blocchi dove sono rinchiusi, oltre le mura che nascondono il Cpr agli occhi dei torinesi che transitano senza farci troppo caso in corso Brunelleschi o in via Mazzarello. 

I cinquantasette «ospiti» — perché, almeno in teoria, carcerati non sono — reclusi al momento nel centro di permanenza per il rimpatrio comunicano così. Da quando l’altra settimana, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio è scoppiata la prima rivolta dalla riapertura, un mese fa, uno dei sei padiglioni è stato chiuso. Il risultato: i migranti trattenuti nella struttura si sono dovuti stringere, e se prima erano suddivisi in tre blocchi, adesso ne occupano due (altri tre erano già inutilizzabili perché in corso di ristrutturazione). 

I consiglieri in visita

«È un sistema inumano, questi posti vanno chiusi, in queste condizioni è inevitabile che si creino tensioni che alla fine arrivino ad esplodere in rivolte o gesti violenti», si sfoga Alberto Unia, già assessore della giunta Appendino, oggi consigliere regionale del M5S. Con la sua capogruppo, Sarah Disabato, e il collega del Pd, Daniele Valle, si sono presentati ieri davanti al pesante portone del Cpr, per ispezionare la struttura. Così hanno potuto constatare con i loro occhi la situazione. Ogni blocco è recintato, ha un cortiletto e un dormitorio con 6 camerate da 5 posti letto ciascuna. 

«I trattenuti sono soprattutto giovani, abbiamo parlato con loro, alcuni hanno problemi psichiatrici, lamentano soprattutto una cosa — racconta il dem Valle —: la condizione di indeterminatezza in cui si trovano, non sanno quanto tempo dovranno restare dentro. Un ragazzo mi ha detto: preferirei stare in carcere, almeno saprei quanti giorni mi restano da scontare».

A gestire la struttura è la cooperativa Sanitalia. Si è aggiudicata un appalto da 8 milioni di euro per farlo. Oltre agli operatori sociali, ci sono decine di poliziotti, carabinieri e finanzieri, e la presenza fissa dei militari. «Un dispiegamento di uomini e mezzi — sottolinea la pentastellata Disabato — che potrebbero essere impiegate altrove, sul territorio, a tutela della sicurezza delle nostre città». E invece stanno lì, si danno il turno, a controllare che 57 immigrati irregolari (tra migliaia e migliaia) non scappino o non si rivoltino. 

«È chiaramente un sistema di gestire l’immigrazione irregolare che non ha senso, non solo per le condizioni inumane a cui sono sottoposte le persone, ma per l’enorme impiego di risorse economiche», fa notare Unia. Da settimane la politica torinese, dal Pd al M5S, con l’eccezione di Lega e FdI, battaglia contro la riapertura del Cpr. E ora la palla passa alla Regione: «Chiediamo con urgenza un sopralluogo delle commissioni Sanità e Legalità del Consiglio regionale — dichiarano i tre eletti —. Un sistema che ammassa le persone dentro le gabbie, con una prospettiva temporale indeterminata, non può funzionare».

 

giovedì 8 maggio 2025

pc 8 maggio - Perchè oggi un Foglio d'intervento teorico?

Il Foglio 'ALT - analisi/lotte/teorie Per la critica teorico militante'
nasce da varie discussioni con compagni, anche non della nostra organizzazione, che hanno posto l'esigenza di mettere in campo una revisione critica delle teorie che hanno circolato e continuano a circolare. Noi non potremmo mai inseguire tutte le teorie, ma quelle che hanno avuto un peso reale, si sono incarnate in movimenti reali e in espressioni di quello che è il movimento rivoluzionario, è necessario affrontarle, farci i conti. 
Chiaramente parliamo del movimento rivoluzionario che c'è veramente stato in questo Paese. Dei movimenti che esplodono in maniera radicale e in qualche maniera mettono in discussione l'ordine delle cose esistenti, coinvolgono centinaia di migliaia di militanti in tutte le forme e fondamentalmente studenti e operai.
Poi gli studenti oggi che cosa sono, gli operai che sono diventati, che possono diventare, tutto ciò è lungo da discutere; ma parliamo di studenti, operai attivi nelle battaglie politiche rivoluzionarie, e quindi soprattutto degli anni settanta. 

