martedì 7 luglio 2026

pc 7 luglio - All'ombra del vertice Nato nella Turchia di Erdogan - Gürkan Türkoğlu assassinato sotto tortura!

Gli assassini di Gürkan Türkoğlu sono il fascismo e l'imperialismo dell'AKP.

Il prigioniero rivoluzionario Gürkan Türkoğlu era in sciopero della fame da 267 giorni per protestare contro le severe condizioni di isolamento delle sue celle. Il 13 aprile, è stato prelevato dalla sua cella dalle autorità dell'AKP e portato in ospedale. Lì, il suo corpo emaciato è stato ammanettato a un letto d'ospedale ed è stato sottoposto alla tortura dell'alimentazione forzata.

L'alimentazione forzata di chi conduce uno sciopero della fame prolungato può causare disabilità permanenti, tra cui la sindrome di Wernicke-Korsakoff. In passato, numerosi attivisti sono rimasti permanentemente disabili dopo essere stati sottoposti a questa pratica. Il fascismo dell'AKP ha torturato consapevolmente e deliberatamente un rivoluzionario perché cercava un corpo che si arrendesse. Gürkan Türkoğlu ha categoricamente respinto l'intervento forzato.

La resistenza di Gürkan, rappresentante di una tradizione che dice "o la morte o la vittoria", ha raggiunto il suo obiettivo. Le richieste dei due prigionieri rivoluzionari che avevano scioperato al suo fianco sono state accolte e sono stati trasferiti dalle celle di isolamento. Tuttavia, a causa delle torture subite, Gürkan è caduto in coma. Dopo essere stato ricoverato in ospedale da aprile, Gürkan Türkoğlu è morto oggi.

L’assassino di Gürkan Türkoğlu è il fascismo dell’AKP.

L'isolamento e la tortura hanno mietuto un'altra vittima nelle carceri turche. Nel

1984, nel 1996 e nel 2000, quasi 200 rivoluzionari persero la vita

opponendosi all'isolamento. Migliaia di prigionieri sono inoltre deceduti a causa delle conseguenze per la salute derivanti dalle condizioni di isolamento.

L'isolamento è tortura. In queste celle, l'unica arma a disposizione dei

rivoluzionari è il proprio corpo. Consapevole di ciò, il fascismo ricorre alla tortura dell'alimentazione forzata. Il fascismo turco non è diverso dalla Germania nazista o dal sionismo israeliano. I rivoluzionari vengono torturati in prigione con metodi sviluppati grazie all'addestramento e al sostegno dell'imperialismo statunitense. Le politiche di isolamento, i metodi di tortura e l'addestramento che li sottende sono tutti prodotti della politica imperialista.

Gürkan era un figlio dei popoli del mondo. Era un socialista e un internazionalista. Come Bobby Sands e i suoi compagni, ha dato la vita nella lotta per il popolo. Non si è arreso in prigione; ha rafforzato la resistenza.

Si dice che un vero internazionalista sia colui che combatte nel paese in cui vive, perché ovunque ci troviamo, dobbiamo lottare contro l'imperialismo. Gürkan Türkoğlu è stato un vero internazionalista e un vero antimperialista.

Chi era Gürkan? Era un membro di Dev-Genç. Si unì al movimento rivoluzionario attraverso la lotta studentesca e divenne una delle figure di spicco del movimento antifascista nelle università. Svolse un ruolo pionieristico nella lotta contro il fascismo e le bande di narcotrafficanti. In ogni circostanza, dimostrò cosa significa rimanere rivoluzionari di fronte al tradimento.

Fu imprigionato più volte, eppure divenne un simbolo di resistenza anche dietro le mura del carcere. Portò avanti la bandiera di coloro che in precedenza avevano perso la vita resistendo all'isolamento. Prese inoltre parte alla lotta contro le severe celle di isolamento "a pozzo" (Kuyu Tipi) e non si arrese mai, nemmeno sotto tortura.

A nome dei rivoluzionari e dei popoli oppressi di tutto il mondo, ha resistito dalla sua angusta cella, anche quando era solo. Abbracciare Gürkan significa abbracciare la lotta per il socialismo. Significa abbracciare la storia della lotta antifascista e antimperialista.