In questo senso non potevamo che misurarci con un compagno, un teorico rivoluzionario, morto poco più di un anno fa, che sicuramente ha caratterizzato una componente fondamentale del movimento rivoluzionario degli anni settanta. Parliamo di Toni Negri.

E quindi che cosa abbiamo fatto? Mentre parliamo di Marx (con la Formazione marxista tenuta dal prof. Di Marco), cominciamo a discutere delle teorie rivoluzionarie che hanno inciso e continuano a

pc 8 maggio - Che ci serve adesso? Una grande giornata nazionale di lotta a maggio/giugno

Contro il governo complice del genocidio/riarmo imperialista/Stato di polizia

Per lavoro salario/salute sicurezza/democrazia,..

Per il potere proletario

pc 8 maggio - Formazione rivoluzionaria delle donne - Sulla condizione sessuale

https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2025/05/formazione-rivoluzionaria-delle-donne.html

pc 8 maggio - Una controinchiesta dell'Assemblea 25 Aprile di Trieste sui fatti avvenuti durante la scorsa Giornata della Liberazione

martedì 6 maggio 2025

Pubblichiamo di seguito il testo dell’Assemblea 25 Aprile di Trieste 

Il 25 aprile 2025 un corteo antifascista è stato bloccato a Trieste, rinchiuso e caricato in Via dell’Istria, mentre andava in direzione della Risiera di San Sabba, lager di sterminio e tradizionale luogo di commemorazione per la Festa della Liberazione. Come già accaduto in passato, la Questura di Trieste – dopo aver militarizzato la gestione degli ingressi in Risiera, e di conseguenza il giorno della Liberazione tout court – decide di intervenire con manganelli e camionette, in nome della “sicurezza”. Si è scatenato un gran baccano mediatico a causa del fatto che, anziché assistere silenziosamente ad una violenza statale che si è esplicata nel blocco di una manifestazione e quindi nella violazione del diritto a manifestare, le persone in corteo si sono difese senza arretrare di fronte all’improvvisa violenza poliziesca. Con questa controinchiesta vorremmo affrontare alcune questioni emerse nelle ore successive, con parole lontane dal piagnisteo generalizzato dei sindacati di polizia e dell’ANPI.

Chi gestiva l’ordine pubblico a Trieste il 25 aprile? Prima parte di una controinchiesta

25 aprile 2025, Trieste. Un corteo antifascista parte da Campo San Giacomo e imbocca Via Dell’Istria diretto verso la Risiera. La cosa più normale del mondo nel giorno in cui si ricorda la Liberazione. Di punto in bianco, nel giro di pochi secondi, viene sbarrato in un punto deciso a tavolino dalla questura, ovvero un tratto di strada senza via laterali di fuga, bloccato da un cordone di carabinieri e polizia in antisommossa davanti (supportate da tre camionette che con una manovra veloce chiudono completamente la strada) e da un cordone di carabinieri alle spalle (insieme ad altre due camionette). Tra i funzionari della questura che hanno deciso la manovra si può notare lo stesso personaggio che qualche anno prima aveva decretato lo sgombero del porto durante le proteste contro il green pass. Quella volta, indossando fieramente la fascia tricolore, aveva teso il braccio “in nome della legge”,

pc 8 maggio - IL GRUPPO RAP NORDIRLANDESE KNEECAP È INDAGATO DALL’ANTITERRORISMO INGLESE PER IL SOSTEGNO ALLA PALESTINA. MASSIMA SOLIDARIETÀ E CONDIVISIONE

In Irlanda del Nord i Kneecap, gruppo rap di Belfast, sono indagati dall’antiterrorismo britannico per il loro sostegno alla Palestina.

Tutto è iniziato quando il trio hip-hop nordirlandese si è esibito sul palco del Coachella, festival annuale seguitissimo negli Stati Uniti. “Israel is committing genocide against the Palestinian people… It is being enabled by the US… Fuck Israel/Free Palestine“, sono le tre frasi lanciate dal palco del Coachella che hanno reso i Kneecap la band più pericolosa e ricercata di Scotland Yard.

Da qui le reazioni di esponenti politici inglesi che ne hanno chiesto l’esclusione dai cartelloni musicali di festival o concerti, oltre che le indagini da parte della polizia britannica per “incitamento all’odio“.

Nel panorama musicale, a prendere le loro difese, tra gli altri, i Massive Attack: il gruppo di Bristol ha dichiarato che “se i politici di alto livello non riescono a trovare il tempo e le parole per condannare, per fare un esempio, l’assassinio di 15 operatori umanitari a Gaza o la fame imposta illegalmente alla popolazione civile e usata come arma, o ancora l’uccisione di migliaia di bambini da parte di uno Stato che possiede le armi di precisione più avanzate al mondo, quale peso dovremmo dare ai loro consigli sugli artisti da invitare a un festival?”.

Le prese di posizione politiche dei Kneecap non sono nuove. Figli della storia dei Troubles, il gruppo nordirlandese fin dagli esordi nel 2017 ha raccontato nelle sue canzoni la cultura giovanile della classe operaia di Belfast, il repubblicanesimo e i diritti linguistici irlandesi. Tanto da cantare in alcune canzoni in gaelico.



pc 8 maggio - Formazione Marxista - In uscita la seconda raccolta delle lezioni su "Il Capitale"

Stiamo facendo una formazione marxista di base, di base nel senso che si rivolge a militanti, lavoratori, giovani. E riprendiamo le cose dall'inizio, riprendiamo le cose da Marx, dal Capitale. Siamo partiti dal libro primo del Capitale perché è uscita una nuova edizione a cura delle Einaudi, su cui la borghesia ha fatto nel suo circuito affidamento anche di tipo di investimento e su cui sono usciti diversi articoli, commenti e recensioni sui giornali anche della borghesia – per esempio Sole 24 ore vi ha dedicato due volte due pagine - , e ad altri giornali a tiratura più grande, il Corriere della sera pure ha investito su questo.

Questa edizione del libro primo del Capitale è fatta con molta cura da uno studioso marxista, E’ un'operazione volta a riaffermare la funzione teorico-analitica del Capitale. Noi siamo dall'altra parte della barricata rispetto, chiaramente, alla borghesia, alla grande stampa. Evidentemente ci fa piacere che il libro primo del Capitale torni a uscire in questa nuova veste e che si riapre al dibattito, perché noi siamo assolutamente dell'opinione che le teorie e l'elaborazione teorica di Marx, contenute in tutte le sue opere e nella sua opera maggiore che è il Capitale, siano quanto mai attuale, siano strumenti di base, scientifica, di analisi e di conoscenza del mondo reale. Oggi più necessari che ieri.

Questo in qualche maniera lo riconosce anche sia la borghesia, nel senso che spesso dice che la grande crisi globale del capitale e gli sviluppi che ha avuto trovano in Marx un fondamento scientifico; sia la faccia politica del Capitale, i governi, i partiti, che lo riconoscono come il nemico, per quello che c'è

pc 8 maggio - Gravissime notizie di repressione, ma anche di resistenza - info soccorso rosso proletario

Palestina: due prigionieri del FPLP nuovamente arrestati dall'occupazione israeliana

Martedì 6 maggio le forze israeliane hanno arrestato diversi prigionieri palestinesi rilasciati di recente. In particolare, hanno preso di mira due attivisti di Nablus: Wael Jaghoub, leader del FPLP condannato all'ergastolo e rilasciato il 25 gennaio nell'ambito dell'accordo di scambio di Toufan al-Ahrar, e Thaer Hanani (a destra nella foto), un altro membro dell'organizzazione di sinistra palestinese, rilasciato il 30 giugno 2024 dopo aver scontato 20 anni di prigione