Come, Fronte Anti-Imperialista, affermiamo che uno dei fronti più agguerriti nella lotta contro l'imperialismo odierno è la resistenza all'isolamento nelle carceri turche. L'isolamento è un progetto imperialista. È una richiesta della NATO. La NATO, che mira a stabilire un esercito di 60.000 uomini sul suolo anatolico, ha lo scopo di distruggere il movimento rivoluzionario in Anatolia.

Ma c'è chi continua a resistere. C'è chi è come Gürkan. C'è chi resiste nelle condizioni più difficili e sopporta le forme di tortura più crudeli.

Gürkan Türkoğlu è immortale!

L'isolamento è una tortura!

Abbasso il fascismo! Lunga vita alla nostra lotta!

Abbasso l'imperialismo! Viva la lotta dei popoli!

pc 7 luglio - La Nato arriva ad Ankara, Erdogan reprime gli oppositori


Alla vigilia del vertice dell’Alleanza Atlantica, centinaia di arresti, manifestazioni represse, giornalisti e oppositori nel mirino. Mentre i leader occidentali discutono di riarmo, la Turchia rafforza la stretta autoritaria

Negli stessi giorni in cui Ankara si prepara ad accogliere i capi di Stato e di governo dei 32 Paesi della Nato, la Turchia offre al mondo l’immagine più autentica del regime costruito da Recep Tayyip Erdogan: non quella delle cerimonie diplomatiche e delle fotografie ufficiali, ma quella di un Paese militarizzato, dove il dissenso viene preventivamente represso e l’antiterrorismo continua a essere utilizzato come strumento di governo.

Il vertice della Nato del 7 e 8 luglio arriva in un momento cruciale per l’Alleanza Atlantica. Sul tavolo ci sarà soprattutto la richiesta avanzata dal presidente statunitense Donald Trump di portare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035, obiettivo già sottoscritto nel precedente summit anche dal governo italiano. Un’ulteriore accelerazione della corsa al riarmo mentre guerre e

pc 7 luglio - Trump, vertice Nato, riarmo - un commento di infoaut

 

Donald Trump riesce a fare una cosa che la diplomazia atlantica prova sempre a nascondere: ricordare a tutti qual è il vero rapporto di forza dentro la Nato.

Alla vigilia del vertice in Turchia ha scelto di prendere in giro Giorgia Meloni pubblicando un meme sui social, l’ennesimo episodio di un rapporto fatto di continue pressioni, ricatti politici e richiami all’ordine rivolti agli alleati europei. Dietro la retorica dell’unità dell’Occidente resta un dato molto concreto: gli Stati Uniti continuano a dettare la linea e all’Europa viene chiesto di pagare il conto.

Quel conto ha un numero preciso: è il famoso 5% del PIL da destinare entro il 2035 alla difesa e alle spese collegate alla sicurezza, l’obiettivo fissato dalla Nato che il governo italiano si prepara a inseguire. Per l’Italia significa passare dagli attuali circa 45 miliardi di euro destinati ogni anno alla spesa militare a una cifra che potrebbe arrivare intorno ai 145 miliardi. Cento miliardi in più ogni anno. Una somma enorme, che dice molto di più di qualsiasi dichiarazione ufficiale sulla direzione che sta prendendo il Paese.

Da mesi questa trasformazione viene raccontata quasi esclusivamente come una questione di nuovi armamenti, di deterrenza e di sicurezza internazionale. In realtà sta succedendo qualcosa di molto più profondo. Lo dimostrano le parole pronunciate nei giorni scorsi dal capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, secondo cui «la Nato conta sul rafforzamento della nostra presenza». Non si limita a parlare di nuove navi anfibie, cacciatorpediniere, droni navali o missioni nel Mediterraneo: dice anche che la Marina dovrà passare dagli attuali circa ventiduemila militari a trentamila. Ottomila soldati in più, un aumento di oltre un terzo dell’intero organico.

lunedì 6 luglio 2026

pc 6 luglio - Vertice NATO in Turchia: a passi spediti verso la guerra. Aumenti spese militari, economia di guerra da scaricare sulle masse popolari.


Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha dichiarato ad Ankara che gli alleati devono concentrarsi sulla conversione della forza economica in potenza militare, man mano che i membri della NATO aumentano la spesa per la difesa ed espandono la produzione militare.

"Lo scorso anno, gli alleati europei e il Canada hanno speso quasi il 20% in più per la difesa di base rispetto all'anno precedente. Ora gli alleati europei e il Canada sono sulla buona strada per equiparare le loro spese per la difesa a quelle degli Stati Uniti", ha affermato Rutte.

"Martedì, al Forum dell'industria della difesa, annunceremo nuovi contratti per decine di miliardi di

pc 6 luglio - La Polizia con licenza di uccidere anche con i lacrimogeni - vedi Torino

 Piantedosi sdogana i lacrimogeni ad altezza persona
(Grazie a @giuseppeyron.it per il video)

Abusi da stato di polizia come prassi e non come "episodi singoli". La conferma arriva direttamente dal Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi.

Per anni i vertici delle forze dell’ordine e il Viminale hanno difeso l’operato dei reparti mobili appellandosi alla professionalità degli agenti, alla correttezza delle procedure e alla necessità degli interventi. Oggi scopriamo invece che uno degli strumenti più pericolosi utilizzati nelle piazze italiane viene impiegato senza che esistano linee guida pubbliche, verificabili e trasparenti.

🗣️Non ci resta che continuare a lottare contro il loro Stato di polizia

vedi video: https://www.instagram.com/reel/DaXld74Iw4y/?igsh=Z29oMmQxbmQ0aHg3

pc 6 luglio - Tutti uniti ma per fare cosa? Prima nota sull'accordo quadro Cgil-Cisl-Uil


Una prima nota sui contenuti della piattaforma unitaria di cgil-cisl-uil per definire regole su rappresentanza, salari e contratti che ha come obbiettivo quello di arrivare ad un accordo quadro interconfederale; accordo che è stato inviato ai padroni il 17 giugno e da subito giudicata da Confindustria “una buona base di discussione”.

In questi giorni è stato rilanciato da Cgil-Cisl-Uil al congresso della Uil: “Subito l’accordo con le imprese. Fate presto”. E lo stesso Landini ha dichiarato: “La priorità è trovare l’intesa con Confindustria su contrattazione e emergenza salari” e poi: «Tanti fuori di noi sono rimasti sorpresi e non pensavano che insieme saremmo riusciti a fare questa cosa, ognuno di noi ha le sue idee, ci conosciamo, ma il mio impegno è a stare uniti per cambiare la situazione». Dichiarazioni che portano anche la Cgil di Landini a preferire l’unità con Cisl e Uil piuttosto che la lotta contro padroni e governo.

Questo congresso ha sancito, dopo la Cisl, il passaggio armi e bagagli della Uil al sostegno del governo Meloni “sui salari il governo ha fatto quello che nessuno aveva fatto prima”, “la Uil non sciopera più perché il governo ci ascolta”; queste le parole del segretario Bombardieri che  ringrazia il governo per le risposte arrivate sui salari compreso l’ultimo decreto sul “salario giusto” del 1° maggio (vedi analisi in altro articolo). La presidente Meloni che era presente non solo ha incassato gli applausi ma ha anche attaccato la Cgil bollandola senza citarla come “ideologica” e con Valter Rizzato uomo del lavoro di Fratelli d’Italia che rivendica proprio la vicinanza a Cisl e Uil, e, in previsione delle elezioni, anche ai loro 6 milioni di iscritti. 

Certo che al primo impatto parlare di accordo interconfederale nel periodo di luglio non può che

pc 6 luglio - Il "piano case" del governo Meloni e la realtà delle masse popolari


La sintesi degli obiettivi del "Piano casa" - voluto come "urgenza" dall'accoppiata Meloni/Salvini e divenuto legge nei giorni scorsi, è già tutto un "programma":


1) Riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) - Bene, vedete questo video (e altri e tante denunce della mobilitazione in corso di cittadini di Milano) e si capisce che si tratta solo di propaganda; in una grande città, già trasformata ad uso solo della media borghesia, non eliminano nemmeno l'invasione di topi dei caseggiati popolari e dovrebbero riqualificare l'edilizia popolare!?;

il governo dice che ci sarebbero 60mila case popolari da recuperare in un anno. Si tratta di pochissime case a livello nazionale; ma anche la riqualificazione di queste case è una menzogna: i soldi messi a disposizione e i tempi (un anno) ci dicono che è un vero bluff (nei caseggiati invasi dai topi è da mesi e mesi che chiedono un intervento, ma ciò che hanno ottenuto è la promessa di una ricognizione del presidente dell'Aler e qualche trappola) - ma - assicura il governo - intanto, abbiamo nominato un "commissario, l'architetto Felice Squitieri, vicino alla Lega, che avrà l'incarico di fare una "ricognizione" e coordinare gli interventi"...

2) vendita degli immobili agli inquilini non morosi - questo preannuncia in realtà un nuovo mega piano di sfratti verso famiglie di lavoratori sempre più povere, verso disoccupati, giovani precari, abitanti senza reddito, e soprattutto verso gli immigrati; per realizzare questo piano cercheranno di unire gli inquilini che pagano nella cacciata dei "morosi", inquilini che a loro volta vengono illusi di potersi comprare l'appartamento, ma che in realtà li si butta nelle mani di finanziarie peggio degli usurai;

3) rent-to-buy (riscatto progressivo) per progetti di edilizia sociale - lo stesso vale per questo scopo: chi e con quali soldi potrebbe riscattarsi una casa?


Alcuni giornalisti chiamano questo "Piano casa" un "nuovo sacco edilizio" nelle città. Un

pc 6 luglio - Lotta per le case - Da Engels: "La questione delle abitazioni"

In riferimento alla questione delle case, per cui dal lato dei masse popolari c'è una lotta/resistenza (anche se intermittente) soprattutto nelle grandi città; dall'altra ci sono le "soluzioni" che governo, grandi padroni, affaristi danno e vogliono dare, è molto utile leggere o rileggere l'importante testo di Engels "La questione delle abitazioni", sia per avere sempre la visione complessiva, di classe della questione, sia per vedere quanto c'è di "ritorno" oggi, dopo due secoli, a dimostrazione che il capitalismo nella sua fase ultima ricostruisce vecchie "soluzioni".

Nel testo in cui Engels spesso richiama l'altro suo importante lavoro: "La situazione della classe operaia in Inghilterra", è impressionante vedere come nel 2000 i quartieri delle grandi città tornano ad essere sommersi dai rifiuti, dalla sporcizia, quartieri "malsani", in cui ci si può ammalare; come i quartieri vengano invasi dai topi come i tuguri dell'800, o oggi come nelle cittadelle imperialiste i bambini rischiano di essere morsi dai topi, come i bambini a Gaza; che gli operai vengono costretti ad "abitare" - molto male - negli alloggi vicino la fabbrica, o dentro l'area della fabbrica, come in Cina nei grandi stabilimenti della Foxconn, per essere corpi dei padroni 24 ore x 24; o che le famiglie dei proletari vengono cacciate dalle loro case, perchè queste devono essere distrutte per lasciare spazio ai ristoranti, parchi, strutture alberghiere, ritrovi della borghesia; che nelle città queste famiglie, e ora tante famiglie di immigrati, non trovano case, gli affitti sono alle stelle;  ecc.

Altra questione. Tutto il testo di Engels è attraversato da una critica feroce, ironica verso le "soluzioni" della piccola borghesia rivoluzionaria. Anche questa critica ci serve eccome oggi verso tutta l'odierna piccola borghesia rivoluzionaria che vuole che si rimedi ai mali più vistosi della società odierna, ma conservando il sistema capitalista, sia pur "migliorato".