In Turchia, 10 prigionieri rivoluzionari sono in sciopero della

 fame a tempo indeterminato 

per denunciare l'isolamento (in particolare nelle carceri di tipo S, Y e R), i trasferimenti forzati e per chiedere migliori condizioni di detenzione ( vedi il nostro articolo ). Poiché uno di loro, Sercan Ahmet Arslan, inizierà il suo 200° giorno di sciopero della fame il 7 maggio 2025, nello stesso giorno verrà organizzata una giornata internazionale di azione per sostenerli. In questo contesto, il comunista libanese e prigioniero politico Georges Abdallah è oggi in sciopero della fame in solidarietà con la lotta di questi rivoluzionari imprigionati

Francia: Georges Abdallah in sciopero della fame per sostenere i prigionieri rivoluzionari turchi

pc 8 maggio - Nel mondo il 1° Maggio proletario e internazionalista


Abbiamo avuto sufficienti notizie per poter esprimere una prima valutazione delle manifestazioni del primo maggio.

A livello internazionale è stato un Primo Maggio proletario e internazionalista. Le immagini che vengono da tutto il mondo dimostrano che i proletari, le masse oppresse, dall'America Latina all'Asia all'Europa, hanno risposto all'appello per fare grandi manifestazioni e in queste grandi manifestazioni è stato posto sotto accusa il sistema imperialista, i governi imperialisti, i governi reazionari a servizio dell'imperialismo in tutti i paesi del mondo.

Centinaia di migliaia, forse milioni, sono scesi in piazza.

In alcune di queste manifestazioni vi sono stati scontri tra le masse in piazza e i regimi, in particolare in Turchia, così come altrove sono stati gli spezzoni rivoluzionari antiimperialisti solidali con la Palestina che hanno fatto da spinta e da caratterizzazione di questo primo maggio.

In Italia significativa è stata la manifestazione di Torino dove oltre 5 mila hanno partecipato allo

pc 8 maggio - Il 1° Maggio proletario e internazionalista sul blog maoistroad

 

pc 8 maggio - Contro il decreto sicurezza da Stato di polizia riparte la mobilitazione

 

Gli avvocati penalisti hanno proclamato uno sciopero di tre giorni che si è concluso ieri contro il decreto sicurezza. 

Le ragioni di questo sciopero sono duplici. Da un lato si denuncia l'abuso della decretazione d'urgenza perché del decreto sicurezza se ne stava parlando e se ne stava discutendo in Parlamento secondo un iter che tiene conto delle voci delle opposizioni e poi di colpo si è passati all'utilizzo del decreto legge che è uno strumento legislativo del governo ma che ha natura emergenziale, tassativa, eccezionale e che richiede quindi una situazione di fatto comportante la necessità e l'urgenza. E quindi ci chiediamo: dov'è l'urgenza di intervenire così immediatamente?

Ciò che è accaduto è pericoloso per la nostra democrazia in quanto in gioco ci sono gli equilibri fondamentali della forma di governo con tutto ciò che ne consegue sulla forma di Stato, quindi l'abuso del decreto di legge, stravolgendo il sistema delle fonti, viola la separazione dei poteri che assicura la limitazione del potere stesso ed è un elemento imprescindibile di una democrazia costituzionale,

mercoledì 7 maggio 2025

pc 7 maggio - Gli sbirri fascisti del Sappe vogliono riaprire le carceri speciali... come Trump per Alcatraz

Aggressioni carcere, sindacato Sappe: “Riaprire le strutture delle isole Pianosa e Asinara per i detenuti violenti”