Riportiamo alcune brevi parti di Engels:

"...La cosiddetta carestia di alloggi, di cui oggi giorno si fa un così gran discorrere sulla stampa, non sta nel fatto che la classe operaia viva per lo più in abitazioni scadenti, strapiene e malsane. Questa carestia non è qualcosa che sia peculiare del presente; non è neppure una delle pene che siano peculiari del proletariato moderno e lo distinguono da tutte le classi oppresse d'altri tempi: al contrario, ha colpito in misura abbastanza uniforme tutte le classi oppresse d'ogni tempo. Per mettere fine a questa penuria di abitazioni, non vi è che un mezzo: eliminare lo sfruttamento e l'oppressione della classe lavoratrice da parte della classe dominante. Quel che oggi s'intende per crisi degli alloggi non è che un particolare acutizzarsi delle già cattive condizioni abitative dei lavoratori, provocato

pc 6 luglio - Il Corridoio IMEC Italia di Meloni/India di MODI passando per Israele di Netanyahu - spiegato da Crosetto. Ci vediamo a settembre signori!

Il ministro della Difesa Guido Crosetto spiega perché il nostro Paese deve costruire un rapporto più stretto con l’India per proteggere le filiere critiche, ridurre le dipendenze strategiche e dare all’industria italiana un ruolo più forte nella nuova geografia del potere

Viviamo in un’epoca in cui la geografia è tornata a dettare la storia. Le rotte commerciali, le filiere industriali e gli approvvigionamenti energetici non sono più questioni meramente economiche: orientano gli equilibri internazionali e la stabilità degli Stati. È in questa cornice che si collocano l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec) e il nuovo capitolo che si è aperto nei rapporti tra Italia e India. L’Imec è nato per collegare alcune delle aree economiche più dinamiche del pianeta – India, Golfo, Mediterraneo, Europa – e la sua portata tocca da vicino anche la nostra sicurezza e i nostri approvvigionamenti.

Sul piano materiale, l’Imec punta a rafforzare i collegamenti marittimi e si propone di sviluppare una rete ferroviaria tra il Golfo e il Mediterraneo, cavi sottomarini per i dati e dorsali energetiche, idrogeno compreso. Un asse di questa natura non si limita ad abbattere tempi e costi di trasporto: ridisegna le dipendenze reciproche tra i Paesi che mette in collegamento.

La posta in gioco è evidente sul terreno delle materie prime. Per le terre rare e i materiali critici dipendiamo oggi da un numero ristretto di fornitori: i magneti ad alte prestazioni di missili, radar, velivoli e sistemi di puntamento, ma anche litio, cobalto, grafite, germanio e titanio arrivano da filiere che possono essere chiuse o condizionate per ragioni politiche.

A ciò si aggiunge l’acciaio: senza acciai speciali a costi competitivi non esistono né cantieristica navale né mezzi terrestri, e il sovrapprezzo che paghiamo rispetto ai concorrenti asiatici pesa direttamente sulla competitività della nostra industria militare. Un’arteria che colleghi l’India e il Golfo all’Europa può diventare la spina dorsale di filiere alternative e affidabili per questi materiali. Per chi ha responsabilità nel comparto, metterli al riparo non è un tema industriale tra i tanti: è la precondizione di ogni credibile

pc 6 luglio - Turchia - forti proteste contro il vertice Nato e repressione del regime fascista turco - immagini info



pc 6 luglio - Contro lo sfruttamento schiavistico nelle campagne al Sud come al Nord - denuncia e organizzazione

Contattare - slaicobasta@gmail.com - in corso organizzazione lega Braccianti/lavoratori migranti - WA 347-5301704

Il caporale intascava fino al 60% della paga dei braccianti: botte e spray al peperoncino a chi osava ribellarsi

di

I lavoratori sfruttati costretti ai turni in nero nel weekend, aggrediti con tirapugni e forbici da potatura se rifiutavano il pizzo
Pretendeva dieci euro al giorno per il trasporto nei campi dai giovani che lavoravano nelle vigne di alcune note aziende vitivinicole dell’asta dell’Adige, a sud di Trento. Muhammad Suleman, il caporale cinquantenne arrestato l’altra mattina all’alba nella sua casa di Rovereto, controllava, o cercava di controllare, in tutto e per tutto la vita delle persone che sfruttava. Erano tutti braccianti che lavoravano anche dieci ore al giorno, sette giorni su sette, nei vigneti tra Trento e Rovereto. Li costringeva a lavorare in nero dalle 8 alle 10 ore al giorno di sabato e di domenica, dopo che avevano già finito il turno normale.

pc 6 luglio - Alla Marelli di Tolmezzo sciopero contro lo straordinario forzato al sabato - info solidale - Slai cobas sc

Straordinario imposto il sabato, alla Marelli scatta lo sciopero

L’azienda ha imposto il lavoro di sabato per recuperare un ritardo produttivo e ha respinto la richiesta dei delegati Rsu di rendere la prestazione volontaria. Il sindacato: «In fabbrica fa molto caldo, lavorare così è faticoso e rischioso»

Maura Delle Case

 

Lamentano una carenza di organizzazione nelle giornate di lavoro “ordinario” e l’eccessivo caldo all’interno dello stabilimento. Con queste motivazioni, i lavoratori della Marelli di Tolmezzo, ex Automotive Lighting, dicono no allo straordinario comandato per oggi, sabato 4 luglio, dall’azienda proclamando un pomeriggio di sciopero.

La richiesta dell’impresa, che a Tolmezzo produce fanali per alcuni dei marchi premium dell’automotive, è dovuta – riportano i sindacati in una nota diffusa ieri per annunciare la protesta – alla necessità di recuperare «il ritardo accumulato nella produzione, quantificato in circa 10 mila fanali a settimana, pari al 17% dei volumi».

Ieri i delegati Rsu hanno incontrato i vertici aziendali, ai quali hanno ribadito con forza la propria

pc 6 luglio - Alla Stellantis S.Nicola Melfi - info - 100 auto in meno a turno

Eugenio Bonanata

Stellantis, a Melfi “100 auto in meno” per ogni turno

La ‘decrescita’, iniziata questa settimana, svelata da chi opera al Montaggio

Da ieri a S. Nicola di Melfi è iniziata una sorta di ‘decrescita’ programmata in casa Stellantis e si è infatti passati da un impostato di 296 a 196 vetture. È il cosiddetto passo 2 a 1. Stando a quanto svela una fonte al Montaggio, ogni due auto che passano sulla linea, segue un vuoto. Il mix è composto da Compass, Ds8 e ds7. Anche la Lancia Gamma sarebbe ai nastri partenza. “Sicuramente sulla linea si lavora meglio, è meno stressante produrre 100 auto in meno a turno”, sottolinea l’operaio. Che però, subito dopo, aggiunge: “Se dopo la tanto annunciata

pc 6 luglio - Israele: crimini di guerra quotidiani in Libano


“Israele spara a chi prova a tornare a casa”: il racconto dal sud del Libano

Angelo Calianno

“Mi sono fermato a Nabatiyeh per raccontare cosa rimane dei villaggi oggi occupati da Israele. Pur essendoci il cessate il fuoco, di cui nessuno si fida, gli attacchi sono quotidiani e a chiunque si avvicini troppo al confine, i soldati sparano a vista con i cecchini o lanciando droni esplosivi”.

Così Angelo Calianno dal Libano del sud, da Nabatiyeh, città da cui ha lavorato negli ultimi tre anni. Il reporter spiega che quando si parla di persone che “si avvicinano troppo al confine”, sono ragazzini e anziani che cercano di tornare nelle proprie case per recuperare qualcosa, anche solo un ricordo.

Calianno ha trascorso la giornata in pattuglia con i paramedici di Nabatiyeh. I Nabatyie Paramedics sono

domenica 5 luglio 2026

pc 5 luglio - Fatti che contano più delle parole

Leone XIV, papa americano ha rifiutato l'invito di Trump alla sua festa oscena, smargiassa di celebrazioni, con fiumi di soldi, del suo dominio, ed è andato a Lampedusa, dai migranti vivi o ammazzati dai governi dei moderni "tiranni", dal "sistema economico mondiale"; migrati che rappresentano tutti i popoli, tutti gli immigrati, da quelli dell'America cacciati da Trump, perseguitati e uccisi dalla polizia, a quelli dell'Europa, dell'Italia che li fa morire in mare, negando i soccorsi, e ora c'è la remigrazione/deportazione. 


pc 5 luglio - In piazza per la Palestina


pc 5 luglio - Siamo tutti antifascisti - le manifestazioni in Germania contro i neozanisti AFD

pc 5 luglio - La lotta in Sardegna contro il progetto Tavolara bay ottiene un risultato - info

Questa mattina il governo italiano ha ritirato l’autorizzazione unica n.74 del 2026 che aveva dato il via libera al progetto della Tavolara Bay a Cala Finanza.