La popolazione detenuta, spesso espressione degli ambienti più degradati e violenti, rappresenta una concentrazione di situazioni ad alto rischio, che la Polizia Penitenziaria si trova a fronteggiare ogni giorno con grande senso del dovere, ma con strumenti sempre più inadeguati”. Il sindacato Sappe ha quindi rinnovato l’allarme: “Non possiamo più assistere in silenzio all’escalation di aggressioni ai

pc 7 maggio - TERZA UDIENZA DEL PROCESSO CONTRO ANAN, ALI, MANSOUR: NO ALLE PROVE ESTORTE CON LA TORTURA DA TRIBUNALI ISRAELIANI


Terza udienza oggi al Tribunale dell’Aquila, del processo contro i palestinesi Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh. Sono accusati di terrorismo per aver, secondo accuse formulate dalle autorità israeliane, finanziato la Brigata Tulkarem, attiva nella resistenza palestinese nei territori occupati. Il processo si svolge in un tribunale italiano ma le indagini sono state svolte da inquirenti stranieri… quelli dell'occupazione israeliana. Nel corso dell'udienza di oggi la Corte d'Assise doveva sciogliere la riserva sull'acquisizione nel fascicolo di verbali di interrogatori fatti da Israele nei confronti di prigionieri palestinesi deportati nelle sue carceri, in violazione del diritto internazionale. 

Oggi però i giudici hanno accolto la richiesta della difesa: quella, cioè, di non ammettere agli atti le trascrizioni degli interrogatori condotti dagli israeliani, con ogni probabilità mediante tortura e minacce

Per lanciare la mobilitazione del 21 maggio all’Aquila in occasione dell’udienza che potrebbe risultare decisiva oggi si svolgeranno presidi anche a Bergamo, Padova e Bologna davanti a Tribunali e Prefetture. A Milano è prevista la

pc 7 maggio - ORE 12 Controinformazione Rossoperaia - Contro il decreto sicurezza da Stato di polizia riparte la mobilitazione - Un Primo Maggio proletario e internazionalista attraversa il mondo

 

pc 7 maggio - Solidali a Napoli con taverna S. Chiara contro il sionismo

video 

https://www.instagram.com/reel/DJUxO0WNaAd/?igsh=bzNjc2gya3BwNmt4

A Napoli oltre 2mila persone sono scese in piazza in poche ore per portare solidarietà a @nivesmonda e @tavernasantachiara e per condannare la complicità dell'amministrazione comunale Manfredi con i $ion¡sti

Il sostegno a Israele è oggi il primo strumento di legittimazione dell’intolleranza e della caccia alle streghe nelle società occidentali. Uno strumento di autoritarismo e fascistizzazione del potere e del sistema politico e mediatico.

Ne abbiamo raccolte nuove prove in questi giorni.

Il Primo Maggio un complesso musicale, i Patagarri, ha cantato “Palestina Libera” sulle note di una melodia popolare ebraica. Apriti cielo, guidato dai vertici della Comunità Ebraica di Roma, che poi è l’ufficio stampa di Ben-Gvir, si è scatenato lo squadrismo mediatico e social contro i cantanti, più o meno accusati di terrorismo e naturalmente di antisemitismo.

Quest’ultima accusa è poi esplosa verso la ristoratrice della Taverna Santa Chiara di Napoli, accusata di

pc 7 maggio - MILANO: INCONTRO X ANAN LIBERO E CONTRO IL DECRETO SICUREZZA

 

#FREEANAN: PRESENTAZIONE PUBBLICA

CON AVVOCATI E COMITATO FREE ANAN

Il 7 maggio organizziamo, in via Arquà 15 a Milano, un momento di incontro con il Comitato Free Anan (@free_anan) per parlare della vicenda e della campagna di Anan Yaeesh, prigioniero politico palestinese detenuto nel carcere di Terni in quanto "accusato", insieme ai compagni Ali Irar e Mansour Doghmosh, di sostenere la resistenza palestinese.

L'evento sarà un'occasione per rilanciare il presidio chiamato al tribunale de L'Aquila in concomitanza dell'udienza del 21 maggio, che sarà una data cruciale nel processo, in quanto potrebbe determinare le sorti dei tre "imputati" palestinesi.