A poche ore dalla manifestazione popolare, dopo la revoca dell’ordinanza del comune di Loiri e pochi giorni prima del responso del Tar, il governo italiano si arrende alla pressione del popolo sardo e revoca la ZES.

Questa può essere definita come una grande vittoria del popolo sardo

pc 5 luglio - SEANO (PRATO): SGOMBERO POLIZIESCO DEL PICCHETTO OPERAIO ALLA ACCA. 15 TRA LAVORATORI E SUDD COBAS IN QUESTURA. Massima solidarietà

Dal blog Slaicobas 

Lotte operaie. Sgombero poliziesco all’alba di oggi, venerdì 3 luglio 2026, del picchetto alla Acca di Seano, Prato, azienda di consegna pronto moda in tutta Europa che ha annunciato la chiusura, lasciando a casa 100 lavoratori. Dal 20 giugno è in corso un presidio-picchetto no stop, con Sudd Cobas, per impedire che l’attività continui come nulla fosse, mentre 100 lavoratori –migranti – sono sull’orlo del licenziamento. Una lotta dura, passata anche dal pestaggio di massa di qualche giorno fa, con un nugolo di padroncini arrivati ad hoc a Seano per caricare il picchetto, facendo alcuni feriti persino tra i poliziotti.

La stessa Polizia, con celere e blindati, è arrivata oggi per sgomberare il picchetto operaio di Seano. La lotta, però, prosegue a oltranza, nonostante

sabato 4 luglio 2026

pc 4 luglio - Stellantis Melfi: "Tornatevene a casa..." - Ma guardate che così cominciò la grande lotta dei "21 giorni" nel 2004...

STELLANTIS, MELFI: “TORNATEVENE A CASA, SIAMO SENZA MATERIALE”

«Appena abbiamo timbrato ci hanno detto “tornatevene a casa siamo senza materiale”. Alcuni di noi hanno preteso di lavorare, dovevano avvisarci prima, non siamo pecorelle».

«Appena abbiamo timbrato ci hanno detto “tornatevene a casa siamo senza materiale”. Alcuni di noi hanno preteso di lavorare, dovevano avvisarci prima, non siamo pecorelle».

Da Basilicata24.it del 27 giugno 2026

Lo strappo si è consumato ieri pomeriggio all’ingresso della fabbrica di San Nicola di Melfi. A quel punto una metà degli operai se n’è andata. Un’altra metà ha invece protestato coi sindacati, e dopo una trattativa coi vertici aziendali, è rimasta in fabbrica per il turno. “All’inizio – ci dice un operaio del Montaggio – a noi che siamo rimasti volevano darci la Cassa integrazione come agli altri, mentre noi abbiamo preteso che ci venisse segnata la giornata lavorativa intera, abbiamo messo la benzina per scendere in fabbrica, dovevano avvisarci prima che non c’era materiale, non siamo mica pecorelle”.

LO STRAPPO.
Momenti di tensione, quindi, determinati dalla mancata comunicazione qualche ora prima della carenza di materiale. “Ci hanno detto che un mezzo col materiale necessario, non era giunto in fabbrica. Ma potevano avvisarci due ore prima, come spesso fanno, e non farci scendere per poi comunicarci il ‘senza lavoro’ lì, non si fa così, operiamo in una multinazionale, non nella bottega del bosco: ci vuole più serietà”. Maestranze divise, quindi, tra chi è rimasto sulla linea, pretendendo di lavorare, e chi invece ha accettato la decisione e ha fatto macchina indietro facendo rientro a casa.

I PRECEDENTI: I 21 GIORNI DEL 2004
Da segnalare, inoltre, che episodi simili erano già accaduti nella ‘fabbrica integrata’ di San Nicola. Ad