Quello di Anan è un processo politico e un'evidenza diretta di come il diritto sia piegato ai legami diplomatici che l'Italia intrattiene con l'entità sionista, negando la libera autodeterminazione dei palestinesi e criminalizzandone la giusta lotta per la liberazione.

Il 7 sarà anche un'occasione per discutere insieme della repressione che stiamo subendo in Italia, che non agisce per eventi isolati, ma come piano strategico volto a reprimere le lotte che portiamo avanti, rafforzato con l'entrata in vigore del DL "Sicurezza".

Ci troviamo ad Archive - via Arquà 15

Ore 19.30

ANAN LIBERO! ALI LIBERO! MANSOUR LIBERO!

TUTTX LIBERX!

pc 7 maggio - Abbiamo l'Edizione italiana del N. 4 della Rivista internazionale "LOTTA TRA LE DUE LINEE" - articoli strategici - Presentazione

 Viene inviata per posta o consegnata direttamente, su richiesta, si possono avere anche le tre precedenti riviste, con contributo di 10 euro ognuna 

Richiedere a: maoistroad@gmail.com o WA 3519575628



PRESENTAZIONE
In questo nuovo numero della rivista riaffermiamo l’editoriale del primo numero con cui abbiamo iniziato questa impresa. 
La rivista Lotta tra le due linee: “Non è la rivista di un partito, né di un blocco, né di una frazione o tendenza particolare all’interno dei marxisti-leninisti-maoisti, ma della decisione di diversi partiti e organizzazioni di promuovere la lotta tra le due linee all’interno dei comunisti, come indicano il nome e la parola d’ordine, e di contribuire alla loro unità, in particolare, con la preparazione di una Conferenza

pc 7 maggio – Balle, balle e balle… su lavoro e salario la Meloni continua a raccontarle alla grande

 

Raccontare menzogne è una precisa prerogativa della Meloni e di tutti i ministri del suo governo (ed è prerogativa dei fascisti) in ogni occasione e a proposito di ogni argomento, per dare l’illusione alla cosiddetta opinione pubblica che tutto va bene, facendo costantemente propaganda nera.

Ma la differenza con la realtà è così enorme che questa operazione non riesce. Gli ultimi dati sul salario e sul lavoro, per esempio, sono chiari e vengono riportati dalle stesse statistiche ufficiali come l’Istat, così come vengono ricordati nei discorsi ufficiali dello stesso Mattarella e così come ricordava in diverse occasioni lo stesso Papa Francesco.

E mentre la Meloni blatera dicendo che in Italia non ci sono stati mai tanti occupati “dai tempi di Garibaldi” l’Istat, nel suo modo contorto di dire le cose afferma che nel mese di marzo nella sostanza ci sono più disoccupati, che l’Istat chiama “diminuzione dell’occupazione” pari a 16.000 lavoratori e che

martedì 6 maggio 2025

pc 6 maggio - Morire in Puglia per sfruttamento, menefreghismo, razzismo - dal blog tarantocontro

Italia disumana con i suoi lavoratori e lavoratrici, soprattutto se sono stranieri, Lamine è morto il 1° maggio, nella Festa dei Lavoratori

27anni Lamine Barro è morto la notte del 1° maggio, sulla strada provinciale brindisina tra Masagne e San Vito dei Normanni. Lamine (nella foto) tornava a casa in bicicletta dopo uno dei suoi due doppi lavori, quando è stato travolto da un’auto. Il conducente non si è fermato. L’ha lasciato sull’asfalto, ferito, agonizzante, e poi è fuggito. Per due ore nessuno si è fermato. Nessuno ha chiamato i soccorsi. Nessuno ha mostrato il minimo segno di umanità per questo povero giovane. Lamine era arrivato in Italia dal Senegal con un sogno semplice: lavorare, aiutare la sua famiglia, costruirsi una vita dignitosa.